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Grande successo Rai per gli ascolti della serata di Capodanno: il discorso a reti unificate del Presidente della Repubblica e’ stato seguito su Rai1, Rai2, Rai3 e RaiNews24 complessivamente da 6 milioni 505 mila telespettatori per uno share del 37,89%. Sulla rete ammiraglia il discorso di fine anno di Sergio Mattarella e’ stato visto da 5 milioni 104 mila spettatori per uno share del 29,74%, su Rai2 da 693 mila persone per uno share del 4,03%, su Rai3 da 677 mila telespettatori per uno share del 3,94%, RaiNews24 ha registrato lo 0,18% di share con 31 mila persone collegate. Il discorso del Presidente Mattarella e’ iniziato alle 20.30 ed e’ terminato alle 20.47. A seguire, “L’Anno che verra’” su Rai1, l’evento dedicato al Capodanno nel segno della solidarieta’ per le popolazioni colpite dal terremoto del Centro Italia condotto da Amadeus in diretta da Potenza che e’ andato in onda dalle 20.51 fino alle 2 del mattino e’ stato visto da 4 milioni 891 mila persone per uno share del 31,71%. Allo scoccare della mezzanotte oltre 9 milioni e mezzo di italiani erano sintonizzati su Rai1 con il 54,5% di share. Sempre in prima serata su Rai2 “il film “Gli Aristogatti” ha totalizzato 1 milione 352 mila spettatori per uno share del 7,63%. Su Rai3 “Il Festival internazionale del Circo di Montecarlo” e’ stato visto da 1 milione 390 mila persone con il 7,90% di share. La Rai vince complessivamente l’intera giornata, prima e seconda serata: lo share di tutta la giornata e’ stato di 39,93% con 4 milioni 165 mila spettatori, nel prime time lo share e’ stato di 44,91% con 7 milioni 864 mila telespettatori, in seconda serata erano collegati 7 milioni 103 mila persone per uno share del 49,30%.

Nel mercato televisivo Rai e Mediaset si confermano ai primi posti negli ascolti (rispettivamente al 34,4% e al 32,2%), anche se in flessione dal 2012, a vantaggio di Sky e soprattutto dei canali Discovery. E’ quanto emerge dai dati dell’Osservatorio sulle comunicazioni 2016 pubblicati dall’Agcom. Si fa piu’ variegato e plurale, negli ascolti e nella raccolta pubblicitaria, il mercato televisivo nel nostro Paese, nonostante un sostanziale duopolio.

Ascolti in crescita ieri per il grande calcio su Rai1: la finale di Supercoppa Juventus – Milan in onda nel preserale ha fatto registrare una media di 6 milioni 277mila spettatori, con uno share del 36,23%. Nel corso del match in costante aumento il numero degli spettatori: 4 milioni 717mila nel primo tempo (share 34,30%), 6 milioni 324mila nel secondo (share 35,93%), 7 milioni 740mila nei supplementari (share 37,31%), fino ai rigori finali quando a collegarsi sono stati ben 9 milioni 390mila spettatori, per uno share del 40,76%. Nell’access prime time spicca, su Canale 5, ‘Striscia la notizia’, su Canale 5, ha avuto 4 milioni 187mila spettatori, con il 17,19% di share. In prime time ‘Music Quiz’ di Amadeus ha avuto 3 milioni 89mila spettatori con una share del 15,09%. Su Rai2, 3 milioni 296mila spettatori hanno seguito il film di animazione Disney ‘Rapunzel – l’intreccio della Torre’, per uno share del 13,60%, su Canale 5 ‘Il peggior Natale della mia vita’ ha avuto 2 milioni 915mila spettatori con il 12,5% di share. In seconda serata l’anticipazione di ‘Stanotte a San Pietro’, lo speciale di Alberto Angela che andrà in onda il 27 dicembre su Rai1, è stata seguita da 1 milione 133mila spettatori, con uno share del 12,11%. Le reti Rai nel complesso conquistano la prima serata con 9 milioni 760mila spettatori e uno share del 40,05%, la seconda serata con 4 milioni 523mila spettatori e uno share del 36,45% e l’intera giornata con 4 milioni 235mila spettatori e uno share del 40,44%.

