Russia

La Russia per la prima volta, secondo il New York Times, ha ammesso “uno dei maggiori complotti nella storia dello sport, una vasta operazione di doping sui propri atleti”, che non ha riguarderebbero solo le Olimpiadi di Sochi 2014, ma anche altre occasioni. Lo ha riportato il quotidiano statunitense, citando interviste a funzionari russi raccolte a Mosca che respingono però l’idea che il programma fosse sponsorizzato dallo Stato. I funzionari del Cremlino non avrebbero contestato i fatti che dimostrerebbero l’esistenza di un programma di doping, Il New York Times ha raccolto a Mosca le loro voci sette mesi dopo le rivelazioni di Grigory Rodchenkov, il direttore del laboratorio anti-doping della nazione ai tempi delle Olimpiadi invernali di Sochi (Russia) del 2014 secondo cui decine di atleti russi partecipanti erano parte di un programma di doping gestito da Mosca, pianificato nel dettaglio per anni . La sua tesi ha combaciato con il rapporto diffuso due mesi dopo dall’Agenzia Mondiale Antidoping (Wada) e confermato da nuove scoperte rese pubbliche ai primi di dicembre da Richard McLaren, il legale canadese che ha condotto le indagini per conto della Wada. “Era un complotto istituzionale” attuato negli anni, ha dichiarato al giornale newyorchese Anna Antseliovich, direttore generale dell’agenzia anti-doping della Russia, convinta che i vertici del governo di Vladimir Putin non ne erano coinvolti. La Russia ha sempre negato l’esistenza di una sorta di ‘doping di Stato’, anche dopo il recente rapporto Wada. “Non voglio parlare per conto delle persone responsabili”, ha dichiarato Vitaly Smirnov, ex ministro dello Sport.

Non è stato un attentato terroristico a provocare il disastro aereo che ha coinvolto un Tupolev della difesa russa che si è schiantato due minuti dopo il decollo da Sochi uccidendo i 92 passeggeri. Secondo l’intelligence russa “non ci sono segni di un attacco terroristico”. Il ministero dei Trasporti ha affermato che è stato probabilmente un errore del pilota o un guasto tecnico. Ieri le autorità russe avevano prima smentito poi non escluso l’ipotesi dell’attentato terroristico. A bordo anche i 64 membri del Coro dell’Esercito russo, erede del celebre Coro dell’Armata rossa. Tutti erano in viaggio verso la Siria per tenere un concerto in occasione del nuovo anno per le truppe russe dislocate nel paese mediorientale.

Vladimir Putin ha conferito alla memoria il titolo di “Eroe di Russia” all’ambasciatore russo in Turchia Andrey Karlov, assassinato ad Ankara due giorni fa. Lo fa sapere il Cremlino precisando che l’onorificenza viene concessa post mortem al diplomatico ucciso “per la tenacita’ e il coraggio dimostrati durante il mandato di ambasciatore straordinario e plenipotenziario della Russia presso la repubblica di Turchia e per il grande contributo alla messa in atto della politica estera russa”.

L’ambasciatore russo in Turchia, Andrey Karlov, è stato ucciso in un attentato. Un poliziotto di 22 anni ha sparato contro di lui mentre teneva un discorso ad una mostra fotografica ad Ankara. L’attentatore poi è stato ucciso in un blitz della polizia turca. “Noi moriamo ad Aleppo, tu muori qui”. Avrebbe urlato il killer prima di sparare. L’uomo è stato identificato Mert Altintas, di 22 anni, diplomato nel 2014 all’accademia di polizia Rustu Unsal di Smirne. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha chiamato il suo omologo russo Vladimir Putin dopo l’omicidio. “Condanniamo questo vile attacco terroristico – ha scritto il ministero degli Esteri turco in un comunicato – Non permetteremo che questo attacco oscuri l’amicizia tra Turchia e Russia”.

