Referendum

“Lanceremo un messaggio a Bruxelles: non si può fare politica contro la volontà della gente”. Così il portavoce del governo, il premier Viktor Orban alla vigilia del referendum che si tiene oggi in Ungheria sulla redistribuzione dei profughi in Europa. Secondo i sondaggi, l’80% dirà ‘no’ alle quote decise dall’Unione europea per i ricollocamenti, ma al tempo stesso si mette in dubbio la validità della consultazione in fatto di affluenza, perché il quorum dei voti validi non potrebbe superare il 50%. L’Ungheria l’anno scorso ha concesso asilo solo a 508 persone. Alcuni partiti dell’opposizione lanciano un appello al voto nullo. Sono 8,27 milioni i votanti chiamati alle urne. “Volete che l’Unione europea possa prescrivere l’insediamento obbligatorio di cittadini non ungheresi anche senza il consenso del Parlamento ungherese?”. Questo il quesito a cui gli sono chiamati a rispondere gli elettori ungheresi.

“Io li chiamo perfezionisti, persone che propongono soluzioni e che poi non vogliono che a decidere sia la politica”. Giorgio Napolitano, nella sua lunga lectio magistralis alla scuola di formazione del Pd, attacca chi critica il testo di riforma costituzionale, trovando diversi difetti, ma che non fa i conti con i compromessi a suo dire necessari. “Se io ottenessi un testo di riforma perfetto, redatto da un gruppo di costituzionalisti, cosa difficile perche’ si dovrebbero mettere d’accordo, poi – osserva l’ex Capo dello Stato – sarebbe sempre il Parlamento a decidere. E’ quella la condizione per arrivare a un accordo”. Infine boccia chi sostiene che in assenza di un’intesa vasta “non si dovrebbe andare avanti”. “Non e’ accettabile – attacca Napolitano – che ci si fermi quando ci sono comportamenti contradditori e sleali”. Infine ricorda i meriti della riforma, soprattutto per quanto riguarda il Senato: “Molti dicevano che nessun senatore, un po’ come i tacchini a Thanksgiving, avrebbe approvato una riforma che prevedesse il proprio scioglimento. Invece – conclude Napolitano – ci siamo riusciti”.

“Il significato di queste riforme e’ conservativo, servono a blindare un sistema sempre piu” oligarchico. I fautori del No pensano che le vere riforme si fanno sul corpo, ovvero sulla classe politica, perche” riformi se stessa”. Cosi Gustavo Zagrebelsky durante il confronto sulle riforme con il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, allo Speciale La7 ‘Si o No’. Nel confronto, Renzi e’ apparso piu’ sicuro e convincente. Impacciato e in difficolta’ il professore che non ha saputo replicare al Premier che lo incalzava sul pericolo di deriva autoritaria paventato dal fronte del No in caso di vittoria del Si al referendum. Zagrebelsky in varie occasioni e’ stato messo alle strette dalla dialettica di Renzi, che ne ha evidenziato le contraddizioni.

“Ci sono ancora tutte le condizioni per portare il Pd unito e compatto al referendum, a sostegno del Si’. C’e’ una direzione tra pochi giorni, e in quella sede si puo’ lavorare a un’intesa sulla modifica della legge elettorale”. Cosi’ il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini, che in un’intervista a La Repubblica propone di introdurre il premio di coalizione e puntare cosi’ a vincere la battaglia del 4 dicembre. “C’e’ una mozione approvata in Parlamento in cui si apre alla possibile riforma della legge elettorale, cerchiamo di non irrigidire le posizioni nel Pd e presentiamoci uniti al referendum. Apriamo al premio di coalizione. Metterebbe intanto il centrodestra in condizione di non dover allinearsi in un listone unico monopolizzato da Salvini e Meloni”, afferma Franceschini. “Nel nostro campo le forze che hanno governato bene in questi anni potrebbero presentarsi, pur distinte, in un’unica coalizione”, ma – sottolinea Franceschini – non sarebbe la riedizione dell’unione: “Alla destra del Pd nascera’ con molta probabilita’ una forza unica di centro, che potrebbe allearsi con noi. E cosi’ alla nostra sinistra potrebbe esserci spazio per una sinistra di governo che non se la sente di entrare nel Pd”. Il ministro esclude un ritorno alle preferenze e al proporzionale. Sul ballottaggio “si puo’ discutere, ma va garantita la stabilita’”. “La vittoria del No al referendum trascinerebbe il Paese in una crisi politica ed economica senza precedenti”, avverte Franceschini. Sui voti di destra considerati “decisivi” da Matteo Renzi, “quella del premier mi pare un’affermazione di buon senso. Bisogna allargare il campo, se si vuol vincere. Tanto piu’ su una riforma costituzionale che incidera’ sui destini del nostro Paese per i prossimi vent’anni”.

