Putin

E’ uno dei perni della diplomazia globale. Putin in questa congiuntura si pone come l’interlocutore inevitabile per tutte le dinamiche e per le manovre di geopolitica internazionale. Dalla Cina, al ruolo degli Usa a guida Trump, dall’Unione europea alla lotta all’Isis. Coerentemente con questo ruolo, il presidente russo, Vladimir Putin, ha approvato una nuova dottrina di politica estera in base alla quale una delle priorità è la creazione di un’ampia coalizione internazionale per combattere il terrorismo. Nel documento, inoltre, si difende l’integrità territoriale della Siria, dove un anno fa la Russia ha cominciato un intervento militare contro il jihadismo.

La Russia e’ pronta “ad andare avanti per sviluppare e ricostruire” i rapporti con gli Usa “tanto quanto vi sono pronti” gli americani: lo ha detto il portavoce di Putin, Dmitri Peskov, rispondendo a una domanda dei giornalisti su un possibile rilancio delle relazioni tra Mosca e Washington dopo le elezioni americane. Quando gli e’ stato chiesto se devono essere gli Usa a compiere il primo passo in questa direzione, Peskov ha risposto che “piuttosto e’ piu’ importante che vi sia la volonta’ politica”. Si é molto discusso in queste settimane delle ripercussioni in politica estera a seconda della vittoria di Hillary Clinton o di Donald Trump. E’ notorio che Mosca ha un filo diretto e una grande ‘simpatia’ politica nei confronti del magnate Trump. Ora il Cremlino, a poche ore dal responso elettorale, sottolinea che in ogni caso, cercherà di sviluppare un dialogo con il futuro successore di Obama alla Casa Bianca.

“La notizia non e’ che l’Italia partecipera’ pro quota a una esercitazione Nato in Europa, la notizia e’ che questo scateni reazioni indignate da quasi tutte le parti politiche. Per l’annessione della Crimea o la guerra nel Donbass ci sono state reazioni molto meno allarmate. Del resto, se i bombardamenti su Aleppo fossero stati non dico israeliani, ma americani, avremmo visto una indignazione che oggi non c’e. Il punto politico e’ il ritorno potente di un sentimento antamericano nella politica italiana: si parla dei presunti fallimenti della politica di Obama e si ammira Putin. Io penso esattamente il contrario, dal punto di vista politico generale e per l’interesse italiano ed europeo”. Lo scrive su Facebook il senatore e sottosegretario agli Esteri, Benedetto Della Vedova. Questa vicenda, poi, e’ l’ennesima tappa dell’evoluzione paradossale del centrodestra italiano, che ha abbandonato l’europeismo e l’atlantismo e insegue, esattamente come la sinistra estrema e Grillo, la fascinazione per la non democrazia putiniana. In questo c’e’ un fronte compatto e’ indistinguibile Ferrero-Salvini-Meloni-Brunetta-Grillo, antiamericani e antimultilateralisti. Ma l’italia, per fortuna, fa ancora parte della Nato oltre che della Ue, e il sistema di solidarieta’ atlantica resta determinante per la sicurezza degli italiani. Anche per quelli che considerano una esercitazione preannunciata in Estonia piu’ “aggressiva” dell’annessione russa della Crimea”, conclude Della Vedova.

