M5S

“Noi vogliamo che il capo della forza politica sia una persona specchiata”. Lo ha detto il deputato Danilo Toninelli (M5S) alla commissione Affari costituzionali della Camera, durante l’esame della legge elettorale ‘Rosatellum bis’. Toninelli ha presentato un emendamento, già etichettato ‘anti-Cav’, il quale prevede che non possa essere capo della forza politica chi è ineleggibile (come appunto Silvio Berlusconi). Toninelli ha ricordato peraltro che l’ex cavaliere non potrebbe comunque avere incarichi governativi, sempre per la legge Severino. “Ma manco in Corea del Nord fanno questa cosa! – ha tuonato Toninelli – Come si fa a indicare qualcuno che poi non può avere incarichi di governo?”.

“E’ ottima la notizia che Angelo Cambiano, ex sindaco di Licata abbia accettato l’invito del nostro Cancelleri di fare l’assessore nella giunta del MoVimento 5 Stelle. Una scelta di etica e di dignita’ politica. Il sindaco di Licata sfiduciato dalla sua maggioranza per la sua azione contro l’abusivismo sara’ paladino di questa lotta nella nostra giunta regionale”. Cosi’ i deputati del Movimento 5 Stelle in Commissione Ambiente, che aggiungono: “Per la sua battaglia il sindaco ha conosciuto la paura, la vita sotto scorta, le minacce. Con il Movimento 5 Stelle arrivera’ la stagione della lotta politica per la legalita’ e contro gli abusi”.

“Di Maio è stato democraticamente eletto capo politico, sarà lui a presentare le liste, sarà lui a inserire il suo nome e cognome nei documenti, nei programmi e nelle liste che presenteremo. E’ il capitano di una squadra di ministri che andrà a scegliere, con cui noi ci presentiamo ai cittadini”. Lo dice a Radio Cusano Campus Danilo Toninelli, parlamentare M5S. “Di Maio è il responsabile dell’attuazione del programma, colui che indicherà la linea politica del Movimento Cinque Stelle. Beppe Grillo – sottolinea il deputato – rimane il garante dei principi e delle fondamenta di tutto quello che siamo”.

“Gli arresti tra Lombardia e Calabria disegnano perfettamente la penetrazione delle mafie nella politica. Oggi è finito agli arresti domiciliari il sindaco di Seregno Edoardo Mazza di Forza Italia. Voti ed eleggi la mafia. Secondo la procura e le indagini svolte, il sindaco avrebbe dato le chiavi del comune alla ‘Ndrangheta, attraverso un imprenditore edile interessato a costruire un centro commerciale. L’imprenditore procacciava i voti determinanti per far eleggere il sindaco, il sindaco concedeva i necessari permessi e favori, ma l’imprenditore era legato alle cosche calabresi che così, de facto, hanno avuto le chiavi del comune nelle loro mani. Gli esponenti criminali erano dediti al traffico internazionale di droga, i proventi sarebbero stati riciclati anche nel nuovo centro commerciale. Un filo continuo tra Monza e San Luca in Calabria. Questa operazione dimostra chiaramente come le mafie sono saldamente presenti nel Nord, come le mafie ormai hanno come target primario la corruzione dei pubblici amministratori”. E’ quanto si legge in una nota dei deputati del M5S. I membri del Movimento 5 Stelle della commissione Antimafia sottolineano “la gravità di quanto sta succedendo nel silenzio delle Istituzioni”. “La settimana scorsa un ex sindaco legato al PD è stato arrestato a Vittoria in Sicilia, oggi un sindaco di Forza Italia arrestato in Lombardia: si presenta un quadro da vera e propria emergenza, perché le Istituzioni dello Stato vengono continuatamente corrotte e dovrebbe essere la prima priorità del Parlamento spezzare questo legame infame. Il 416 ter è la legge che va rafforzata, questa deve essere la priorità di chi ha cuore la tenuta democratica del Paese, altrimenti se non si fa questo significa che si è complici. Nella discussione del Codice Antimafia è necessaria l’estensione delle misure di prevenzione patrimoniali agli indiziati di corruzione, mentre il PD in questa riforma annacqua tutto e rende inefficace la norma. Invece di poterla applicare ai singoli indiziati ci sarà bisogno dell’associazione a delinquere finalizzata ai reati contro la Pubblica Amministrazione, quasi impossibile da provare. Ormai è una moria di arresti tra PD e Forza Italia che vogliono ancora proporsi alla guida del Governo e non è più accettabile consegnare nelle mani di queste persone le nostre Istituzioni”.

