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“La sinistra non la consideriamo un avversario in Sicilia, l’avversario sono i Cinque stelle”. Lo ha detto il coordinatore di Fi in Sicilia Gianfranco Micciche’ durante il dibattito organizzato da L’Opionione nel parco della Versiliana a Marina di Pietrasanta (Lucca). “La partita in Sicilia sara’ decisiva a livello nazionale? Credo di si’ – ha detto ancora Micciche’ -, se cosi non fosse probabilmente non avremmo chiuso cosi’ bene gli accordi di coalizione come abbiamo chiuso. La Lega in Sicilia non ha tanti voti, la Meloni comincia ora a costruire una struttura. Abbiamo fatto fatica anche a convincere il presidente Berlusconi, ma e’ chiaro che dovevamo stare tutti insieme. Abbiamo sei liste, tutte competitive. Abbiamo generato uno stato confusionale nei centristi di Casini e Alfano. Sembra che Alfano indichi una strada e i suoi vanno da un’altra. La sinistra in Sicilia non ha una testa pensante, con chi parli parli sembra di parlare con un muro. I migliori del Pd se ne sono andati con la sinistra di Fava e Articolo Uno. La sinistra non la consideriamo un avversario, consideriamo avversari i Cinque Stelle. Tre mesi fa sembrava non ci fosse partita per la Sicilia. Oggi la partita c’e’ ma credo alla fine la coppa la prenderemo noi”.

“Sara’ significativo che la mostra sul 1917 la faccia il Meeting di Cl e non una forza politica di sinistra… Questo perche’ nella storia di Cl la tradizione e’ viva, mentre certa sinistra se ne e’ disfatta diventando colpevole di una damnatio memoriae”. Lo dice al Meeting di Rimini Fausto Bertinotti. L’ex leader di Rifondazione comunista incassa un’accoglienza calorosissima dal popolo di Cl: erano in 1.500 ad ascoltarlo parlare di ‘Futuro della tradizione’ dal palco di una delle sale, e gli applausi sono fioccati di continuo per quello che una volta era in qualche modo il nemico e che oggi considera come un valore il suo rapporto personale con il ‘capo’ del movimento di don Giussani, monsignor Julian Carron. Bertinotti si bea quasi della sua complicita’ con l’auditorio. Cita Papa Francesco, lo stesso don Carron, ma anche Giuseppe Dossetti ed il subcomandante Marcos, senza pero’ dimenticare di essere uno “che ha ancora in tarda eta’ l’ambizione di dirsi comunista”. E sostiene che “la cosa che di piu’ mi interessa di Cl e’ la formazione di un popolo. A me ricorda la storia migliore, quella delle feste dell’Unita’, dell’organizzazione comunitaria e degli scioperi”. Si dice esterno alla “dialettica politica del Paese” (“se ne parliamo ancora posso uscire…”); ma attacca la politica di oggi “che non indica una meta, che risente della progressiva ‘cosificazione’ dell’umanita’” ed e’ caratterizzata da “un pensiero debole che produce persone deboli e popoli disarmati”. Un messaggio che piace ai ciellini, che lo ascoltano e con il comunista interloquiscono in una critica del presente e nella condivisione che “la fede e’ il problema di sapere dove andare”. Nel movimento operaio, rivendica Bertinotti, come nella Chiesa.

“Lo smarrimento della politica non e’ solo un problema della sinistra. Credo ci sia una grande difficolta’ della politica ad interpretare le cose nuove, e’ gia’ capitato nella storia. La rivoluzione in corso e’ paragonabile a quella industriale”. Lo ha detto Walter Veltroni ospite del Caffe’ della Versiliana. “Siamo di fronte – ha aggiunto – ad un tempo completamente inedito, tanto che la destra non e’ piu’ la destra: Trump non e’ paragonabile a personaggi di destra come Bush o Regan. La sinistra trova difficolta’ in gran parte del mondo. Io credo che queste categorie, destra e sinistra, esistano ancora. Pero’ il problema centrale del nostro tempo e’ questo: le generazioni precedenti avevano un ciclo di vita definito: studiavano, trovavano lavoro, mettevano su casa, figli, pensione e via. Ora, quale di questa situazione e’ rimasta sicura nella vita dei ragazzi? Studiare, e poi? La sinistra deve cercare di costruire un punto di armonia tra assetto produttivo e sicurezza. Perche’ non si fanno figli? Perche’ non c’e’ sicurezza, perche’ non hanno una speranza. E non solo in Italia. Il problema e’ come la societa’ moderna possa unire flessibilita’ e sicurezza”.

