M5S

Parlare di Procura sconfitta e’ vergognoso. I veri sconfitti sono i cittadini romani che hanno visto imprenditori, politici di destra e di sinistra, dipendenti pubblici corrotti e personaggi della criminalita’ uccidere Roma. Una classe politica compiacente, a volte addirittura asservita a questi criminali. Il tempo e’ galantuomo e queste condanne sono la rivincita dei cittadini onesti sul malaffare e su quella politica che giornalmente combattiamo. Noi non abbassiamo la guardia e continuiamo a lottare per una citta’ migliore”. Lo ha scritto il capogruppo del M5S di Roma, Paolo Ferrara, su Facebook.

“Pensate a quanto e’ astratto lo Ius Soli dal punto di vista dei comuni, dei cittadini. Argomenti di traccheggio validi solo per una politica interpretata come tifoseria e non partecipazione”. Lo scrive sul suo blog Beppe Grillo in un post dal titolo ‘Il consigliere comunale 5 Stelle e’ il mio eroe’. Lo ius soli ha visto il M5S con una posizione incerta e ondivaga: ad un primo iniziale sostegno ha fatto seguito il cosiddetto asse con Matteo Salvini e con la Lega, da sempre contrario allo ius soli.

“Il governo ha fatto poco o nulla per i nostri giovani e l’inerzia e’ sotto gli occhi di tutti. Basta, infatti, dare un’occhiata ai dati che sono stati pubblicati oggi dall’indagine sull’occupazione e sugli sviluppi sociali in Europa (Esde) che mettono in evidenza come nel nostro Paese il numero di ‘neet’, ovvero, dei giovani tra i 15 ed i 24 anni che non studiano, che non lavorano e che non cercano un lavoro e’ nettamente superiore alla media europea. Mentre la media europea e’ al 11,5%, l’Italia raggiunge il 19,9%”, lo dichiarano i portavoce del MoVimento 5 Stelle al Senato, Nunzia Catalfo, Sara Paglini e Sergio Puglia. “Tenuto conto dei dati dell’indagine, risulta evidente che il programma garanzia giovani attuato dal governo, che ha come obiettivo quello di far acquisire nuove competenze ai ‘neet’ per far entrare loro nel mondo del lavoro, e’ stato un completo fallimento. Eppure, il Ministro del Lavoro Poletti continua a difendere il programma spacciandolo come un ‘successo’. Per fortuna le bugie hanno le gambe corte. I numeri parlano da soli e l’Italia continua a battere il record sui neet”. “Da sottolineare anche la crescita della poverta’ estrema nel nostro Paese rispetto all’anno scorso. Unico caso nell’UE insieme all’Estonia e alla Romania. D’altronde siamo uno dei pochi Paesi in Europa che non ha ancora introdotto una misura di sostegno al reddito per le persone in difficolta’ come il reddito di cittadinanza da noi proposto. Il campanello di allarme e’ assordante, ma l’attuale classe politica continua ad assecondare la richiesta dei potenti, dimenticando i cittadini”. Concludono i pentastellati.

La crisi dei partiti in Italia e’ una delle cause della sfiducia dei cittadini nei confronti della politica. La partitocrazia e’ sì il tarlo che corrode la democrazia, ma non i partiti, organismi indispensabili per il corretto funzionamento di uno Stato democratico. Serve una legge che fissi le regole dei partiti e che garantisca trasparenza, partecipazione, vera democrazia al loro interno. L’alternativa al partito e’ il comitato d’affari, il partito carismatico e/o personale, la setta religiosa (M5S), il partito-azienda, le lobbies.

