Ue

Con l’introduzione della pena di morte in Turchia, si interromperà immediatamente qualsiasi percorso di adesione del Paese all’unione europea. Lo ha precisato oggi il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, in un’intervista a Radio Anch’io. “E’ chiaro che non sta né in cielo né terra continuare qualsiasi percorso negoziale con un Paese che introducesse la pena di morte, visto che tra i principi dell’Ue c’è proprio l’abolizione della pena di morte”. Il ministro italiano ha ricordato che l’Unione europea è “molto esigente nei confronti della Turchia”, “al di là della pena di morte che è cosa evidentissima”: “siamo molto severi anche sulle logiche di vendette ed epurazioni, perché a differenza di tanti altri paesi in cui ci sono centinaia o migliaia di esecuzioni capitali, la Turchia è un Paese che ha aperto un negoziato con l’Ue”.  Gentiloni ha quindi ricordato che “a settembre” ci sarà la verifica degli “impegni che la Turchia ha preso in corrispondenza agli impegni che noi europei abbiamo preso, soprattutto economici, nel quadro di una gestione comune del fenomeno migratorio”. “Se la Turchia non avrà sviluppato questi impegni, il percorso negoziale di adesione si interromperà. Se poi ci fossero decisioni tipo l’introduzione della pena di morte, il percorso non va da nessuna parte, non ci sarà bisogno neppure di tante riunioni”.

Lasciare l’Ue “non significa lasciare l’Europa”. Lo ha dichiarato il neoministro degli Esteri britannico Boris Johnson parlando con i giornalisti fuori dal ministero. “Per quanto riguarda l’Europa dobbiamo chiaramente dare effetto alla volontà del popolo nel referendum, ma questo non significa in alcun modo lasciare l’Europa – ha dichiarato uno dei leader della campagna per il Leave – C’è un enorme differenza tra lasciare l’Ue e le nostre relazioni con l’Europa che senza dubbio saranno intensificate”.

Corte europea divisa sul divieto del velo islamico sul luogo di lavoro: su due casi simili, gli avvocati generali sono giunti a conclusioni opposte e toccherà ora a giudici dirimere la questione. L’avvocato Sharpstone ha concluso oggi che vietare il velo è “un’illegittima discriminazione diretta”, mentre un mese fa il suo collega Kokott aveva stabilito che il divieto è “legittimo”, se risponde a una regola aziendale di neutralità religiosa e ideologica. “Una politica aziendale che impone a una dipendente di togliere il velo islamico quando si trova a contatto con i clienti costituisce un’illegittima discriminazione diretta”, ha concluso l’avvocato generale della Corte di giustizia Ue Eleanor Sharpston, contraddicendo le conclusioni pubblicate dalla sua collega Juliano Kokott a maggio, secondo cui è il divieto a indossare il velo è invece legittimo, se risponde a una regola aziendale di neutralità religiosa e ideologica. Toccherà ora alla Corte dirimere la questione, evidentemente molto delicata e dibattuta e dagli innumerevoli risvolti.

L’Irlanda partecipera’ ai negoziati sulla Brexit come membro dell’Ue, per “assicurare la coesione dell’Ue e riaffermare i valori e i benefici di cui i nostri cittadini hanno goduto in questi anni”. Lo ha detto il ministro degli Esteri irlandese Charles Flanagan dopo un incontro a Dublino con il collega italiano Paolo Gentiloni. Con Londra, ha aggiunto, c’e’ “un rapporto speciale” sul fronte dei rapporti commerciali, culturali ed ha sottolineato che la priorita’ di Dublino resta la libera circolazione. Flanagan ha poi definito il nuovo premier britannico molto qualificata e sara’ un bene per il negoziato con l’Ue.

Brexit non lascerà il Regno Unito isolato in tema d sicurezza. Lo ha detto David Cameron intervenendo al vertice Nato in corso a Varsavia. L’uscita dall’Unione europea “non significa che il Regno Unito voglia vivere alle spalle dell’Europa in materia di sicurezza”, ha dichiarato il premier britannico dimissionario, precisando che il “vertice conferma l’importanza del nostro contributo all’Alleanza per cui rimarremo impegnati via terra, mare e aria”.

Lo scorso anno l’Italia è risultato il Paese con il tasso di natalità (8xmille) più basso tra quelli dell’Ue. Lo ha reso noto Eurostat. Complessivamente, nei 28 Paesi dell’Unione, nel 2015 la popolazione è cresciuta passando da 508,3 a 510,1 milioni. Ma ciò, osserva Eurostat, è avvenuto solo grazie agli immigrati poichè tra i residenti le nascite (5,1 milioni) sono state inferiori alle morti (5,2 milioni). A guidare la classifica Eurostat dei Paesi con il maggior tasso di natalità sono l’Irlanda (14,2 x mille) seguita da Francia (12) e Gran Bretagna (11,9). In fondo alla graduatoria, prima dell’Italia, compaiono invece il Portogallo (8,3) e la Grecia (8,5). La significativa differenza esistente tra le dinamiche demografiche in atto in Italia e negli altri Paesi più popolosi dell’Ue emerge poi dal confronto delle cifre espresse in valore assoluto. Lo scorso anno nel nostro Paese le nascite sono state quasi 486 mila contro le quasi 801 mila della Francia, le 777 mila del Regno Unito e le 738 mila della Germania. Per i decessi l’Italia, dove nel 2015 ne sono stati contati 647,6 mila, ha invece superato sia la Francia (600,1 mila) che il Regno Unito (602,8), ma non la Germania (925 mila). In Italia comunque il tasso di mortalità (10,7 per ogni mille residenti) è risultato non troppo lontano dalla media Ue (10,3) e inferiore a quello di diversi altri Paesi come Bulgaria (15,3), Lettonia e Lutuania (14,4), Ungheria (13,4) e Romania (13,2). Ne risulta, secondo i calcoli di Eurostat, che la flessione ‘naturale’ della popolazione italiana è stata pari ‘solo’ al 2,7xmille contro ad esempio il 6,2 della Bulgaria o il 4 dell’Ungheria. La classifica Eurostat 2015 dei Paesi Ue per popolazione assoluta vede sempre in testa la Germania (82,2 milioni di residenti, il 16,1% del totale Ue), seguita dalla Francia (66,7 milioni, 13,1%), dalla Gran Bretagna (65,3 mln, 12,8%) e dall’Italia (60,7 mln, 11,9%).

