Legge elettorale

“La legge elettorale e’ cruciale per dare stabilita’ e governabilita’ al nostro Paese. Bene ha detto Andrea Orlando nella sua intervista a QN: e’ necessario mettere mano subito al sistema elettorale, chiudendo l’inutile balletto sul Mattarellum, su cui tutti – renziani compresi – sanno che in Parlamento non c’e’ alcuna possibilita’ di intesa. E’ ora di mettersi al lavoro seriamente, dando al Paese una legge elettorale che non dia spazio ad alleanze ballerine, ma a coalizioni solide, risparmiando all’Italia un futuro di larghe intese. Non abbiamo tempo da perdere. Spetta al PD assumere l’iniziativa”. Lo dice Antonio Misiani, parlamentare Pd e sostenitore della Mozione Orlando.

“Se c’e’ il proporzionale vedo un gran pasticcio. Io penso che una riforma elettorale la si possa fare, io la vedo maggioritaria con collegi, magari anche un Mattarellum rivisto. Ne sono convinto per il bene di tutti. La nostra proposta prevede per meta’ collegi e per meta’ proporzionale ma con i premi”. Lo ha detto ieri il senatore di Ala Denis Verdini a ‘Bersaglio mobile’, trasmissione di Enrico Mentana su La7. E riguardo alla legislatura: “Con gli amici di sinistra, durante il governo Letta, si era creato anche un rapporto. Tutto cio’ diventa scandalo dopo la rottura del patto del Nazareno. La formazione di Ala ha inibito l’azione della sinistra Pd nei confronti di Renzi. Senza Ala molte cose al Senato non sarebbero passate”, ha dichiarato Verdini. E alla domanda se, in caso di ricandidatura, stara’ in lista con Renzi, il senatore ha risposto: “Non staro’ nella stessa lista, non ho nulla a che spartire con il Pd”.

“Nelle audizioni in corso in Commissione c’e’ stata una sostanziale convergenza sul premio di maggioranza al 40%, sulla soglia di accesso tra il 3 e il 5%, sulla compatibilita’ delle liste bloccate e sul premio alla coalizione”. Lo ha detto a “La Bussola”, su RaiNews24, Francesco Paolo Sisto, deputato di Forza Italia. “Ci auguriamo che il Parlamento dia prova di maturita’: anziche’ ostacolarsi, le forze politiche collaborino per una buona legge”, ha aggiunto Sisto.

“La frattura del Pd e le molte epifanie di nuovi partiti, a destra e a sinistra, si stanno consumando in un ambiente politico che gia’ si muove nella logica del sistema proporzionale. Dopo un paio di decenni in cui la politica ha agito con la logica tipica del maggioritario, che proponeva un asse, il leader carismatico, attorno al quale ruotava tutto il mondo, oggi si affaccia una nuova idea della politica, piu’ collegiale. E’ la stagione dei tessitori e non dei guerrafondai. Non e’ detto che sia peggio, a condizione di recuperare le necessarie energie per ricostruire la democrazia dei partiti”. Lo afferma il presidente del gruppo Misto alla Camera Pino Pisicchio.

“Area popolare ha depositato oggi la sua proposta di legge di riforma della legge elettorale, a firma Lupi Misuraca, che prevede no al ballottaggio, turno unico proporzionale con premio di maggioranza al 40 per cento, esteso anche alle coalizioni e non solo alla lista. Inoltre, soglie di sbarramento uguali per Camera e Senato per le liste che raggiungono il 3 per cento, sia che esse siano coalizzate sia che si presentino autonomamente. Infine oltre ai capolista bloccati, cosi’ come confermati dalla sentenza della Corte, e’ prevista la scelta dei parlamentari nei 100 collegi attraverso le preferenze fino a un massimo di tre, nel rispetto della parita’ di genere. La proposta di legge sara’ illustrata nei dettagli martedi’ prossimo in una conferenza stampa alla Camera”. E’ quanto dichiarano Maurizio Lupi, presidente dei deputati di Area popolare, e Dore Misuraca, capogruppo Ap in commissione Affari costituzionali alla Camera.

