Hillary Clinton

“Da mercoledi’, qualunque sara’ il risultato delle presidenziali americane, il mondo non sara’ piu’ lo stesso. Il vento del populismo si sente forte su tutte e due le sponde dell’Atlantico. Personalmente mi auguro che vinca Hillary Clinton, non solo per le competenze gia’ dimostrate come Segretario di Stato e per la sua volonta’ di proseguire la politica obamiana, ma anche perche’ segnerebbe un cambio di passo epocale: la prima donna alla guida della piu’ importante democrazia occidentale. Non solo una crepa ma un colpo forte e visibile a quel soffitto di vetro che blocca la crescita delle donne e il riconoscimento delle loro capacita’. Se venisse eletta la Clinton, le donne potrebbero aspirare a qualsiasi ruolo”. E’ quanto scrive la vicepresidente del Senato Linda Lanzillotta nella sua newsletter. “Ma a voltare pagina nei prossimi mesi, in un senso o nell’altro, non sara’ solo l’America – scrive ancora la senatrice Pd – In primavera ci saranno le elezioni presidenziali in Francia e subito dopo in Germania. Anche qui il quadro e’ incerto con parecchio malcontento che viene cavalcato soprattutto dalle destre e dall’antipolitica. Se guardiamo in casa nostra, l’appuntamento referendario di dicembre segna un vero e proprio spartiacque perche’ solo con il Si’ le riforme potranno continuare senza buttare al vento quanto di buono fatto fino ad oggi. La vittoria del No sarebbe un salto all’indietro di almeno trent’anni”. “Insomma – conclude Lanzillotta – siamo a un bivio importante per tutto il mondo occidentale. Speriamo che il voto democratico esprima saggezza e comprenda la posta in gioco facendo prevalere la volonta’ di costruire il futuro piuttosto che la rabbia per le difficolta’ che ci troviamo ad affrontare”.

Casa Bianca sempre piu’ vicina per Hillary Clinton a 48 ore dal voto. Tutti i sondaggi di questo weekend che precede l’Election Day vedono la candidata democratica accelerare verso il traguardo e in vantaggio nello sprint finale. Con l’impetuosa rimonta di Donald Trump che sembra aver esaurito la sua spinta. Ma la vera bomba alla vigilia del voto e’ la nuova lettera del numero uno dell’Fbi, James Comey, al Congresso. Una lettera in cui certifica, senza giri di parole, che l’indagine sulle email di Hillary Clinton e’ chiusa. Tutte sono state esaminate, senza che sia stata trovata traccia di illeciti. Per questo – scrive Comey – non ci sara’ nessuna richiesta di incriminazione dell’ex segretario di Stato. “Valgono le stesse conclusioni del luglio scorso”, afferma, quando l’Fbi bacchetto’ Clinton per la disinvolta e imprudente gestione del suo account privato di posta elettronica ma non riscontro’ reati. Un colpo durissimo per Trump, forse quello del ko. Mentre la candidata democratica, dopo la ‘sorpresa d’ottobre’ che l’aveva fatta precipitare nei sondaggi, tira un enorme sospiro di sollievo. Si dice soddisfatta e ora guarda con grande ottimismo a martedi’ 8 novembre. Anche perche’ nelle ultime ore a spingere la candidata democratica ci sono soprattutto gli elettori ispanici, che hanno approfittato del fine settimana per recarsi in massa alle urne per il voto anticipato. Con i dati sull’affluenza in stati chiave come la Florida o il Nevada che fanno sorridere la campagna della Clinton. Anche se finora non si e’ registrato il boom del 2008 quando in gara c’era Barack Obama.

Non accennano a placarsi le polemiche per il mailgate. Hillary Clinton, nonostante il vantaggio accumulato, perde punti nei sondaggi su Donald Trump che loda Comey: “ha avuto coraggio”. Barack Obama esclude che stia segretamente cercando di condizionare le elezioni del prossimo otto novembre prossimo. Ma James Comey resta al centro della bufera politica esplosa venerdì scorso, quando ha scritto una lettera al Congresso annunciando a sorpresa il ritrovamento di email che potrebbero essere rilevanti nell’indagine – chiusa lo scorso luglio senza alcuna incriminazione – sull’uso di un account di posta elettronica e di server privati da parte di Hillary Clinton quando era segretario di Stato. La diretta interessata intanto tiene duro. Emana fiducia e si dice certa che l’analisi in corso di quella mole enorme di email porterà gli inquirenti “alla stessa conclusione che hanno raggiunto quando hanno analizzato le mie email nell’ultimo anno”. Nessuna incriminazione, appunto. I 650.000 messaggi di posta elettronica appartengono a Huma Abedin, l’assistente più fidata della candidata democratica e da lei definita la sua seconda figlia. Abedin però sembra non avere la minima idea di come quelle email (trovate nel corso di un’inchiesta separata, quella relativa all’invio di sms a sfondo sessuale da parte dell’ex marito Anthony Weiner a una minorenne) siano finite sul pc dell’ex coniuge; non sa nemmeno quanto il loro contenuto sia importante.

