Putin

Gli interessi dei cittadini russi e ucraini coincidono pienamente: la sola eccezione a questa regola potrebbe essere la posizione dell’attuale leadership di Kiev. Lo ha dichiarato il presidente russo Vladimir Putin, parlando a margine dei lavori del G20 ad Amburgo. “Gli interessi di Russia e Ucraina, gli interessi dei russi e degli ucraini, sono sicuro, sono in completo accordo. Forse solamente gli interessi dell’attuale leadership ucraina e di certi circoli politici dell’Ucraina non sono concordi (con gli interessi dei russi e degli ucraini)”, ha affermato Putin. Il presidente russo ha poi accusato la leadership politica di Kiev di puntare a vendere la “russofobia” come unica merce di scambio che propone il governo ucraino. “Il solo bene che stanno vendendo con successo e’ la russofobia. Stanno anche provando a vendere divisione politica tra Russia e Ucraina”, ha detto Putin, auspicando una possibile fine all’attuale situazione di crisi tra i due paesi. 

Ieri ad Amburgo prima giornata del G20. A fare gli onori di casa la cancelliera tedesca Angela Merkel.
La prima giornata del summit e’ stata segnata soprattutto dall’incontro bilaterale tra il presidente russo Vladimir Putin e il presidente degli Usa Donald Trump alla presenza del segretario di Stato americano, Rex Tillerson e del ministro degli Esteri di Mosca Sergei Lavrov. Il passo in avanti piu’ importante del colloquio, durato oltre due ore, è sulla Siria con l’accordo per un cessate il fuoco nel sud-Ovest che entrera’ in vigore dal 9 luglio. Al centro dell’incontro anche la crisi in Ucraina, la lotta al terrorismo e il cyber-crime, con uno scambio di opinioni pure sulle interferenze di Mosca nelle elezioni presidenziali americane. Tanti i temi in agenda. Il G20, tra gli impegni, chiedera’ al Consiglio Onu “una risposta proporzionata” sulla Corea del Nord. Sul clima e il commercio le posizioni restano distanti con gli Usa, anche se si sta lavorando ad un compromesso sul comunicato finale. (GettyImages)

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, incontrera’ per la prima volta il suo omologo russo Vladimir Putin venerdi’ prossimo, a margine del summit G20 ad Amburgo. Trump, ricorda il quotidiano “Washington Post”, ha trascorso l’intera campagna presidenziale dello scorso anno promettendo agli elettori un riavvicinamento alla Russia, e dopo la sua elezione, lo scorso novembre, ha piu’ volte definito “un falso” le interferenze nel processo elettorale statunitense imputate a Mosca dalla comunita’ d’intelligence Usa. Sei mesi di indagini e incessante campagna mediatica ai danni della sua amministrazione, pero’, hanno legato le mani al presidente, nonostante nelle ultime settimane le accuse di “collusione” col Cremlino mosse alla sua amministrazione si siano in gran parte sgonfiate. Trump e’ anzitutto limitato dalla profonda ostilita’ del Congresso federale Usa nei confronti della Russia, sottolinea l’analisi di “Washington Post”: se il presidente tentasse di allentare il regime sanzionatorio imposto a Mosca dopo la crisi ucraina, e rafforzato alla fine dello scorso anno da Barack Obama, il Congresso reagirebbe con misure legislative disegno opposto; inoltre, evitare di rinfacciare con forza a Putin le presunte intromissioni russe nelle elezioni dello scorso anno esporrebbero il presidente a una nuova intensificazione del fuoco di fila mediatico da parte dei suoi detrattori.

“Oltre a confermare gli eccellenti rapporti bilaterali con la Russia, questo incontro per me sara’ anche un’opportunita’, visto che ha l’Italia ha la presidenza di turno del G7, di uno scambio di opinioni con il presidente Putin in vista della riunione che si terra’ in Sicilia tra 10 giorni”. Lo ha affermato il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, a Sochi incontrando il presidente Russo, Vladimir Putin. “Abbiamo molti argomenti, sia bilaterali che internazionali, di cui parlare e grazie di questa opportunita’”.

“È chiaro che si parlerà di economia” per quello che sono i dossier bilaterali, mentre sulla politica internazionale ci si concentrerà su “Siria ovviamente, e senza dubbio sarà giusto sottolineare gli sforzi degli italiani sulla Libia, dal momento che per voi non è un territorio lontano”. Così da Mosca una fonte di alto profilo in un colloquio con Askanews sull’incontro di domani tra il presidente del Consiglio italiano Paolo Gentiloni a Sochi con il leader del Cremlino Vladimir Putin. “Evidente che l’economia sarà al centro dei colloqui, poichè c’è stato un lungo calo degli scambi bilaterali, dal 2014 dopo il picco record del 2013 con oltre 53 miliardi di dollari. La cooperazione economico-commerciale da allora si è ridotta di due volte e mezzo. Nel 2016 si è giunti sotto i 20 miliardi”, continua la fonte. Parlare di economia con Gentiloni per i russi è “fondamentale” poichè “il trend nei primi due mesi di quest’anno è stato invertito” ma è necessario stabilizzare la tendenza positiva “e va capito come e quanto velocemente, tutto questo, può essere fatto”.