“Noi abbiamo bisogno di organizzare elezioni primarie vere, in tempi rapidi, per poter avere una coalizione in grado di scegliere un programma e un leader. Ecco perché io auspico una legge elettorale ‘decidente’ che vada verso un modello maggioritario e che quindi possa riunire le coalizioni e garantire un livello di governabilità adeguata”. Lo ha detto l’europarlamentare Raffaele Fitto, parlando a Bari, con i giornalisti, a margine della tappa pugliese del tour di Direzione Italia, la denominazione che la formazione politica di cui è leader ha assunto in sostituzione di Conservatori e riformisti. “Direzione Italia – ha spiegato – e’ un nome scelto da tutti coloro che hanno partecipato in questi lunghi mesi ad un dibattito che ha visto, dal basso, scegliere un programma e dei contenuti, condividere con tante realtà territoriali in giro per l’Italia un progetto politico e indicare una direzione che è appunto quella di Direzione italia che ha l’obiettivo di ribadire con forza le nostre posizioni all’interno del centrodestra, quindi coerenti, e di declinare alcune parole fondamentali per il nostro Paese quali responsabilità, serietà, coerenza, competenza. L’Italia ha bisogno di questo. Noi ci proponiamo anche in riferimento al nostro collegamento europeo e anche, soprattutto, ai nostri programmi per poter dare delle soluzioni ai veri problemi del nostro Paese oggi”. Per Fitto quello delle primarie “è l’unico strumento che può superare le difficoltà del centrodestra. A livello nazionale – ha ricordato Fitto – ci sono temi sui quali ci sono posizioni differenti e c’è anche un problema di leadership”.

“Il Legalicum è ufficialmente in vigore. L’Italicum non esiste più. Nelle motivazioni è spiegato che, indipendentemente dal mantenimento del Senato, quel sistema elettorale era antidemocratico, incompatibile con un sistema parlamentare, come il MoVimento 5 Stelle ha sempre sostenuto, nelle aule del Parlamento così come nelle piazze in difesa della Costituzione. Ma adesso guardiamo avanti”. Lo scrive il Movimento 5 Stelle sul Blog di Beppe Grillo. “La decisione della Corte costituzionale è arrivata ieri nella sua completezza, una settimana in anticipo rispetto a quanto annunciato: significa una settimana in più di lavori parlamentari per adattare la legge al Senato e renderla omogenea in entrambe le Camere e andare a votare. C’è una tabella di marcia pronta per far votare gli italiani al più presto: – entro fine febbraio votazione alla Camera della proposta del MoVimento 5 Stelle
– entro marzo votazione al Senato – entro aprile scioglimento delle camere. Giugno elezioni”. Continuano i pentastellati: “Tutto il resto sono scuse per arrivare alla pensione dei parlamentari che scatta a settembre dopo appena 4 anni e mezzo di lavoro: congressi, primarie, caminetti, correnti, sono tutte chiacchiere per negare l’impegno preso da tutti all’indomani del 4 dicembre davanti al Capo dello Stato. I partiti sono riusciti a partorire due leggi elettorali antidemocratiche consecutive, una del Centrodestra (il Porcellum) e una del Centrosinistra (l’Italicum). Ora vogliono il premio alla coalizione per ammucchiarsi tutti insieme e allungare i tempi per arrivare alla pensione”. Il Movimento 5 Stelle lancia una proposta che “va nella direzione indicata dal Presidente della Repubblica. Il partito di maggioranza in Parlamento è il Pd, se non si va al voto è per volontà sua e del segretario Renzi. Ci rivolgiamo a loro: elezioni o pensioni? #PdRispondi”.