“II bombardamento di un convoglio umanitario delle Nazioni Unite, la denuncia unilaterale da parte del regime di Damasco della tregua e la barbara offensiva militare in corso sulla parte orientale di Aleppo sembrano aver soffocato ogni speranza. Le riunioni sulla Siria cui ho preso parte a New York la settimana scorsa hanno registrato questo senso di impotenza. Ma non possiamo arrenderci alla guerra. Aleppo ci interpella tutti”. Lo afferma Paolo Gentiloni in un intervento pubblicato dall’Unità nel quale sottolinea che “l’Italia lavora per due obiettivi. Anzi tutto ribadire che non esiste una soluzione militare alla crisi. L’accordo raggiunto a Ginevra il 9 settembre scorso da Kerry e Lavrov aveva rappresentato il culmine degli sforzi russo-americani per ricomporre gli interessi in gioco: una transizione politica credibile e irreversibile, da un lato; il coordinamento della lotta ai gruppi terroristici, dall’altro. Il tutto nel quadro di un piano d’azione condiviso volto a rilanciare la transizione politica sotto la guida Onu di De Mistura. Per quanto difficile oggi possa apparire, dobbiamo impegnarci per riannodare quel filo”. La seconda linea d’azione – prosegue Gentiloni – riguarda il rapporto con la Russia. L’Italia è stata tra i Paesi che hanno valutato come potenzialmente positiva la presenza di Mosca in Siria, per l’influenza moderatrice che avrebbe potuto esercitare sul regime di Assad. Le cose sono andate diversamente. Mosca non ha indotto il regime e le varie milizie sciite che lo sostengono (libanesi, afghane, irachene) a mutare indirizzo: i bombardamenti indiscriminati sui civili sono continuati, gli assedi si sono irrigiditi, gli impegni internazionali assunti e le varie risoluzioni del Consiglio di sicurezza sono stati costantemente ignorati. Ecco perché è l’ora di rivolgere un messaggio fermo a Mosca. E’ l’ora che la Russia dimostri di volere usare la sua influenza nei confronti del regime. Non farlo, significherebbe avallare il massacro, ma anche rinunciare al ruolo di grande potenza cui Putin aspira, per legarsi al destino fallimentare di Assad. La strategia attuale del regime di Damasco e dei suoi sostenitori rischia di rafforzare l’estremismo e di renderlo endemico per decenni. Non sarà possibile sradicare il jihadismo in Siria fino a quando Assad sarà libero di continuare a bombardare la sua stessa popolazione.

Altra riconferma elettorale per lo zar Putin, nonostante le polemiche che accompagnano le tornate elettorale in Russia. Con il 90% delle schede scrutinate Russia Unita, il partito di Putin, si aggiudica il 54,21% delle preferenze allungando di molto rispetto agli exit poll di ieri sera. Il Partito Comunista è secondo con il 13,54%, i Liberal-democratici terzi con il 13,28% e Russia Giusta quarta col 6,19%. I partiti di opposizione extraparlamentare non hanno superato la soglia di sbarramento del 5% né quella del 3% che dà accesso al finanziamento pubblico. L’affluenza è crollata al 47,84%. Così Interfax. Il risultato elettorale per Russia Unita è “stato buono”, l’affluenza “non molto alta ma comunque positiva”. Così Vladimir Putin parlando alla sede del partito. “La gente – ha detto – si fida di noi per il bene del Paese e ha capito che le promesse non costano nulla. Davanti a noi abbiamo delle sfide da affrontare, problemi da risolvere”. “Possiamo decisamente dire che il nostro partito ha vinto”: lo ha dichiarato il premier russo Dmitri Medvedev, formalmente leader del partito di Putin, Russia Unita. “Il risultato è buono – ha proseguito Medvedev -, il nostro partito avrà la maggioranza assoluta, e quanto sarà ampia questa maggioranza sarà deciso in seguito al conteggio dei voti”.

Russia al voto per rinnovare il Parlamento. Russia Unita, il partito creato da Vladimir Putin e guidato dal premier Dmitri Medvedev, stando ai sondaggi non dovrebbero esserci problemi per il governo. Ciononostante Putin è tornato a denunciare evidenti tentativi di “manipolare l’opinione pubblica” in vista del voto di domani. “Nel nostro paese – ha detto Putin – abbiamo visto che durante la campagna elettorale per le elezioni alla Duma ci sono stati tentativi di manipolare l’opinione pubblica, con riferimenti a questioni sì delicate, ma molto lontane da ciò che interessa veramente a milioni di russi”. Una dichiarazione alquanto sibillina, forse indirizzata alla Casa Bianca, che recentemente ha puntato il dito contro la mancanza di democrazia in Russia, ma che potrebbe anche essere riferita alle posizioni del variegato fronte interno d’opposizione, al cui interno militano candidati apertamente sostenuti, ad esempio, da Open Russia, l’organizzazione creata da Mikhail Khodorkovsky, l’ex oligarca trasformatosi in arci-nemico di Putin. Lo sforzo delle autorità, ad ogni modo, è adesso concentrato sul regolare svolgimento delle elezioni e nel Paese sono già presenti i rappresentanti dell’Osce che monitoreranno in quanto osservatori internazionali. E così, dopo tante accuse avanzate dalle opposizioni di non aver avuto realmente pari condizioni di accesso alla campagna elettorale, è la presidente della Commissione Elettorale Centrale, Ella Pamfilova, a togliersi i sassolini dalle scarpe. “Un partito – ha detto senza specificare quale – ha già preparato del materiale sulle violazioni alle elezioni e lo ha mandato ai suoi membri delle commissioni elettorali: ancora non ci sono state le elezioni e loro hanno già interi pacchetti di reclami da presentare”.

