Hillary Clinton

Hillary Clinton potrebbe contestare la legittimità della vittoria di Donald Trump alle presidenziali del 2016. L’ex first lady, in una intervista alla rete televisiva pubblica Npr, ha spiegato che potrebbe agire in questo modo se dalle indagini in corso dovesse emergere l’influenza della Russia sul voto più profonda di quanto immaginato finora. La Clinton è intervenuta su questo argomento dopo l’audizione davanti alla commissione intelligence del Senato di John Podesta, l’ex presidente della sua campagna elettorale

Anna Wintour dedica a Hillary Clinton la sua “Lettera del Direttore” e nel rendere omaggio alla ex First Lady, segretario di Stato e aspirante presidente degli Stati Uniti, affida quel capitolo di politica americana e la sua protagonista alla storia. La Wintour, che, rompendo ogni tradizione, lo scorso autunno diede l’endorsment di Vogue a Hillary, ha citato un passo delle memorie “What Happened” in cui, dopo la vittoria di Donald Trump, lei e il marito tornarono in limousine nella casa di Chappaqua. Un epilogo ben diverso, un colpo di scena, rispetto a quanto sperato solo poche ore prima: “E’ stato un grande discorso. La storia lo ricordera’”, dice Bill a Hillary. E la Wintour concorda: “Lo e’ stato, e i fatti alla fine daranno assolutamente ragione al Presidente Clinton”. Hillary intanto e’ tornata di nuovo a rivivere il dramma della campagna elettorale e del suo doloroso finale nel book tour che accompagna la pubblicazione delle memorie: “Ha il diritto di farlo e il modo con cui certa stampa ha liquidato ‘What Happened’ ricorda il modo con cui in Congresso sono state bruscamente zittite le senatrici Elizabeth Warren e Kamala Harris”, osserva Vogue nella recensione del libro. Le ultime interviste della Clinton, con Anderson Cooper della Cnn e con People, mescolano personale e politico: “Bali” e’ dove l’ex First Lady avrebbe voluto essere il giorno dell’insediamento di Trump. Un nuovo taglio di capelli e una figura leggermente piu’ snella rispetto alle ultime battute della campagna elettorale, Hillary rivela che lo yoga “da principiante” l’ha aiutata a uscire dal periodo forse piu’ nero della sua vita. Ma poi Hillary si scaglia contro il collegio elettorale, che ha regalato a Trump la vittoria, nonostante lei avesse vinto a valanga il voto popolare: “Andrebbe abolito”. E sui presunti sforzi russi di influenzare le elezioni, la donna che avrebbe potuto essere presidente va giu’ duro: “Qualcosa e’ successo. Ed e’ piu’ grosso del Watergate perche’ riguarda il nostro futuro”.

Hillary for mayor: un’ipotesi non da escludere. Lo scrive il New York Post citando il magnate dei supermercati della Grande Mela, John Catsimatidis, secondo cui l’ex candidata democratica alla presidenza Usa sarebbe quasi pronta a tornare nell’arena politica come sindaco di New York, sfidando quest’anno l’attuale primo cittadino Bill de Blasio. Secondo Catsimatidis, proprietario della catena Grestides, la Clinton e’ decisa al 50%. Catsimatidis ha detto che e’ anche pronto a mettersi da parte lui stesso come candidato sindaco in caso Hillary decidesse effettivamente di correre. “Le ho parlato – ha detto Catsimatidis – e non mi ha detto mai oppure no. Secondo la mia opinione personale e’ 50-50”. Il magnate si era gia’ candidato per i repubblicani nel 2013 ma perse le primarie a favore dello sfidante Joe Lhota.

Anche Anna Wintour alla corte di Re Donald: la direttrice di Vogue, che per tutta la campagna Elettorale aveva appoggiato Hillary Clinton, ha incontrato il tycoon eletto alla Casa Bianca nello stesso giorno in cui Trump ha ricevuto alla Trump Tower il rapper Kanye West. L’incontro con la Wintour, sotto cui Vogue per la prima volta nella storia aveva dato l’endorsement a un candidato presidenziale, e’ stato confermato alla ABC. I due “hanno discusso una serie di temi”, ha detto una fonte della rete senza precisare se il miliardario abbia chiesto l’aiuto della deus ex machina della moda per trovare uno stilista disposto a vestire la moglie Melania per le feste dell’insediamento. Trump e la Wintour erano amici prima di essere divisi dalla politica. La direttrice di Vogue, che di recente ha accusato la Fondazione Trump di essere “buona a nulla” con un “board pieno di parenti” e il futuro presidente di “voler usare la Casa Bianca per vendere il brand e arricchirsi”, aveva partecipano nel 2005 alle nozze del tycoon con Melania.

