primarie

Alfano ha parlato anche di possibili primarie tra i centristi ed i moderati. Lei parteciperebbe oppure non e’ interessato? “Ma no, oggi non c’e’ tempo di fare le primarie – ha detto Parisi – Sono contento se loro le fanno, ma quello che oggi bisogna riuscire a fare e’ capire che la crisi dei partiti va affrontata ripensando alla politica. Se si mettono insieme cose esistenti, non funziona”. Alfano, Casini, Fitto e gli altri centristi sono ‘vecchi’? “No, non dico questo, io non sono per la rottamazione e credo che tutte le esperienze siano importanti. Penso che oggi ci sia bisogno di capacito’ nuove per cambiare profondamente il Paese”. Se questi si mettessero tutti insieme, pero’… “Ripeto: se questi si mettessero tutti insieme, non farebbero cio’ che serve all’Italia- ha spiegato Parisi-, non serve una sommetta per arrivare al 5% ma serve un soggetto nuovo”. Quindi lei andra’ da solo? “Si, ma tengo anche le porte aperte”.

Matteo Salvini ha vinto le primarie della Lega Nord con l’82,7% dei voti contro Gianni Fava. “Con ieri si chiude il capitolo di Salvini solo al comando e di chi dice ‘la linea lepenista non ci piace'”, ha detto il leader della Lega Nord in conferenza stampa. Ed ha aggiunto: “E’ evidente che e’ stata avvalorata la battaglia federalista, identitaria e sovranista della Lega. Il federalismo e il sovranismo vanno dalla stessa parte, il popolo della Lega si e’ espresso, anche se la prossima volta faremo in modo che si esprimano tante persone in piu'”. Sulle alleanze, Salvini ha dichiarato: “Ho lasciato libertà ai territori per i comuni, ma a livello politico e nazionale la scelta delle alleanze passa da me, dove c’è Alfano non c’è la Lega”.

“Il mio risultato alle primarie? Mi sento ‘esistente’, nel senso che prima non esistevo, non avevo nessun ruolo politico nazionale, non avevo una rete in giro per l’Italia. Siamo partiti da 21mila tesserati e siamo diventati 200mila dopo le primarie: per cominciare, mi pare un buon numero”. Lo dice Michele Emiliano ospite del programma di Rai Radio1 ‘Un Giorno da Pecora’. Fare la guerra nel Pd? “Quello e’ stato un titolo un po’ forzato di Repubblica, che abbiamo chiarito. Noi pero’ rimaniamo distinti da Renzi e dalla sua idea della politica. Rimaniamo vigili. Se il segretario ha capito la lezione e ha capito come si rimane in contatto con gli italiani, noi ci collaboreremo lealmente”. In caso contrario? “Se viceversa – ha detto Emiliano – il suo unico scopo sara’ quello di imitare Forza Italia, cercheremo di correggerlo”.

“Ho incontrato Lorenzo Guerini in aeroporto e gli ho fatto i complimenti per le primarie. Però ho aggiunto anche che secondo me i numeri dei partecipanti sono gonfiati e fasulli. Lui diceva che erano veri ma secondo me i partecipanti saranno stati 7/800mila”. Lo ha detto Maurizio Gasparri, senatore di Forza Italia, ospite del programma di Rai Radio1 Un Giorno da Pecora, condotto da Giorgio Lauro e Geppi Cucciari. Non si fida, insomma, dei numeri sui partecipanti che sono stati comunicati? “Quella è una legittima propaganda, non si sa mai quanti sono, tutti noi dei partiti alle manifestazioni diciamo 500mila o un milione…” E’ capitato anche a lei? “Qualche volta, tipo a Piazza San Giovanni, pure noi arrotondavamo. Tu dicevi 500mila, magari erano 379mila, ma magari la Piazza è grande ed è piena…”.

Le primarie del Pd, se guardiamo al “caso italiano” hanno sempre dato da un lato risultati tutti da verificare e dall’altro non esistono dei criteri precisi da poter essere di garanzia rispetto a chi partecipa ma soprattutto di chi va a votare”. E’ il commento di Paolo Romani, capogruppo di Forza Italia al Senato, in un’intervista al Tempo riguardo a questo tipo di consultazioni. “Ci sono primarie e primarie”, osserva Romani, “esistono quelle americane, collaudatissime. Ci sono state anche quelle del partito gollista, abbastanza collaudate”. E aggiunge: “Una delle proposte che noi abbiamo fatto e’ quella di introdurre le primarie codificate per legge. Quando ci sara’ la legge elettorale in Parlamento potrebbe valer la pena di inserire una regolamentazione delle primarie”.

