M5S

“Io faccio il tifo per la democrazia. Sempre. Anche quando fa vincere gli avversari. È per questo che, anche se non stiamo parlando del mio partito, il tramonto del confronto dentro al movimento 5 stelle e’ una brutta, pessima notizia. Cinque (dico 5) giorni di serrata campagna elettorale. Non ci si presenta con un programma ma solo con la faccia e il nome del candidato. Voto tizio o caio: ma per fare cosa? Con quali proposte. Voto on line senza sapere chi vota? In quanti? Trasparenza? Ed ora la ciliegina: il candidato e’ uno solo: senza programma, senza squadra, senza niente. C’erano due possibilita’: o loro cambiavano la politica o la politica cambiava loro. In peggio. Decisamente in peggio”. Cosi’ Matteo Richetti, portavoce nazionale del Pd, in un post su Facebook.

“Altero Matteoli si dimetta dall’incarico di presidente della Commissione Trasporti al Senato. Pur confidando nell’azione della magistratura per il prosieguo del processo, riteniamo quest’atto doveroso per un evidente questione di opportunità politica. Proprio relativamente ai primi elementi emersi dall’inchiesta giudiziaria sul Mose, già nel 2013 il MoVimento 5 Stelle richiamava il Ministero dei Trasporti alla necessità di attivare gli opportuni controlli e verifiche. Un’altra prova che le principali grandi opere in Italia vadano controllate e revisionate da cima a fondo, vista la corruzione dilagante in parlamento. Ed è quello che farà il Governo 5 stelle”. Così i deputati del MoVimento 5 Stelle della Commissioni Trasporti.

“La piu’ importante differenza tra il M5S e Forza Italia, i maggiori partiti aziendali d’Italia, non e’ la democrazia partecipata, cui oggi nel M5S non crede piu’ nessuno. Non e’ neanche la novita’ del personale politico, giacche’ buona parte dei grillini viene dalle terze file dei partiti tradizionali. E neanche la parita’ tra rappresentanti e rappresentati, giacche’ uno vale uno si e’ evidentemente trasformato in uno vale l’altro”. Di fronte alla richiesta di una donazione per il prossimo meeting di Rimini da parte del leader del M5S che sul suo blog brandisce una sacca di sangue, il senatore Francesco Campanella (Articolo Uno-MDP), nota come “la differenza vera e’ che Berlusconi i soldi in gran parte li metteva di tasca propria, mentre Grillo, parsimonioso, li chiede agli attivisti”. “La grande intuizione del Casaleggio Maior quella era: passare dalla ‘politica-marketing a stella’ tipica della televisione alla ‘politica del network marketing’ declinata con la rete internet tramite i social media”, prosegue Campanella. “E nel marketing a rete e’ implicito il coinvolgimento delle persone e lo sfruttamento delle loro relazioni e risorse”, conclude il senatore.

Non é la prima volta che il M5S si distingue per approssimazione e superficialità. Le beghe interne, i litigi e le scaramucce tra i vari leader e la presenza ingombrante della Casaleggio associati che dovrebbe regolamentare la vita interna di questa formazione politica e le sue dinamiche ci hanno insegnato che l’incapacità, la superficialità, l’improvvisazione, il dilettantismo, la fanno da padrone. La politica, le cose della politica, richiedono competenza, formazione, esperienza. Il M5S sino ad ora ha dimostrato di esserne sostanzialmente privo. Non si possono preparare delle elezioni e delle ‘primarie’ in modo cosi semplicistico, senza alcuna tutela e in assenza di una reale partecipazione. Alla incapacità amministrativa di cui hanno fatto sfoggio i sindaci grillini sino ad ora, si aggiunge il pressapochismo nelle procedure e nel rispetto delle regole. Delle loro regole e di quelle dello Stato. Senza alcuna distinzione

Il giudice del tribunale di Palermo che ha accolto il ricorso sulle Regionarie del M5s presentato da Mauro Giulivi non riconosce al momento il testo che il candidato avrebbe dovuto firmare come codice etico e scrive nel provvedimento: “Poiche’ non risulta (ne’ e’ stato allegato) che detta adesione dovesse intervenire prima della candidatura proposta on line, e al contrario risulta che nella precedente procedura per le comunarie detta adesione e’ stata richiesta solo all’esito delle primarie, e poiche’ il Giulivi e’ stato escluso da detta procedura, senza formalizzazione di alcun invito alla relativa sottoscrizione, deve escludersi la sussistenza della causa ostativa alla candidatura (mancata sottoscrizione del c.d. codice etico) prospettata dall’associazione resistente”.

“Il Dibba che fa ? Ne parliamo dal 25 settembre. Siamo sempre stati una grande squadra, tutti siamo chiamati a dare una mano nei prossimi mesi…”. Luigi Di Maio non si sbilancia ancora sui nomi che potranno comporre la squadra con cui il M5s si candida a governare il Paese. “Se sara’ lei il candidato premier chiamera’ Davigo?” gli chiede Massimo Giannini intervistandolo su Radio Capital. E Di Maio ripete: ” non faccio nomi”. Anche a proposito di un coinvolgimento nel governo di Barbara Lezzi, la senatrice che aveva sostenuto che l’aumento del PIL fosse dovuto al caldo, Di Maio insiste: “Lezzi e’ in grado? Non faccio nomi sui ministri e comunque Lezzi ha fatto un buon lavoro in Commissione, ha scoperto un sacco di cose…”. In ogni caso profilo del candidato ideale per un governo 5 stelle dovra’ essere quello di ” un candidato che deve avere una sensibilita’ politica e capacita’ tecnica. Personalmente non ho mai creduto nella differenziazione del ruolo tra tecnico e politico”.