L’annuncio a sorpresa sulla riapertura delle indagini del Federal Bureau of Investigation (Fbi) a carico della candidata democratica alla presidenza Usa, Hillary Clinton, si e’ abbattuto venerdi’ sulla campagna elettorale a pochi dal voto, spingendo la diretta interessata e il suo partito a rivolgere durissime critiche all’agenzia investigativa e al suo direttore, James B. Comey. Questi ha reso noto che gli investigatori hanno rinvenuto 650 mila email in un portatile appartenuto all’ex repubblicano Anthony Weiner, ex marito di Huma Abedin, braccio destro della Clinton. Una prima analisi delle email dimostrerebbe che migliaia di queste sono state inviate dal server di posta privata su cui la Clinton dirotto’ l’intera corrispondenza del dipartimento di Stato Usa quando ne era a capo, tra il 2009 e il 2012, per poi cancellarla al termine del suo mandato. La decisione di Comey di annunciare la riapertura delle indagini al Congresso e poi al pubblico, pero’, ha sollevato critiche durissime da parte del dipartimento di Giustizia, secondo cui l’Fbi non era autorizzata ad avviare le indagini sulle e-mail senza l’ordinanza di una corte, dal momento che il materiale probatorio e’ stato rinvenuto nell’ambito di un altro processo a carico di Weiner. Prima ancora dell’annuncio – sottolinea il “Wall Street Journal” – l’apparato della giustizia statunitense, e persino i ranghi dell’Fbi, apparivano gia’ minati da profonde divisioni in merito alla gestione delle gravissime accuse alla Clinton, specie dopo le rivelazioni di Wikileaks che hanno ampliato le dimensioni dello scandalo e svelato possibili tentativi di insabbiamento da parte di diverse anime del governo federale. La scoperta delle 650 mila e-mail nel portatile di Weiner risalirebbe ai primi di ottobre: l’Fbi stava ispezionando il portatile alla ricerca di materiale pedopornografico, quando si e’ resa conto che migliaia di e-mail provenivano dal server privato che Clinton ha cancellato, sottraendone cosi’ il contenuto agli investigatori. A quel punto l’agenzia ha condotto una analisi preliminare delle e-mail su ordine del vice direttore dell’Fbi, Andrew McCabe, a sua volta al centro dello scandalo dopo le rivelazioni di WikiLeaks secondo cui la moglie avrebbe ricevuto 800 mila dollari di donazioni dal Partito democratico, proprio mentre questi supervisionava le indagini a carico di Clinton. Dettagli e indiscrezioni raccolte dal “Wall Street Journal” confermerebbero che diversi alti funzionari dell’agenzia hanno tentato di impedire la riapertura delle indagini, contestando la rilevanza del materiale probatorio rinvenuto sul portatile di Weiner. L’annuncio della riapertura delle indagini a carico della candidata democratica alla presidenza Usa, Hillary Clinton, e’ stato accolto da un’ondata di critiche e accuse al direttore dell’Fbi James Comey. Il leader dei Democratici al Senato, Harry Reid, ha rivolto a Comey l’accusa piu’ grave, sostenendo che annunciando pubblicamente la riapertura delle indagini a soli dieci giorni dal voto il funzionario potrebbe aver abusato del suo potere e violato l’Hatch Act, che proibisce all’agenzia di influenzare le elezioni. L’accusa e’ stata rilanciata dal “Washington Post” attraverso un editoriale di Richard W. Painter, a capo della commissione etica della Casa Bianca tra il 2005 e il 2007. Lo stesso quotidiano ospita un secondo editoriale durissimo nei confronti di Comey, firmato dall’ex procuratore generale Usa Eric Holder (2009-2015), che definisce la condotta dell’Fbi “un errore gravissimo”.

“E’ molto strano annunciare una cosa del genere con così poche informazioni proprio alla vigilia delle elezioni: infatti non è solo strano, è senza precedenti e profondamente preoccupante”. Così Hillary Clinton ha attaccato duramente, in un comizio, la notte scorsa in Florida, la scelta del direttore dell’Fbi, James Comey, di annunciare venerdì scorso la decisione di riaprire l’inchiesta sul Mailgate dopo il ritrovamento di nuove mail, senza però fornire ulteriori dettagli. Rientra cosi in gioco, nonostante il gap maturato, il magnate Trump, ma non sembra che la sua rincorsa sulla Clinton possa avere esito positivo, a meno che non si scoprano altri scandali, piu’ o meno pilotati.