Hillary Clinton lancia la crociata contro le fake news online, di cui e’ stata una delle principali vittime in campagna elettorale. E chiede al Congresso, ma anche ai giganti della Silicon Valley, di intervenire contro “l’epidemia di false notizie calunniose e la falsa propaganda che hanno invaso i social media nell’ultimo anno”, una minaccia sia per la democrazia che per la vita della gente. Ad un mese dalla sua sconfitta nelle presidenziali americane, l’ex candidata dell’Asinello e’ tornata a parlare in pubblico per la seconda volta intervenendo a Capitol Hill in occasione della cerimonia di addio per il senatore democratico Harry Reid, che dopo 30 anni lascia il Congresso. “Non era certo questo il discorso che speravo di tenere a Capitol Hill dopo le elezioni ma dopo qualche settimana passata a fare selfie nel bosco ho pensato che sarebbe stata una buona idea uscire”, ha esordito con amara autoironia. “Ma lasciatemi menzionare brevemente una minaccia in particolare che dovrebbe preoccupare tutti gli americani, democratici, repubblicani e indipendenti”, ha proseguito, scagliandosi come il pericolo della ‘post-verita’”. “Ora e’ chiaro che le cosiddette notizie false possono avere conseguenze reali, non e’ questione di politica o partigianeria, sono a rischio vite, vite di persone comuni che cercano di trascorrere le loro giornate, di fare il loro lavoro, di contribuire alle loro comunita’”, ha ammonito. Anche se non lo ha citato direttamente, e’ apparso chiaro il riferimento al recente caso ormai noto come ‘pizzagate’: un padre di famiglia che ha scaricato le sue armi in una pizzeria di Washington dove era andato per fare giustizia dopo aver creduto ad una fake news su un presunto giro di prostituzione minorile legato a quel locale, con il coinvolgimento della Clinton e del suo ex presidente della campagna John Podesta. Un blitz senza vittime, ma che poteva trasformarsi in tragedia. Il ‘pizzagate’ e’ solo una delle tante notizie false diffuse su internet ai danni della ex candidata democratica, in particolare sui siti di destra, come Breitbart, il cui ex patron Steven Bannon e’ stato nominato da Donald Trump chief strategist della Casa Bianca. Quello delle fake news “e’ un pericolo che deve essere affrontato, e rapidamente”, ha sollecitato la Clinton, evocando alcuni sforzi gia’ in corso in questa direzione: da un lato “il progetto di legge bipartisan per rafforzare la risposta del governo alla propaganda straniera”, dall’altra la decisione della Silicon Valley di affrontare “la sfida e la minaccia delle notizie false”. “E’ imperativo che i leader sia del settore privato sia del settore pubblico facciano un passo avanti per proteggere la nostra democrazia e vite innocenti”, ha concluso tra gli applausi. Ma la soluzione non e’ dietro l’angolo. Se e’ relativamente facile eliminare i post che contengono offese o incitazioni all’odio e al terrorismo, non esiste una tecnologia per “filtrare la verita’”, e’ necessario spulciare sito per sito aggiungendolo ad una sorta di black list. E i grandi brand, come sottolinea oggi il Wall Street Journal, ignorano o non si preoccupano che le loro pubblicita’ finiscano su siti di notizie false, generando decine di migliaia di dollari di ricavi. Cosi’ su internet si possono continuare a leggere titoli come “Yoko Ono: ‘ho avuto una storia con Hillary Clinton negli anni ’70” o la notizia che la first lady Michelle non ha dato alla luce le sue due figlie.

Il fronte di elettori che ha appoggiato Hillary Clinton alle presidenziali americane è pronto a partecipare al riconteggio dei voti in Wisconsin, lanciato dalla candidata per i Verdi, Jill Stein che ha già raccolto più di cinque milioni di dollari sui sette necessari per chiedere di rifare lo spoglio in tre Stati: Wisconsin, Michigan e Pennsylvania. Qui i margini di vittoria di Donald Trump sulla candidata democratica Hillary Clinton sono stati esigui. I democratici, tuttavia, hanno sottolineato che dalle verifiche sui risultati, condotte per conto della campagna dell’ex first lady, non sono emersi particolari segnali che il processo elettorale sia stato sabotato. Marc Elias, consulente legale per la campagna della Clinton ha garantito comunque l’impegno ad aiutare il processo di riconteggio delle schede elettorali.

