Referendum

La riforma costituzionale “e’ tutto il contrario di quello che dice Renzi”: il presidente della Lombardia Roberto Maroni ne e’ convinto e crede che anche tanti industriali voteranno no al referendum “nonostante lo schieramento dei vertici” di Confindustria. Il governatore lo ha sottolineato arrivando all’assemblea di Assolombarda a cui partecipa anche il premier. “Anche fra gli industriali c’e’ chi propende per il no – ha detto – perche’ si e’ letto tutta la riforma”. Secondo Maroni, “non taglia i costi della politica, e’ una notizia falsa. Probabilmente li aumenta con questo Senato. I tagli al costo della spesa pubblica si fanno in un solo modo: con i costi standard ma ci vogliono coraggio e una decisione politica che Renzi non ha”.

“Al referendum costituzionale i ‘Centristi per il Si” faranno la differenza: ci sono tantissimi elettori moderati che non intendono con il loro voto portare alla vittoria Grillo, Salvini, D’Alema e Meloni, a cui oggi si aggiunge Marino. Questi elettori sono moderati e vogliono riformare l’Italia. In questo Paese non si puo’ solo distruggere; credo che occorra cominciare a costruire, senno’ l’Italia va a picco”. Lo ha detto Pierferdinando Casini, presidente della Commissione Affari esteri al Senato, entrando alla manifestazione dei “Centristi per il Si'” a sostegno del referendum costituzionale, alle Ciminiere di Catania.

Se si votasse oggi per il referendum costituzionale, andrebbe alle urne il 74% degli elettori Pd, il 58% del M5S, il 67% della Lega Nord e il 45% di Forza Italia. L’affluenza complessiva, secondo l’Istituto Ixe’ che ha fatto un sondaggio illustrato oggi ad Agora’ (RaiTre), e’ invece al 50%. Nelle intenzioni di voto si’ e no sono entrambi al 38%, con elettori Pd compatti per confermare la riforma costituzionale (73%) e quelli del M5S decisamente contrari (68%).

“Credo che l’elettorato moderato oggi sta guardando al SI’ perche’ ha paura che dopo il NO ci sia il vuoto”. Cosi’ Stefano Parisi, leader di Energie per l’Italia, Stefano Parisi, parlando del referendum costituzionale dai microfoni di Mix24 su Radio 24. “Io penso che innanzitutto – ha spiegato – dobbiamo dimostrare che se vince il NO in Italia c’e’ comunque una continuita’ e c’e’ soprattutto una forza di governo che e’ il centro destra che si candida a governare con serieta’ e fa le riforme vere”. Secondo Parisi “Sempre i fronti del NO sono variegati. Non e’ certo un’alleanza politica strategica. Anche con Zagrebelsky credo che io sia una delle persone piu’ lontane al mondo da Zagrebelsky eppure siamo nel fronte del no” Quello di Parisi e’ un No alla riforma “Complessivo, perche’ mantiene una grande confusione nel rapporto tra regioni e stato. Azzera definitivamente qualsiasi forma di federalismo fiscale in Italia. Il che vuol dire che, se passa il SI’, le tasse a tutti i livelli, anche a livello locale le decidera’ il Presidente del Consiglio. Poi il nuovo Senato e’ una grande confusione. Guardi di cosa buona c’e’ l’abolizione del CNEL”.

“Se solo l’ex premier Massimo D’Alema non fosse cosi’ accecato dalla rabbia e dall’odio personale per non aver ottenuto la sua poltroncina di consolazione potrebbe agevolmente scoprire la realta’”. Cosi’ il sottosegretario alla presidenza del consiglio Luca Lotti replica a Massimo D’Alema che ha invitato il premier a governare invece che a occuparsi di referendum. Lotti spiega che “ieri il presidente del consiglio ha inaugurato i lavori contro il dissesto idrogeologico sul Bisagno che nessun governo aveva voluto prima di noi. Neanche i due governi D’Alema. Il presidente del consiglio- aggiunge Lotti- ieri e’ stato a Treviso a incontrare aziende, lavoratori, uomini dello sport, lavoratori della scuola, artigiani per rilanciare la crescita del Nord-est attraverso investimenti mirati e il coinvolgimento di tutti. Il presidente del consiglio ieri ha incontrato oltre cento sindaci tra Treviso e Genova per parlare di legge di stabilita’ in particolar modo discutendo di come liberare gli avanzi d’amministrazione per l’edilizia scolastica. Il presidente del consiglio- dice ancora Lotti- ha ascoltato le vittime della mala gestione delle banche venete frutto di una mancata riforma delle popolari che nel 1998 fu preparata da Ciampi e Draghi ma non realizzata dal governo D’Alema. E che e’ stata realizzata diciassette anni dopo dal  governo Renzi. E stamani il presidente del consiglio parlera’ di industria 4.0, visitera’ il Cottolengo, si occupera’ di aziende dell’aereospazio. Se pero’ D’Alema vuole parlare di risultati del governo potremmo discutere della riforma del mercato del lavoro che lui teorizzo’ e non realizzo’, della riforma delle unioni civili, che lui teorizzo’ e non realizzo’ e di molte altre scelte legislative che sicuramente D’Alema avrebbe ben accettato se solo avesse ottenuto una modesta poltrona di consolazione”. Lotti conclude: “Spiace che un autorevole ex leader della sinistra sia cosi’ roso dal risentimento. Ma continueremo a ricordare con affetto la stagione dalemiana delle battaglie riformiste rottamate oggi dalla rabbia e dall’invidia”.

