Ue

L’annuncio di un accordo di pace finale a L’Avana tra le Forze armate rivoluzionarie della Colombia (Farc-Ep) e il governo del paese e’ “un’opportunita’ storica e unica per la pace in Colombia, che segue una lunga trattativa la quale ha richiesto grande volonta’ politica e perseveranza”. E’ quanto si legge in una nota di stamattina dell’Alto rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Federica Mogherini. “Ho avuto una conversazione telefonica oggi con il presidente (Juan Manuel) Santos, che mi ha informato di questi sviluppi storici”, si legge nella nota nella quale il capo della diplomazia Ue rende omaggio alla “leadership e visione politica” di Santos, oltre che alle squadre di negoziazione, a Cuba e alla Norvegia in quanto paesi garanti, oltre che al Venezuela e al Cile in quanto paesi che hanno facilitato. “Adesso sta al popolo colombiano – continua la nota – decidere il proprio futuro attraverso il plebiscito. Molte sfide ci attendono per l’attuazione dell’accordo, che dovrebbe aprire la strada a una pace duratura nel paese, basata su una vera riconciliazione nazionale e sulla giustizia. Si dovrebbe anche portare verita’ e risarcimento alle vittime, che hanno sopportato molte perdite e dolore durante gli anni del conflitto’.

Solo annunci vuoti se l’Ue non discute di riformare i Trattati. A sostenerlo è Emma Bonino in una intervista a Repubblica commentando l’incontro di Ventotene di Renzi, Merkel e Hollande in vista del vertice dei 27 paesi a Bratislava. “Il Trattato di Lisbona appartiene ormai ad un altro periodo storico – afferma l’ex ministro e commissario europeo – nel frattempo siamo alle prese con una crescente deriva nazionalista e populista”. E aggiunge: “Ci sono anche scenari da brivido nel mondo, Siria, Libia, Turchia..”. Sulla sicurezza afferma: “se non c’è una politica estera comune non ci può essere nemmeno un sistema di intelligence comune”.

La forza europea EunavforMed, impegnata nella missione anti-scafisti ‘Sophia’, e le autorità militari del governo Serraj hanno siglato un accordo per l’addestramento della Guardia costiera e della Marina libiche. E’ un altro compito che il Consiglio dell’Unione Europea ha aggiunto all’operazione ‘Sophia’, dopo che è stato deciso di estendere il mandato della missione. Il ‘Memorandum of understanding’ è stato firmato dal comandante dell’operazione Sophia, ammiraglio Enrico Credendino, e dal commodoro Abdalh Toumia, comandante della Guardia Costiera libica. Il programma dell’addestramento coinvolge altri organismi, come la missione Eubam Libia, Frontex e Nazioni Unite.

‘L’Europa non e’ finita con Brexit, scriviamo il futuro’ a Ventotene’. Questo il messaggio che hanno voluto Italia, Germania e Francia nell’incontro che ha avuto come sfondo l’isola che negli anni ’40 ospitò uno dei padri dell’Europa unita, Altiero Spinelli, a cui i tre leader hanno reso omaggio. “Molti pensavano che dopo la Brexit l’Europa fosse finita. Non e’ cosi’”, ha detto Renzi in conferenza stampa sulla nave militare italiana Garibaldi. Al centri dell’incontro trilaterale le questioni economiche. “C’è’ bisogno, nelle more della Brexit, di misure forti per accompagnare la crescita e combattere la disoccupazione giovanile”, ha affermato il premier italiano. La tappa in Italia avrà il suo seguito nell’incontro informale che si terra’ il 27 di settembre a Bratislava. Ha dichiarato il presidente Francois Hollande: “Servono piu’ investimenti in cultura, dobbiamo dare risposte ai giovani, non vogliamo decidere per gli altri ma dobbiamo impegnarci per portare l’Europa verso un futuro”. Per affrontare l’emergenza migranti Hollande pensa allo “sviluppo”, desiderando che “nei confronti con l’Africa l’Ue sia piu’ presente”. E la cancelliera Merkel: “Abbiamo dimostrato che, di fronte a delle sfide cosi’ grandi di fronte alle quali ci troviamo, ogni Paese membro – in questo caso pensiamo proprio all’Italia e ai tanti profughi che arrivano dalla rotta del Mediterraneo – dobbiamo migliorare il nostro meccanismo di protezione delle frontiere”. Cio’ detto, “anche la Germania ha cambiato la sua posizione: per tanti anni noi siamo stati contrari a che ci sia una europeizzazione” delle responsabilita’ “ma noi adesso lavoriamo in questo senso perche’ deve essere un esempio di cooperazione europea”. E in materia economica: “Credo che il patto di stabilita’ ha molte possibilita’ di flessibilita’”, ha osservato Merkel – apprezzando le riforme di Renzi e rinviando a “verifiche future” la proposta francese di raddoppiare il piano Juncker. Renzi ha ricordato anche il simbolo di Ventotene: “Scegliere di fare questo incontro in un luogo simbolico come Ventotene e’ anche un grande messaggio ai giovani. Alle mie spalle vedete il carcere in cui fu recluso tra gli altri Sandro Pertini. Ora diventera’ una scuola per formare le nuove classi dirigenti europee”.