“So che sui mercati internazionali si è creata un’aspettativa da fine mondo, e questo ovviamente è un problema. Ma si diceva la stessa cosa all’alba della Brexit, e invece i mercati hanno riassorbito lo choc rapidamente. La cosa che mi preoccupa di più è un’altra: il processo di riforme innescato da questo governo si interromperebbe per chissà quanto. Se c’è una cosa che rivendico di questi due anni e mezzo di governo, è il suo segno riformista. L’Italia perderebbe un treno che potrebbe non ripassare”. Lo afferma il ministro dell’Economia e delle Finanze, Pier Carlo Padoan, in una intervista alla Stampa. E sostiene così le ragioni del Sì: “Perché sarebbe un enorme passo avanti per il Paese, perché migliorerebbe il funzionamento delle istituzioni, il processo legislativo e i rapporti fra Stato e Regioni”. E sulla possibilità che, in caso di vittoria del no e di dimissioni di Renzi, lui possa prenderne il posto commenta: “Le ‘preferenze’ non mi interessano, non sono un politico. Non sussiste neanche come ipotesi”.

Mancano due mesi al voto sul referendum costituzionale del 4 dicembre, ma se le urne fossero aperte oggi, l’affluenza sarebbe al 53%. Il fronte del sì è in leggerissimo vantaggio (38% a 36%). La platea degli indecisi segna il 26%. Sempre secondo l’Istituto Ixe’, che ha realizzato il sondaggio per Agorà, in 7 giorni cala di un punto la fiducia in Matteo Renzi (30%) e di 2 punti quella nel governo (27%). In salita tutti i principali partiti nelle intenzioni di voto. Il Pd, in una settimana, passa dal 32 al 32,6% (+0,6%), mentre M5S e Lega Nord salgono rispettivamente dello 0,3 e dell’1,1%, attestandosi al 28,4% e 13,6%. Cala dello 0,7% Forza Italia (da 11,2% a 10,5%). Tra i leader politici che hanno consenso, guida la classifica ancora il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, con il 51%. A quota 21% Di Maio e Grillo, seguono Parisi 20%, Salvini e Meloni 19%.

