Paolo Gentiloni

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella ha convocato il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni al Quirinale per le 12.30 per l’incarico per la formazione del nuovo governo. Ieri sera Mattarella ha concluso le consultazioni sulla crisi con i gruppi parlamentari. In tarda serata il premier dimissionario Matteo Renzi ha confermato la propria indisponibilità a restare dopo la vittoria del no al referendum costituzionale ed ha fatto ritorno nella propria abitazione a Pontassieve. “Torno semplice cittadino. Non ho paracadute. – ha scritto Renzi su Facebook – Non ho un seggio parlamentare, non ho uno stipendio, non ho un vitalizio, non ho l’immunita’. Riparto da capo, come e’ giusto che sia. La politica per me e’ servire il Paese, non servirsene”.

“Il referendum che si terra’ in Italia domenica non riguarda solo un paio di modifiche al funzionamento delle istituzioni del paese. La posta in gioco e’ molto piu’ alta e riguarda l’Europa intera”, scrive il ministro italiano degli Esteri, Paolo Gentiloni, in un articolo pubblicato sul “Financial Times”. “Tra le grandi potenze economiche, l’Italia e’ stata la piu’ colpita dalla recessione. Il paese ha bisogno di stabilita’ e riforme. Per troppo tempo l’Italia e’ stata troppo lenta nell’affrontare i suoi problemi e troppo frettolosa nel cambiare i suoi governi”. Tuttavia, dopo l’esito incerto delle ultime elezioni politiche, nel febbraio 2013, in cui “nessuno ha vinto”, le cose hanno preso una piega inaspettata: si e’ insediato “il governo piu’ stabile che l’Italia avesse visto da un decennio e il piu’ riformista dall’introduzione dell’euro”. L’esecutivo guidato da Matteo Renzi, ammette uno dei suoi membri, “non ha fatto miracoli ne’ ha risolto il problema del debito pubblico o molti degli altri problemi che si sono accumulati negli ultimi trent’anni, ma ha rimesso l’Italia in moto. Cio’ ha richiesto notevoli sacrifici al nostro ceto medio, ai nostri dipendenti pubblici e ai nostri pensionati”. Secondo il capo della diplomazia italiana, il processo ha dato frutti e il paese e’ tornato a crescere: “il deficit continua a scendere, la ristrutturazione del mercato del lavoro ha allentato rigidita’ vecchie di decenni e il settore bancario si sta sottoponendo a una serie di riforme, cosi’ come le istituzioni pubbliche, le scuole e il sistema della giustizia civile”. Gentiloni sottolinea che si tratta di passi rilevanti in un’Europa di “governi fragili che spesso sono tenuti in ostaggio dal populismo”. Sottolinea, inoltre, che “la stabilita’ e le riforme hanno permesso all’Italia di riguadagnare la sua voce in Europa e di incoraggiare l’Ue a concentrare di piu’ la sua strategia economica sugli investimenti e la crescita (…) e a promuovere una politica comune dell’immigrazione”. Il referendum, argomenta l’esponente di governo, “ha il potenziale di completare questo processo di riforma” o, in alternativa, di bloccarlo. Il fronte del “no”, accusa, raccoglie tutte le forze che si oppongono alle riforme: da Silvio Berlusconi alla Lega Nord, dal Movimento cinque stelle alla sinistra radicale. “Non c’e’ dubbio che siano necessarie modifiche alla nostra Costituzione per rendere le istituzioni piu’ efficienti”, afferma Gentiloni, osservando che in nessun altro paese ci sono due camere che svolgono le stesse funzioni, che il numero dei parlamentari e’ eccessivo e che non c’e’ abbastanza chiarezza sulle competenze dello Stato e delle regioni, e negando che il presidente del Consiglio guadagnerebbe ulteriori poteri. “Che cosa dovrebbe aspettarsi l’Europa la mattina del 5 dicembre? Se il ‘no’ vincesse, il cielo non crollera’”, ma “ci saranno certamente conseguenze preoccupanti”, conclude Gentiloni, confidando nella saggezza degli elettori e nella vittoria del “si'”.

Nei prossimi mesi l’Italia invierà “140 soldati in Lettonia per partecipare alla forza Nato a guida canadese dispiegata nel Paese”. Ad annunciarlo è stato il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, in conferenza stampa congiunta con il segretario della Nato, Jens Stoltenberg, alla Nato Defense College di Roma. Ha detto il ministro: “L’Italia ha sempre dato il suo contributo ad un’impostazione di rafforzamento degli assetti difensivi nei Paesi del nord-est dell’Alleanza atlantica”. La decisione di schierare i soldati italiani nella missione Nato in Lettonia sotto comando canadese e’ stata presa mesi fa e “non ha nessun rapporto con le attuali tensioni collegate alla Siria, ne’ tantomeno rappresenta un’interruzione del dialogo con la Russia”, ha spiegato Gentiloni. Per il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg: “La difesa europea e’ di grande importanza per la Nato”. Ha aggiunto: “Viviamo in un mondo piu’ pericoloso e dobbiamo adattarci”. Sull’impegno dei militari italiani è intervenuta il ministro della Difesa Roberta Pinotti. “l’Italia ha dato la disponibilita’ per fornire una compagnia con numeri non molto consistenti all’interno di una organizzazione che prevede il coinvolgimento di moltissime nazioni della Nato. Noi, in questo contesto, saremo con i nostri militari in Lettonia”, ha detto a margine dell’assemblea dei sindaci Anci. Il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg in una intervista a La Stampa, ha parlato di un impegno militare a partire dal 2018 al confine russo.