I due personaggi hanno molte analogie: una sostanziale diffidenza nei confronti delle procedure democratiche e un decisionismo che mal si concilia con il pluralismo e la cultura dei diritti. Oggi altro episodio di quello che può essere chiamato un vero e proprio ‘flirt’ Trump-Putin: il candidato presidenziale repubblicano ha detto che se verrà eletto alla Casa Bianca avrà relazioni “molto buone” col presidente russo. Il tycoon ha poi apprezzato il leader del Cremlino definendolo un “leader” e sostenendo che ha un “gran controllo sul suo Paese”, in contrapposizione a Obama. Trump si e’ detto poi felice di ricevere complimenti dal presidente russo. Se Putin “dice grandi cose su di me diro’ grandi cose su di lui”, ha proseguito, assicurando pero’ che i complimenti del leader del Cremlino non influenzeranno le sue decisioni come presidente.

Prove tecniche di riconciliazione tra Putin ed Erdogan che cerca sponde a Mosca dopo l’isolamento che subisce per le sue manovre politiche. L’imprenditore turco Cavit Caglar, il capo di Stato Maggiore Hulusi Akar e il presidente del Kazakistan Nursultan Nazarbayev. Sono alcuni dei protagonisti che, grazie al loro lavoro ‘dietro le quinte’, hanno reso possibile il faccia a faccia di oggi a San Pietroburgo tra il presidente turco Recep Tayyip Erdogan e il suo omologo russo Vladimir Putin, il primo dalla crisi diplomatica esplosa nel novembre dello scorso anno, quando le forze armate turche hanno abbattuto un jet militare russo sul confine con la Siria. E’ il quotidiano Hurriyet a svelare tutti i retroscena dell’incontro, rendendo nota l’intensa attività diplomatica dietro il riavvicinamento tra i due Paesi. Il primo a rivelare alcuni particolari sul lavoro svolto dagli ‘sherpa’ è stato il portavoce di Erdogan, Ibrahim Kalin, che nei giorni scorsi in conferenza stampa ha elogiato “l’importante ruolo svolto da Cavit Caglar” nel risolvere la crisi, “la grande amicizia mostrata alla Turchia da Nursultan Nazarbayev” e l'”iniziativa patriottica presa dal generale Hulusi Akar, il capo di Stato Maggiore” turco, malgrado la questione non fosse di sua responsabilità. Hurriyet, che cita fonti diplomatiche e di sicurezza di alto livello che hanno chiesto di restare anonime, ha riferito che risalgono a fine aprile i primi segnali di una possibile riconciliazione tra Russia e Turchia quando Akar informò Erdogan della possibilità di aprire un ‘canale’ per risolvere la crisi con Mosca. Il ‘canale’ era l’imprenditore tessile Cavit Caglar, che ha forti interessi nel Daghestan, repubblica autonoma della Federazione russa.

Matteo Renzi e’ a San Pietroburgo dove trascorrera’ la giornata di chiusura di campagna elettorale per le elezioni amministrative. Il premier visitera’ in mattinata un cantiere Astaldi aperto nella citta’ russa poi si trasferira’ al business forum, una sorta di Davos russa che ogni anno riunisce migliaia di imprenditori da tutto il mondo e dove quest’anno l’Italia e’ ospite d’onore. Renzi interverra’ all’assemblea plenaria e poi incontrera’ Vladimir Putin. Dopo il bilaterale Putin e Renzi assisteranno alla firma di una decine di accordi tra imprese russe e italiane. Al Forum di Pietroburgo è giorno di Renzi, tra sanzioni e accordi. Il presidente del Consiglio, è atteso al Forum Economico Internazionale. Al centro del dibattito sulle prospettive economiche del Paese e su quelle globali il tema delle sanzioni che gravano sul Paese delle sanzioni: il presidente della Commissione UE Jean-Claude Juncker ha già chiarito che le misure varate oltre due anni fa per la crisi ucraina non saranno revocate sino alla “completa applicazione degli accordi di Minsk”. Curiosità per il discorso che terrà Renzi e che potrebbe alleggerire la posizione assunta nei confronti di Putin e della Russia. Il premier ha insistito sulla necessità di un consolidamento dei rapporti con Mosca ed ha ribadito il ruolo centrale della Russia nello scacchiere internazionale.