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I Conservatori del Primo Ministro inglese Theresa May e il Partito Unionista dell’Irlanda del Nord hanno trovato accordo “in linea di principio” per dare il via libera al nuovo governo della Gran Bretagna. La May nelle elezioni dell’8 giugno non ha avuto la maggioranza dei seggi alla Camera dei Comuni e ha bisogno del supporto dei 10 deputati unionisti. Il Dup ha accettato di dare un sostegno ai Conservatori in parlamento su temi chiave, senza però formare una vera e propria coalizione.

‘Il recente esame positivo da parte della Commissione Europea dei contenuti della cosiddetta manovrina”, e la “raccomandazione a consolidare l’azione di risanamento finanziario e di sostegno alla crescita” e’ ulteriore motivo “per continuare nel sostegno leale verso l’azione del Governo Gentiloni”. Si legge su un documento sottoscritto da 31 senatori orlandiani e presentato durante una conferenza stampa in Senato. Il governo Gentiloni, sottolineano i parlamentari, “da qui a fine legislatura, deve procedere senza indugi sulla via delle riforme e garantire quella stabilita’ necessaria per poter affrontare anche i prossimi appuntamenti di bilancio”. “Legge elettorale, – spiegano – elezioni amministrative, risanamento di bilancio, impulso alla crescita e contrasto alle poverta’ e disuguaglianze, freno alle campagne populistiche contro istituzioni e politica, sostegno al Governo Gentiloni. Si tratta di prove decisive per disegnare l’Italia che verra’ nei prossimi anni e la stessa funzione riformista del Pd.

“Ora bisogna ripristinare i voucher per le famiglie e per le Onlus senza chiamarli voucher”. E’ la considerazione portata sul palco del XII Congresso Cisl Lombardia dalla segretaria generale del sindacato Annamaria Furlan. Secondo la sindacalista il governo si ora in difficoltà su questo tema, dovendo “evitare l’alzata degli scudi pronti e minacciosi di quella parte della politica che vuole creare instabilità”.”Sono in affanno”, ha sottolineato la sindacalista riferendosi a chi è chiamato ora a elaborare un nuovo strumento, “non si capisce la proposta”. Secondo Furlan, intanto, non potendo contare sui voucher “ci si preclude dalla possibilità di far emergere dal nero un po’ di cose”.

“Siamo nati e continuiamo a crescere in modo spontaneo, senza ideologia. Non siamo un prodotto dell’uomo inventato come una campagna pubblicitaria, non siamo un fenomeno di doping della politica. Siamo una forza consistente e reale, è pertanto naturale che andremo al governo del Paese come e’ naturale che ci debbano tornare i cittadini”. Lo dice Beppe Grillo in un’intervista al mensile ‘S’ pubblicata sul suo blog.