“Di Maio candidato premier? E’ una non scelta, non la chiamerei scelta, era evidente da anni che in testa c’era solo un nome”. A parlare è il sindaco di Parma ex Cinquestelle Federico Pizzarotti, che oggi è stato ospite del programma di Rai Radio1 Un Giorno da Pecora. Allora come mai sono state fatte le primarie M5S a suo avviso? “Quando tu non vuoi prendere una decisione imponendola, perché pensi di poter ricevere delle critiche, fai le primarie. Era evidente che non ci sarebbe stato confronto con altri”.

“Il Movimento Cinque Stelle rivendica di essere la prima forza politica, ambisce a guidare il Paese e abbiamo visto che il loro candidato premier e capo politico e’ stato eletto da 30.936 persone che hanno cliccato un tasto sul computer, in una competizione elettorale virtuale, senza alcun controllo e assolutamente opaca, a cui avrebbero partecipato 37.000 persone. Abbiamo, quindi, motivo di essere orgogliosi. Certamente la dialettica interna del PD e’ alta, a volte forse litighiamo un po’ troppo, pero’, abbiamo eletto il nostro Segretario nell’ultimo congresso con oltre 1.800.000 persone che sono uscite di casa per andare a votare e hanno dato il loro contributo, dimostrando cos’e’ la partecipazione democratica e cosa vuol dire scegliere consapevolmente dopo una discussione seria e di merito sulle mozioni”. Lo scrive su Facebook il senatore PD Franco Mirabelli.

“Com’e’ possibile che certi esponenti politici improbabili possano presentarsi in un Paese civile? Questa e’ una domanda non per il Movimento 5 Stelle, ma per gli altri”. Lo ha detto Vincenzo De Luca, presidente della regione Campania, ai microfoni di Lira Tv. Un discorso che vale per tutti i partiti, “per i livelli di ottusita’ burocratica, per il distacco dalla realta’ e dai cittadini”. “Esponenti politici improbabili – ha affermato – come Grillo, persone di grande intelligenze, ma con la politica non c’entra niente”. “Prima di ridicolizzare loro, occorre capire come sia possibile che certi personaggi abbiano acquistato tanto spazio politico – ha aggiunto – dobbiamo interrogare noi stessi e capire quanti immagini deprimenti abbiamo dato all’Italia per portarla a un punto tale di disperazione per rivolgersi a simili personaggi”.

