Renzi

Renzi o lo ami o lo odi. Non ci sono alternative. Un vero leader politico non puo’ che essere un decisionista ed e’ normale che per i suoi detrattori sia soltanto un arrogante, un ‘uomo solo al comando’, indifferente alle piu’ elementari dinamiche della democrazia. Ma e’ davvero e solo questo Matteo Renzi? Per chi lo apprezza e ne ha colto le capacita’ di sintesi e la lungimiranza, Renzi ha saputo accorciare i tempi delle decisioni politiche, adeguandoli a quelli della societa’ che produce e lavora. Un uomo intelligente dei nostri tempi, che sa progettare, realizzare e comunicare. Gli altri leader politici, a confronto con lui, sembrano preistorici.

“Stasera alle 19 formalizzo le mie dimissioni. Il Presidente della Repubblica farà le consultazioni. Toccherà ai gruppi parlamentari decidere che cosa fare” io “sono pronto a cedere il campanello al mio successore, con un abbraccio e l’augurio di buon lavoro. Stiamo scrivendo un dettagliato report da consegnare e stiamo facendo gli scatoloni”. Lo scrive il premier dimissionario Matteo Renzi nella e-News. “Vorranno andare subito a elezioni? – scrive – Nel caso si dovrà attendere la Sentenza della Consulta di martedì 24 gennaio e poi votare con le attuali leggi elettorali, come modificate dalla Corte. Dico leggi elettorali perché come è noto non siamo riusciti ad abrogare il ‘bicameralismo paritario’ che dunque vedrà continuare a eleggere due rami del parlamento con elettorati diversi e leggi elettorali diverse, sperando che non arrivino due maggioranze diverse”. “Ma questa – prosegue – è una delle conseguenze del bicameralismo, ahimè. Se i gruppi parlamentari vorranno invece andare avanti con questa legislatura, dovranno indicare la propria disponibilità a sostenere un nuovo Governo che affronti la legge elettorale ma soprattutto un 2017 molto importante a livello internazionale: i 60 anni dell’Unione Europea, i vari G7 a cominciare da quello di Taormina, la presidenza del consiglio di sicurezza dell’Onu. Sarà interessante capire cosa pensano anche i partiti del Fronte del No al referendum, non solo i partiti dell’attuale maggioranza”. “Non sono io a decidere ma devono essere i partiti – tutti i partiti – conclude – ad assumersi le proprie responsabilità. Il punto non è cosa vuole il presidente uscente, ma cosa propone il Parlamento”.

Il presidente del Consiglio Matteo Renzi, salito ieri al Colle per presentare le proprie dimissioni dopo la sconfitta incassata col referendum costituzionale, congelerà la decisione fino all’approvazione della Legge di bilancio che ora è al Senato. La decisione è maturata dopo l’invito del presidente della Repubblica Sergio Mattarella a rinviare le dimissioni per mettere in sicurezza la scadenza della manovra economica, unico modo per evitare l’esercizio provvisorio. Il capo dello Stato, riferisce una nota, “considerata la necessità di completare l’iter parlamentare di approvazione della legge di bilancio onde scongiurare i rischi di esercizio provvisorio, ha chiesto al Presidente del Consiglio di soprassedere alle dimissioni per presentarle al compimento di tale adempimento”. Renzi avrebbe detto ai suoi di avere accettato per “senso di responsabilita’ e per evitare l’esercizio provvisorio”.

E’ iniziata già ieri sera la ricerca del vero vincitore di questo referendum istituzionale. Il nome dell’unico perdente lo si conosce: Matteo Renzi. Diversi sono invece coloro i quali si attribuiscono la paternità della vittoria, considerata l’eterogeneità del fronte del NO. “Ha vinto Grillo. Berlusconi e Salvini sono solo dei comprimari”. Lo afferma il leader dei Moderati Giacomo Portas, eletto alla Camera nel Pd. “Se i leader di Fi e Lega pensano di aver vinto stanno freschi – continua Portas -. Se non altro il centro sinistra riparte da 13.500.000 voti”.

“La Brexit e le dimissioni di Matteo Renzi fanno parte della stessa storia. Il progetto europeo è sotto una pressione senza precedenti. La decisione britannica di lasciare la Ue è la prova più evidente, ma nella lunga distanza la crisi in corso in Italia potrebbe costituire una minaccia ancora più grave alla sopravvivenza della Ue”. E’ quanto si legge in un commento di Gideon Rachman sul Financial Times, in cui si sottolinea che “è possibile che Renzi sia uno degli ultimi primi ministri italiani a rappresentare la sua tradizionale posizione pro europea”, ricordando le posizioni del M5S. Secondo Ft, il “populismo italiano potrebbe alla fine minacciare la Ue in modo più profondo della Brexit” non solo perché l’Italia, a differenza del Regno Unito, è uno dei sei membri fondatori, ma anche perché è all’interno dell’eurozona: “Se la Brexit è una faccenda dolorosa e complicata, non minaccia direttamente la sopravvivenza della moneta unica o rischia di provocare una crisi finanziaria”, scrive Rachman affermando che “la catena di eventi avviata dalla sconfitta di Renzi nel referendum potrebbe portare ad entrambi”. Si fa riferimento alla questione delle banche e al fatto che “le rinnovate preoccupazioni sulle dimensioni del debito dell’Italia possano spaventare gli investitori, facendo salire i tassi di interessi e minacciando la stessa solvenza dello stato italiano. E continuando con la prospettiva catastrofista, Ft afferma che “sarebbe molto più difficile organizzare un bailout dell’Italia di quanto sia stato ‘salvare’ la Grecia, considerata le dimensioni della sua economia, la quantità di denaro dovrebbe essere molto maggiore”. “Anche se gli italiani riusciranno a mettere insieme un nuovo governo ed evitare la crisi della banche, il quadro più ampio è ancora cupo. L’economia italiana è stagnante e il suo centro politico si sta disintegrando”, conclude il commento che ricorda che nazionalisti e populisti siano in ascesa in altri Paesi europei. E che a marzo, quando Londra ha promesso di presentare la notifica formale di Brexit, i leader della Ue si dovrebbero riunire proprio in Italia per festeggiare i 60 anni della firma dei Trattati di Roma. “Di questo passo, sarà più una veglia funebre che una festa”.