Il settimanale statunitense “Time” pubblica la trascrizione integrale dell’intervista televisiva concessa all’emittente Fox News e trasmessa nella giornata di ieri. L’intervista si apre con le accuse mosse dall’intelligence statunitense alla Russia, rea di presunte intromissioni nelle elezioni presidenziali Usa dello scorso novembre. Trump, che di quelle elezioni e’ stato il vincitore, ritiene del tutto infondati i sospetti della Central Intelligence Agency (Cia). “Penso sia ridicolo. E’ solo un’altra scusa”, afferma Trump scagliandosi contro la “Washington Post”, che per prima ha dato per certa l’intromissione di Mosca nelle elezioni Usa. “Ogni settimana e’ una scusa diversa per screditarmi. Ho ottenuto una vittoria a valanga nei collegi elettorali. Mi pare che il dato definitivo sia di 306 a mio favore. Lei (Hillary Clinton, ndr) ne ha ottenuti molto pochi”. Secondo Trump, non c’e’ modo di sapere chi abbia davvero hackerato le reti del Partito democratico prima delle elezioni, trafugando le informazioni compromettenti poi diffuse da WikiLeaks. “L’hackeraggio e’ una cosa interessante. Se non si colgono gli hacker nell’atto della violazione, poi diventa impossibile individuarli. La Cia non ha modo di sapere se sia stata la Russia, la Cina o qualcun altro. Potrebbe essere stato qualcuno seduto da qualche parte sul suo letto. Voglio dire, non ne hanno la minima idea”. Quanto alle insinuazioni secondo cui la Russia avrebbe tramato per ottenere la vittoria di Trump negli Usa, il diretto interessato sottolinea che a diffonderle non e’ stata la Cia. “Sono i Democratici a diffondere queste voci, perche’ hanno subito una delle sconfitte piu’ pesanti nella storia politica di questo paese. Credo francamente si tratti di loro, ed e’ ridicolo”. Trump nega di essere scettico nei confronti delle agenzia di intelligence Usa, ma ne sottolinea le divisioni interne. Archiviato il tema delle presunte intromissioni russe, l’intervista si sposta su un’altra polemica, quella relativa al costo del contratto per i nuovi aerei presidenziali. “Voglio procurare buoni accordi al mo paese, e per farlo non ho bisogno di volare su un aereo da 4,2 miliardi di dollari”, attacca Trump, che chiama in causa anche i costi esorbitanti del programma per l’aereo da combattimento F-35. “E’ fuori controllo. E ai funzionari che procurano questo genere di accordi al governo non dovrebbe mai essere consentito di andare a lavorare per le compagnie che ne beneficiano. Negoziano questi accordi, e due o tre anni dopo li trovi a lavorare per le stesse compagnie con cui l’accordo e’ stato siglato. E’ peggio di una mera questione di lobbismo”, accusa il presidente eletto. In merito al clima, Trump nega di voler completamente cancellare il lascito del suo predecessore, Barack Obama, ma cita la necessita’ di superare i vincoli burocratici e normativi all’attivita’ economica. “Basta guardare l’Epa (l’Agenzia per la protezione dell’ambiente, ndr). La gente aspetta un parere per 15 anni, e poi riceve una bocciatura. E’ per questo che nessuno vuole investire in questo paese. Guardiamo a cosa sta succedendo, ai rapporti sull’occupazione, quelli veri. Ci sono milioni di persone che hanno rinunciato a cercare un lavoro, e che non vengono nemmeno considerate nel tasso di disoccupazione ufficiale inferiore al 5 per cento”. Trump ribadisce di essere dubbioso in merito alle cause antropiche del mutamento climatico, e non smentisce di aver parlato a tal proposito di “truffa”: “Credo davvero sia divenuta una grande truffa per molte persone che su questo tema lucrano. Nel frattempo la Cina ci soffia il pranzo, perche’ non recepisce le nostre stesse norme e regole”. Trump promette, una volta trasferitosi alla Casa Bianca, di assumere decisioni tempestive ed inequivocabili in merito all’accordo sul clima di Parigi e agli oleodotti Dakota pipeline e Keystone. Quanto all’accordo di Parigi, spiega di essere impegnato a “studiare” la questione: “Non voglio che quell’accordo ci ponga in una situazione di svantaggio competitivo rispetto ad altri paesi”, precisa. Infine, il presidente rivendica la conversazione telefonica con la presidente di Taiwan, Tsai Ing-wen. Il presidente eletto nega che la telefonata sia stata un attacco premeditato alla Cina, ma al contempo chiarisce che Washington “non e’ tenuta al rispetto della politica di ‘una sola Cina’ su cui il governo cinese poggia il rifiuto di riconoscere l’indipendenza di Taiwan. “Non intendo farmi dettare condizioni dalla Cina (…) Per quale ragione un altro paese dovrebbe essere in grado di proibirmi di rispondere a una chiamata? Credo che non rispondere sarebbe stato assai irrispettoso”.

