Turchia

“Faccio appello perché liberi tutti i giornalisti. Non è accettabile essere incriminati per il lavoro che si svolge”. Lo ha detto Gabriele Del Grande, riferendosi alla Turchia, nell’incontro con i giornalisti della stampa estera a Roma. “Non chiamatemi eroe – ha continuato il reporter appena rientrato in Italia – ho solo fatto il mio lavoro. Sono uno dei tanti, ci sono ancora 174 giornalisti in carcere” in Turchia. “Chiedo di essere giudicato per il mio lavoro, nulla di più”. Il giornalista ha raccontato il suo arresto in Turchia: “Siamo stati fermati a Rihanli, lungo il confine tra Turchia e Siria, in uno dei ristoranti più buoni della città. Si sono presentati otto agenti in borghese che ci hanno mostrato un distintivo, e poi portato in commissariato”. Ed ha aggiunto: “Non avevo alcuna intenzione di andare in Siria, il mio lavoro in Turchia era di ricerca, per scrivere un libro”.

Il presidente degli Stati uniti Donald Trump si è congratulato telefonicamente  con il suo omologo turco Recep Tayyip Erdogan per la  vittoria al referendum sulla riforma costituzionale in Turchia. Trump “ha parlato oggi con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan per congratularsi per la sua recente vittoria al referendum”, ha indicato la Casa Bianca in un comunicato. Secondo una nota diffusa dal governo di Ankara, Trump si e’ congratulato con Erdogan ed ha discusso con il presidente turco dei recenti sviluppi in Siria.

“Se i risultati dell’inchiesta Osce saranno confermati, dovremo mandare un segnale forte alla Turchia e a Erdogan”. Lo ha detto il presidente dell’Europarlamento, Antonio Tajani, in un’intervista a Repubblica riferendosi alle irregolarità denunciate dall’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, riguardo alle schede senza timbro ritenute valide al referendum presidenziale che si è tenuto domenica scorsa. Continua Tajani: “Se poi passasse la reintroduzione della pena di morte, allora Ankara si metterebbe completamente al di fuori di una prospettiva europea” e aggiunge che l’Ue dovra’ “lanciare un segnale di forte avvertimento, cosa che il Parlamento europeo e’ pronto a fare gia’ nel dibattito sulla Turchia che si svolgera’ in aula il 26 aprile”.

“Una decisione storica di cambiamento e trasformazione” per la Turchia, che “tutti devono rispettare, compresi i Paesi che sono nostri alleati”. Queste le prime parole del presidente turco Recep Tayyip Erdogan, nel suo discorso dopo la vittoria di misura (51,2%) del ‘sì’ al referendum sul presidenzialismo. Con la riforma costituzionale oggetto della consultazione popolare, aumentano i poteri del Presidente e si restringono notevolmente quelli del Parlamento. “La Turchia ha preso la sua decisione con quasi 25 milioni di cittadini che hanno votato sì, con quasi 1,3 milioni di scarto”, ha detto Erdogan. Il capo della commissione elettorale turca Sadi Guven ha dichiarato che le schede senza timbro, contestate dall’opposizione, sono valide, come avvenuto in passato. Lo ha riferito la Cnn turca.
Le opposizioni, che sostenevano il No alla riforma costituzionale, hanno annunciato ricorsi ufficiali al risultato. Alta la partecipazione al voto, con un’affluenza dell’84%. Record all’estero, con il 45%. Il ‘sì’ all’estero ha sfiorato il 60%, anche oltre in Germania e Olanda. In Svizzera a dire di “sì” è stato il 41,16%, secondo gli ultimi dati pubblicati dopo lo spoglio di meno di 2/3 delle schede di voto registrate. “I risultati finali definitivi del referendum costituzionale saranno resi noti entro 11-12 giorni”, ha riferito la commissione elettorale all’agenzia di stampa turca Anadolu.

