Consulta

“Dopo la sconfitta del 4 dicembre, questa maggioranza non e’ legittimata a stravolgere una legge elettorale che era stata raccontata nella narrazione renziana come un modello che sarebbe stato copiato in tutto il mondo”. Lo dice il capogruppo di Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale, Fabio Rampelli. “Il Capo dello Stato e la Corte Costituzionale – spiega Rampelli – avevano dato delle indicazioni. In particolare la Consulta aveva giudicato incostituzionale il ballottaggio, il premio di maggioranza e aveva auspicato maggioranze omogenee tra Camera e Senato. Ogni altra proposta che non avesse un consenso ampio suonerebbe in due modi: un tentativo di scatenare il caos- secondo Rampelli- per allontanare le elezioni e impedire agli italiani di voltare pagina o un colpo di mano del tutto incompatibile con la ridicola consistenza politica che sostiene l’esecutivo Renziloni”.

La Corte Costituzionale ha depositato ieri sera la sentenza con cui lo scorso 25 gennaio ha sancito la parziale illegittimità della legge elettorale cosidetta ‘Italicum’ (in particolare ballottaggio e libertà di opzione per i capilista eletti in più collegi). La sentenza e’ firmata dal presidente della Corte, Paolo Grossi, e dal giudice relatore Nicolo’ Zanon. “Non comprimere eccessivamente il carattere rappresentativo dell’assemblea elettiva e l’eguaglianza del voto”. E’ la motivazione con cui la Corte Costituzionale ha bocciato il ballottaggio. La Consulta spiega che con l’italicum “una lista puo’ accedere al turno di ballottaggio anche avendo conseguito al primo turno un consenso esiguo, e ciononostante ottenere il premio, vedendo piu’ che raddoppiati i seggi che avrebbe conseguito sulla base dei voti ottenuti al primo turno. Le disposizioni censurate riproducono cosi’, seppure al turno di ballottaggio, un effetto distorsivo analogo a quello che questa Corte aveva individuato nella sentenza n.1 del 2014, in relazione alla legislazione elettorale previgente”. Per la Corte il capolista non decide il destino del voto di preferenza. E’ ‘irragionevole’ affidare “alla decisione del capolista il destino del voto di preferenza espresso dall’elettore nel collegio prescelto, determinando una distorsione del suo esito in uscita, in violazione non solo del principio dell’uguaglianza ma anche della personalita’ del voto”, tutelati dagli artt. 3 e 48 della Costituzione. Lo afferma la Consulta nella sentenza sull’Italicum, nella parte in cui boccia la disposizione che consentiva al capolista eletto in piu’ collegi di scegliere a sua discrezione il proprio collegio d’elezione. Per la Corte sono necessarie maggioranze omogenee. “La Costituzione, – si legge nelle motivazioni – se non impone al legislatore di introdurre, per i due rami del Parlamento, sistemi elettorali identici, tuttavia esige che, al fine di non compromettere il corretto funzionamento della forma di governo parlamentare, i sistemi adottati, pur se differenti, non devono ostacolare, all’esito delle elezioni, la formazione di maggioranze parlamentari omogenee”.

“Cessano gli alibi per tutti. Se la politica non e’ in grado di dare un colpo di reni per fare una legge migliore di quella che scaturisce dalle sentenze, comunque si puo’ votare in tempi molto rapidi”. Lo afferma Roberto Giachetti, vicepresidente della Camera del Pd, in un’intervista a La Stampa, dopo la sentenza della Consulta. “In ogni caso – prosegue – adesso si puo’ entro l’estate. Come evidente, la responsabilita’ di sciogliere le Camere e’ in capo al presidente della Repubblica. Quindi i tempi ci sono per fare una buona legge o andare a votare con questa”. Non ci sara’ ora una resistenza per evitare il voto subito? “A leggere le dichiarazioni a caldo – risponde -, mi pare che siano nella stragrande maggioranza tutti per andare al voto. Ma sono gli stessi che di volta in volta sul tema della legge elettorale hanno cambiato opinione, talvolta ribaltandola, tre, quattro o anche cinque volte”: “I cinque stelle hanno cambiato idea quattro volte: mattarellum, democratellum, proporzionale e ora Italicum, che fino a sei mesi fa era una legge fascista, ora va bene. Sinistra Italiana ha firmato la mozione con me per il Mattarellum e ora vuole il proporzionale. Forza Italia ha scritto e votato l’ Italicum piu’ volte e ora vuole il proporzionale. La lega ha votato contro il Mattarellum e ora e’ a favore”.