La Corte Costituzionale ha depositato ieri sera la sentenza con cui lo scorso 25 gennaio ha sancito la parziale illegittimità della legge elettorale cosidetta ‘Italicum’ (in particolare ballottaggio e libertà di opzione per i capilista eletti in più collegi). La sentenza e’ firmata dal presidente della Corte, Paolo Grossi, e dal giudice relatore Nicolo’ Zanon. “Non comprimere eccessivamente il carattere rappresentativo dell’assemblea elettiva e l’eguaglianza del voto”. E’ la motivazione con cui la Corte Costituzionale ha bocciato il ballottaggio. La Consulta spiega che con l’italicum “una lista puo’ accedere al turno di ballottaggio anche avendo conseguito al primo turno un consenso esiguo, e ciononostante ottenere il premio, vedendo piu’ che raddoppiati i seggi che avrebbe conseguito sulla base dei voti ottenuti al primo turno. Le disposizioni censurate riproducono cosi’, seppure al turno di ballottaggio, un effetto distorsivo analogo a quello che questa Corte aveva individuato nella sentenza n.1 del 2014, in relazione alla legislazione elettorale previgente”. Per la Corte il capolista non decide il destino del voto di preferenza. E’ ‘irragionevole’ affidare “alla decisione del capolista il destino del voto di preferenza espresso dall’elettore nel collegio prescelto, determinando una distorsione del suo esito in uscita, in violazione non solo del principio dell’uguaglianza ma anche della personalita’ del voto”, tutelati dagli artt. 3 e 48 della Costituzione. Lo afferma la Consulta nella sentenza sull’Italicum, nella parte in cui boccia la disposizione che consentiva al capolista eletto in piu’ collegi di scegliere a sua discrezione il proprio collegio d’elezione. Per la Corte sono necessarie maggioranze omogenee. “La Costituzione, – si legge nelle motivazioni – se non impone al legislatore di introdurre, per i due rami del Parlamento, sistemi elettorali identici, tuttavia esige che, al fine di non compromettere il corretto funzionamento della forma di governo parlamentare, i sistemi adottati, pur se differenti, non devono ostacolare, all’esito delle elezioni, la formazione di maggioranze parlamentari omogenee”.

“Non basta solo una legge elettorale omogenea per avere un governo stabile, ma occorrono anche idee chiare sulla direzione da prendere in caso di vittoria. I partiti dovrebbero riflettere e intendersi sulle decisioni che andranno prese per il bene dell’Italia e in particolare del Sud”. Lo afferma Angelo D’Agostino, deputato e vice presidente nazionale di Scelta Civica. “Non sono del tutto convinto- prosegue il parlamentare- del fatto che i cittadini vogliano le elezioni anticipate a tutti i costi; sono sicuro, invece, del fatto che prima di votare vogliono conoscere i programmi di governo, soprattutto su come superare la stagnazione nella quale l’Italia si trova ormai da troppo tempo. Il popolo meridionale, in particolare, vorrebbe conoscere le proposte per risollevare le sorti dell’economia del Sud e ridurre il divario che la separa dal resto del Paese”, chiude D’Agostino.

“Abbiamo innanzitutto a cuore che si voti con una legge elettorale che garantisca governabilita’”. Così il ministro dei Trasporti Graziano Delrio in una intervista a Repubblica. “Non abbiamo paura del voto – aggiunge – ma non possiamo accettare salti nel buio” e “senza un sistema valido non riusciremmo a risolvere dopo il voto i problemi dei cittadini, soprattutto quelli che sono rimasti indietro”. Il partito democratico per Delrio deve “assolutamente evitare la scissione”, e occorre “lavorare a un campo largo ulivista, con il Pd a fare da perno. E puntare al 40%, con una legge elettorale con le coalizioni” per garantire la governabilità. Le alleanze, per il ministro, da Pisapia ad Alfano devono “valorizzare il centrosinistra che amministra sui territori, ma anche il cammino di governo comune fatto con questi settori del centro moderato”. Su Massimo D’Alema, dice Delrio: “mi sembra lontano dallo spirito ulivista. E’ lui che si autoesclude dal partito”, e su Bersani, “lui e Speranza chiedono uno spazio di contendibilita’ e una discussione sui contenuti. Li seguo su questo terreno”.