E’ di nuovo scontro sul referendum. Sinistra Italiana ed M5s hanno fatto ricorso contro il quesito referendario che, a loro avviso, si tradurrebbe in “una sorta di spot”. I ricorrenti, tra l’altro, chiamano in causa il decreto della presidenza della Repubblica di indizione della consultazione popolare ma il Colle replica che la formulazione è stata ammesso dalla Cassazione. Parlano di uno ‘spot pubblicitario’, tanto suggestivo quanto incompleto e fuorviante, a favore del Governo che ha preso l’iniziativa della revisione e che ora ne chiede impropriamente la conferma ai cittadini, che non meritano di essere ingannati in modo così plateale”. Il ricorso al Tar Lazio è dunque contro il Decreto del Presidente della Repubblica con cui, indicendo il referendum per il prossimo 4 dicembre, “è stato tra l’altro stabilito il quesito che dovrebbe comparire sulla scheda di votazione”. A presentarlo sono stati gli avvocati Enzo Palumbo e Giuseppe Bozzi (che attualmente difendono i ricorrenti messinesi dinanzi alla Consulta nel giudizio per l’incostituzionalità dell’Italicum), nella loro qualità di elettori e di esponenti del Comitato Liberali x il NO e del Coordinamento per la Democrazia Costituzionale, e i senatori Vito Claudio Crimi (M5S) e Loredana De Petris (Sinistra Italiana-SEL). Intanto il Quirinale fa sapere che ‘In relazione a quanto affermato in una nota di ricorrenti al Tar Lazio, in cui impropriamente si attribuisce alla Presidenza della Repubblica la formulazione del quesito referendario, negli ambienti del Quirinale si precisa che il quesito che comparirà sulla scheda è stato valutato e ammesso, con proprio provvedimento, dalla Corte di Cassazione, in base a quanto previsto dall’art 12 della legge 352 del 1970, e riproduce il titolo della legge quale approvato dal Parlamento.

 

Tornare ai collegi uninominali, con o senza ballottaggi, ma per far questo occorre prima che il referendum bocci la riforma costituzionale. Lo ha detto Massimo D’Alema in una intervista a Radio Popolare. “L’Italicum – ha detto D’Alema – che ci fu presentata come la piu’ bella riforma del mondo e che fu imposta con voto di fiducia, un atto di violenza sul Parlamento, adesso e’ una legge figlia di nessuno, messa sul mercato per cercare voti per il referendum”. “Quello che non approvo – ha proseguito – e’ la torsione di cose cosi’ importanti per la democrazia a manovra tattica. La politica non dovrebbe ridursi a furbizie, bugie, mezze bugie, soprattutto quando si tratta di grandi questioni che toccano la qualita’ della democrazia”. Alla domanda se dovrebbe essere tolto il ballottaggio dall’Italicum, l’ex premier ha replicato: “Io sono favorevole al collegio uninominale, dopo di che ci puo’ anche essere il ballottaggio. Ma la legge che introduce le coalizioni e il premio alle coalizioni ce l’abbiamo gia’: e’ la legge Calderoli. Passare dall’Italicum all’Italicum con coalizioni e’ un peggioramento. Gia’ l’Italicum e’ una brutta legge, incostituzionale. Ma lasciarla a Renzi e ai suoi interlocutori, Verdini, Alfano e compagnia, potrebbe anche diventare peggiore. C’e’ una sola garanzia, la vittoria del No, perche’ sgombra il campo dalle manovre e costringe le forze politiche a ragionare”. “Non e’ l’Italicum con o senza ballottaggio – ha concluso – E’ uscire dall’Italicum e tornare al collegio che e’ importante”.