“Occorre fermare la strage ad Aleppo” e il tempo perche’ la Russia eserciti la sua azione “moderatrice” sul regime di Damasco si sta esaurendo: cosi’ il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, intervenuto stamane alla trasmissione Rai, Radio Anch’io. Il responsabile della Farnesina ha escluso la possibilita’ di nuove sanzioni a Mosca e indicato la diplomazia come la strada per arrivare a una tregua dei bombardamenti. E in questo senso ha lanciato un allerta a Mosca: “Non si puo’ ignorare che c’e’ un responsabile principale della strage di Aleppo, ed e’ il regime siriano. Oggi Damasco ha l’idea di poter conquistare Aleppo est, distruggendola e bombardandola. E’ inaccettabile che la Russia gli dia copertura”. “Il messaggio al governo di Mosca -ha sottolineato- deve essere chiaro: proprio noi italiani che abbiamo sempre sottolineato la possibilita’ di un ruolo moderatore della Russia siamo alle ultime verifiche: o la strage finisce, subito, ni questo momento oppure, se continuano i bombardamenti, sara’ molto difficile ricostruire un clima adeguato”.

“II bombardamento di un convoglio umanitario delle Nazioni Unite, la denuncia unilaterale da parte del regime di Damasco della tregua e la barbara offensiva militare in corso sulla parte orientale di Aleppo sembrano aver soffocato ogni speranza. Le riunioni sulla Siria cui ho preso parte a New York la settimana scorsa hanno registrato questo senso di impotenza. Ma non possiamo arrenderci alla guerra. Aleppo ci interpella tutti”. Lo afferma Paolo Gentiloni in un intervento pubblicato dall’Unità nel quale sottolinea che “l’Italia lavora per due obiettivi. Anzi tutto ribadire che non esiste una soluzione militare alla crisi. L’accordo raggiunto a Ginevra il 9 settembre scorso da Kerry e Lavrov aveva rappresentato il culmine degli sforzi russo-americani per ricomporre gli interessi in gioco: una transizione politica credibile e irreversibile, da un lato; il coordinamento della lotta ai gruppi terroristici, dall’altro. Il tutto nel quadro di un piano d’azione condiviso volto a rilanciare la transizione politica sotto la guida Onu di De Mistura. Per quanto difficile oggi possa apparire, dobbiamo impegnarci per riannodare quel filo”. La seconda linea d’azione – prosegue Gentiloni – riguarda il rapporto con la Russia. L’Italia è stata tra i Paesi che hanno valutato come potenzialmente positiva la presenza di Mosca in Siria, per l’influenza moderatrice che avrebbe potuto esercitare sul regime di Assad. Le cose sono andate diversamente. Mosca non ha indotto il regime e le varie milizie sciite che lo sostengono (libanesi, afghane, irachene) a mutare indirizzo: i bombardamenti indiscriminati sui civili sono continuati, gli assedi si sono irrigiditi, gli impegni internazionali assunti e le varie risoluzioni del Consiglio di sicurezza sono stati costantemente ignorati. Ecco perché è l’ora di rivolgere un messaggio fermo a Mosca. E’ l’ora che la Russia dimostri di volere usare la sua influenza nei confronti del regime. Non farlo, significherebbe avallare il massacro, ma anche rinunciare al ruolo di grande potenza cui Putin aspira, per legarsi al destino fallimentare di Assad. La strategia attuale del regime di Damasco e dei suoi sostenitori rischia di rafforzare l’estremismo e di renderlo endemico per decenni. Non sarà possibile sradicare il jihadismo in Siria fino a quando Assad sarà libero di continuare a bombardare la sua stessa popolazione.

Sul suolo italiano negli ultimi quattro giorni sono sbarcati circa 13mila migranti. Sono stati tremila gli arrivi, soltanto ieri, anche per il clima favorevole nel canale di Sicilia. Le operazioni sono state coordinate dalla centrale operativa di Roma della Guardia Costiera. Una parte, circa 650, è stata indirizzata a Cagliari a bordo della nave militare irlandese James Joyce; altri 1.273 sono stati inviati a Lampedusa (anziché Palermo per alcune emergenze sanitarie e contrasti scoppiati a bordo della nave) poco più di mille sono approdati al porto di Messina e altri giungeranno a Corigliano Calabro (Cs). La conta è parziale per altri arrivi a Porto Empedocle ed altri migranti che giungeranno a Brindisi e ad Augusta. Secondo l’Oim, l’Organizzazione internazionale per le migrazioni, nei primi 8 mesi del 2016 sono stati 105.342 i migranti giunti via mare in Italia. Le persone provenienti dal Nord Africa morte in mare in questa prima parte dell’anno sono 3.165, rispetto allo stesso periodo del 2015 se ne contano 509 in piu’. “E’ evidente che fino a due anni fa si considerava la questione migratoria una questione solamente italiana, ora c’e’ l’impegno di altri Paesi, che noi ovviamente salutiamo positivamente, nel salvataggio in mare e nel recupero dei migranti, ma bisogna condividere l’accoglienza. E questo deve essere, credo, per l’Europa un obbligo politico e morale”. Lo ha detto il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, parlando con i giornalisti a Catania a margine della Festa dell’Unita’.

