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“Il Cinquestelle? Da quel che vedo non mi parrebbe siano ancora in grado di guidare il Paese. Soprattutto mi sembra che le posizioni su temi come l’Europa siano ballerine, dipendono non solo da chi si esprime ma dai giorni in cui si esprime…”. Così Emma Bonino oggi al programma di Rai Radio1 ‘Un Giorno da Pecora’. “Quello che mi pare si sta consolidando – ha proseguito la Bonino a Radio1 – sia la loro decisione di un referendum per uscire dall’Euro, che vorrebbe dire uscire dall’Europa”. Per fare questo referendum, però, bisognerebbe cambiare la costituzione, sottolineano i conduttori di ‘Un Giorno da Pecora’: “Ecco, esatto. Questo modo di spararle grosse non mi fa ben sperare…”, conclude la Bonino.

Il Consiglio dei ministri, su proposta del presidente Paolo Gentiloni e del ministro per lo sport con delega all’editoria Luca Lotti, ha approvato, in esame preliminare, un decreto legislativo che, in attuazione della legge 26 ottobre 2016, n. 198, prevede disposizioni per la ridefinizione della disciplina dei contributi diretti alle imprese editrici di quotidiani e periodici. Il decreto, si legge nel comunicato di Palazzo Chigi, “al fine di garantire coerenza, trasparenza ed efficacia al sostegno pubblico all’editoria, prevede la ridefinizione della disciplina dei contributi a quotidiani e periodici, misure per gli investimenti delle imprese editrici, l’innovazione del sistema distributivo e il finanziamento di progetti innovativi, di processi di ristrutturazione e di riorganizzazione”. L’obiettivo è quello di “assicurare il sostegno pubblico necessario alle voci informative autonome e indipendenti, in particolare a quelle più piccole e legate alle comunità locali, che rischiano di risentire maggiormente dell’attuale situazione di crisi del mercato editoriale”. Le risorse sono reperite nell’ambito di quelle assegnate alla Presidenza del Consiglio a valere sul Fondo unico per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione, costituito con la legge di stabilità 2016. Il provvedimento stabilisce le categorie delle imprese legittimate a chiedere il sostegno pubblico, i requisiti di accesso al contributo e i criteri che presiedono alla sua determinazione quantitativa, oltre al procedimento di liquidazione dei contributi. Sono escluse dal sostegno pubblico “le imprese editoriali quotate in Borsa, le imprese editrici di organi d’informazione dei partiti, dei movimenti politici e sindacali, nonché le pubblicazioni specialistiche”. Per alcune tipologie di imprese editrici si riduce inoltre il limite dei cinque anni di costituzione dell’impresa e di pubblicazione della testata, portandolo a due, e si consente perciò l’accesso ai contributi a nuove iniziative editoriali. Per altri versi, i requisiti di accesso sono resi più rigorosi, richiedendo fra l’altro che l’edizione cartacea sia necessariamente affiancata da quella digitale, e prevedendo obblighi, in capo ai richiedenti, quanto all’applicazione dei contratti di lavoro”. Lo schema di decreto sarà trasmesso alle Camere per l’acquisizione del parere delle Commissioni parlamentari competenti.

“Il Governo usa i fondi per l’agricoltura della Politica agricola comune per distribuire mancette a pioggia anziche’ destinare le risorse ai veri agricoltori, ovvero a coloro che vivono di agricoltura, come proposto oggi nella nostra risoluzione. Una scelta che accontenta un po’ di tutti ma che di fatto non risolleva i settori in crisi, rimandando di nuovo gli interventi strutturali per un vero cambiamento alle Calende greche”. Cosi’ i deputati del M5S della Commissione Agricoltura commentano il voto sulle risoluzioni sulla Politica Agricola Comune. “Depennata, dalla versione finale del testo la possibilita’ di eliminare l’attuale modalita’ di sostegno accoppiato che si e’ rivelato un mero strumento di spartizione delle risorse tra le Regioni senza portare migliorie al settore con la costituzione di un fondo per interventi specifici ne’ diversificare la Pac tra aree svantaggiate o modulando la componente greening”, dichiara il deputato 5stelle Filippo Gallinella, primo firmatario della risoluzione 5stelle sulla Pac. “Le proposte principali contenute nella nostra risoluzione sulla Pac erano chiare – continua Gallinella – ma il Governo invece non ha voluto avviare una riforma della gestione dei fondi del comparto. Anzi l’Esecutivo sta addirittura pensando di allargare il sostegno accoppiato praticamente a tutto. Giusto per non scontentare nessuno in vista delle elezioni”. “Accolti invece – conclude – altri punti della nostra risoluzione come il sostegno alla cooperazione; aggregazione; sostegni specifici alle aree di montagna, alle filiere corte e ai mercati locali; un impegno alla revisione del regolamento 1169/2011 per avere l’indicazione d’origine delle materie prime in etichetta. Un risultato insufficiente. Vorra’ dire che per rilanciare l’agricoltura in Italia occorrera’ aspettare un Governo 5stelle”.