Nessuno tocchi San Gennaro. Nella disputa tra Luigi Di Maio e Massimo Gramellini, i napoletani in Parlamento non hanno dubbi: stanno con il Santo. Del resto, all’ombra del Vesuvio, anche un sindaco comunista come il mitico Maurizio Valenzi, (primo cittadino dal 1975 al 1983) non disdegnava di recarsi in Duomo, per la liquefazione del sangue. “Ma lui non baciava mica la teca”, ricorda Pasquale Laurito della Velina rossa, memoria storica della politica. “Segno- aggiunge- che lo spirito laico non si genuflette”. Neanche davanti a San Gennaro. “Non ne avevamo bisogno neanche noi democristiani”, mette in chiaro Paolo Cirino Pomicino, interpellato dalla Dire. “A Napoli io- aggiunge- prendevo piu’ voti di tutti. Sono cattolico praticante e democristiano non pentito. Ma non ho mai baciato l’ampolla”. Perche’, Pomicino non ci crede? “Tutt’altro. Il sentimento del popolo va rispettato. Io non irrido affatto. Alla cerimonia ci andavo, nel lontano passato, non ricordo neppure esattamente quando… Insomma noi democristiani non avevamo l’assillo del Santo perche’ non sentivamo il bisogno di essere legittimati. Chi e’ senza arte ne’ parte, invece, ha bisogno di San Gennaro. Come si dice: le vie della Provvidenza sono infinite. E la democristianeria e’ una virtu’. Anche per il giovane Di Maio evidentemente…”. Dall’altro lato della ‘barricata’ Arturo Scotto, di Articolo 1-Mdp, prende le distanze. “Non dal culto di San Gennaro, che e’ un sentimento popolare, prima ancora che religioso. E sarebbe un grave errore non rispettarlo. Ma dall’opportunismo del comportamento: io non bacerei mai l’ampolla. Anche se altri, pure laici, lo hanno fatto. Nel caso di Di Maio, lui evidentemente ha capito che perdera’ le elezioni. E si affida a San Gennaro…”. Amedeo Laboccetta, di Forza Italia, in Duomo ci andava, “con il musicologo Paolo Isotta”, ricorda. “E di solito ci vado ancora. Ieri no, perche’ ero alla Camera perche’ io prendo sul serio gli impegni istituzionali… Evidentemente Di Maio, invece, si sente un personaggio, un leader in pectore. Ma Grillo e Casaleggio non hanno capito che il governo del paese non e’ una gara tra manichini. E fare di un manichino un politico e’ un miracolo che non riuscira’ neppure a San Gennaro”. L’ex Pci Aniello Formisano coglie le implicazioni piu’ schiettamente popolari. “Se Di Maio lo ha fatto per opportunismo e non perche’ ci crede, ne rispondera’ alla sua coscienza”, osserva, precisando: “E’ una questione di rispetto verso il popolo napoletano”. Comprensivo, invece, il senatore Ciro Falanga, da Torre Del Greco. “Il gesto di Di Maio e’ stato stimolato dalla sua coscienza, quindi va bene cosi’. La teca puo’ essere baciata da tutti”, spiega con il consueto pragmatismo. E a Gramellini che da’ del ‘Masaniello devoto’ al vicepresidente della Camera, Falanga risponde con ironia: “Non lo credo. Anzi apprezzo il gesto di un autorevole rappresentante grillino che bacia la teca di San Gennaro. Ma perche’ sto dalla parte di San Gennaro. Mica dei grillini”. (Dire)

“Sulle Regionarie abbiamo ragione e andiamo avanti. Noi abbiamo un candidato e lo presenteremo”. Lo ha detto Luigi Di Maio a margine di un incontro a Gallodoro assieme al candidato del M5s a governatore della Sicilia, Giancarlo Cancelleri. Il Movimento di Beppe Grillo e Davide Casaleggio tira dritto e insiste sul candidato di Caltanissetta, incuranti della pronuncia del giudice sulle presunte irregolarità delle loro primarie. Non ci sarebbe più il tempo per rifarle, sostengono dal Movimento, e a questo punto della campagna elettorale, a meno di due mesi dal voto del 5 novembre, una sostituzione del candidato alla presidenza della regione siciliana non sortirebbe un buon risultato.

C’è anche il sindaco di Bagheria, Patrizio Cinque, tra gli indagati nell’ambito di una inchiesta della Procura di Termini Imerese sulla gestione del servizio di raccolta rifiuti nel comune in provincia di Palermo. Per il primo cittadino, eletto nelle liste del Movimento 5 Stelle, il giudice ha stabilito l’obbligo di firma. Il provvedimento è stato notificato stamani dai carabinieri. L’inchiesta coinvolgerebbe anche l’assessore all’Ambiente di Bagheria, Fabio Atanasio, nonché funzionari dell’amministrazione bagherese. “Finalmente l’onestà tanto sbandierata dai cinque stelle sta prendendo campo a Bagheria – ha commentato il senatore di Art 1-Mdp Francesco Campanella -. Due anni fa proprio sul sistema degli appalti diretti per i rifiuti ho presentato un’interrogazione parlamentare e un esposto in Procura della Repubblica di Palermo. Qualcosa si smuove a Bagheria. Troppo spesso il sindaco Cinque si è sentito inattaccabile e l’onestà l’ha esercitata a suo modo, diciamo adattandola ai propri interessi”.