Referendum

L’ex presidente del Consiglio Mario Monti, in una intervista al Corriere della Sera, annuncia il voto contrario al referendum costituzionale del 4 dicembre. Per il senatore a vita con la riforma “ci possono essere risparmi nel costo della politica in senso stretto, ma il vero costo della politica non è quello dei senatori” e si trova a parer suo “nel combinato disposto fra la Costituzione, attuale o futura, e metodo di governo con il quale si è lubrificata da tre anni l’opinione pubblica con bonus fiscali, elargizioni mirate o altra spesa pubblica perché accettasse questo”. Dice l’ex commissario Ue, che ha votato la riforma in prima lettura nel 2014, “votare Sì al referendum significherebbe votare Sì al tenere gli italiani dipendenti da questo tipo di provvidenza dello Stato” e aggiunge: “A me risulta impossibile dare il mio voto a una Costituzione che contiene alcune cose positive e altre negative, ma che – per essere varata – sembra avere richiesto una ripresa in grande stile di quel metodo di governo che a mio giudizio è il vero responsabile dei mali più gravi dell’Italia: evasione fiscale, corruzione, altissimo debito pubblico”. E aggiunge: “Dire che una parziale modifica della Costituzione, conseguita in un modo così costoso per il bilancio pubblico, sarà molto benefica per la crescita economica e sociale dell’Italia, è una valutazione che non posso accettare. Se prevarrà il Sì avremo una Costituzione riformata, forse leggermente migliore della precedente, ma avremo con essa l’approvazione degli italiani a un modo di governare le risorse pubbliche che pensavo il governo Renzi avrebbe abbandonato per sempre, come ha fatto meritoriamente con gli eccessi della concertazione tra governo e parti sociali”.

Giovanni Orsina, professore di Storia Contemporanea alla Luiss di Roma, fa una riflessione sulle polemiche che ruotano attorno al referendum costituzionale del 4 dicembre in una intervista a L’Unità. “Tutti i referendum- dice Orsina – hanno una componente tecnica, ma con l’avvicinarsi del voto si politicizzano”. Continua il professore: “L’Italia negli ultimi anni è diventato un Paese anti politico ma resta iper-politico”. E aggiunge: “Stiamo assistendo alla trasformazione del referendum in pro o contro Renzi. I Cinquestelle lo sono stati dall’inizio. Berlusconi lo è diventato dopo l’elezione di Mattarella al Quirinale. Nel caso della minoranza Pd non sempre è stato chiaro, ma al dunque anche per quelli che hanno votato la riforma in Parlamento, l’esito è dire No a Renzi”. E sulla minoranza dem, che mette al centro della questione il pericolo del combinato disposto referendum-Italicum senza modifiche alla legge elettorale, risponde: “Alla fine in quanti della minoranza Pd non hanno votato la fiducia al governo sulla legge elettorale? Se è una questione di difesa della democrazia, viene fuori prima di ogni altra considerazione. Se il combinato disposto è così pericoloso, allora fai cadere il governo”.

“Solo con una vittoria del No, che elimini questa finta riforma, ci sara’ spazio per lavorare ad una riforma vera. E naturalmente il Presidente del Consiglio, per sua stessa ammissione, dovra’ trarre le conseguenze del fallimento di un progetto al quale ha legato la sua intera azione politica”. E’ quanto si legge nel messaggio del presidente Silvio Berlusconi, inviato agli organizzatori e ai partecipanti alla ‘Festa Azzurra di Forza Italia a Corato (Bari). “Noi non diciamo No alla riforma per ostilita’ preconcetta a Renzi e al Pd- aggiunge Berlusconi- Se la riforma fosse utile agli italiani la appoggeremmo anche se siamo profondamente contrari a questo governo e alle sue politiche. Pero’ e’ innegabile che il voto del 4 dicembre sara’ anche un voto sul governo e sul Presidente del Consiglio”. Dunque, conclude il leader di Fi, “ci sono tutte le condizioni per una svolta, sul piano istituzionale e politico. Una svolta non verso la confusione e l’ingovernabilita’, come dice Renzi, ma al contrario verso governi che siano finalmente espressione vera degli elettori”.