“Spiace davvero: quella del Governo sui voucher e’ stata una decisione priva di dignita’ politica. Al Lingotto era stato detto no alla politica della paura alimentata dai populismi, ma anche questa e’ politica della paura allo stato puro. Un messaggio veramente pessimo, pessimo, pessimo”. Cosi’ Enrico Zanetti, segretario di Scelta Civica.

La bufera legata alle indagini sulla Consip continua a scuotere il Partito Democratico e di conseguenza anche il governo. A sostenerlo è l’Ansa. “Nonostante il premier Paolo Gentiloni continui a tenere ben separate le strade dell’esecutivo dalle vicende legate al suo partito (“sono concentrato sul governo, abbiamo una maggioranza solida e riforme da fare”, ha detto oggi a Catania) ed il ministro della Giustizia Andrea Orlando, sfidante di Renzi alla primarie, abbia difeso Luca Lotti (“deve restare al suo posto”), proprio tra i Dem qualche ‘crepa’ inizia ad intravedersi. Nessun distinguo, ma la richiesta di un “maggiore coinvolgimento della comunita’”. A chiederlo e’ Francesco Boccia, fedelissimo di Michele Emiliano che in un messaggio ad Ettore Rosato, capogruppo Dem alla Camera, propone che ci sia una riunione tra i deputati ed il ministro dello Sport Luca Lotti: “Una scelta di questo tipo sono convinto che potra’ aiutare tutti a capire meglio quello che e’ successo e a far percepire all’esterno che ogni nostra decisione e’ figlia di un confronto vero”. Ma, l’inchiesta Consip e l’interrogatorio ieri di Tiziano Renzi, aprono un altro fronte, che va oltre la politica e tocca in realta’ il piano personale dell’ex presidente del Consiglio. In un lungo post sul suo blog, Renzi intima a Beppe Grillo di “non permettersi di parlare” del suo papa’. Poche ore prima infatti il leader del Movimento Cinque Stelle aveva duramente criticato l’ex segretario del Pd per una frase detta proprio su suo padre nel corso della trasmissione Otto e Mezzo. Il riferimento e’ a quella “doppia pena” di cui aveva parlato l’ex segretario Dem nel caso di un’eventuale colpevolezza di suo papa’ Tiziano: “L’unica notizia vera – attacca il leader pentastellato – e’ la frase piu’ infelice e stupida della storia, quella del rottamatore che riusci’ a rottamare solo il padre”. Dura la replica dell’ex capo del governo: “Buttati come sciacallo sulle indagini, se vuoi, caro Grillo. Ma non ti permettere di parlare della relazione umana tra me e mio padre”. A fare quadrato intorno a Renzi e agli esponenti Dem ci pensano i ministri dell’Esecutivo. E oltre Orlando anche Maurizio Martina e’ pronto a fare muro: “Dobbiamo avere piena fiducia in Lotti”, mette in chiaro il ministro dell’Agricoltura. Sul piede di guerra invece i partiti di opposizione. Al di la’ di Forza Italia che si chiama fuori dalla conta per la sfiducia ricordando di non aver mai votato sfiducie individuali, il resto dell’opposizione e’ pronta a valutare diversi scenari. Il Movimento Cinque Stelle ha gia’ fatto sapere di voler depositare una mozione di sfiducia sia alla Camera che a palazzo Madama e Alessandro di Battista ribattezza il Giglio Magico “crisantemo morente”. Arturo Scotto di Democrazia e Progresso chiede che vengano “ritirate le deleghe a Lotti” e parla di “grave allarme” e di “preoccupazione molto forte per l’irresponsabilita’ di un Pd che non vede la grave frattura morale che rischia di aprirsi in relazione alle dichiarazioni sulla vicenda Consip”. E un invito a valutare il passo indietro del ministro dello Sport arriva anche da Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra Italiana” (fonte Ansa).