La storia politica della sinistra nel XX secolo, partendo dalle vicende internazionali legate all’Unione Sovietica, passando dalla creazione del partito Comunista Italiano fino al congresso della Bolognina del 1991, in cui si e’ deciso il cambio di nome in Partito Democratico della Sinistra. Vicende raccontate da Sergio Zavoli in ”Diario di un cronista” in onda domani alle 19.30 su Rai Storia. Attraverso interviste a Pietro Ingrao, Rosanna Rossanda, Ivano Marescotti, Walter Veltroni, Massimo D’Alema e Achille Occhetto si indaga sul significato del comunismo e sulle esperienze del socialismo reale nel mondo, oltre che sulle posizioni espresse nel corso degli anni dal Partito Comunista Italiano. Infine, Fausto Bertinotti racconta la nascita e il significato del Partito della Rifondazione Comunista.

“Non c’e’ nessuna discussione fra noi, ne’ fra noi e Pisapia. Noi siamo nati come movimento per promuovere una cosa piu’ grande. Campo progressista e’ nato come movimento per promuovere una cosa piu’ grande. Non facciamo un cartello elettorale: stiamo percorrendo una strada che ci porta a un nuovo soggetto politico: progressista, plurale, saldamente di centrosinistra, con un programma di centrosinistra che parlera’ di lavoro, sanita’, di pulizia morale…”. Cosi’ Pier Luigi Bersani sintetizza a Repubblica.it il progetto messo in campo da Articolo 1-Mdp e da Campo progressista. Alle elezioni ci sara’ una “lista unica che dira’ che non siamo solo una lista, ma stiamo avviandoci verso la costruzione di una forza politica progressista, aperta, plurale, saldamente di centrosinistra. Quando avverra’? Non ho l’orologio. Ma so che lo stiamo costruendo aprendoci, senza gelosie e solitudini”. Quanto al rapporto con Massimo D’Alema, Bersani taglia corto: “Io imparo dai giornali cosa ho fatto con D’Alema. Dopo di che bastava sentirlo D’Alema, la pensiamo esattamente alla stessa maniera”.

“Obama ha espulso 2.5mln clandestini. Bill Gates ha capito che la politica delle porte aperte è dannosa. Solo la sinistra italiana si ostina a sbagliare”. Così su Twitter Deborah Bergamini, portavoce di Forza Italia. Intanto – racconta Bergamini sempre su Twitter – la maggioranza ha “bocciato il mio emendamento a legge su radicalizzazione. Ero per togliere l’aggettivo “violento” a estremismo jihadista. Esiste un estremismo jihadista non violento?”. Si fronteggiano le due strategie per fronteggiare l’emergenza migranti: quella dell’accoglienza tout court e quella delle porte chiuse. L’Italia deve fare i conti con una Unione europea sostanzialmente sorda alle richieste di aiuto e di solidarietà che giungono dal nostro Paese.