“La politica italiana deve abbandonare l’atteggiamento ansiogeno, tipico delle stagioni dell’indeterminatezza, e concentrarsi sui suoi doveri senza ripetere catatonicamente le parole lette in qualche intervista, ancorche’ autorevole. Non e’ che le elezioni si allontanino o si avvicinino in base agli stati d’animo di Renzi e Berlusconi, ma in ragione delle cose da fare nell’ultimo tempo della legislatura. Se si lavora seriamente si va a scadenza naturale. Se si deve tirare a campare e’ piu’ serio evitare accanimenti terapeutici. Sulla legge elettorale sembra chiaro che si debba avere a riferimento cio’ che la Corte dira’ il 24 gennaio. E’ plausibile, sulla base delle pronunce precedenti, che si trattera’ di un modello proporzionalistico che conceda al popolo e non ai capi la possibilita’ di scegliere i candidati. Vedremo: di certo la sentenza sara’ la base comune. Tanto piu’ divergeranno le posizioni politiche nell’ipotesi di riforma, tanto piu’ si imporra’ il modello della Consulta”. Lo afferma il presidente del gruppo Misto alla Camera Pino Pisicchio.

Sì della Consulta ai referendum proposti dalla Cgil sulla cancellazione dei voucher e sulla reintroduzione della piena responsabilità solidale in tema di appalti. La decisione dei giudici della Corte Costituzionale è arrivata dopo una riunione durata oltre due ore. Ammessi due quesiti referendari su tre. Il quesito relativo all’articolo 18 non ha passato l’esame dei giudici costituzionali. Proponeva la cancellazione delle norme del Jobs act in materia di licenziamenti illegittimi che prevedono il pagamento di un indennizzo invece del reintegro sul posto di lavoro.

“Domani, alla riunione dell’Ufficio di presidenza della Commissione Affari costituzionali della Camera, vedremo se il Partito democratico vorra’ accelerare sulla legge elettorale”. Lo ha detto Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, parlando con i giornalisti in sala stampa a Montecitorio. “Noi diciamo di attendere responsabilmente e istituzionalmente la sentenza della Corte costituzionale del 24 gennaio e la relativa motivazione – ha dichiarato – Dopo la sentenza della Consulta il Parlamento, autonomamente, dovra’ legiferare per quanto riguarda la nuova legge elettorale – come ha detto il presidente della Repubblica con il concorso di tutti i gruppi parlamentari, in maniera paritetica, aggiungo io, dopo gli esiti, infausti per Renzi, del referendum costituzionale. E dopo si vada al voto: o in maniera anticipata rispetto a febbraio 2018 o a scadenza naturale della legislatura”. Forza Italia, ha detto Brunetta, “e’ per un sistema a base fortemente proporzionale con un premio di governabilita’, perche’ non solo dobbiamo rappresentare i cittadini che votano ma dobbiamo anche avere un sistema capace, poi, di governare. Un sistema a forte base proporzionale che ci restituisca il prossimo Parlamento come un Parlamento costituente, e cioe’ che abbia la forza e la capacita’ di rappresentanza di modificare, nel senso di una migliore efficienza, la Costituzione”. E ha concluso: “Ci saranno delle riunioni nei prossimi giorni dentro il partito e all’interno del centrodestra per preparare il nostro posizionamento in vista del lavoro della Commissione Affari costituzionali, dopo il 24 gennaio”.

