Referendum

“Il Movimento 5 Stelle conferma la sua posizione: è imperativo far scegliere al popolo sovrano, all’intero popolo italiano, il destino del progetto Euro attraverso lo strumento referendario”. E’ quanto si legge in un post firmato M5s e pubblicato sul blog di Beppe Grillo. “Come abbiamo più volte spiegato – si legge nel post – l’introduzione dell’Euro ha bloccato il cambio tra 19 economie profondamente diverse e ha creato dei grandi vantaggi competitivi soprattutto per uno, la Germania. I tedeschi sfruttano una moneta molto sottovalutata per la loro economia, attraverso la quale stanno accumulando un surplus commerciale eccessivo ai danni degli altri Paesi dell’unione monetaria. Surplus che, tra le altre cose, viola le stesse regole sulle partite correnti dell’Unione Europea. Nella periferia dell’Eurozona al contrario, non potendo svalutare la moneta, vengono imposti abbattimenti dei salari tramite le riforme. Questo impoverimento del ceto medio pilotato da Bruxelles e Francoforte, assieme all’incapacità di risolvere il problema migrazione e sicurezza, sta pericolosamente veicolando consenso verso gli estremismi politici, dai quali il Movimento 5 Stelle si è sempre distinto con il suo approccio propositivo, costruttivo e post ideologico”. Nel post il M5s cita anche Joseph Stiglitz, premio Nobel per l’economia, secondo cui “nelle democrazie dell’Eurozona, l’ostilità verso la moneta unica sta degenerando in un’ostilità verso il più vasto progetto dell’Europa Unita e dei suoi valori costituenti”. “Oggi parlare di Euro, di soluzioni alternative e in generale il prepararsi tecnicamente all’uscita dalla moneta unica non deve essere considerato come un atto sovversivo, ma di responsabilità politica”.

“Si vota nel 2018 comunque vada il referendum”. Lo ha detto il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, partecipando ad un incontro al Caffè della Versiliana, Marina di Pietrasanta (Lucca). E sulla consultazione ha dichiarato: “La democrazia non è sotto assedio, i senatori dell’opposizione non difendono la democrazia ma le loro poltrone. Se si legge il quesito ci sarà un sacco di gente, che vota Grillo o Lega, che dirà: a me Renzi sta antipatico ma io voto per semplificare”. E riferendosi al Pd ha ribadito che D’Alema e la minoranza non devono usare il referendum come un “rivincita” del congresso. Sul vertice trilaterale Italia, Francia e Germania in programma oggi a Ventotene Renzi ha dichiarato: “Angela Merkel e Francois Hollande vengono in Italia per rilanciare dal basso l’Unione europea. L’Europa smetta di essere solo l’Ue della finanza, delle banche, delle regole tecnocratiche e torni a essere l’Europa ideale di Spinelli. La partita è tutta da giocare ma va giocata”.

“In politica i simboli sono importanti se sono seguiti da iniziative politiche e l’impressione è che per Hollande, Merkel e Renzi domineranno le agende nazionali. Del resto in Francia e in Germania si vota e in Italia c’è il referendum, e questo non mi sembra un periodo in cui le spinte all’integrazione federalista europea siano particolarmente popolari”. Così, in un’intervista a ‘La Stampa’, Emma Bonino. “Temo sia inevitabile che la ripartenza del progetto europeo di cui parla Renzi rimanga ai margini, o sia ulteriormente ritardata ma l’importante è che non venga archiviata come un robivecchi, e rimanga l’obiettivo per cui lavorare”.

Al referendum “dirò un sì convinto anche se, nel merito, sono critico su diversi aspetti”, “sono in ballo due sistemi molto diversi: da un lato, il binomio riforma-Italicum ci dà la stabilità di cui abbiamo bisogno; dall’altro, si tornerebbe al proporzionale che è garanzia di perenne ingovernabilità. Ci riporterebbe a prima del 1993, all’Italia che con quel sistema ha visto esplodere il debito pubblico”. Lo afferma Mario Segni, tra i promotori del referendum del 1993 che permise il passaggio dal proporzionale a maggioritario, in una intervista al Corriere della Sera. E sostiene anche che la riforma “contiene molti errori. Anzitutto, è stato sbagliato concentrare quasi tutta l’attenzione sul tentativo di superare il bicameralismo paritario. Non è questo il problema più grosso. In secondo luogo, allora era meglio abolire del tutto il Senato. Terzo, è stato un errore pensare di far diventare senatori i consiglieri regionali, espressione di quella parte della politica che ha fatto più danni. Ma con tutte le riserve, il Si ci conserva il maggioritario e ci evita un drammatico passo indietro”.

La legge elettorale non c’entra nulla con la riforma costituzionale”. A ribadirlo ai microfoni di Radio24 e’ il capogruppo del PD alla Camera, Ettore Rosato, che continua: “E’ la politica che le mette assieme: un pezzo del nostro partito, legittimamente, per una battaglia anche interna, mette assieme le due cose, ma sulla modifica ipotetica della legge elettorale c’e’ la nostra disponibilita’, anche se le priorita’ degli italiani sono contenute maggiormente nella legge di stabilita’ piuttosto che in quella elettorale. Cambiare l’Italicum e’ possibile solo se serve a migliorarlo”. Infine, alla domanda se ci siano state pressioni da parte del Quirinale per stabilire la data del referendum tra il 20 e il 27 novembre in modo da fare approvare la legge di stabilita’ da almeno un ramo del Parlamento, Rosato ai microfoni di Radio 24 e’ stato categorico: “Il Quirinale non fa pressioni”.