Rai, in collaborazione con Samsung, sostiene la Protezione Civile impegnata in queste ore nella consegna delle aree container per l’accoglienza abitativa temporanea per le popolazioni dei comuni del centro Italia colpiti dal terremoto. I refettori e gli spazi comuni di tutte le aree container saranno allestiti con nuovi e moderni televisori, oltre che con gli altri servizi messi a disposizione dalla Protezione Civile e dalle amministrazioni Locali. “Rai e’ al fianco della Protezione Civile e delle popolazioni colpite dal sisma con molteplici iniziative e con uno sforzo informativo senza precedenti. In vista del Natale e della necessita’ di allestire nuove aree di accoglienza, abbiamo pensato ad un ulteriore piccolo contributo che riteniamo in sintonia con la nostra missione di servizio pubblico”, dichiara Giovanni Parapini, direttore della Comunicazione Rai. “Abbiamo voluto fornire il nostro contributo alle popolazioni colpite dal terremoto con la speranza di portare un momento di serenita’ nonostante le difficolta’, dotando gli spazi comuni delle aree container delle nostre Tv di grandi dimensioni per permettere a tutte le persone di avere dei momenti di svago”, ha commentato Mario Levratto, direttore marketing e relazioni esterne di Samsung Electronics Italia.

‘La Rai è Servizio Pubblico quando sa dare notizie scomode”. Il consigliere Rai Carlo Freccero sta per iniziare la sua analisi sulla proposta del direttore dell’Offerta Informativa Carlo Verdelli, ricevuta “solo ieri sera” ma ha le idee già molto chiare su quello che serve a Viale Mazzini per tornare ad essere centrale dal punto di vista dell’informazione. “Siamo ormai in tempo di campagna elettorale perpetua – dice all’Adnkronos Freccero – Se non ci sono elezioni ci sarà il referendum sul Jobs Act. L’informazione diventa, quindi, sempre più centrale nella tv generalista. E questo, mentre intervengono fatti nuovi che richiedono provvedimenti urgentissimi come quello della Gruber che alcune volte supera il Tg2. Un elemento da prendere in considerazione e che non esige una discussione generica ma risposte immediate”. “Non solo. Durante il referendum – sottolinea Freccero – la Rai è stata accusata di una presenza labile rispetto al mondo informativo sia sotto l’aspetto delle all news che della rete. Rete dove oramai c’è un’altra agenda setting, il che equivale a dire che si rendono notiziabili cose di cui i canali generalisti non si occupano più. In sostanza – secondo il consigliere – serve discontinuità con l’informazione tradizionale”.
Più in particolare, osserva Freccero, “di fronte a un’offerta multipla e varia, solo un’informazione credibile contrapposta agli interessi privati di grandi gruppi editoriali giustifica il Servizio Pubblico. E per fare questa informazione credibile occorre uscire fuori dalla sottomissione a quella che – scandisce – io definisco la governabilità per cui non si possono dare notizie scomode, né si può andare contro il potere”. Insomma per Freccero “la tv generalista deve ritrovare il suo Dna, non può diventare un’agenzia di stampa, non può trasformarsi in una all news, con una informazione impersonale, asettica. Il Tg che meglio ha saputo interpretare queste cose è stato ‘Tg2 Studio Aperto’ che tra le altre cose seguiva tutta le vicende del terrorismo con l’approfondimento, a differenza del Tg1”. “La tv generalista – è l’analisi di Freccero – lavora sulla memoria. Il suo core business è la nostalgia-memoria ed è per questo che l’informazione impersonale banalizza l’informazione in sé. Cosa occorre recuperare? Tutti i momenti di rottura che hanno aperto il varco alla libertà di espressione, come accadde appunto con Tg2 Studio Aperto”. E poi, tira le conclusioni Freccero, “questa idea di una unica notizia che corrisponde al pensiero unico declinato con monotonia fa sì che l’informazione Rai non incida più e sia diventata come l’archeologia del Tg1, il bianco e nero del Tg1 prima della riforma”.