“Il presidente Zanda non può non considerare che siamo di fronte a un sistema tripolare, in cui il Mattarellum non può garantire piena governabilità e rappresentatività. Si deve partire dalle parole del presidente Mattarella, che chiede una legge elettorale che prenda atto della sentenza della Consulta, prevista per il 24 gennaio, che sia omogenea fra i due rami del Parlamento e che trovi condivisione anche oltre il perimetro della maggioranza di governo”. Lo dice il capogruppo di Fi al Senato, Paolo Romani. “Forza Italia é convinta che la soluzione migliore sia quella di privilegiare la rappresentatività attraverso il proporzionale, assicurando la governabilità attraverso una quota minima di maggioritario. Ognuna delle forze parlamentari ha diritto naturalmente di esprimere la sua posizione, ma il Pd non può dettare la linea, a maggior ragione alla luce di quanto è accaduto il 4 dicembre”. “Dopo la sentenza della Consulta avere subito una nuova legge elettorale sarà vitale per la nostra democrazia, ma servirà una larga convergenza su un complesso di regole che riguardano tutti e non solo gli interessi di una parte politica o di alcune sue componenti”, conclude Romani.

Dopo il referendum costituzionale l’attenzione si sposta sulla consultazione ‘Jobs act’ portato avanti dalla Cgil. Sarà la Corte costituzionale, l’11 gennaio prossimo, a vagliare l’ammissibilità dei quesiti che riguardano il reintegro e l’estensione dell’articolo 18, la cancellazione dei voucher, la reintroduzione della piena responsabilità solidale in tema di appalti. In caso di via libera, la Consulta potrebbe fissare la data del voto fra il 15 aprile e il 15 giugno. Dal momento che elezioni politiche e referendum, per legge, non possono tenersi contestualmente, i quesiti referendari potrebbero slittare di un anno. “Mi sembra che l’atteggiamento prevalente sia quello di andare a votare presto, quindi prima del referendum sul Jobs Act”, ha dichiarato ieri Giuliano Poletti, ministro del Lavoro, a margine del voto di fiducia al Governo in Senato. “Più che invocare le urne per evitare il referendum si lavori subito per modificare il jobs act”, ha replicato Roberto Speranza, della minoranza dem.

“Ci si attende dalla Corte Costituzionale qualcosa che esula dai suoi compiti e poteri. Si pretenderebbe che la Consulta riscrivesse l’Italicum, magari secondo i desiderata dell’uno o dell’altro partito. La Corte e’ un organo di giustizia che puo’ intervenire soltanto se constata gravi vizi di incostituzionalita’”. Lo ha detto a “Voci del Mattino”, Radio1 Rai, Ugo De Siervo, presidente emerito della Corte Costituzionale. “A scorrere i giornali, sembra quasi ci si aspetti che il 24 gennaio la Consulta riscriva l’intera legislazione elettorale e questo non e’ immaginabile. E’ successo una sola volta, nel 2014, (per il cosiddetto “Porcellum” ndr) ma era una situazione del tutto diversa. In quel caso si trattava di una legge gia’ applicata, che aveva denotato gravissimi difetti. Stavolta, invece, parliamo di una legge elettorale, l’Italicum, che non e’ mai stata attuata e nei confronti della quale vengono avanzati i rilievi piu’ disparati”. Come interverra’ la Corte? “I partiti dovrebbero considerare anche l’ipotesi che la Consulta decida di salvare integralmente l’impianto della legge, nel senso che potrebbe dichiararsi incompetente a intervenire. Se poi invece avesse il coraggio e la determinazione di intervenire nel merito, potrebbe eliminare qualche punto ma non fare operazioni per cosi’ dire ‘creative’, ne’ tantomeno riscrivere la legge in toto. Questo va detto chiaramente”, aggiunge De Siervo

“Se avessimo una Corte costituzionale normale in un Paese normale, non ci metterebbe altri due mesi a partorire la sentenza su una legge elettorale che è evidentemente sbagliata. Quindi, se si vuole si può votare all’inizio dell’anno: Parlamento nuovo, Governo nuovo e poi sì che vai in Europa con la testa alta e con orgoglio. Come fanno ad andare in Europa dopo quello che è successo Alfano, Padoan, Renzi? Giusto Obama gli telefona ancora”. Lo ha detto il segretario federale della Lega Nord, Matteo Salvini, a margine della consegna delle benemerenze civiche al Teatro Dal Verme di Milano. “A livello politico mai più con Alfano, Verdini, Cicchitto e i traditori vari. Siamo pronti a confrontarci in tutta Italia con il nostro programma e vincere”, ha aggiunto. A sinistra “possono candidare Pisapia, Babbo Natale ma non abbiamo paura delle idee degli altri. Io non ho paura di nessuno”, ha concluso Salvini.