Quel pezzo di sinistra che non si riconosce nel Pd di Matteo Renzi prova ad organizzarsi e a dare voce ad una fetta di elettorato che non si sente rappresentata. Il leader di questo progetto politico é Giuliano Pisapia, ex sindaco di Milano. Queste le sue parole ‘come diceva Don Milani, la politica è trovare insieme una soluzione. Uscire dai problemi da soli è avarizia, assieme è politica. Da soli non si va da nessuna parte”. Lo afferma, nel suo intervento da Piazza SS Apostoli, Giuliano Pisapia, il quale aggiunge: “Non c’è altra strada, insieme. L’altra strada della divisione, di non essere ancorati ai principi rischia di dare il nostro Paese alla destra, al populismo, alla demagogia”. “Oggi nasce la nuova casa comune del centrosinistra – afferma ancora -. Senza dimenticare il passato, ma radicalmente innovativo”. A fargli da sponda Pierluigi Bersani ‘”Da questa piazza vogliamo rivolgerci a tutto quel popolo di centrosinistra che se ne sta testardamente a casa, disilluso, sfiduciato, spaesato, che sente in tv anche Renzi, ma gli passa come acqua sul marmo. Vogliamo reagire o no? E possiamo accettare che la destra prenda in mano il Paese?. Facciamo partire un viaggio in radicale discontinuità con quello che si è visto in questi anni. E non lo facciamo per rancore, nostalgia, antipatia, perché non abbiamo fatto il vaccino obbligatorio contro l’antirenzismo. Un po’ di misura! Il mondo non gira intorno alla Leopolda, veniamo giù!”. Pisapia e Bersani, dunque, hanno tenuto il battesimo, a Roma, a Piazza SS. Apostoli, di ‘Insieme’: la sinistra alternativa al Pd.

“La sinistra unita è un’ipotesi inverosimile. Sarebbe un contenitore con dentro tutto e il suo contrario. Io faccio altro: scrivo, racconto, creo. La politica è un altro lavoro e non è il mio lavoro”. Così Roberto Saviano, in un’intervista al Corriere della Sera, a proposito del sondaggio Ipr che darebbe la sinistra alternativa al Pd al 16% con lui come leader. “Tra i tanti errori che potrei commettere nella mia vita futura – rimarca – uno dei più gravi sarebbe mettermi alla guida della sinistra unita”.

“I sondaggi dicono che c’e’ spazio per una forza di sinistra e plurale in cui convergono esperienze, gruppi, associazioni e che potrebbe essere significativa dal punto di vista elettorale e contribuire a rafforzare il centrosinistra” specie “in uno scenario in cui si impone il ritorno al proporzionale, e quindi c’e’ bisogno di partiti che abbiano un’identita’ e un programma piu’ definiti”. Lo ha detto il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, presentando il nuovo gruppo Mdp in Consiglio regionale, formato insieme all’ex consigliere Pd Serena Spinelli. “Vogliamo fare una cosa molto aperta – ha aggiunto – che consenta il massimo della partecipazione e con modalita’ che impediscano una calata dall’alto dei programmi. Siamo nella fase di stato nascente e i segnali ci dicono che le cose si stanno muovendo”. Rispondendo alle domande dei giornalisti, Rossi ha sottolineato “che il Pd non fosse piu’ il partito in cui potevo stare l’ho capito all’assemblea nazionale. Alle una e mezzo uscii dicendo che sarei uscito per impegnarmi a costruire nuova forza politica di sinistra. E’ ovvio che ci deve essere un’etica della responsabilita’ ma per chi fa politica questa e’ anche collegata all’etica dei valori. Se le due cose si equilibrano va bene, se non e’ cosi’ bisogna prenderne atto”.

“Se vogliamo entrare nel governo? Assolutamente no. Abbiamo lasciato le nostre poltrone, non abbiamo l’abitudine di cercarne altre”. Lo ha detto Arturo Scotto, deputato di Mdp, al programma di Rai Radio1 Un Giorno da Pecora, condotto da Giorgio Lauro e Geppi Cucciari . Scotto ha spiegato che la nuova formazione politica vuole sedere in Parlamento “a sinistra del Partito Democratico”. “Il nostro movimento – ha continuato – è destinato a crescere ed a diventare attrattivo: puo’ diventare il quarto gruppo del Parlamento”. E sulla sigla del Movimento: “Non chiamateci Dp ma Amdp, ovvero Articolo 1 Movimento democratico progressista”, ha dichiarato Scotto, deputato del neo movimento che vede tra i suoi leader Pierluigi Bersani e Roberto Speranza.