Il Consiglio di Amministrazione Rai riunitosi ieri sotto la presidenza di Monica Maggioni e alla presenza del Direttore generale Antonio Campo Dall’Orto ha chiesto al Ministero dell’Economia un’assemblea straordinaria. “Il Cda ha espresso preoccupazione per gli impatti, sulle prospettive e sul funzionamento futuro dell’Azienda, dei provvedimenti riguardanti l’inclusione della Rai nell’elenco Istat e l’ulteriore riduzione del canone per l’anno 2017” fa sapere la Rai in una nota. “Il Cda ha formulato dunque all’unanimita’ la richiesta di un’Assemblea straordinaria al Ministero dell’Economia che possa fornire elementi interpretativi sul quadro normativo di riferimento, sul contesto e sull’effettiva possibilita’ di realizzazione del piano industriale approvato dal Cda nei mesi scorsi in un contesto di risorse sensibilmente diverso. La riduzione a 90 euro del canone unitario modifica infatti sostanzialmente lo scenario per l’esercizio 2017 determinando rilevanti criticita’ delle variabili economico finanziarie dovute alla contrazione delle risorse”. Per Michele Anzaldi, deputato Pd e segretario della commissione di vigilanza Rai “La richiesta avanzata dal Cda Rai della convocazione di un’assemblea dei soci appare un atto irrituale e ostile al Governo”. Sostiene il deputato: “Peraltro e’ sorprendente che, di fronte all’invito rivolto sempre da tutti sul tenere la politica fuori dalla Rai, sia proprio chi guida l’azienda a volerla tirare dentro”. E continua: “Non si capisce per quale motivo il Cda Rai come primo atto dopo l’insediamento del nuovo Governo presieduto dal presidente Gentiloni, decida di chiedere la convocazione dell’assemblea dei soci, ovvero di fatto il Ministero dell’Economia che detiene il 99,56% dell’azienda. Peraltro ancora le cifre ufficiali sul pagamento del canone per l’anno 2016, con l’inserimento nella bolletta elettrica, non sono note, quindi si fatica a comprendere per quale motivo sia stata decisa questa mossa che lamenta preventivamente una eventuale carenza di risorse”.

Dalla sua fondazione, nel 1990, Telethon ha investito in ricerca oltre 475 milioni, finanziando 2.600 progetti con quasi 1.600 ricercatori e piu’ di 470 malattie studiate. Un sistema di valutazione stringente, rigore, premio del merito, riduzione al massimo dei margini di errore sono alcuni cardini su cui poggia la scelta dei progetti da finanziare per la ricerca sulle malattie genetiche rare, per la quale si stanno raccogliendo fondi in questi giorni con una maratona sulle reti Rai e un sms al 45510. A spiegarlo Francesca Pasinelli, direttore generale della Fondazione. “Abbiamo mutuato questo sistema, al punto praticamente da copiarlo, dai Paesi con ricerca scientifica di successo, come quelli anglosassoni – spiega – uno dei cardini e’ rappresentato dal fatto che in fase di erogazione dei fondi si fanno controlli piu’ stringenti e in comparazione, cosa che consente di scegliere il progetto piu’ promettente, innovativo e in grado di dare risposte. Cio’ permette anche di minimizzare i margini di errore. Poi vi sono altri controlli, tesi a verificare che i soldi vengano spesi bene”. “Da noi lavorano molti ex scienziati, in grado di dare una lettura dei progetti – aggiunge – fanno attenzione a scegliere i valutatori del progetto, mai solo uno e rigorosamente attivi nella ricerca, impedendo conflitti di interesse. Poi la valutazione finale e’ collettiva. E’ questa una delle ragioni che ha fatto in modo che negli anni la nostra ricerca abbia avuto performance molto buone, in termini di innovazione scientifica, ma anche dal punto di vista dell’applicazione pratica”. Il metodo, di “peer review”, si utilizza nelle riviste scientifiche ma con la differenza che in Telethon, anche la decisione finale e’ collettiva. “La promessa implicita , il patto con il donatore, e’ l’investimento in una ricerca che abbia il paziente come obiettivo. Non promettiamo la cura per tutti, ma l’impegno a perseguirla – conclude – e per farlo e’ fondamentale seguire l’intera filiera della ricerca”.