“E’ troppo presto per trarre conclusioni sul nostro futuro europeo, ma è chiaro che troppa gente in Europa è scontenta dell’attuale stato delle cose, sia sul versante nazionale che su quello europeo, e si aspetta che noi facciamo di meglio”. Lo sottolinea il presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk, intervenendo nella seduta plenaria del Parlamento Europeo a Strasburgo. Durante la riunione a 27 del Consiglio Europeo di mercoledì 29 giugno, continua Tusk, “i leader hanno ricordato che per decenni l’Europa è stata portatrice di speranza e noi abbiamo la responsabilità di ritornare a quella condizione. E’ per questo che l’Ue a 27 si incontrerà informalmente il 16 settembre a Bratislava, ospitata dalla presidenza slovacca. Coglieremo questa opportunità per continuare la nostra riflessione politica”, conclude.

‘Oggi ho deciso di farmi da parte come leader dell’Ukip. Ho riavuto indietro il mio Paese, ora rivoglio la mia vita”. E’ il tweet di Nigel Farage dopo l’annuncio delle dimissioni. La vittoria del Leave è il coronamento della mia ambizione politica. Mi sono lanciato in questa battaglia perché volevo che diventassimo una nazione che si governa da sola, non per diventare un politico di carriera”. “L’Ukip si trova in una buona posizione e continuerà, con il mio sostegno, ad attrarre voti. Mentre stiamo per lasciare l’Unione Europea, i termini della nostra uscita non sono chiari”, ha proseguito Farage, affermando che sia conservatori che laburisti rischiano di perdere sempre più contatto con i loro elettori a profitto dell’Ukip. E’ la terza volta che Farage si dimette da leader dell’Ukip. Aveva guidato il partito fra il 2006 e il 2009, poi è tornato al vertice dopo le elezioni del 2010. Si era poi dimesso successivamente alle elezioni del maggio 2015, dopo che non era stato eletto deputato. Ci aveva però presto ripensato, tornando a guidare il partito. Questa volta, ha però assicurato, non sarà così. Anche se, nota il Guardian, Farage ha lasciato intendere di voler esercitare un ruolo nei negoziati per la Brexit, dicendo di “avere forse qualcosa da dare”.

“Se si continua in questo modo, con questa crescita delle disuguaglianze, senza politiche sociali, l’Europa salta per aria. E dopo si salvi chi può, perché forse l’Unione non è più possibile, ma è certamente necessaria: ogni staterello europeo, da solo, sarebbe alla mercé della speculazione internazionale e del gioco delle grandi potenze imperiali”. Cosi Massimo Cacciari in una intervista a La Stampa nella quale sottolinea che “l’unità politica europea sta tradendo le sue promesse fondative, perché tutti speravamo in un’unità basata su politiche di uguaglianza e solidarietà. La crescita delle disuguaglianze non data da oggi, è dall’inizio degli anni ’80 che aumenta. Le forze politiche che hanno fondato l’idea europea, quelle socialdemocratiche e quelle cattolico-popolari, che ragionavano su politiche tendenzialmente egualitarie, hanno fallito. Ora l’alternativa non è una nuova socialdemocrazia, ma Hofer, Le Pen, Salvini. O, quando va bene, Grillo. E poi ci sono stati altri errori. Il modo sciagurato con cui si sono realizzate politiche di espansione, date solo da esigenze di politica di difesa. Bisognava essere più prudenti. Dio non voglia che facciano la stessa cosa con la Turchia”. Secondo il filosofo ed ex sindaco di Venezia “non si è riusciti a modificare il modello di welfare socialdemocratico del Secondo dopoguerra. Creando l’unità europea bisognava ridurre il modello statalistico per ottenere risorse per le politiche sociali e la piena occupazione, invece si è fatto il contrario. Questo ha provocato la secessione dell’opinione pubblica dall’idea di unità politica europea: gli antichi romani la chiamerebbero una secessio plebis”.

La Commissione europea ha autorizzato il Governo italiano ad intervenire con la garanzia pubblica per sostenere le banche da eventuali turbolenze dei mercati che si potrebbero determinare nel dopo Brexit, con l’uscita della Gran Bretagna dall’Ue. Si tratta di una misura cautelativa. La garanzia pubblica che può arrivare fino a 150 miliardi, consentirebbe alle banche di far fronte ad eventuali crisi di liquidità, mettendo al riparo i risparmiatori dalle conseguenze che potrebbero derivarne. Potrà essere utilizzata fino al 31 dicembre 2016. Soltanto le banche solvibili potranno usufruire di questo sostegno finanziario. Anche altri Paesi stanno utilizzando questa via per affrontare eventuali crisi.