Adesso è ufficiale, c’è anche l’ok della Corte di Cassazione per il referendum sulla riforma costituzionale. Nella nota ufficiale emessa stamattina dalla Cassazione si legge infatti che “l’Ufficio Centrale per il Referendum presso la Corte Suprema di Cassazione, ha dichiarato conforme a richiesta di referendum, che ha questo punto dovrebbe svolgersi in uno dei weekend di novembre (il governo ha ora sessanta giorni a partire da oggi per stabilire la data): qualunque sarà, sarà senza dubbio un weekend spartiacque per le sorti dell’esecutivo di Matteo Renzi, che già da tempo ha legato le sorti del referendum a quelle del suo futuro a Palazzo Chigi. Il premier oggi non ha parlato, ma si è limitato a ritwittare un messaggio del Comitato “Basta un Sì. “Adesso possiamo dirlo: questo è il referendum degli italiani”, che raccoglieva le proprie 600mila firme proprio mentre altrettanto facevano i Comitati per il No. Dai quali è già partito l’appello: “Renzi indichi subito la data”. 

“Siccome quel genio del premier ha detto ‘se perdo, me ne vado a casa’, allora voto No con due mani”. Lo dice a Qn il leader della Lega Matteo Salvini a proposito del referendum aggiungendo che “e’ vergognoso che Renzi non abbia ancora fissato una data”, “per me, comunque, lo puo’ fare anche a Capodanno, tanto vincono i No”. In questo caso, sottolinea, “si va alle urne con il sistema elettorale che c’e’: Renzi e’ il terzo presidente del Consiglio abusivo dopo Letta e Monti. Non e’ ipotizzabile un quarto governo non eletto; altrimenti, portiamo gli italiani a Roma e non li facciamo piu’ uscire da casa finche’ non si va a votare”. A Stefano Parisi che propone un’assemblea costituente per chiudere il capitolo riforme Salvini risponde che prima si vota dopo il referendum e, “se si vuole, contemporaneamente si eleggono anche i costituenti che cambiano in maniera seria la Costituzione, senza pero’ Verdini, Alfano, Cicchitto e tutti gli altri”. “Il mio obiettivo”, dice Salvini, “e’ vincere per cambiare, non eleggere tanti deputati e non contare un accidenti”. “Vado con Forza Italia e Fratelli d’Italia. Chi, come Alfano, governa con Renzi non governera’ con me”. “Parisi non e’ un problema. Intanto, e’ una roba interna a Forza Italia. E poi abbiamo giocato e perso insieme la battaglia per il comune di Milano. Quella battaglia la rifarei: in consiglio, per dire, sediamo vicini. Pero’ un conto e’ gestire una citta’, un conto avere un’idea di Paese. Il mio rapporto con lui puo’ essere positivo, ma non puo’ pensare di imbarcare anche chi ha cambiato casacca nella coalizione”.

“Un’Italia più semplice e più forte sarà possibile se i cittadini lo vorranno. Dipende da ciascuno di noi, non da uno solo, dunque, ma da un popolo”. Lo scrive il presidente del Consiglio Matteo Renzi, ribadendo sulla Enews la portata e il  significato del referendum costituzionale a cui la Corte di cassazione ha dato il definitivo via libera convalidando le oltre 500.000 firma a sostengo della consultazione. “Il quesito – aggiunge Renzi – riguarda il numero dei politici, il tetto allo stipendio dei consiglieri regionali, il voto di fiducia, il Senato, il quorum per il referendum che viene abbassato, l’introduzione del referendum propositivo, l’abolizione degli enti inutili come il Cnel, le competenze delle Regioni. Per vincere questo referendum basta entrare nel merito, basta leggere il quesito, basta chiedere agli italiani se davvero vogliono continuare con la classe politica più numerosa e più pagata dell’Occidente o se invece vogliono ridurre i costi e i posti dei parlamentari, perché per cambiare basta un sì”.

“Adesso arrivan tutti a dire che bisogna correggere l’italicum. Mi giran un po’… Perche’ adesso diventera’ difficile perche’ qualcuno ci ha preso gusto”. Pier Luigi Bersani, parlando nel corso di una iniziativa della minoranza Pd, rievoca il periodo in cui fu approvato l’italicum. In quella fase, spiega, “si pensava che ce l’avevamo grande come Pd, ma noi eravamo contro lo stesso, perche’ non puoi mettere una camicia di forza a una pentola a pressione”. Bersani invita a ricordarsi di Aldo Moro, “che e’ morto per avere una democrazia inclusiva”, e invita a correggere il combinato disposto tra legge elettorale e riforme. “Dobbiamo farlo, altrimenti la storia del referendum diventa un salto nel buio. Io lo dico chiaro: se si arriva li’ senza correggere sta roba, io non so cosa dire alla gente”.

“Un’Italia più semplice e più forte sarà possibile se i cittadini lo vorranno. Dipende da ciascuno di noi, non da uno solo, dunque, ma da un popolo”. Lo scrive il presidente del Consiglio Matteo Renzi, ribadendo sulla Enews la portata e il  significato del referendum costituzionale a cui la Corte di cassazione ha dato il definitivo via libera convalidando le oltre 500.000 firma a sostengo della consultazione. “Il quesito – aggiunge Renzi – riguarda il numero dei politici, il tetto allo stipendio dei consiglieri regionali, il voto di fiducia, il Senato, il quorum per il referendum che viene abbassato, l’introduzione del referendum propositivo, l’abolizione degli enti inutili come il Cnel, le competenze delle Regioni. Per vincere questo referendum basta entrare nel merito, basta leggere il quesito, basta chiedere agli italiani se davvero vogliono continuare con la classe politica più numerosa e più pagata dell’Occidente o se invece vogliono ridurre i costi e i posti dei parlamentari, perché per cambiare basta un sì”.