Nuove clamorose rivelazioni dalla seconda parte del rapporto Wada sul doping di stato in Russia. Più di 1.000 atleti impegnati in specialità olimpiche estive, invernali e paralimpiche sono coinvolti o hanno beneficiato di coperture a livello istituzionale per nascondere test positivi a sostanze dopanti. “Siamo ora in grado di confermare un sistema di coperture che risale almeno al 2011 e che è proseguito anche dopo i Giochi olimpici di Sochi”, ha detto l’autore del rapporto l’avvocato canadese Richard McLaren. “Era un sistema di coperture che si è evoluto da un caos incontrollato fino ad una vera e propria cospirazione istituzionalizzata e disciplinata che puntava a vincere le medaglie”, ha aggiunto il legale nel corso di una conferenza stampa.
ANCHE IL CALCIO COINVOLTO. Sono più di 30 gli sport coinvolti, fra cui anche il calcio. “Abbiamo prove di più di 500 risultati positivi segnalati come negativi, tra cui quelli di atleti famosi e di alto livello, che hanno visto i loro test positivi automaticamente falsificati”, ha dichiarato McLaren. “La squadra russa ha danneggiato i Giochi di Londra in modo senza precedenti”, ha detto ancora il legale canadese che ha considerato strano che nessun atleta russo sia risultato positivo a Londra 2012 dove hanno vinto 24 ori, 26 argenti e 32 bronzi. Il primo report, reso noto nel mese di luglio, fu uno dei due commissionati dalla Wada, che ha scoperchiato l’autentico sistema di doping di stato in Russia.
MEDAGLIE. Sempre secondo il report, i test antidoping di quattro vincitori di una medaglia d’oro alle Olimpiadi di Sochi e cinque di Londra 2012 risultano ‘inquinati’. In alcuni casi test fisiologicamente impossibili, con tracce di Dna maschile in urine femminili o test ‘allungati’ con sale e caffè. Dodici vincitori di medaglia russi sempre ai Giochi Invernali del 2014 hanno visto i loro campioni di urina chiaramente manomessi. Ma l’accusa più grave è che il sistema di manipolazione dei campioni di urina utilizzato a Sochi è diventato una pratica regolare presso il laboratorio antidoping di Mosca per quanto riguarda gli atleti d’elite.
MOSCA RESPINGE LE ACCUSE. Immediate le reazioni a livello internazionale. Il ministero dello Sport russo ha respinto le accuse mosse dalla Wada dell’esistenza di un vero e proprio sistema di doping di stato. Il Cremlino ha comunque ribadito la massima collaborazione con l’Agenzia mondiale antidoping. La Iaaf “concorda con il professor McLaren che è tempo che questa manipolazione si fermi”. In riferimento ai casi di positività, la Federazione internazionale di atletica ha ricordato che “più della metà (53%) degli atleti d’elite sono già stati sanzionati o sono attualmente sottoposti a procedimenti disciplinari”. Il presidente Sebastian Coe ha aggiunto: “Continueremo a testare in modo intelligente, verificare nuovamente, lavorare in modo collaborativo cercando di fare rapidamente giustizia”.
CIO ORDINA NUOVI TEST. In serata, infine, il Cio ha annunciato che effettuerà nuovi test su tutti i 254 campioni di urina raccolti da atleti russi alle Olimpiadi invernali di Sochi 2014. Tutti i 63 campioni di sangue raccolti da atleti russi sempre a Sochi, invece, sono già stati rianalizzati dal Cio ed erano tutti negativi. Il Cio ha inoltre prorogato il mandato alla Commissione Oswald per esaminare tutti i campioni raccolti da atleti russi durante i Giochi olimpici di Londra 2012. Le rianalisi di alcuni di questi campioni sono già in corso. Undici atleti russi sono già stati sanzionati dal Cio grazie al programma di rianalisi cominciato prima dei Giochi olimpici di Rio 2016.