Quello sottoscritto ieri ad Arcore da Silvio Berlusconi, Matteo Salvini e Giorgia Meloni è un accordo per il futuro del Paese, per il rilancio del centrodestra unito di governo, per una prospettiva che rappresenti un’alternativa reale e credibile al Partito democratico e a Matteo Renzi”.Lo scrive su Facebook Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati. Ecco i sette punti dell’Accordo di Arcore: I tre leader hanno concordato sulla necessita’ di un forte impegno del centro destra, unito nella battaglia contro la falsa riforma costituzionale. 2. La vittoria del NO non sara’ un salto nel buio, ne’ la fine di un processo riformatore. Al contrario, creera’ le condizioni perche’ si possa parlare di riforme vere: i tre partiti si impegnano fin d’ora a farsi promotori di una nuova riforma costituzionale che: introdurra’ il presidenzialismo con l’elezione diretta del Capo dello Stato; imporra’ il vincolo di mandato ai parlamentari (chi cambia idea deve dimettersi); tagliera’ davvero, “dimezzandoli”, costi e numero dei parlamentari; differenziera’ seriamente il ruolo fra Camera e Senato; riorganizzera’ lo Stato sulla base di un federalismo capace di valorizzare le comunita’ territoriali; riconoscera’ al popolo il diritto di esprimersi ogni qualvolta i trattati internazionali prevedano cessione di sovranita’. 3. Non per nostra scelta, ma per decisione del Presidente del Consiglio, il referendum sara’ anche un giudizio sul governo Renzi. Tale giudizio non puo’ che essere gravemente negativo; “4. Per queste ragioni, dopo la vittoria del NO riteniamo che il Governo dovra’ trarne le conseguenze, e in ogni caso escludiamo qualsiasi sostegno parlamentare ad un esecutivo che non abbia la fiducia dei cittadini – sottolinea Brunetta -; 5. Le forze politiche del centro-destra daranno quindi il massimo impulso alla campagna referendaria, con iniziative congiunte e specifiche di ogni partito, per sensibilizzare la maggioranza degli italiani evidenziando il disegno di potere, inefficiente ma pervasivo, del Presidente Renzi e del Partito Democratico. 6. I tre partiti metteranno in campo tutte le iniziative necessarie per allargare il perimetro del centro-destra, facendo appello alla societa’ civile, ai milioni di italiani che non credono piu’ in questa politica, e che di fronte al fallimento del renzismo vogliono contribuire con una risposta credibile a un progetto di governo serio dell’Italia. 7. Le tre forze politiche del centro-destra infine intensificheranno nei prossimi mesi il lavoro di elaborazione del programma, sulla base di quanto gia’ concordato, mettendo al centro: la diminuzione delle imposte sulla famiglia e altre politiche di sostegno al nucleo fondante della nostra societa’; una grande riforma fiscale basata sulla flat-tax, con un limite in Costituzione alla pressione fiscale in rapporto al Pil; un impegno rigoroso per la sicurezza che risponda alle legittime paure dei cittadini; una piu’ forte e piu’ organica politica di contrasto all’immigrazione clandestina e ai rischi di infiltrazioni terroristiche”, conclude il capogruppo.

“Inutile girarci intorno: i voti di destra saranno decisivi al referendum. La sinistra, ormai, e’ in larghissima parte con noi”. A dirlo e’ il presidente del consiglio Matteo Renzi, intervistato da Il Foglio. “Direi che la stragrande maggioranza e’ con noi. La questione vera oggi e’ la destra. E l’ elettore di destra oggi si trova di fronte a due scelte: votare sul merito, non votare sul merito. Se la scelta diventa votare sul merito vota Si’ e sono certo che alla fine andra’ cosi’. Sulla scheda elettorale in fondo non c’ e’ scritto volete voi cancellare dalla faccia della terra il governo Renzi. Il governo Renzi puo’ essere cancellato ogni giorno in Parlamento, in qualsiasi momento, o alle elezioni politiche, dai cittadini. Oggi si discute di altro. Oggi si discute di Italia, non di una persona”, aggiunge il premier.

Silvio Berlusconi, Giorgia Meloni e Matteo Salvini si sono incontrati ad Arcore per fare il punto sulla situazione politica e sulle imminenti scadenze, a partire dal referendum costituzionale che si svolgerà il 4 dicembre. E’ quanto si legge in una nota di Forza Italia. Il presidente di Fi, il segretario federale della Lega Nord e la presidente di Fratelli d’Italia “hanno concordato sulla necessità di un forte impegno del Centrodestra, unito nella battaglia contro una falsa riforma” e l’impegno per la promozione di una “nuova riforma costituzionale” a partire dall’introduzione del “presidenzialismo con l’elezione diretta del capo dello Stato”.

“Al referendum votero’ No, e’ una riforma fatta coi piedi. Renzi avrebbe potuto far votare anche il 31 dicembre, tra le 23 e le 24, ma comunque la gente andra’ a votare no, perche’ questa e’ una riforma fatta coi piedi”. Lo dichiara Matteo Salvini, ospite del programma di Rai Radio1 Un Giorno da Pecora, condotto da Geppi Cucciari e Giorgio Lauro. Qual e’ la cosa che le piace meno della proposta Renzi? “Non hanno messo il vincolo delle dimissioni per i parlamentari che cambiano partito, che e’ una delle cose piu’ odiose in assoluto”. Chi vincera’ il referendum? “Vincera’ il No, anche se Renzi colonizzera’ tutti i media da qui a dicembre”. E quindi Renzi riuscira’ a mangiare il panettone? “Gli auguro di mangiarlo, ma non da premier. Se vince il No al referendum- ha concluso Salvini-, vanno a casa lui, Verdini, Alfano, e tutta la loro combriccola”.