“In futuro la situazione politica interna turca si ripristinera’ il che creera’ condizioni aggiuntive per lo sviluppo dei rapporti fra la Russia e la Turchia”. Cosi’ il presidente Vladimir Putin accogliendo a Sochi il suo collega turco Recep Tayyip Erdogan. Putin inoltre si e’ congratulato con il ‘sultano’ per il risultato ottenuto al referendum costituzionale. Lo riporta la Tass.

Quale significato può assumere la Santa Pasqua in una congiuntura come quella di oggi, in cui soffiano venti di guerra e si consolidano tensioni sociali ed economiche di enorme portata? Il monito di Papa Francesco contro le ingiustizie e le disuguaglianze nel mondo é sempre di più un grido nel silenzio e nella indifferenza generale. Il contesto politico globale si contraddistingue per incertezza, instabilità, scontri e minacce di guerra atomica. Le grandi agenzie internazionali segnano il passo e rivelano la propria inefficacia. L’Unione europea non é in grado di affermare con credibilità un progetto di dialogo e di interazione. Gli Usa devono fare i conti con la megalomania di un presidente, Trump, che deve rispondere ai propri istinti primordiali e agli interessi delle lobby che lo hanno sostenuto. La crisi mediorientale, con un Assad che ha fatto della Siria un palcoscenico di guerra, e la questione turca con un Erdogan che fa prove di dittatura con tanto di referendum di conferma, i venti di guerra nordcoreani e la furia imperialista della Cina, non lasciano presagire nulla di buono per il 2017. Pensare, del resto, che Putin possa rappresentare un mediatore tra le grandi potenze, o un facilitatore di intese al ribasso, fa capire come siamo messi male. Se a ciò aggiungiamo il terrorismo di matrice islamica e gli attentati ‘mordi e fuggi’ dei lupi solitari in franchising con l’Isis, il quadro diventa drammatico. La Pasqua, in questo momento, appare come un timido segnale di speranza al quale aggrapparsi nonostante la ragione e la real politik. Contro ogni logica e previsione ottimistica.

“La tragedia che colpisce le persone omosessuali in Cecenia sta inorridendo il mondo. Ma le tragedie non accadono per caso, ne’ all’improvviso. Chi – nella politica e nelle istituzioni – oggi si sorprende e si indigna e’, nella migliore delle ipotesi, ipocrita, nella peggiore complice. Perche’ cio’ che accade oggi in Cecenia e’ diretta conseguenza dell’indifferenza di chi poteva intervenire e ha scelto di non farlo. Lasciando la Cecenia e i suoi abitanti nelle mani di Putin e del suo scherano Kadyrov. Lasciando che la Cecenia divenisse, percio’, un buco nero della democrazia e dei diritti umani e civili”. Ad affermarlo sono Sivja Manzi e Igor Boni della direzione nazionale di Radicali Italiani, “che per anni con il Partito Radicale hanno denunciato i crimini di guerra e le violazioni subite dal popolo ceceno da parte delle truppe paramilitari di Putin”. “Noi diciamo – concludono – che quando si violano i piu’ banali diritti umani e si lascia correre si diviene complici diretti dei crimini che accadono e di quelli che verranno. Quindi nulla di cui stupirsi oggi: e’ la naturale prosecuzione della vergogna che e’ stata accettata”.

“Grillo dice un giorno Europa è un giorno no. Un giorno usciamo dall’euro, un altro non usciamo dall’euro. Noi diciamo Europa sì, ma non così. Sì perché è l’unica patria dei nostri figli, ma non può essere quella che ci manda le letterine mentre piangiamo i morti del terremoto” o che “appalta a Putin e Trump la politica estera”. Lo ha detto Matteo Renzi, candidato alla segreteria Pd, nel corso della convenzione nazionale dem.

Gli Usa “condannano fermamente gli arresti di centinaia di manifestanti pacifici in Russia”, tra cui il blogger anti Putin Alexiei Navalny, e “chiedono al governo russo di rimetterli subito in libertà”. Lo afferma in una nota Mark Toner, portavoce del dipartimento di stato Usa, sostenendo che “fermare dei manifestanti pacifici, degli osservatori dei diritti dell’uomo e dei giornalisti è un affronto ai valori democratici fondamentali”. Alexei Navalny è stato fermato dalla polizia nel corso della manifestazione anticorruzione: è stato caricato su un pulmino della polizia e la folla ha assaltato il pulmino urlando “fascisti, liberatelo”. Per minimizzare la reazione da parte delle autorità – il Cremlino ha definito la manifestazione una “provocazione illegale” – Navalny aveva chiesto di raggiungere la via “alla spicciolata” e poi incamminarsi sui marciapiedi “in senso antiorario”. Ma non c’è solo Mosca. Il blogger ha infatti indetto manifestazioni in “100 città della Russia” per protestare contro la corruzione. A Vladivostok – 9 ore avanti rispetto alla capitale – si sono segnalati disordini e su Twitter è comparso un video dove si vedono i manifestanti assiepati intorno a una stazione di polizia per ottenere il rilascio di uno dei partecipanti. Secondo quanto riferisce una fonte della polizia alla Tass, “più di 500 persone” sono state fermate durante la manifestazione non autorizzata organizzata da Alexei Navalni a Mosca. “Molte persone si trovano sugli autobus che si stanno dirigendo verso le stazioni di polizia”, ha detto la fonte secondo cui la maggior parte “verrà liberata” dopo la contestazione “di violazione amministrativa”.