La Turchia domani vota il più importante referendum della sua storia. In ballo c’è l’abolizione dell’attuale sistema parlamentare che ha accompagnato la tradizione politica – e democratica – del paese per 94 anni. Al suo posto verrebbe introdotto un controverso sistema presidenziale, definito “alla turca” perchè non simile a nessun altro modello al mondo e che secondo i critici della riforma segnerebbe l’inizio del governo di un solo uomo al potere. La riforma è stata perseguita già a partire dal 2007 dal presidente Recep Tayyip Erdogan. Ma i seggi parlamentari del partito della giustizia e dello sviluppo (Akp, al governo) sono sempre rimasti insufficienti per raggiungere il numero minimo di 330 voti a favore per portare l’emendamento costituzionale a referendum. L’obiettivo è stato raggiunto solo lo scorso gennaio, dopo che il nazionalista Mhp (quarto partito del parlamento) ha deciso di approvare la riforma. Da quando è giunto al potere nel 2002, l’Akp non ha mai perso una elezione – fatta eccezione per le sole consultazioni del giugno 2015 dove ha avuto il 40,8% dei voti – ed ha mantenuto sempre il 50% delle preferenze. Anche per questo referendum i sondaggi indicano un simile risultato, ma le possibilità di superare il 50% delle preferenze – quale condizione per l’adozione della riforma – non risulta ancora data per certa, visto che anche il fronte del “no” si mantiene sulla stessa percentuale.

Tensioni tra Stati Uniti e Turchia. Lo scrive l’opinionista Yaroslav Trofimov sul “Wall Street Journal”. Istanbul si aspettava che l’elezione di Trump avrebbe consentito una luna di miele tra i due paesi; Washington e Ankara, invece, paiono a un passo dal divorzio, scrive la stampa Usa. Per il momento, il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, “si e’ morso la lingua” ed ha evitato di rivolgere al presidente Usa, Donald Trump, gli stessi feroci attacchi riservati a diversi leader europei. La Casa Bianca ha fatto lo stesso, mantenendo un silenzio eloquente in merito agli affari turchi. Il segretario di Stato Usa, Rex Tillerson, si e’ recato in Turchia proprio ieri, nel tentativo di consolidare un legame che ha definito “vitale”. Eppure, su una molteplicita’ di questioni di vitale importanza i due paesi sono arroccati su posizioni inconciliabili, e la possibilita’ di uno scontro dalle conseguenze imponderabili appare tutt’altro che remota. In cima ai fattori di tensione figura ovviamente il rifiuto di Washington di espellere il predicatore islamico Fethullah Gulen, nemesi politica di Erdogan cui questi ha imputato il colpo di Stato fallito della scorsa estate. Ancor piu’ importante, sul piano geopolitico, e’ il sostegno degli Stati Uniti a curdi siriani, contro cui Ankara ha scatenato invece un’offensiva militare. Lo scorso anno, ricorda l’opinionista, Trump aveva elogiato Erdogan per aver sventato il colpo di Stato ai suoi danni; il presidente turco ha ricambiato negli ultimi mesi, evitando di scagliarsi pubblicamente contro il bando temporaneo opposto dalla Casa bianca agli ingressi da sette paesi a maggioranza musulmana. Ora, pero’, “e’ emersa una dinamica inedita”: l’ex consigliere per la sicurezza nazionale Usa, Michael Flynn, costretto a dimettersi per le sue conversazioni con l’ambasciatore russo a Washington, ha ricevuto alcune decine di migliaia di dollari da enti ed aziende turche per alcune attivita’ di lobbying prima della campagna presidenziale dello scorso anno. Le attivita’ e i compensi, regolarmente dichiarati, sono emersi pero’ soltanto nelle ultime settimane; e lunedi’, un banchiere turco e’ stato arrestato a New York nell’ambito di indagini sulle violazioni delle sanzioni all’Iran.

Ancora tensione tra Olanda e Turchia dopo che le autorità olandesi hanno impedito la partecipazione di due ministri turchi, degli Esteri Mevlut Cavusoglu e della Famiglia Fatma Betul Sayan Kaya, a un evento politico a Rotterdam dove intendevano fare campagna elettorale per il referendum costituzionale turco del 16 aprile. Vicino al consolato turco a Rotterdam, la polizia ha disperso la protesta di circa 2mila sostenitori di Erdogan con cariche a cavallo e cannoni ad acqua. Dodici manifestanti sono stati arrestati. Il presidente turco, Recep Tayyp Erdogan ha chiesto alla comunità internazionale di imporre sanzioni all’Olanda. L’Olanda “pagherà di certo il prezzo” per avere danneggiato i rapporti con la Turchia e “insegneremo loro la diplomazia internazionale”, ha detto Erdogan. Ed ha aggiunto: “Pensavo che il nazismo fosse morto, ma mi sbagliavo. Il nazismo è ancora diffuso in Occidente”. Il ministro turco degli Affari europei, Ömer Çelik, ha affermato che il modo di agire delle autorità olandesi è “esattamente fascismo”. L’idea che l’Olanda si scusi è “bizzarra”, ha detto il primo ministro Mark Rutte, ricordando che Erdogan “ci ha presentato come fascisti e un Paese di nazisti”; “io tenterò una de-escalation, ma non offrendo scuse”, ha dichiarato a un talk show. Intanto, per le scintille tra i due Paesi, il premier della Danimarca Lars Lokke Rasmussen, ha chiesto di rinviare la visita del premier turco che era in programma per questo mese, ritenendo gli attacchi della Turchia un’azione contro i Paesi bassi. In Germania, il ministro tedesco delle Finanze Wolfgang Schaeuble ha detto che queste tensioni rendono difficili gli aiuti economici alla Turchia.