“Micciche’, dice che il MoVimento 5 Stelle e’ come l’Aids e che bisogna tornare a governare ‘seriamente’. Parliamo di una figura che deve la sua ascesa politica a Marcello Dell’Utri, il grande mediatore di Cosa Nostra condannato a 7 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa. Parliamo di un personaggio che negli anni ’80 candidamente ammise di assumere cocaina”, che “si faceva portare la droga al ministero delle Finanze quando era viceministro”. Cosi’ dal blog di Beppe Grillo il M5s replica al commissario di Fi in Sicilia, Gianfranco Micciche’: “Che programma ha uno come Micciche’? Che idea di Paese puo’ offrire uno che, nella posizione pubblica che rivestiva, ammetteva di assumere cocaina fin farsela portare al ministero. Che esempio puo’ dare a un giovane, ad un figlio? E questo signore qui e’ uno dei tanti a sostegno di Musumeci. Anzi, e’ il collante che tiene insieme tutti quei dinosauri vicino a Musumeci! Questi personaggi sono un pericolo autentico per il Paese. Sono il peggio del peggio e ce li abbiamo proprio in Sicilia”.(ANSA).

“La sinistra non la consideriamo un avversario in Sicilia, l’avversario sono i Cinque stelle”. Lo ha detto il coordinatore di Fi in Sicilia Gianfranco Micciche’ durante il dibattito organizzato da L’Opionione nel parco della Versiliana a Marina di Pietrasanta (Lucca). “La partita in Sicilia sara’ decisiva a livello nazionale? Credo di si’ – ha detto ancora Micciche’ -, se cosi non fosse probabilmente non avremmo chiuso cosi’ bene gli accordi di coalizione come abbiamo chiuso. La Lega in Sicilia non ha tanti voti, la Meloni comincia ora a costruire una struttura. Abbiamo fatto fatica anche a convincere il presidente Berlusconi, ma e’ chiaro che dovevamo stare tutti insieme. Abbiamo sei liste, tutte competitive. Abbiamo generato uno stato confusionale nei centristi di Casini e Alfano. Sembra che Alfano indichi una strada e i suoi vanno da un’altra. La sinistra in Sicilia non ha una testa pensante, con chi parli parli sembra di parlare con un muro. I migliori del Pd se ne sono andati con la sinistra di Fava e Articolo Uno. La sinistra non la consideriamo un avversario, consideriamo avversari i Cinque Stelle. Tre mesi fa sembrava non ci fosse partita per la Sicilia. Oggi la partita c’e’ ma credo alla fine la coppa la prenderemo noi”.

“Con il vaffa day hanno vinto. Tutti i protagonisti della vecchia politica sono, di fatto, fuori”. Lo sottolinea Jacopo Fo conversando con l’AGI a dieci anni dalla piazza di Bologna nella quale il primo ‘vaffa’ di Beppe Grillo ha segnato il passo del cambiamento a 5 Stelle. “Renzi – osserva Fo – ha compiuto una grande rivoluzione in politica, ma di questo deve ringraziare solo Beppe Grillo ed il suo vaffa day”. “Ora abbiamo tolto i culi di pietra dai coglioni”, osserva ricordando il Grillo degli esordi “deriso” dai professionisti della politica. Il figlio di Dario Fo e Franca Rame, scrittore e uomo di sinistra, non era a Bologna nel 2007, ma con Roberta Lombardi, deputata M5S, ed altri era gia’ impegnato a Roma. “Con Roberta, mia madre, allora eletta in Senato, lavoro’ per mettere a punto un progetto di 10 leggi di buon senso, firmate da tutti, ma che rimasero impantanate. Operazioni base” che non videro la luce. E, soprattutto, racconta, “cio’ che sconvolse me e Roberta fu che mia madre si trovo’ a sostenere il progetto con un noto esponente del Pd che non la ascolto’, al punto che decise all’improvviso di provocarlo affermando ‘sai stamattina ho ucciso mio figlio, l’ho fatto a pezzi'”. La risposta dell’interlocutore fu: “ah bene, bene”. Franca Rame poco dopo si dimise da senatrice. In ogni caso, spiega ancora Jacopo Fo, con M5S la politica “e’ cambiata”. Fra Renzi e Bersani “preferisco il primo”, aggiunge..

“Non ci alleiamo con nessuno”. Lo ha ribadito Alessandro Di Battista, deputato di M5S a proposito delle elezioni della prossima primavera. “Ancora queste domande: con chi ci dobbiamo alleare? Con la Meloni che ha votato la legge Fornero? O con Salvini che in Sicilia appoggia Cuffaro?. Con Bersani, che mi sta anche simpatico, ma ha votato Napolitano che e’ il massimo artefice dei disastri in Italia?”.