‘Per quanto riguarda il mio futuro non escludo nulla…”. Il pm antimafia Nino Di Matteo, da poco meno di un mese sostituto procuratore della Direzione nazionale antimafia, rompe il silenzio sul suo ingresso in un eventuale Governo targato Movimento cinque stelle. Il magistrato più scortato e minacciato d’Italia, secondo indiscrezioni, dovrebbe ricoprire l’incarico di ministro dell’Interno. In questi giorni Di Matteo, che continua ad essere applicato al processo sulla trattativa tra Stato e mafia a Palermo, ha preferito non parlare di una sua eventuale discesa in campo in politica. Ma oggi ha deciso di fare chiarezza. Il pm accetterebbe un incarico di Governo sì, ma solo dopo la fine del processo trattativa che lo vede impegnato in prima persona come rappresentante dell’accusa. “Voglio precisare – sottolinea Di Matteo all’Adnkronos – che porterò a termine il mio impegno nel processo sulla trattativa Stato-mafia e che, se dovessi essere, in futuro, chiamato a servire il paese, con l’assunzione di un incarico politico, al termine di quell’esperienza non tornerei in magistratura”. Il processo trattativa, che vede alla sbarra ex politici come Nicola Mancino, ma anche ex ufficiali dell’Arma, come il generale Mario Mori e il generale Antonio Subranni, oltre a boss mafiosi come Totò Riina, è già in stato avanzato. I testi da sentire in aula sono già terminati e all’inizio dell’autunno dovrebbe iniziare la requisitoria che si prevede lunga. Secondo le previsioni la sentenza dovrebbe arrivare tra la fine del 2017 e l’inizio del 2018. Nino Di Matteo di recente ha partecipato al convegno organizzato proprio dal Movimento cinque stelle di Grillo alla Camera dei deputati. Anche in quella occasione aveva elogiato il Codice etico voluto dai grillini. Proprio il 25 luglio Di Matteo riceverà la cittadinanza onoraria di Roma in Campidoglio dalla sindaca Virginia Raggi. Un altro segnale di vicinanza del movimento al pm antimafia. Un cammino tormentato, quello di Di Matteo, per arrivare alla Direzione nazionale antimafia. Dopo diverse bocciature arrivate negli anni scorsi, all’inizio di aprile, dopo la nomina del Cms, il ministero della Giustizia aveva disposto il “posticipato possesso” fino a dicembre per il magistrato. Era stato il procuratore di Palermo Francesco Lo Voi a sollecitare l’intervento del ministero, con il parere favorevole del procuratore nazionale antimafia Franco Roberti. All’inizio di giugno la marcia indietro. La decisione è stata revocata, dopo una nota del procuratore generale di Palermo Roberto Scarpinato, che aveva espresso riserve sul provvedimento. Così, da giugno, Di Matteo si è trasferito a Roma e a Palermo torna per seguire il processo trattativa tra Stato e mafia, che però terminerà entro l’anno.

“La poverta’ nel nostro Paese continua a crescere. A dirlo sono i dati diffusi oggi dall’ISTAT che certificano un aumento sia della poverta’ assoluta sia della poverta’ relativa. Una situazione vergognosa che dipende esclusivamente dall’immobilismo politico del governo Renzi e dell’attuale governo Gentiloni che continua a proporre misure del tutto insufficienti per aiutare i milioni di persone, di famiglie, che sono in grave difficolta’ economica”, lo affermano in una nota i portavoce del MoVimento 5 Stelle della Commissione Lavoro del Senato Nunzia Catalfo, Sara Paglini e Sergio Puglia. “L’anno scorso i poveri assoluti erano 4 milioni e 598 mila. Oggi – proseguono – l’ISTAT ci dice che i poveri assoluti ora sono 4 milioni 742 mila persone. Si tratta del dato piu’ negativo dal 2005 ad oggi e crescono pure le persone in poverta’ relativa che passano da 8 milioni 307 mila a 8 milioni 465 mila. L’incidenza della poverta’ e’ salita al 26,8% rispetto al 18,3% del 2015. Stiamo davanti ad una vera e propria emergenza sociale dove spesso viene dimenticato che dietro i numeri si trovano persone in carne e ossa. E’ un dato di fatto che la politica abbia trascurato per troppo tempo l’argomento nascondendosi dietro la scusa della mancanza di risorse economiche, ma guarda caso per aiutare il sistema bancario le risorse sono sempre state trovate. Non dimentichiamo, infatti, che dal 2015 sono stati regalati alle banche ben 29 miliardi di euro”.

Pd e M5S perdono terreno a vantaggio dei partiti di centrodestra. Lo rileva l’ultimo sondaggio Index Research, realizzato per In Onda, la trasmissione de La 7 condotta da Luca Telese e David Parenzo. Alla domanda: “Se ieri si fossero tenute le elezioni politiche, lei per quale partito avrebbe piu’ probabilmente votato?, il 26,1% ha indicato il Pd, lo 0,3% in meno rispetto ad una settimana fa. L’M5S scende al 27,8%, perdendo 0,2%. Forza Italia rimane stabile al 13,4% Fratelli d’Italia cresce ancora anche se di poco e si attesta arriva al 5,4%. La Lega Nord allunga il passo al 14,2%. Le coalizioni Centrodestra unito (FI, FDI, Lega, Direzione Italia, Rivoluzione Cristiana, Idea, Movimenti Nazionale, UDC, Popolari) sempre piu’ forte, guadagna quasi mezzo punto in una settimana e si posiziona al 35%. Il centrosinistra unito (Pd, MDP, SI, Possibile, Campo Progressista, Centro Democratico) perde lo 0,3% e si attesta al 33,1%. In leggero calo anche il Movimento Cinque Stelle che scende al 27,8% (-0,2). Focus M5S: per 6 su 10 non e’ pronto a governare. Il “Caso Roma” Il Movimento 5 Stelle non e’ pronto a governare per sei italiani su 10. Lo rivela l’istituto di ricerca diretto da Natascia Turato che questa settimana per la trasmissione In Onda ha dedicato un focus al Movimento. La proposta avanzata da Silvio Berlusconi di candidare il manager come laeder della coalizione non trova gli elettori d’accordo. Secondo il sondaggio Index Research oltre 7 su 10, precisamente il 71,2% degli intervistati non pensano che Marchionne potrebbe essere il candidato Premier del centrodestra. Il candidato premier piu’ gradito e’ invece Matteo Salvini, fermamente in testa alla classifica. Segue lo stesso Berlusconi a 12 punti di distanza. In terza posizione Giorgia Meloni e a seguire Giovanni Toti.

