Ncd

“Un’Italia più semplice e più forte sarà possibile se i cittadini lo vorranno. Dipende da ciascuno di noi, non da uno solo, dunque, ma da un popolo”. Lo scrive il presidente del Consiglio Matteo Renzi, ribadendo sulla Enews la portata e il  significato del referendum costituzionale a cui la Corte di cassazione ha dato il definitivo via libera convalidando le oltre 500.000 firma a sostengo della consultazione. “Il quesito – aggiunge Renzi – riguarda il numero dei politici, il tetto allo stipendio dei consiglieri regionali, il voto di fiducia, il Senato, il quorum per il referendum che viene abbassato, l’introduzione del referendum propositivo, l’abolizione degli enti inutili come il Cnel, le competenze delle Regioni. Per vincere questo referendum basta entrare nel merito, basta leggere il quesito, basta chiedere agli italiani se davvero vogliono continuare con la classe politica più numerosa e più pagata dell’Occidente o se invece vogliono ridurre i costi e i posti dei parlamentari, perché per cambiare basta un sì”.

Il  progetto Alfano non ha spazio. E’ un progetto non chiaro, è solo modo di tenere in vita il gruppo”. Queste le parole molto dure di Renato Schifani, a commento della sua decisione. “Lo scorso mercoledì sera non sono intervenuto durante la riunione di gruppo sulla relazione di Alfano perché ho deciso di riflettere qualche giorno. Oggi il mio maturato dissenso mi porta alle consequenziali dimissioni da capogruppo”. E’ quanto si legge in un passaggio della lettera inviata da Renato Schifani ai sentori del gruppo di Ap. “L’idea di Alfano di creare, ad un anno e mezzo dalle elezioni, (se non ancor prima) una nuova forza politica che rappresenti un quarto polo politico nel paese – aggiunge – non ha più spazio sia temporale che politico. Anche la proposta progettuale non è chiara, come del resto non lo è la futura collocazione politica di riferimento, che sarebbe dovuta essere naturalmente di centro-destra nel rispetto della nostra matrice elettorale”. “Si configura, invece, per lo più come un mero tentativo – prosegue – di tenere in vita un gruppo parlamentare sotto l’egida di un futuro ambiguo, di una formazione politica tutta da costruire su iniziative ed idee che non provengono dal territorio, ma da stanze di palazzo. Il tutto, ovviamente, accompagnato dalla previsione di un ‘tagliando al governo’ che, nella ambiguità della sua formulazione, nasconde la decisione di rinviare sempre di più una scelta di coerenza che io già richiamavo a settembre scorso nelle pagine del Corriere: considerare a tempo ed eccezionale la nostra alleanza col PD per salvare il paese dal tracollo economico”.

Non c’é pace sulla riforma del processo penale che sembra non riuscire a superare le barriere imposte al testo da Ncd. E pensare chela bozza per la riforma, che contiene anche la modifica della prescrizione, ha già ottenuto il via libera in commissione, al Senato, da parte della maggioranza. Ma il Nuovo Centrodestra non ci sta ed é lo stesso Angelino Alfano ad annunciare che una legge così non la voterà mai. “Presenta molti eccessi – commenta il ministro dell’Interno – siamo fermi al testo del consiglio dei ministri, quello l’ho votato io, l’hanno votato tutti. Il testo della Camera non è quello della maggioranza di governo di cui facciamo parte’. E ora sono in molti a temere che il provvedimento verrà insabbiato e che si prolunghi sine die il momento del confronto politico. Slitta innanzitutto al 30 maggio il termine degli emendamenti sugli aspetti più importanti del testo ossia la revisione dei tempi della prescrizione, e le intercettazioni. Nel pacchetto di emendamenti presentato dai relatori la prescrizione cesserebbe di operare dopo la sentenza di primo grado, mentre rilevante ai fini del calcolo della decorrenza è il momento dell’acquisizione della notizia di reato da parte del pm. Il tutto viene rimandato a dopo le elezioni: non ci sono al momento le condizioni politiche migliori per raggiungere una intesa.