Un nuovo terremoto politico scuote il Brasile e, a un anno dall’impeachment che causo’ la caduta della presidente Dilma Rousseff, minaccia la sopravvivenza del governo di Michel Temer. I proprietari della Jbs, colosso mondiale di produzione di carni, hanno consegnato alla giustizia materiale audio e video dai quali risulterebbe che l’attuale capo di Stato ha appoggiato il pagamento di tangenti milionarie all’ex presidente della Camera dei deputati Eduardo Cunha, perche’ questi – dal carcere – non svelasse dettagli compromettenti per lo stesso Temer. La notizia, lanciata dal quotidiano “O Globo”, ha deflagrato in un istante su tutti i media nazionali e scatenato reazioni ovunque. “La sessione e’ chiusa, non ci sono piu’ le condizioni per lavorare”, ha detto il presidente della Camera Rodrigo Maia interrompendo i lavori di un’Aula scossa dal grido “Temer a casa”. Slogan che presto si sarebbe rovesciato sulle piazze, su cartelli agitati dagli stessi movimenti che la primavera scorsa chiedevano che Rousseff abbandonasse il palazzo di Planalto. Protagonista indiscusso di quella manovra fu lo stesso Cunha, considerato un archivio vivente di tutte le possibili trame di corruzione che attraversano la scena politica nazionale. A lui, secondo le prove presentate dai proprietari di Jbs Joesley e Wesley Batista, sarebbero andati i 500 mila reais (circa 160 mila dollari) settimanali per non fare rivelazioni scottanti sul conto del presidente e del suo partito (Pmdb, Partito del movimento democratico brasiliano). La Jbs, sottolinea l’edizione brasiliana del quotidiano “El Pais” inizia a collezionare un discreto numero di cause giudiziarie, e i fratelli Batista sono arrivati a un accordo con la magistratura per rilasciare deposizioni di peso in cambio di sconti di pena. Armati di un apparecchio nascosto, i fratelli Batista avrebbero registrato il capo di Stato nel momento in cui li esortava a non sospendere i pagamenti. E proprio grazie a questa rivelazione, la polizia federale ha filmato il momento in cui la valigia con la tangente finiva nelle mani dell’intermediario, il deputato Rodrigo Rocha Loures, con i 500mila reais marcati ad hoc per poter essere facilmente rintracciati. In una nota uscita a tarda serata, il presidente Temer conferma l’incontro con gli imprenditori ma nega qualsiasi coinvolgimento nelle presunte trame di corruzione svelate dai nastri. Le prove presentate dai dirigenti di Jbs promettono lo stesso potenziale esplosivo rappresentato dai dossier aperti per le inchieste sulla compagnia energetica Petrobras o sull’impresa delle costruzioni Odebrecht: anche in questo caso, il fango coinvolge il Partito dei lavoratori di Inacio Luis Lula da Silva e Dilma Rousseff. Temer non era nuovo ad accuse e sospetti ma la situazione e’ questa volta piu’ complicata: non solo perche’ si parla di prove audio e video, ma anche perche’ queste risalgono a marzo 2017, quando Temer era gia’ nell’esercizio delle funzioni di presidente. Gli altri filoni di indagine si appuntavano infatti su azioni che lo vedevano coinvolto in possibili reati precedenti alla sua ascesa a Planalto.

Serve un tavolo permanente di confronto interministeriale (Lavoro, Sviluppo economico e Ambiente) che si occupi di difesa del lavoro, rilancio dell’occupazione e gestione di eventuali esuberi per rilanciare il settore del cemento. Lo chiedono i sindacati dell’edilizia, in occasione di un convegno unitario al centro Frenanti, cui partecipa anche il ministro del Lavoro Giuliano Poletti. I confederali segnalano che il settore vive una “crisi complessa” per cui “occorre un nuovo governo del settore che riconosca la strategicita’ del sistema produttivo cementiero nazionale e preveda strumenti straordinari per affrontare la crisi”. A nome delle tre sigle di categoria il segretario nazionale della Fillea, Gianni Fiorucci, lancia l’allarme: “Abbiamo il timore che senza un sostegno al settore nei prossimi mesi potrebbe essere non piu’ possibile mantenere un clima sociale gestibile”. Fillea, Feneal e Filca chiedono un “rilancio delle costruzioni come leva di sviluppo dell’economia e una politica industriale che spinga le imprese ad investire in ricerca e innovazione”. (Immagine: foto Ansa)

Il Consiglio dei ministri ha deliberato la nomina di Tiziano Treu a Presidente del Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro (Cnel). Lo ha comunicato il governo in una nota. Ex ministro del Lavoro e dei Trasporti, Treu è stato consigliere del Cnel fino al luglio 2015. E’ stato anche uno dei quasi 200 giuristi che firmò il Manifesto per il sì al Referendum costituzionale di dicembre che, tra l’altro, prevedeva l’abolizione del Cnel. Il suo nome è anche legato alla legge del 1997, ‘Pacchetto Treu’, che introdusse in Italia il lavoro interinale e altri contratti di lavoro atipico.