 

Politics, il talk show di Raitre che nella nuova stagione aveva preso il posto di Ballarò, chiude i battenti ma non si fermano le polemiche che hanno accompagnato dall’esordio la trasmissione condotta da Gianluca Semprini su Raitre. Il giornalista ieri sul finire della puntata, congedandosi, ha ammesso il suo fallimento ma ha anche denunciato, tra gli attacchi subiti, “una spia in redazione”. Parole che Usigrai non ha lasciato cadere nel vuoto: “Si tratta di parole gravi, chiarisca e faccia i nomi”. Nel suo addio Semprini non si è risparmiato: “Politics chiude in anticipo purtroppo. Si dice ‘comunque vada sarà un successo’. In questo caso è stato un fallimento e la colpa è stata soprattutto mia. Me ne prendo la responsabilità: vi avevo promesso in uno spot tra il serio e il faceto quest’estate ‘a domande precise avrete risposte precise dei politici’. Non ci sono riuscito e mi avete punito in termini di share”. “Ma questa redazione – ha rivendicato Semprini – tutta la squadra di Politics, la struttura, gli autori, i giornalisti, gli inviati, i redattori sono stati equidistanti nel referendum. Tra il sì e il no hanno scelto il forse. Vi hanno dato un’informaizone pulita e la rivendico. Ho ricevuto una marea di critiche alcune giuste e legittime, alcune ingenerose, altre vergognose. C’è stato un quotidiano che fino a metà giugno mi considerava un bravo giornalista, poi appena ho firmato per la Rai sono diventato un servo del governo. Ci può stare. Poi addirittura hanno infiltrato una spia in redazione, chissà cosa doveva scoprire. Alla fine hanno proprio esagerato: hanno scritto che noi sfruttavamo i malati di tumore e diabete. Nella mia storia personale c’è un papà morto di tumore e una sorella morta di diabete. Non vi dovete permettere, non fate lezioni di moralità”. Non sono mancate le critiche alla direzione di Raitre: “Con il sorriso amaro dico alla direzione che mi ha voluto qui e che aveva annunciato la rivoluzione nei talk che per la rivoluzione ci vuole tempo e coraggio, non si può aver paura dopo i primi insuccessi. Capisco il clima ma bisogna un po’ di più tenere il punto. Io sono a disposizione della Rai, sono un dipendente della Rai. Anche su questo c’è stata polemica: venivo da Sky, avevo un contratto a tempo indeterminato, quando la Rai mi ha cercato ho chiesto un contratto a tempo indeterminato come avrebbe fatto qualsiasi lavoratore. Chiedo ai colleghi di smetterla con il veleno: con la fine di Politcs facciamo finire anche le polemiche. Sono a disposizione perché di fatto sono uno che non ha mai avuto paura di lavorare e dunque riparto dall’ultimo gradino”. Contrattacca il sindacato della Rai: “‘Hanno infiltrato una spia nella nostra redazione’. Questa la pesante accusa lanciata da Gianluca Semprini durante l’ultima puntata di Politics. Si tratta di parole gravi che non possono essere lasciate cadere così gettando un’ombra che mina la serietà e la credibilità dell’azienda di Servizio Pubblico. Chi ha infiltrato la spia? E chi sarebbe la spia e con quale obiettivo? E poi, ne ha già parlato con i vertici aziendali? Il primo dovere di un giornalista è raccontare i fatti. Tutti. Quindi Semprini ha il dovere di dare i dettagli. Faccia i nomi. E soprattutto per chiarezza fornisca le prove di quello che dice. Infine una doverosa precisazione per rispetto della verità e dei colleghi: Semprini dice che ripartirà ‘dall’ultimo gradino’. L’ultimo gradino per Semprini sarà il grado di caporedattore a tempo indeterminato con 150mila euro di stipendio”.