Ancora incubo ‘Emailgate’ per Hillary Clinton, candidata democratica alla Casa Bianca alle presidenziali 2016. Il direttore dell’Fbi, James Coley, ha comunicato in una lettera ai membri del Congresso che verranno riaperte le indagini per controllare nuove mail dell’allora segretario di Stato con l’obiettivo di verificare se contenevano materiale classificato. Comey ha precisato che l’Fbi non può ancora dire se le email “possono essere significative”. Lo scambio di comunicazioni è stato scoperto in una vicenda non collegata alla precedente. A luglio, dopo un’indagine su oltre 30.000 e-mail, l’Fbi aveva deciso di non chiedere l’incriminazione della Clinton per l’utilizzo dell’account privato di posta elettronica al posto di quello governativo, mentre era segretario di Stato, a scopo professionale. L’Fbi riscontrò solo “gravi leggerezze” e il dipartimento di Giustizia archiviò il caso. La decisione di riaprire l’indagine è stata annunciata a 11 giorni dalle elezioni statunitensi.

Per la prima volta Michelle Obama e Hillary Clinton si sono trovate fianco a fianco sul palco nella campagna elettorale per le presidenziali Usa. La first lady ha partecipato insieme con la candidata democratica ad un evento elettorale a Winston-Salemi n North Carolina, uno degli stati fondamentali per la conquista della Casa Bianca. Ad accoglierle, lunghi applausi. “Voglio ringraziare la più straordinaria delle First Lady”, ha detto Hillary Clinton. “Non vorrei dover dire questo, ma ci sono anche la dignita’ e il rispetto per le donne e per le ragazze in gioco in queste elezioni”, ha dichiarato Michelle Obama. “Hillary – ha affermato Michelle – ha fatto la first lady, la senatrice, il segretario di stato, ha piu’ esperienza di chiunque altro, di Barack, di Bill, e si’, e’ pure donna”. Ed ha aggiunto: “Hillary e’ pronta a fare il commander in chief sin dal primo giorno”. Da parte sua, nel giorno del tandem Hillary-Michelle, il candidato rivale della Clinton, Donald Trump ha annunciato, a sorpresa, che la moglie Melania avra’ adesso un ruolo piu’ attivo nella sua corsa alla Casa Bianca e da qui all’election day dell’8 novembre terra’ “due o tre discorsi importanti”.

Il New York Times ha pubblicato due pagine con un elenco di tutte le vittime delle offese di Donald Trump: persone, cose, luoghi insultati via twitter dal candidato repubblicano alle presidenziali Usa dell’8 novembre. La piu’ bersagliata ovviamente e’ la rivale democratica nella corsa alla Casa Bianca, Hillary Clinton. Ma nell’elenco, completo di link ai tweet originali, figurano anche celebrita’, gli altri candidati repubblicani alle primarie, il presidente Barack Obama, le donne, i messicani, i disabili, citta’ e Paesi, senatori, sindaci (compreso il primo cittadino di New York Bill de Blasio), governatori, giornalisti. Nel mirino di Trump anche la famiglia Bush degli ex presidente repubblicani,  gli ex candidati repubblicani alla Casa Bianca John McCain e Mitt Romney.

Da settimane il candidato repubblicano alle presidenziali Usa, Donald Trump, ripete che questa campagna elettorale è “truccata” dalla macchina politica democratica, a sostegno di Hillary Clinton. Forse è per questo che, secondo l’ultimo sondaggio di Politico/Morning Consult, il 41% degli elettori intervistati crede che queste elezioni saranno “rubate” a Trump. La percentuale, naturalmente, è molto più alta tra i repubblicani (il 71% crede che le elezioni siano truccate), ma anche il 17% dei democratici crede al ‘furto’. Il sondaggio ha un margine di errore del 2 per cento. Dalla rilevazione emerge anche che, a livello nazionale, Clinton gode del 46% delle intenzioni di voto, contro il 41% per Trump.

La rivista The Atlantic sostiene Hillary Clinton alle elezioni Usa 2016. Per il prestigioso magazine è il terzo endorsement che avviene per un’elezione presidenziale nei suoi 159 anni di storia. La prima dichiarazione pubblica era avvenuta nel 1860 per Abraham Lincoln e nel 1964 era seguita quella per Lyndon Johnson. In un editoriale dal titolo ‘Contro Donald Trump’ la rivista definisce lo sfidante repubblicano di Hillary “il più ostentatamente inadatto candidato di un grande partito nei 227 anni di storia della presidenza Americana”. L’elenco continua con le attribuzioni a Trump di “demagogo, un razzista xenofobo, un sessista, un ignorante e un bugiardo”. La Clinton, invece, per il magazine va presa sul serio come candidata alla Casa Bianca perché la più preparata per essersi guadagnata il ruolo su campo come ex First Lady, senatrice per lo Stato di New York e segretaria di Stato.