L’aumento del canone Rai aveva suscitato, come ogni anno, forti proteste, come il fatto che venisse addebitato nella bolletta Enel come modalità di pagamento. Ora il Premier annuncia per l’anno prossimo una riduzione, sebbene non incisiva. E c’è già chi lo accusa di fare campagna per il referendum.  Nel 2017 il canone Rai scenderà a 90 euro l’anno. Ad affermarlo il premier Matteo Renzi in conferenza stampa dopo il varo della manovra. “Abbiamo fatto anche alcune piccole cose. Il canone Rai era a 113 euro, è passato a 100 euro quest’anno e passa a 90 euro il prossimon anno”, ha detto Renzi.

“Questo governo in caso di vittoria del No, non cade. E penso sia anche giusto, perche’ il voto sul governo si da’ alle elezioni politiche, quando viene sommato tutto quello che si e’ fatto, non in questa occasione, dove si discute una pure importantissima Riforma”. Lo ha detto il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, incontrando i giornalisti a Taormina a margine del seminario “Sicilia 2030: un lavoro comune, un compito per ciascuno”, organizzato dalla Fondazione Alcide De Gasperi, della quale e’ presidente.

Ai sessantotto ex militanti, tra dirigenti ed attivisti del movimento del ’68 che hanno firmato un appello in favore del SI al referendum costituzionale “ho mandato una mail, con queste testuali parole: col rispetto dovuto a vecchi compagni di lotta, vi chiedo se vi siete per caso bevuti il cervello”. Lo dice il leader del movimento studentesco ed ex parlamentare Mario Capanna a ‘Un Giorno da Pecora’ su Rai Radio1. “Se avessi la possibilita’ voterei NO con due voti, non con uno. E’ ridicolo – sostiene Capanna – che il Senato venga ridotta ad una Camera di serie B, con consiglieri regionali e sindaci. E poi c’e’ un’altra cosa. Ricordate la legge di De Gasperi del 1953, che venne chiamata ‘legge truffa’?. Ecco, la legge elettorale di Renzi e’ una supertruffa, perche’ con l’Italicum basta che un partito prenda anche solo il 23% che poi al ballottaggio puo’ prendere la maggioranza assoluta. Cosi’ abbiamo voti di serie A e voti di serie B: ci vota per i vincitori avra’ un voto doppio – ha concluso Capanna -, mentre gli altri avranno un voto dimezzato”.

Bocciare al referendum la riforma costituzionale approvata dal Parlamento lo scorso aprile, per “aprire subito dopo una nuova stagione di riforme” con l’approvazione del taglio del numero dei deputati e dei senatori, lasciando però l’attuale bicameralismo perfetto. E’ questa la proposta lanciata da Gaetano Quagliariello e Massimo D’Alema in un convegno organizzato dalle rispettive fondazioni, Magna Charta e Italianieuropei in vista del referendum del 4 dicembre. “Non esiste uno schieramento politico del No – commenta D’Alema- mentre esiste un blocco politico governativo del Si, sostenuto dai poteri forti. Uno schieramento minaccioso, da cui capita di subire insulti”. Anche per D’Alema ‘la vittoria del No non fermerebbe il processo costituente, come dimostra il fatto che dal ’48 ad oggi la Carta è stata riformata 35 volte. “La cosa più negativa – ha detto l’ex premier – sono stati quei tentativi nei quali si è pensato di imporre delle riforme in una logica di maggioranza” perchè “così si apre la strada, quando ci saranno altre maggioranze, allo stravolgimento della Costituzione”. Insomma, solo “la vittoria del No aprirebbe una fase con vero spirito costituente”. D’Alema ha concluso rivolgendo un appello a tutti i parlamentari a firmare la proposta di legge di Quagliariello per il taglio dei deputati, a partire da quelli del Pd, che “non potrebbe sottrarsi”.