Il nuovo primo ministro della Somalia, Hassan Ali Kheyre, ha prestato questa mattina giuramento davanti al parlamento di Mogadiscio, che ne ha approvato la nomina con 231 voti a favore. Lo riporta l’emittente britannica “Bbc”, secondo cui Kheyre ha adesso il compito di comporre la nuova squadra di governo. Il premier e’ stato designato dal nuovo presidente della Somalia, Abdullahi Mohamed “Farmajo”, il giorno dopo il proprio insediamento. Di doppia nazionalita’ – somala e norvegese – Kheyre e’ un “volto nuovo” della politica somala, avendo finora lavorato come capo del Consiglio norvegese per i rifugiati (Nrc) e come direttore della sede britannica della compagnia petrolifera somala Soma Oil and Gas. Kheyre, che e’ stato anche uno stretto collaboratore dell’ex presidente Hassan Sheikh Mohamud, appartiene al clan Hawiye e la sua nomina mantiene l’equilibrio fra i clan tradizionali somali dal momento che Farmajo appartiene al clan Darod.

“Al governo diciamo di fissare la data per il referendum, farla coincidere con le elezioni amministrative e di mettere i cittadini nelle condizioni di esprimersi”. Lo ha detto Maurizio Landini, segretario generale della Fiom-Cgil a Cosenza. “Se invece – ha aggiunto Landini – vuoi evitare il voto, fai nuove leggi sul lavoro, che prevedano innanzitutto l’eliminazione dei voucher, e apri una costruttiva discussione con il sindacato. La Cgil lancia questa battaglia contro i voucher e per la responsabilita’ solidale negli appalti. Ai cittadini diciamo: andate a votare al referendum e cancellate queste leggi sbagliate. Al governo, invece – ha concluso il leader della Fiom – chiediamo di aprire un confronto vero sulle pensioni, sugli ammortizzatori sociali e sulla nuova politica industriale”.

Con il progetto di 200.000 nuovi assunti nella pubblica amministrazione “conto di convincere il governo, ho fiducia nella forza nella ragione” ha detto Vincenzo De Luca, presidente della Regione Campania. “Ci sono margini per un lavoro di merito attento, alla fine del quale potremo spiegare al governo le compatibilita’ finanziarie. A quel punto ognuno si assume le proprie responsabilita’, se noi saremo convinti della nostra proposta faremo battaglia politica nei confronti di chiunque”. “Una volta che abbiamo escluso ipotesi demagogiche o incompatibili col bilancio dello Stato – ha aggiunto De Luca – credo che un Paese democratico e moderno abbia il dovere di offrire ai propri giovani un piano per il lavoro. Bisogna creare, inventare le cose con coraggio. L’unica cosa chiara e’ che non si fanno porcherie clientelari e non si possono violare i parametri di bilancio. Detto questo si puo’ fare una ricerca attenta sui vuoti delle piante organiche, con le figure professionali che servono”.

“Abbiamo innanzitutto a cuore che si voti con una legge elettorale che garantisca governabilita’”. Così il ministro dei Trasporti Graziano Delrio in una intervista a Repubblica. “Non abbiamo paura del voto – aggiunge – ma non possiamo accettare salti nel buio” e “senza un sistema valido non riusciremmo a risolvere dopo il voto i problemi dei cittadini, soprattutto quelli che sono rimasti indietro”. Il partito democratico per Delrio deve “assolutamente evitare la scissione”, e occorre “lavorare a un campo largo ulivista, con il Pd a fare da perno. E puntare al 40%, con una legge elettorale con le coalizioni” per garantire la governabilità. Le alleanze, per il ministro, da Pisapia ad Alfano devono “valorizzare il centrosinistra che amministra sui territori, ma anche il cammino di governo comune fatto con questi settori del centro moderato”. Su Massimo D’Alema, dice Delrio: “mi sembra lontano dallo spirito ulivista. E’ lui che si autoesclude dal partito”, e su Bersani, “lui e Speranza chiedono uno spazio di contendibilita’ e una discussione sui contenuti. Li seguo su questo terreno”.

“Escludo l’alleanza con il M5S per governare il Paese, non dobbiamo governare a tutti i costi”. Cosi’ Massimiliano Fedriga, capogruppo della Lega Nord alla Camera, che oggi e’ stato ospite del programma di Rai Radio1 ‘Un Giorno da Pecora’, condotto da Giorgio Lauro e Geppi Cucciari. Senza il M5S pero’, non arriverete mai a poter guidare l’esecutivo, gli chiedono. E lui: “Vediamo, possiamo fare anche altre alleanze, come quella con Fratelli d’Italia, che e’ un partito vicino alle nostre idee”. E Berlusconi? “Se su alcune cose la pensa come noi, bene. Altrimenti, che cosa vi devo dire… non governeremo. Non bisogna fare un’accozzaglia pur di governare.”. Tra il Cavaliere e Beppe Grillo, chi preferisce? “Berlusconi”, ha concluso Fedriga.