Un commento di Tony Barber sul “Financial Times” boccia la riforma costituzionale italiana oggetto del referendum del 4 dicembre: contrariamente a quanto afferma il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, scrive l’editorialista, la riforma, che riduce drasticamente i poteri del Senato, a favore della Camera dei deputati, e il numero dei senatori da 315 a cento, rendendoli non piu’ elettivi, “farebbe poco per migliorare la qualita’ del governo, della legislazione e della politica”. Renzi, prosegue Barber, attribuisce al bicameralismo perfetto la lentezza del processo legislativo e l’instabilita’, ma “il parlamento italiano approva piu’ leggi all’anno di quelli della Francia, della Germania, del Regno Unito e degli Stati Uniti”. Pur non disponendo della maggioranza al Senato, ricorda il commentatore, lo stesso Renzi e’ riuscito a far approvare leggi centrali del suo programma come quelle sugli sgravi fiscali e sul mercato del lavoro. L’elevato numero di governi che si sono succeduti nella storia repubblicana, argomenta Barber, non dipende dai poteri del Senato: “La spiegazione principale e’ la natura frammentata dei partiti politici italiani. Cio’ riflette la frammentazione della societa’ italiana”. A suo parere, “cio’ di cui l’Italia ha bisogno non e’ approvare piu’ leggi piu’ velocemente, ma meno leggi e migliori. Devono essere scritte in modo accurato e applicate davvero, invece di essere bloccate o aggirate dalla pubblica amministrazione, da interessi particolari e dall’opinione pubblica”. Alle modifiche alla Costituzione, inoltre, si aggiunge la legge elettorale col premio di maggioranza, “anch’essa un cattiva riforma” per l’editorialista. “Nelle capitali dell’Ue – conclude Barber – c’e’ la sensazione che Renzi meriti di essere sostenuto. Un’Italia senza timone, vulnerabile a una crisi bancaria e al movimento anti-sistema Cinque stelle, potrebbe scatenare problemi. Eppure la sconfitta referendaria di Renzi non necessariamente destabilizzerebbe l’Italia. Una vittoria, d’altra parte, esporrebbe la follia di mettere l’obiettivo tattico della sopravvivenza di Renzi davanti alla necessita’ di una sana democrazia”.

Mancano solo due mesi dal 4 dicembre, giornata di consultazione referendaria sulla riforma costituzionale. Nelle ultime settimane si é parlato molto del testa a testa tra il SI e il NO. Oggi il sondaggio Ipsos per il Corriere della Sera rivela che il NO sarebbe in testa di due punti, 52% ma é anche vero che un elettore su due non ha ancora deciso cosa fare. Gli schieramenti politici sono già molto netti, i partiti hanno già fatto le loro scelte, ma il quesito non rispetterà molto probabilmente le appartenenze politiche. Ci sarà un alta percentuale di voto libero. Da considerare inoltre il fatto che la personalizzazione che ne ha fatto il premier Renzi porterà inevitabilmente ad un voto che assume il significato di un no alla sua politica e alla sua azione di governo. Neanche il suo Pd voterà in blocco per il si’: secondo Ipsos, infatti, il 19% del Pd voterà no. Il NO fa registrare il suo picco nel centro-Sud e nelle Isole. Un dato non ignorato da Renzi che non a caso nelle ultime settimane ha concentrato la sua attenzione alle politiche del Sud e al suo rilancio.

Sul referendum costituzionale “l’Anm ha deciso di non schierarsi”, ha ribadito il presidente dell’Associazione nazionale magistrati Piercamillo Davigo, ospite della trasmissione In mezz’ora di Lucia Annunziata, “quindi – ha aggiunto – fino a quando io sarò il presidente non mi schiero e non dirò come voterò”. Davigo, smentendo di essersi mai pronunciato sul punto, ha anche raccontato un aneddoto: “Quando ho incontrato il presidente della Repubblica Mattarella e gli ho detto questo, mi ha risposto: ‘Sono molto contento così siamo in due a dover stare a zitti”. Il ministro della Giustizia Andrea Orlando, anche lui ospite della trasmissione, in confronto con il presidente dell’Anm, da parte sua ha ribadito la sua opinione: “Sono convinto che i giudici possano partecipare al dibattito democratico e anzi lo possano impreziosire, ma l’importante è che non parlino a nome della magistratura, perché sarebbe fuorviante; e credo che anche riguardo al referendum nella magistratura ci siano opinioni diverse”.