Renzo Arbore rivela che “Le chiamavano Jazz Band” e’ “ancora una volta un’altra televisione, una tv artigianale. E’ fatta in casa nel vero senso della parola perche’ l’abbiamo fatta a casa mia”. In questa prima serata (Rai Storia, martedi’ 20 dicembre) lui e Pupi Avati racconteranno (supportati da prezioso materiale di repertorio tra cui i film di Avati) l’eta’ dell’oro del jazz nel nostro Paese, seduti sul divano di casa Arbore: “Le origini italiane del jazz sono fortissime – spiega Arbore – Il primo disco jazz al mondo e’ stato fatto da un siciliano: Nick La Rocca di Salaparuta. E il jazz italiano e’ una delle eccellenze italiane, al pari della moda e del design”. “Io sono un jazzista fallito – scherza Avati, con l’ironia che lo contraddistingue – Ancora oggi, dopo 48-49 film, ammetto senza vergogna che il mio sogno sarebbe stato quello di diventare un grande jazzista. Nel mio studio, accanto al computer e a tutto quello che mi serve per scrivere, c’e’ sempre il clarinetto montato, pronto per una chiamata non saprei di chi, forse del Padreterno. Ma il jazz non mi ha voluto, la musica non mi vuole bene. E il cinema e’ stato un rimedio, una rassegnazione”. Per celebrare il suo amore per il jazz, il regista ha anche comprato la casa di Bix Beiderbecke, celebre jazzista statunitense: “Mantenerla e’ un impegno economico e psicologico, c’e’ una persona che tutti i giorni va ad aprirla per i visitatori ma e’ l’orgoglio della mia vita. Per me e’ motivo d’orgoglio essere diventato padrone di casa di Bix”. A proposito del “fallimento” di Avati come jazzista, Arbore rivela sorridendo: “E’ fallito perche’ e’ arrivato Lucio Dalla che suonava molto meglio di lui. Avrebbe voluto ammazzarlo! Voleva buttarlo giu’ dalla Sagrada Familia durante un viaggio a Barcellona”. Ad accompagnare i due nel loro racconto, firmato da Fabrizio Corallo, ci sara’ Gege’ Telesforo. Il direttore di Rai Storia Silvia Calandrelli ringrazia Renzo Arbore che, dice, “ogni anno racconta qualcosa per noi gratuitamente”. “Posso farlo perche’ ci sono altri programmi che mi pagano” risponde, con una risata, lo showman che sara’ anche il protagonista di altri due racconti nei due martedi’ successivi: “Quando la radio…” e “Napoli Signora”, stesso canale stessa ora.

 

>Chi possiede un apparecchio televisivo ha tempo fino al 31 gennaio 2017 per comunicarlo all’Agenzia delle Entrate, presentando un modello di dichiarazione sostitutiva che è disponibile online. La dichiarazione, ha validita’ annuale. L’Agenzia, suggerisce, visto che la prima rata per il canone tv dell’anno 2017 scatta dal prossimo gennaio, per evitare di dovere richiedere il rimborso del primo addebito, di presentare la dichiarazione sostitutiva in via telematica entro la fine di dicembre (o entro il 20 dicembre se viene presentata per posta). Tutte le informazioni sono disponibili sui siti internet dell’Agenzia delle Entrate e della Rai