“Di domenica, mentre gli italiani votavano ai ballottaggi, in un consiglio dei ministri durato appena 18 minuti, i partiti si sono giocati 17 mld dei soldi dei cittadini. Cinque sono già stati regalati sull’unghia a Intesa Sanpaolo e altri 12 sono a rischio sui crediti deteriorati e i contenziosi degli istituti veneti. In pratica, hanno messo nel piatto un miliardo al minuto per chinare la testa di fronte al ricatto della prima banca italiana che si è presa solo le parti buone di Popolare di Vicenza e Veneto Banca. E ha lasciato a noi il resto”. Lo si legge in un post pubblicato sul blog di Beppe Grillo. “Risultato? I due istituti – continua il post – sono stati comunque cancellati dalla faccia della terra e circa 4mila persone perderanno il posto di lavoro. Mentre centinaia di migliaia di piccoli risparmiatori urlano la loro disperazione. Questa politica, a livello nazionale e locale, è stata complice. Così come complice è stata una vigilanza (distratta?) che per anni ha visto nella Popolare di Vicenza di Zonin un soggetto così solido da poterne aggregare altri”. “Partiti e regolatori hanno lasciato fare per anni a banchieri che hanno spolpato le aziende di credito con prestiti sciagurati (e mai tornati indietro) agli amici degli amici, con pressioni agli imprenditori onesti per l’acquisto delle loro azioni attraverso il sistema dei mutui ‘baciati’ e con informazioni spesso inquinate ai piccoli risparmiatori che si son fidati di strumenti finanziari in realtà molto pericolosi, eppure presentati come un investimento sicuro”.

“Oggi è in discussione in Aula la proposta di Emanuele Fiano che chiede di punire chi inneggia al fascismo, anche sulla rete. L’Italia l’ha scritto in Costituzione (‘è vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista’) ma è un principio che deve vivere nella vita quotidiana: ecco il perché della legge. Grillini e leghisti hanno già espresso parere contrario. Cioè hanno scelto di stare dalla parte di chi non vuole perseguire chi usa la violenza, il razzismo e la discriminazione come strumenti di lotta politica o di propaganda. Noi saremo sempre dalla parte opposta. Ce lo ha insegnato la storia”. Lo scrive su facebook il presidente dei deputati Pd, Ettore Rosato.

“A differenza di Berlusconi io non penso che i Cinque stelle siano un’accozzaglia di disoccupati, disperati, depravati, che siano il male assoluto. Sono interlocutori con i quali si puo’ discutere”. Lo afferma il leader della Lega Nord, Matteo Salvini, in un’intervista al quotidiano La Repubblica in edicola oggi. Per Salvini “un dialogo su alcuni punti, su certi temi importanti e’ possibile: l’onesta’ in politica, l’immigrazione, una certa visione dell’Europa, la sicurezza, il taglio dei vitalizi e delle pensioni d’oro. E non e’ poca cosa. Cambiano idea di frequente, eh. Pero’ ci si puo’ ragionare, ecco. Vedremo. Vedremo quel che succedera’, intanto votiamo, prima possibile”. Sull’immigrazione “ha impiegato vent’anni, la sinistra, per imparare la lezione che a noi era chiara da tempo – prosegue il segretario federale della Lega -. E’ provato che se quei 4,6 miliardi spesi per mettere in albergo 180 mila migranti si fossero utilizzati per interventi in Africa, si sarebbero aiutate 10 milioni di persone. E invece i governi Letta, Renzi, Gentiloni non hanno fatto altro che ripetere gli stessi errori, gli stessi proclami, gli stessi accordi sbagliati. Risultato: seicentomila sbarchi e 15 mila morti”. “Preso atto che ormai da quattro anni l’Europa se ne frega, e’ il tempo che l’Italia torni a fare l’Italia. Che poi e’ quello che fa la Spagna: difendere i propri confini – aggiunge -. Con Salvini al governo, da domani le navi della Marina e della Capitaneria rimandano indietro i primi quattro barconi, d’intesa con la guardia costiera libica. Vedrete che da domani non risalpano. Del resto diamo un sacco di soldi alla Libia, come alla Turchia, all’Europa, per essere ugualmente invasi. Basta, difendiamoci”.