“Quella del governo turco nei confronti dei curdi è una politica di genocido a tutti gli effetti. E’ il tentativo di annientare un popolo la cui unica richiesta è quella di poter vivere in pace nelle terre dove ha sempre abitato, parlando la propria lingua e dando libera espressione alla propria cultura”. Lo ha dichiarato ai cronisti, a Milano, la deputata del partito turco filo-curdo Hdp, Dilek Ocalan, nipote dello leader del Pkk Abdullah Ocalan, in vista della manifestazione nazionale che si terrà sabato pomeriggio con le parole d’ordine “Libertà per Ocalan e per tutte le prigioniere e i prigionieri politici: pace e giustizia per il Kurdistan”. Per la deputata “Una responsabilità grave nella politica di sterminio del popolo curdo ce l’ha anche il consesso internazionale che ha consentito, 18 anni fa, l’arresto, di Abdullah Ocalan”.

La Turchia è stata colpita da un nuovo attentato che ieri ha provocato due morti nella città costiera di Smirne, cinque giorni dopo la strage nella discoteca di Istanbul il cui autore è ancora in fuga. L’attacco perpetrato con un’autobomba ha preso di mira un tribunale di Smirne (ovest) e ha ucciso un poliziotto e un dipendente del tribunale, secondo i media turchi. Due “terroristi” sono stati uccisi dalla polizia dopo l’esplosione, secondo la stessa fonte. Una decina di persone sono rimaste ferite nell’attacco, ha indicato un responsabile locale. Secondo il prefetto della città, le autorità sospettano che il Partito dei Lavoratori del Kurdistan (Pkk) sia all’origine dell’attacco. L’attentato è l’ultimo di una serie di attacchi che hanno insanguinato la Turchia nel 2016 e che sono stati imputati sia ai jihadisti dello Stato islamico (Isis) sia rivendicati dai ribelli curdi. Intanto le autorità turche ricercano attivamente l’autore del massacro di capodanno a Istanbul che è riuscito a fuggire dopo aver ucciso 39 persone e ferite oltre decine durante la notte di Capodanno in una discoteca, il Reina. Questa strage è stata rivendicata dall’Isis.

L’Isis ha rivendicato in un comunicato, tramite la sua agenzia di stampa Amaq,l’attentato al ‘Reina’ nightclub di Istanbul. Lo riferisce SkyNews. Oltre che in arabo, per la prima volta il comunicato di rivendicazione dell’Isis, è stato diffuso anche in lingua turca. Nell’attentato alla discoteca sono morte 39 persone, di cui 25 stranieri e altre 70 sono rimaste ferite.
Nel comunicato di rivendicazione, l’Isis definisce la Turchia, “serva della croce”. E poi, riferendosi al suo ruolo nel conflitto in Siria, avverte che “il governo di Ankara dovrebbe sapere che il sangue dei musulmani, uccisi dai suoi aerei e dalla sua artiglieria, provocherà un fuoco nella sua casa per volere di Dio” sostenendo che il killer ha agito “in risposta agli ordini” del leader dell’Isis, Abu Bakr al-Baghdadi”.
Almeno 8 sospetti militanti dell’Isis sono stati fermati dalle unità antiterrorismo della polizia di Istanbul per un presunto coinvolgimento nell’attacco. Le autorità turche hanno identificato 38 delle 39 vittime della strage di Capodanno. Almeno 25 sono gli stranieri, in maggioranza sauditi (7). Le vittime sono 25 uomini e 14 donne.
Continua la caccia al killer che si è dato alla fuga dopo l’attacco. Due quotidiani locali, Hurriyet e Karar, citando fonti anonime, sostengono che l’autore della strage potrebbe essere originario dell’Uzbekistan o Kyrgyzstan. Per la caccia all’uomo sono stati mobilitati migliaia di poliziotti in tutto il Paese. Intanto, si apprende che sono stati esplosi tra i 120 e 180 colpi all’interno del locale.