Hillary Clinton parla in pubblico per la prima volta dopo la sconfitta elettorale e mostra la sua delusione. L’occasione è stata la serata di gala annuale organizzata a Washington dal Children’s Defense Fund. “Ci sono state volte, in quest’ultima settimana, in cui l’unica cosa che volevo fare era raggomitolarmi con un buon libro e non uscire mai più di casa”, così l’ex First lady e candidata democratica alla Casa Bianca, davanti ad una platea che le ha regalato una standing ovation quando è salita sul palco. “Lo ammetto – ha detto durante il discorso – venire qui stasera per me non e’ stata la cosa più facile”. E poi, come ha riportato la Bbc online: “So che molti di voi sono profondamente delusi dai risultati delle elezioni. Lo sono anche io, più di quanto potrò mai esprimerlo”. Ed ha continuato; “So che nell’ultima settimana molti si sono chiesti se l’America e’ il Paese che pensavamo che fosse. Le divisioni messe a nudo da questa elezione sono profonde, ma per favore ascoltatemi quando dico che l’America vale la pena. I nostri figli valgono la pena. Credete nel nostro Paese, battetevi per i nostri valori e non vi arrendete mai”.

Che senso hanno le proteste di molti cittadini americani nei confronti dell’elezione di Donald Trump a presidente Usa? Le trovo fastidiose, pur riconoscendo che il magnate e’ un personaggio inquietante e pericoloso. La sua elezione e’ stata regolare. Viene da chiedersi se gli elettori, come i clienti di un negozio, abbiano sempre ragione. Io credo di si’. L’istituto democratico non e’ la perfezione: e’ quello che presenta meno svantaggi. Certo, populismo e demagogia sono due nemici, ma anche in questo caso sarebbe preferibile chiedersi cosa ha fatto la politica ‘responsabile e saggia’ per evitare che un uomo come Trump potesse varcare, da presidente, la soglia della Casa Bianca. Hillary Clinton era l’avversario migliore? No. Sicuramente esperta e preparata nel ruolo, ma troppo invischiata nelle logiche del potere. Il popolo non e’ quasi mai politically correct. Segue l’istinto, la pancia, l’umore, la paura, la simpatia, l’antipatia, l’interesse particolare, la seduzione del candidato. Ecco uno dei paradossi della democrazia: la maggioranza ha sempre ragione, ma ovviamente non sempre puo’ averla. La minoranza non ce l’ha mai, ma e’ immaginabile che sia cosi? Non resta che affidarsi alla funzionalita’ di un sistema politico e istituzionale fatto di pesi e di contrappesi, che non si faccia affascinare dalla efficienza di una dittatura, piu’ o meno apparente. Perche’ questo metterebbe a repentaglio il nostro bene supremo: la liberta’.

Donald Trump ha trionfato nelle aree del Paese a forte presenza di elettori bianchi, facendo molto meglio di Mitt Romney sconfitto quattro anni fa da Barack Obama. Mentre Hillary Clinton non è riuscita ad attirare i voti delle minoranze che furono la chiave dei successi del presidente uscente. E’ questa una prima analisi, a caldo, del Washington Post del sorprendente risultato elettorale che ha portato Donald Trump alla vittoria. Analizzando gli exit poll, il Post sottolinea come Clinton abbia registrato un vantaggio di 54 punti tra gli elettori non bianchi, un vantaggio enorme ma inferiore a quello registrato da Obama, il 61%. Al contrario Trump ha ottenuto il 60% del voto degli uomini bianchi, ed ha vinto anche tra le donne bianche, ottenendo il 52%. E nonostante gli scontri intestini della campagna elettorale, il tycoon avrebbe conquistato l’88% del voto repubblicano, con il massiccio 78% degli evangelici.

E alla fine cio’ che il mondo temeva si e’ verificato. Donald Trump e’ il 45mo inquilino della Casa Bianca. Ha conquistato lo Stato della Florida e quello dell’Ohio. Gli americani lo hanno preferito ad una donna di potere, quella Hillary Clinton gia’ first lady di Bill, invischiata nello scandalo del mailgate e sempre in difficolta’ nel sembrare credibile contro il sessismo e il maschilismo di Trump, proprio lei che aveva vissuto sulla sua pelle di donna e di moglie la fellatio che la stagista Monica Lewinsky aveva offerto a Bill nella stanza ovale. Ha vinto Donald Trump, il magnate sessista, maschilista e razzista, che dice cio’ che pensa e che pensa cose orribili. Uno che vuole erigere un muro al confine con il Messico, dichiarare guerra all’Islam e bombardare l’Isis, scimmiottare l’amico Putin, dare piu’ armi ai cittadini anziche’ toglierle, restituire l’America agli americani e toglierla a chi americano non e’. C’e’ da avere paura oggi, perche’ anche se Trump dovesse mantenere solo il 50% delle promesse elettorali che ha fatto, il mondo diventerebbe un posto meno sicuro, sebbene molto piu’ divertente. Perche’ da uno che sostiene ‘dobbiamo trovare il modo di chiudere Internet per arginare il terrorismo’ e ‘l’effetto serra e’ una balla inventata dalla Cina’, cosa ci si puo’ attendere?