Una “vittoria della democrazia” che apre la strada a elezioni al piu’ presto. Beppe Grillo esulta con un post sul suo blog per il netto successo del No al referendum costituzionale. “La propaganda di regime e tutte le sue menzogne sono i primi sconfitti di questo referendum. I tempi sono cambiati. La sovranita’ appartiene al popolo, da oggi si inizia ad applicare veramente la nostra Costituzione”, scrive Grillo, per il quale il voto ha due “conseguenze rilevanti: 1) Addio Renzi 2) Gli italiani devono essere chiamati al voto al piu’ presto”. Al piu’ presto per il leader del M5S vuol dire anche con una legge che il movimento ha osteggiato: “La cosa piu’ veloce, realistica e concreta per andare subito al voto e’ andarci con una legge che c’e’ gia’: l’Italicum. Abbiamo sempre criticato questa legge, ma questi partiti farebbero di peggio e ci metterebbero anni legittimando l’insediamento di un governo tecnico alla Monti – spiega Grillo -. Per quanto riguarda il Senato, proponiamo di applicare dei correttivi per la governabilita’ alla legge che c’e’ gia’: il Consultellum. Ci vogliono cinque giornate di lavoro. La nostra proposta a tutti e’ di iniziare a lavorarci domani e avere la nuova legge elettorale in settimana”.

In democrazia vince la maggioranza. Numeri che decidono la bonta’ di un’idea e di un programma quando non anche di un candidato. E’ innegabile: il premier Matteo Renzi ha perso ma gli si riconosce il coraggio o forse l’incoscienza: ha puntato tutte le sue fiches su questa mano. Avra’ una rivincita? Forse. Intanto Renzi preannuncia le dimissioni in un discorso che ne conferma le capacita’ di politico di spessore. Cosa accadra’ adesso? L’alternativa a lui e al suo governo sono i famelici populismi di Grillo da una parte e di Salvini dall’altra. Il centrodestra sta cercando ancora se stesso nei pressi dell’ombelico di Berlusconi, il Pd presentera’ il conto al suo segretario-premier. Un panorama inquietante che non lascia presagire nulla di buono. La speculazione finanziaria e’ dietro l’angolo. Positiva la partecipazione al voto, da dimenticare la tracotanza di una campagna referendaria violenta e volgare. La Costituzione rimane invariata. Anche il Cnel e il Senato: gli italiani hanno voluto cosi. Evviva l’Italia, evviva gli italiani.

Vince il no. Matteo Renzi annuncia le sue dimissioni, dopo la vittoria del No al referendum, con voce rotta dalla commozione, in una conferenza stampa a Palazzo Chigi che conclude con un ringraziamento a moglie e figli. Il popolo italiano “ha parlato in modo inequivocabile chiaro e netto”, ha detto il premier Matteo Renzi. “Questa riforma è stata quella che abbiamo portato al voto, non siamo stati convincenti, mi dispiace, ma andiamo via senza rimorsi. Come era chiaro sin dall’inizio l’esperienza del mio governo finisce qui”, ha detto ancora Renzi. “Nel pomeriggio riunirò il consiglio dei ministri e poi salirò al Quirinale per consegnare al presidente della Repubblica le dimissioni”.

“Puo’ darsi che si vinca puo’ darsi che si perda. Ma di bello c’e’ che noi stiamo dando agli italiani la possibilita’ di decidere. E’ ora di finirla di lamentarsi soltanto. I politici di prima sono stati bravi a dire in tanti anni che bisogna fare le riforme. E poi le riforme non le hanno fatte. La sua soddisfazione di darmi ‘una legnata’ e’ cosi’ grande da segare il ramo sul quale lei e’ seduto? Contento lei. Contenti tutti”. Cosi’ il premier Matteo Renzi risponde, nel corso di Matteo risponde, a un utente twitter che pronostica per il presidente del Consiglio ‘una legnata’.

“Renzi accusa tutti quelli che si oppongono alla sua riforma di evitare i contenuti e di parlare solo di lui. Forse si e’ distratto”. Lo afferma Nicola Fratoianni di Sinistra Italiana. “A fare della riforma della costituzione una questione personale, un giudizio su di lui e sul suo governo – prosegue l’esponente della sinistra- e’ stato prima di ogni altro lo stesso presidente del consiglio. E’ stato lui a raccontare che il Si avrebbe risolto ogni male e che il no avrebbe portato ogni tipo di sciagura. La verita’ e’ che le costituzioni restano mentre i governi cambiano. Per questo occorre un No forte e deciso. Per ribadire che le regole del gioco, a cominciare dalla legge fondamentale, – conclude Fratoianni- sono di tutti e tutte e non di una parte contro l’altra”.