Giuliano Pisapia preferisce non rispondere a Massimo D’Alema, che dalle pagine del Corriere della Sera lo ha invitato a essere “più coraggioso” e a mettersi in gioco personalmente candidandosi in Parlamento. E nemmeno all’ex ministro delle Finanze greco Giani Varoufakis, che lo vuole al suo fianco, come leader della sinistra italiana, per cambiare l’Europa e che suggerisce che, trai tanti arrivati alla Fondazione Feltrinelli per ascoltarli, ci sia soprattutto chi vuole sapere se romperà gli indugi e annuncerà la sua partecipazione alle politiche.. Il leader progressista pensa soprattutto a rafforzare la fragile intesa raggiunta nei giorni scorsi con tra Mdp e Campo Progressista. “Parlo solo di Europa”, si limita a dire l’ex sindaco di Milano, cercando di riportare la calma nella sua area politica dopo una giornata a dir poco turbolenta. Nel pomeriggio si erano diffuse voci di una sua reazione piccata al ‘consiglio’ di D’Alema. Voci subito smentite da Campo Progressista, che in una nota ha fatto sapere che le ricostruzioni relative a una eventuale battuta d’arresto “nel percorso unitario di Campo Progressista e Mdp” erano “del tutto prive di fondamento” e che erano state “riportate dichiarazioni virgolettate attribuite a Giuliano Pisapia che il leader di Campo Progressista non ha mai pronunciato”. A alzare nuovamente la temperatura politica, però, ci ha pensato Bruno Tabacci, vicinissimo all’ex sindaco di Milano. A Tabacci non è andato giù l’annuncio che il 19 novembre saranno eletti i delegati di Mdp per l’assemblea nazionale “che sceglierà programma, nome e simbolo con cui” la formazione si presenterà alle politiche.”E chi lo ha deciso? E la data chi l’ha decisa?”, è sbottato in Transatlantico alla Camera. La linea non cambia: non può essere un ‘congressino’, in cui ci si pesa. “Ma chi me lo fa fare? Io non devo consumare nessuna vendetta né prendermi rivincite. – rincara la dose – Un atteggiamento del genere finisce per stancare anche chi come Pisapia si è messo a disposizione con generosità”. Per il presidente di Centro Democratico, “non si può dire un giorno che Pisapia è il leader e il giorno dopo dire che deve avere più coraggio”. Per Tabacci, l’idea di Pisapia è sempre la stessa, quella di costruire un campo di centrosinistra competitivo. Per farlo – è la sottolineatura – non si può prescindere dal Pd, pur rimanendo alternativi a Renzi, “che Pisapia ha sfidato con le primarie”. “Se si tratta di rincorrere Fratoianni e quelli del Brancaccio prendiamo meno della Linke in Germania – attacca – dobbiamo fare Melenchon? Io sono più a sinistra di loro, ma non è questo il punto”. No, quindi, a una lista “contro il Pd”. “Vuol dire che vuoi perdere. Vogliono giocare ‘la partita successiva’, ma qual è la partita successiva?”. Anche il deputato di Mdp Michele Ragosta non ha gradito le parole di D’Alema e ritiene che il 19 novembre non ci siano ” le condizioni per un’assemblea comune. Noi in Mdp siamo ospiti – prosegue – Doveva essere un momento di passaggio, poi hanno accelerato e hanno fatto un partito. Se la linea politica è quella di D’Alema, l’assemblea se la fanno in pochi”. Per far calmare la bagarre, Pisapia preferisce glissare. E sperare che i lavori in corso nel centrosinistra riprendano. In serata anche il deputato di Mdp tenta di fare da pontiere, sottolineando come quelle di Tabacci siano solo “considerazioni personali”. “Noi stiamo alle parole chiare e inequivocabili pronunciate da Giuliano Pisapia in più occasioni – aggiunge – non ultima quella di ieri ad una nota trasmissione televisiva. Anche la nota di Campo Progressista fa chiarezza ribadendo che il progetto unitario con Mdp va avanti senza battute d’arresto, smentendo di fatto altre ricostruzioni. Noi oggi siamo impegnati nella ricostruzione di un nuovo centrosinistra che contribuisca a dare risposte ad un pezzo di società dimenticato dalle politiche di questi anni”