“L’Europa deve fornire la prova della sua necessita’. Era nata all’indomani della Seconda guerra mondiale per scongiurare nuovi conflitti tra i Paesi membri: missione compiuta, per fortuna, ma quella narrazione ormai non dice piu’ niente all’opinione pubblica, che va riconquistata”. Cosi al Corriere della Sera, Pascal Lamy, gia’ commissario a Bruxelles e direttore dell’Organizzazione mondiale del commercio. A Ventotene, osserva, “si potrebbe rimettere in primo piano la questione dei valori. Riaffermare che quello europeo e’ un progetto di civilta’, il migliore che si possa trovare su questo Pianeta”. “L’Europa e’ il posto dove, nonostante tutto, esiste un certo equilibrio tra le performance economiche e le questioni sociali, ci sono una sensibilita’ culturale ed ecologica, diritti e sistemi di protezione sociali. Siamo un’economia sociale di mercato con sensibilita’ ambientale: e’ questo il software, il sistema operativo dell’Europa, e dobbiamo difenderlo. L’Europa e’, e deve restare, il progetto piu’ attraente al mondo. Dovremmo smetterla di rincorrere i populisti, e riaffermare invece i nostri valori riprendendo l’iniziativa. Incontrarsi a Ventotene significa mettere l’asticella molto in alto”.

“Sono molto ottimista per l’Europa, anche se sono stati fatti errori enormi”. Lo dice al Corriere della Sera Amartya Sen, premio Nobel per l’Economia. “La priorita’ di Ventotene era costruire un’unione politica e promuovere coesione sociale. Questi obiettivi avrebbero dovuto precedere sia l’euro che una condivisa politica di austerita’: ne’ l’una ne’ l’altra sono state di aiuto per l’Europa”, afferma. “La necessita’ di riforme economiche, che sono importanti, viene spesso confusa con il bisogno di austerity, che invece porta a penalizzare soprattutto i poveri”.

L’Unione europea cerca idee e slancio. E lo fa con un meeting fra i suoi tre paesi piu’ rappresentativi: Germania, Francia, Italia. Dopo la traumatica uscita della Gran Bretagna i tre Paesi “forti” dell’Unione europea si consultano in un vertice estivo con l’obiettivo di mettere a punto le manovre per far uscire l’Unione dalla profonda crisi di fiducia che spazza il continente da nord a sud. E cercano ispirazione a Ventotene dove forse possono ritrovare l’energia dei Padri fondatori dell’Unione per uno scatto di reni ormai indispensabile. L’agenda è già di per se ricca e si articola su tre capitoli già abbozzati nel vertice di Berlino del 27 giugno: lavoro e giovani, attraverso una moltiplicazione di fondi e progetti accompagnati da interventi per abbattere la disoccupazione; sicurezza e soprattutto un’accelerazione sull’antico progetto di una Difesa europea; e naturalmente crescita ed investimenti, con il tagliando del piano Juncker. Ma è chiaro che Matteo Renzi, Francois Hollande ed Angela Merkel dovranno partire da molto più indietro, cercando di accantonare, almeno nell’isola Pontina, gli interessi nazionali per riagganciare i cittadini dei 27 Paesi europei al progetto di Altiero Spinelli.