“L’Italia deve essere necessariamente presente in Libia”. Cosi’ Stefano Dambruoso, deputato di Scelta Civica, su Radio 24, risponde alla possibilita’ ventilata dal ministro degli Esteri Paolo Gentiloni di un maggiore impegno dell’Italia in Libia. Per Dambruoso – intervenuto a “Ma cos’e’ questa estate” di Elisabetta Fiorito – lo richiede il ruolo del nostro paese. “L’Italia e’ tra le prime dieci potenze al mondo e fa parte di quei paesi che gestiscono gli equilibri della politica internazionale, con un ruolo attivo sia nel G7, G8 e G9. La nostra presenza in Libia deve avvenire non perche’ ci piaccia fare la guerra ma perche’ il contesto storico che la Libia sta vivendo sta minacciando la sicurezza dell’Europa, prima ancora dell’Italia”, spiega il deputato. “Dobbiamo, insieme agli altri paesi presenti negli organismi internazionali che gestiscono la sicurezza del mondo, essere presenti sia per la nostra storia di vicinanza politica alla Libia nel periodo pre-Gheddafi sia per gli importanti interessi energetici nei territori libici”.

Italia e Olanda al Consiglio di Sicurezza Onu si divideranno a staffetta il seggio nel prossimo biennio. Nel 2017 toccherà a Roma, nel 2018 al rappresentante dell’Aja. L’accordo è stato raggiunto tra i due Stati dopo cinque fumate nere, esiti di confronti diplomatici e politici inizialmente senza via d’uscita. “E’ un perfetto esempio di cooperazione e di relazione stretta che è stata costruita fra Italia e Olanda”, ha dichiarato il premier olandese Mark Rutte, in conferenza stampa al termine del Consiglio europeo di Bruxelles. I ministri degli Esteri italiano, Paolo Gentilon,i e olandese Bert Koenders, hanno annunciato l’intesa in tarda serata parlando nell’Aula dell’assemblea. Ieri, a tarda sera, con i 95 voti ottenuti, entrambi gli Stati non avevano raggiunto la soglia delle 128 preferenze necessarie per ottenere il secondo seggio non permanente in Consiglio di Sicurezza nel gruppo dell’Europa Occidentale per il biennio 2017-2018. La seduta era stata sospesa dal presidente dell’Assemblea Generale Mogens Lykketoft per consentire alle delegazioni di continuare le trattative. Ieri al primo turno e’ stata eletta la Svezia con 134 voti. La Bolivia e’ passata con 183 voti per l’America Latina e Caraibi, l’Etiopia con 185 per l’Africa. Al secondo scrutinio e’ stato eletto il Kazakistan con 138 voti per l’area Asia-Pacifico. I membri non permanenti del Consiglio di Sicurezza sono nominati a rotazione ogni due anni.

Il segretario di Stato Usa John Kerry si reca oggi a Bruxelles e Londra per “riaffermare la partnership irremovibile con l’Unione europea e il Regno Unito”. Lo ha confermato lo stesso Kerry in un post sulla sua pagina Twitter. Il segretario di Stato Usa ha annunciato che oggi incontrera’ a Bruxelles l’Alto rappresentante per la politica estera dell’Unione europea Federica Mogherini ed a Londra il ministro degli Esteri britannico Philip Hammond. Ieri Kerry ha incontrato a Roma il ministro degli Esteri italiano Paolo Gentiloni; nel colloquio odierno, riferisce su Twitter la Farnesina, il ministro Gentiloni ha evidenziato che l’attuale situazione internazionale, anche in considerazione dell’esito del referendum nel Regno Unito sulla “Brexit”, presenta un quadro difficile “ma e’ possibile rilanciare l’Unione europea”.

In mattinata vertice con Visco e Padoan. Rinviata direzione Pd. Dopo l’esito del voto in Gran Bretagna che ha visto la vittoria della Brexit ci si interroga sulle conseguenze per il nostro Paese. Il premier matteo Renzi ha fatto il punto in un vertice con il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, il Ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, il Ministro per lo Sviluppo Economico Carlo Calenda, il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Marco Minniti e il Governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco. Renzi si è sentito sempre in mattinata prima con il presidente francese, Francois Hollande, e poi con la cancelliera tedesca, Angela Merkel, per fare il punto su come l’Unione europea debba muoversi. “Dobbiamo cambiarla per renderla più umana e più giusta. Ma l’Europa è la nostra casa, è il nostro futuro”, ha scritto su twitter il premier Matteo Renzi.