Referendum

Come Gianni Cuperlo, anche Cesare Damiano, minoranza dem, era presente alla manifestazione del Pd a Roma sul referendum. “Ho voluto essere ieri in piazza con il popolo del si al referendum da uomo di sinistra e della minoranza del Partito Democratico per testimoniare la volontà di perseguire il cambiamento e, nella diversità, ricercare l’unitá del partito”. Ha detto Damiano il giorno dopo la manifestazione. Ha aggiunto il presidente della commissione Lavoro alla Camera: “Il referendum passa, ma il Pd e la politica restano. Oggi oltre al referendum, ci aspettano sfide importanti a partire dalla Legge di Bilancio che deve essere caratterizzata dalla crescita e dall’equità sociale”.

“Come sono belle le riunioni in streaming ma quanto è bello tornare ad abbracciarsi in piazza. Il nostro destino non è litigare al nostro interno ma cambiare l’Italia”. E’ il messaggio di Matteo Renzi dal palco della manifestazione del piazza del Popolo a Roma per il Sì al referendum. Sull’Italicum, sottolinea: “non abbiamo aperto ma spalancato le porte”. E prosegue: “Ora non si usi la legge elettorale come alibi perché siamo pronti a cambiarla. Il punto non è più questo ma è se vogliamo continuare a guardare soltanto la nostra storia o ci va di parlare finalmente del futuro del Paese”. Aggiunge il premier: “Tocca a noi  decidere se costruire il futuro o fare come quando passa il treno e non si sale: per paura, per pigrizia, per ritardo. Noi ci dobbiamo salire sul treno e guidarlo”. Ma la minoranza resta sulle proprie posizioni. “Serve rispetto per chi nel Pd vota no”, dice Roberto Speranza.

Stasera alle 22,30 su La7 Enrico Mentana ospita il confronto sul referendum costituzionale del 4 dicembre tra il premier Matteo Renzi, promotore del Sì e Ciriaco De Mita, sostenitore del No. Il confronto sulle riforme tra Renzi e l’ex segretario Dc ed ex presidente del Consiglio De Mita si annuncia come un altro grande appuntamento per i telespettatori dopo il dibattito che si è svolto sulla stessa rete con Gustavo Zagrebelsky, presidente emerito della Corte Costituzionale e sostenitore del No.

“Se l’Italia non corre la Sicilia non corre. Per le prerogative delle regioni a statuto speciale cambia poco o niente, ma è fondamentale che il Paese torni a correre e noi scommettiamo molto sulla Sicilia. C’è bisogno di un Paese che sia forte. Il tema del referendum non va visto solo nella logica di cosa cambia per i deputati regionali siciliani, ma nella logica di cosa cambia per il Paese, per le prospettive di sviluppo per l’occupazione, questo è fondamentale è cruciale, è un argomento importantissimo”. Lo ha detto il presidente del Consiglio Matteo Renzi, ieri sera, a margine della convention del Pd a favore del “sì” al referendum organizzato al teatro Santa Cecilia di Palermo. “Dunque un Paese più stabile che spende meno per la politica e più per il sociale, che smette di pagare il Parlamento più numeroso e costoso del mondo e che cambia le regole del gioco – ha aggiunto Renzi – Se invece c’è chi pensa che le cose vadano bene così come sono, che votino ‘no’. Chi vuol cambiare ha il dovere di ridurre costi e i posti della politica”.

“Il referendum e’ su un quesito molto semplice: volete ridurre i costi della politica e i parlamentari, superare il Cnel, eliminare il bicameralismo paritario e cambiare i poteri delle Regioni? Questo quesito ieri e’ stato ufficialmente approvato, perche’ i grandi ‘professori’ del comitato per il No hanno fatto ricorso e hanno perso anche al Tar del Lazio, adesso parliamo di merito”. Cosi’ il premier Matteo Renzi ospite a Rtl 102.5. “Se poi gli italiani non vogliono ridurre i costi della politica dopo aver parlato di ‘casta’, io rimango sorpreso – ha aggiunto -, ma questo referendum non e’ ne’ su di me, ne’ sul governo”. E “quest’occasione non ricapita, ora o mai piu’: perche’ il 4 dicembre o vince il si’ o, se vince il no, nessuno abbassera’ piu’ il numero dei parlamentari”, ha aggiunto Renzi.

“Sia le ordinanze dell’Ufficio Centrale per il Referendum” che hanno predisposto il quesito referendario “sia il decreto presidenziale – nella parte in cui recepisce il quesito – sono espressione di un ruolo di garanzia, nella prospettiva della tutela generale dell’ordinamento, e si caratterizzano per la loro assoluta neutralità, che li sottrae al sindacato giurisdizionale”. E’ quanto sottolinea il Tar del Lazio che ha dichiarato inammissibile il ricorso contro il quesito per difetto assoluto di giurisdizione.

Pier Ferdinando Casini, presidente della Commissione Senato, non ha dubbi e in una intervista al Messaggero ammette ‘I moderati senza alternative, non possono che schierarsi con Renzi a sostegno del sì al referendum che sarà lo spartiacque della politica italiana: finalmente avremo un momento di verità. Da un lato chi tenta di riformare le istituzioni dopo decenni di insuccessi, dall’altro una variegata convergenza di persone che cercano di bocciare il governo e il premier Renzi. Oggi i moderati italiani non possono avere il loro futuro nel centrodestra. La sfida é tra populismo e riformismo’

L’endorsement di Obama nei confronti di Renzi e del Sì al referendum, ma il viaggio stesso del premier negli Usa, non potevano non suscitare polemiche da parte dei Comitati del No al referendum e degli avversari politici, oltre che della opposizione piu’ intransigente al governo. “Renzi servo sciocco anche di Obama: si inchina alla sua corte per incassare un inutile indorsement al dannoso referendum del 4 dicembre” Cosi’ il capogruppo della Lega Nord Massimiliano Fedriga. “È’ l’ennesima dimostrazione che Renzi rappresenta i poteri forti: un’altra ragione per votare no, per non consegnare il paese agli Obama e alle Merkel di turno”.

“La Rai si sta comportando in maniera vergognosa. Si sta comportando da tv cubana, da tv coreana, da tv di regime”. Lo dice Matteo Salvini, in un videoforum su Repubblica.it. Il riferimento e’ al ruolo delle tv nella campagna referendaria che portera’ al voto del 4 dicembre. La consapevolezza che vi sia ad oggi – secondo vari istituti di sondaggi – un’alta percentuale di indecisi, porta a considerare molto importante se non addirittura decisivo, il ruolo dell’informaziine televisiva in un senso e nell’altro.

Il ministro dell’Economia Padoan replica alle accuse lanciate al governo sul carattere strumentale della manovra di bilancio. Per molti si tratterebbe di provvedimenti legati alla campagna del SI, per il referendum costituzionale del prossimo 4 dicembre. La legge di bilancio “non è uno spot elettorale. E’ qualcosa che fa bene alla crescita del Paese e fa bene al welfare generalizzato degli italiani”. Cosi oggi il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan in un’intervista a ‘UnoMattina’, su Rai 1, sottolineando che i tempi di presentazione della legge di bilancio sono in linea con quelli fissati dall’Unione europea, noti ben prima di quando è stata fissata la data del referendum.