“In politica i simboli sono importanti se sono seguiti da iniziative politiche e l’impressione è che per Hollande, Merkel e Renzi domineranno le agende nazionali. Del resto in Francia e in Germania si vota e in Italia c’è il referendum, e questo non mi sembra un periodo in cui le spinte all’integrazione federalista europea siano particolarmente popolari”. Così, in un’intervista a ‘La Stampa’, Emma Bonino. “Temo sia inevitabile che la ripartenza del progetto europeo di cui parla Renzi rimanga ai margini, o sia ulteriormente ritardata ma l’importante è che non venga archiviata come un robivecchi, e rimanga l’obiettivo per cui lavorare”.

“La situazione e’ piu’ negativa del previsto non solo per l’Italia, ma per tutta l’Unione. Anche in Francia i numeri sono peggiorati per cui non si puo’ parlare di eccezione italiana e d’altra parte l’Italia non chiede eccezioni”. Lo dice a La Repubblica il sottosegretario agli Affari europei, Sandro Gozi, confermando che l’Italia chiedera’ maggiore flessibilita’ a Bruxelles per impostare una manovra espansiva in risposta al calo del Pil. I fattori che l’Italia cerchera’ di far valere nelle trattative con la Ue saranno “la Brexit, il terrorismo e la crisi dei migranti. Inoltre c’e’ un nuovo contesto geopolitico che ha determinato un peggioramento della situazione a livello globale”, sottolinea. Sul fronte interno “si confermano le nostre priorita’, lavorare sulle riforme e sugli investimenti per recuperare produttivita’, riduzione della pressione fiscale e lotta alla disoccupazione”. “Secondo noi la riforma del bilancio varata a luglio, la revisione della spesa, la responsabilizzazione delle amministrazioni e le privatizzazioni ci aiuteranno a raggiungere gli obiettivi prefissati e mantenere gli impegni”, precisa Gozi. In Europa, in vista del summit di Bratislava, le priorita’ italiane sono “rafforzare la politica degli investimenti allungando fino al 2019 il piano Juncker e dandogli una dimensione transfrontaliera in modo da incidere davvero sulla crescita con grandi progetti legati digitale o infrastrutture. Quindi rafforzare la lotta alla disoccupazione giovanile. Poi Erasmus e il servizio civile Ue”. “E’ poi vitale che a Bratislava e nei successivi vertici di ottobre e dicembre i leader diano una risposta concreta alla Brexit proprio su crescita, giovani, sicurezza, migranti e nuova politica dello Stato di diritto e delle liberta’ fondamentali”.

Maurizio Landini, segretario generale della Fiom, ultimo vero avamposto di quella sinistra che contro Renzi conduce una vera e propria ‘guerra’ politica, non é persona che le manda a dire, e la chiarezza del suo linguaggio e delle sue tesi fa breccia. Diciamo che é uno che buca il video. Ora spiega la sua posizione in una intervista a Il Manifesto ‘é necessario cambiare i trattati della Unione Europea. Anziche’ battersi per avere qualche flessibilità di bilancio, vanno riscritti i trattati che hanno imposto l’austerita’. Per quanto riguarda il referendum, votero’ no, e prima ancora che su Renzi é un giudizio su una riforma sbagliata. Occorre riaprire un ragionamento. Queste riforme non solo sono un pasticcio, ma sono anche sbagliate. Sono ispirate dalla stessa logica seguita dai governi che hanno stravolto le pensioni, hanno votato il pareggio di bilancio nella Costituzione e hanno cancellato l’articolo 18 e liberalizzato i licenziamenti’