“Non vedo prospettive di costruire altri partiti o partitini a sinistra. E’ tutto velleitario” e irrita “i militanti che non vogliono lotte interne”. Per l’ex segretario Ds Piero Fassino, “scissioni e nuovi partiti appartengono a un altro tempo della politica”. “Non mi rassegno – dice intervistato dal Messaggero – a una inevitabile rottura. E penso che da parte di tutti dev’esserci un sussulto di responsabilità”. Se vincesse il No al referendum, sottolinea, “andremmo alla paralisi. Implode il Pd e rischia di implodere il Paese”.

La commissione parlamentare di Vigilanza Rai ha approvato la delibera di regolamento della par condicio nelle trasmissioni radiotelevisive del servizio pubblico per la consultazione referendaria del 4 dicembre. Il regolamento garantisce parita’ di accesso alle ragioni del Si’ e del No. La delibera entrera’ in vigore il giorno dopo la pubblicazione in Gazzetta ufficiale. “Esprimo soddisfazione per l’approvazione all’unanimita’, oggi in Commissione di Vigilanza Rai, del regolamento sulla par condicio”. Cosi’ in una nota Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia, che da giorni aveva sollevato la questione della parità di accesso alle trasmissioni Rai da parte dei diversi schieramenti a favore o contro la riforma costituzionale. “Quello che pero’ dobbiamo segnalare, – ha aggiunto – e’ il comportamento completamente spudorato della Rai che invece di aspettare l’approvazione del regolamento in Commissione di Vigilanza, ha consentito al premier Renzi di accomodarsi in esclusiva e senza contraddittorio nel salotto di Giletti della domenica di RaiUno. Era tanto difficile rispettare le regole per la Rai? Evidentemente si’”. Nei giorni scorsi il capogruppo azzurro a Montecitorio ha chiesto l’intervento del Consiglio d’Europa e dell’Osce, affinché venga svolto un monitoraggio sulla campagna referendaria che si concludera’ con la consultazione del 4 dicembre.

La campagna referendaria entra nel vivo. A distanza di due mesi scarsi dal giorno del voto, il 4 dicembre, le truppe cammellate del Si e del No affondano gli scarponi sul terreno nemico alla conquista dell’agognato trofeo. E’ dal tempo di Dante Alighieri che ci si divide nel nostro Paese, e non sempre per nobili motivi, ma oggi l’Impero e il Papato non sono in gara. Guelfi e ghibellini. Siamo un Paese polemico e litigioso, il cuore prevale sul cervello, le grida sui ragionamenti, la logica dell’appartenenza sulle argomentazioni. In ballo ci sarebbe una riforma costituzionale e la possibilita’ di ridurre il numero dei parlamentari e i costi della politica – dice il Si- o il pericolo di derive autoritarie e di riduzione dello spazio di manovra della minoranza – professa il fronte del No. La realta’ e’ molto piu’ prosaica: da una parte chi vuole mandare a casa il Premier Matteo Renzi, artefice e promotore del quesito, e dall’altra i suoi avversari. Da una parte chi vuole mantenere e consolidare il proprio potere, dall’altra chi vuole scalzarlo per prenderne il posto. Da una parte chi considera Renzi simpatico e in gamba, dall’altra chi lo detesta e lo ritiene un furbo arrogante. Gli schieramenti sono gia’ in campo: associazioni, partiti, sindacati, corporazioni, lobbies, poteri forti e deboli, palesi ed occulti, voteranno per interesse personale, per i propri vantaggi e per cio’ che ne potranno trarre. Alla Costituzione e alla sua eventuale trasformazione sono interessati in pochi. La Costituzione e’ solo un pretesto come un altro. Cio’ che conta e’ il nostro particulare.