“Abbiamo la necessita’ di ricostruire una forma politica collettiva plurale e aperta. In un paese cosi’ fragile in cui ancora sono cosi’ forti le disparita’ noi abbiamo il compito di essere quella forza che tiene insieme il Paese. Un partito della responsabilita’ nazionale che risulti riferimento di tanti che non si sentono rappresentati. Avere un partito che sia forza responsabile vuoi anche dire, oggi, sostenere il governo con convinzione”. “Un governo che sta facendo, in una situazione difficile, in un quadro politico segnato dalla sconfitta del 4 dicembre al referendum, cose importanti. Su tanti fronti: dalla giustizia all’immigrazione, dai diritti alla sicurezza. Noi dobbiamo dare stabilita’ e rassicurare il paese. Abbiamo fatto cose importanti e tanto possiamo fare. Giusto rivendicare il ruolo e l’autonomia del Pd. Ma quello che non e’ possibile e’ che su questo crinale si consumi una dialettica polemica tra Pd e governo. Questo e’ il nostro governo cosi’ come era il nostro governo quello guidato da Matteo Renzi. Non possiamo essere noi il principale elemento di incertezza del governo che deve arrivare alla fine della legislatura non per vivacchiare ma per completare il percorso di riforme che proprio Renzi ha avviato. Non credo guadagneremo piu’ consensi a mettere in discussione l’operato del governo ma, piuttosto, a cercare di spiegare al Paese quello che stiamo facendo. Al Pd viene chiesto di essere una forza solida, non una forza incendiaria. Il nostro consenso elettorale sara’ maggiore se questo governo avra’ fatto cose positive per il Paese. Segare il ramo sul quale tutti noi siamo seduti sarebbe irresponsabile”.

Il gruppo Forza Italia della Camera dei deputati ha abbandonato i lavori delle Commissioni Affari costituzionali e Giustizia a Montecitorio, unitamente agli altri gruppi di opposizione, durante la discussione del decreto Minniti sull’immigrazione. “Noi non ci facciamo turlupinare dalla maggioranza”, afferma il capogruppo azzurro in Commissione Affari Costituzionali, Francesco Paolo Sisto. “I modi suadenti del governo – continua – sono irritanti: il decreto è stato volutamente tenuto al Senato tutto il tempo necessario perché arrivasse alla Camera pochi minuti prima della scadenza del termine per la sua conversione in legge. Questi giochetti degni di miglior causa, su temi così delicati, mortificano il Parlamento e la democrazia. È evidente che non ci può essere dibattito parlamentare e che le ragioni delle opposizioni sono destinate ad essere cestinate il più rapidamente possibile. Il credito del governo Gentiloni è finito”. “Siamo in piena campagna elettorale – sottolinea il capogruppo azzurro a Montecitorio, Renato Brunetta -, Gentiloni e i suoi boys, nonostante l’apparente clima di cortesia, licenziano provvedimenti collocabili nella sinistra-sinistra, se non estrema. Basti ricordare i voucher, i giudici in politica, il testamento biologico, ed ora, nel metodo e nel merito, il decreto sull’immigrazione. L’evidente tentativo elettoralistico di ‘recuperare a sinistra’ nella sua palese ipocrisia sarà da noi contrastato fermamente, e in ogni attimo parlamentare possibile”, conclude il presidente dei deputati di Forza Italia.

“Noi non vogliamo far cadere il governo Gentiloni, ma se il prossimo anno sara’ impegnato a dare retta solo alla Cgil e alla parte di sinistra che ha lasciato il Pd non possiamo seguirlo”. Lo ha detto il ministro degli Affari Esteri, Angelino Alfano, su Rtl 102.5, aggiungendo che “se il governo fa una virata a sinistra non possiamo seguirlo, noi non siamo di sinistra, noi siamo a sostegno di questo governo ma ci distinguiamo alla grande dalla sinistra che vuole fare marcia indietro”.