Il presidente russo Vladimir Putin ha incontrato il primo ministro turco Binali Yildirim. Al centro dei colloqui, tra i temi economici e di cooperazione tra i due Paesi, i preparativi per l’incontro del 2017 tra Putin e il leader turco Recep Tayyip Erdogan. Ad affermarlo è stato il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov. Putin ed Erdogan si dovrebbero incontrare probabilmente nella prima meta’ del 2017, lo ha annunciato il premier russo Dmitri Medvedev dopo un incontro a Gorki, vicino Mosca, con il suo omologo turco Binali Yildirim.

Il ministro dello Sviluppo economico russo Alexey Ulyukaev è stato arrestato oggi con l’accusa di aver preso una tangente da 2 milioni di dollari in cambio del sostegno del suo dicastero a un accordo di una importante compagnia petrolifera. Ulyukaev avrebbe preso la tangente milionaria per “la valutazione positiva data dal Ministero dello sviluppo Economico all’operazione che ha permesso alla Rosneft di completare l’accordo per l’acquisto del 50% detenuto dal governo del capitale della Bashneft”, spiega il Comitato investigativo russo. Rosneft e Bashneft sono entrambe compagnie petrolifere russe. Ulyukaev, 60 anni, è ministro nel governo Medvedev da giugno 2013

Domani elezioni legislative in Montenegro, dove al centro della consultazione è in primo piano l’adesione alla Nato, tema di scontro tra la Russia e l’Occidente nei Balcani. Il primo ministro Milo Djukanovic ha avvicinato la nazione all’Occidente, ma deve fare i conti con i gruppi che si oppongono all’adesione all’alleanza militare e, per gli analisti, potrebbe non farcela ad avere un sostegno tale da formare un governo stabile. L’ingresso del Montenegro nella Nato, che deve ancora essere ratificato da Podgorica e dagli Stati membri, arriverebbe dopo altre decisioni che hanno acceso i contrasti con la Russia, vecchio alleato.

“Occorre fermare la strage ad Aleppo” e il tempo perche’ la Russia eserciti la sua azione “moderatrice” sul regime di Damasco si sta esaurendo: cosi’ il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, intervenuto stamane alla trasmissione Rai, Radio Anch’io. Il responsabile della Farnesina ha escluso la possibilita’ di nuove sanzioni a Mosca e indicato la diplomazia come la strada per arrivare a una tregua dei bombardamenti. E in questo senso ha lanciato un allerta a Mosca: “Non si puo’ ignorare che c’e’ un responsabile principale della strage di Aleppo, ed e’ il regime siriano. Oggi Damasco ha l’idea di poter conquistare Aleppo est, distruggendola e bombardandola. E’ inaccettabile che la Russia gli dia copertura”. “Il messaggio al governo di Mosca -ha sottolineato- deve essere chiaro: proprio noi italiani che abbiamo sempre sottolineato la possibilita’ di un ruolo moderatore della Russia siamo alle ultime verifiche: o la strage finisce, subito, ni questo momento oppure, se continuano i bombardamenti, sara’ molto difficile ricostruire un clima adeguato”.