“A proposito di primarie: mentre si svolgono quelle del Pd, ormai consolidate come prassi e come rituali, anche la vasta area del centro con aperture a destra si interroga sul tema della leadership. Si resta tuttora sorpresi davanti alla polverizzazione con cui una importante classe politica, rappresentativa della maggioranza del Paese, ha reagito all’improvviso oscurarsi della leadership di persone come Berlusconi, Casini o Monti. Da ognuno dei soggetti politici da loro creati, sviluppati e portati alla attenzione delle cronache nazionali ed internazionali, sono scaturiti una miriade di partiti e partitini, ognuno con il suo leader di giornata, con una rappresentativita’ tutta da verificare e con sigle variabili, che fanno impazzire la stampa, che si vendica definendone la maggioranza sotto la voce: altri…”. Lo afferma l’onorevole Paola Binetti, Udc. “La domanda, la sfida che ieri sera Renzi lanciava a questo universo cosi’ variegato, e’ molto semplice: Ce la fara’ a fare primarie? A verificare chi potrebbe essere il leader designato dalla base a rappresentare tutti? Io credo che francamente non sia ne’ possibile ne’ conveniente. Le primarie di un ipotetico rassemblement, cosi’ vasto ed eterogeneo, non sono possibili, perche’ comunque non impegnerebbero la gente a sostenere successivamente un leader cosi’ designato alle elezioni. In un contesto cosi’ complesso serve un accordio collegiale, capace di definire con chiarezza responsabilita’ ed impegni di ognuno, prima ancora che pensare a spartirsi brandelli di potere, come accade in altri luoghi politici”, continua. “Lo stesso esperimento Renzi, sorto da primarie eccezionali che sfioravano i 3 milioni di votanti, non ha affatto dato i risultati attesi. Un eccesso di presenzialismo, che in alcuni momento e’ diventato vero e proprio narcisismo; scarsa tolleranza al dissenso interno che ha prodotto, almeno scissioni e migrazioni; e soprattutto un clima costante di campagna elettorale. Negazione dei problemi, enfatizzazione di micro-risultati positivi, strategie mutevoli e non sempre efficaci. Un’area come quella del Centro, alternativa al Pd e al M5S, non ha bisogno di giocarsi la sua identita’ sulla faccia di o sul nome di un leader: ha bisogno di presentare un modo diverso di fare politica, con una responsabilita’ diffusa in tutta la classe dirigente, con valori condivisi e stili politici diversi ma convergenti nelle priorita’ chiare del Paese, che sono: lavoro per i giovani e ripresa economica per famiglie ed aziende; tutela delle fasce piu’ fragili: anziani, oltre a cronicita’ e disabilita’. Rispetto per l’Europa e rispetto dall’Europa; capacita’ di accoglienza e senso della legalita’. Fatti e non parole”, conclude.

“Il confronto di ieri sera? L’ho vinto chiaramente io, senza ombra di dubbio”. Cosi’ il Ministro della Giustizia Andrea Orlando, che oggi e’ stato ospite del programma di Rai Radio1 Un Giorno da Pecora, condotto da Geppi Cucciari e Giorgio Lauro. E’ preoccupato in vista del giorno del voto per le primarie? “No, sono un po’ provato, ma avrei voluto che la campagna durasse ancora un po’, anche perche’ avremmo avuto un risultato migliore in termini di partecipazione”. E dimagrito o ingrassato durante questa campagna? “Sono dimagrito”. Lei ha detto che mangia spesso alimenti surgelati quando e’ a casa: almeno questi se li sara’ evitati… “Niente surgelati, di buono c’e’ stato almeno questo”. Anche la campagna elettorale e’ stata un po’ surgelata? “Totalmente surgelata, proprio fredda. Ma non inutile”. Lei avrebbe fatto il confronto anche su altri canali? “Si, io avevo dato disponibilita’ per farne anche su altri canali, perche’ tante persone il canale in chiaro di Sky, Cielo, ce l’hanno posizionato sul canale 50 per dire. Metterlo sui primi – ha detto Orlando- avrebbe consentito di seguire il confronto anche ad un pubblico piu’ vasto”.

“Chiedo il voto a coloro che vogliono bene al Pd, ma che vogliono cambiarlo”. Così Andrea Orlando, ministro della Giustizia, candidato alla segreteria del Pd, in una intervista alla Gazzetta del Mezzogiorno, nella quale replica ad Emiliano che gli chiede di rompere in maniera definitiva con Renzi: “Ho messo in campo una piattaforma che è diversa da quelle di Renzi e di Emiliano” e “rispetto ad Emiliano, non condivido l’idea che i voti del M5S si possano prendere inseguendo i 5S. Invece, penso che quei voti si possano riprendere mettendo in campo una proposta che guardi al malessere su cui quel Movimento ha costruito il proprio successo”. Quindi recupero dei voti transitati a quel partito o ipotesi d’intesa? “Noi abbiamo il problema del rapporto con l’elettorato popolare che si può riconquistare solo se si mette al centro della proposta politica il tema dell’uguaglianza sociale. Con proposte che diano il segno del cambio di passo rispetto al racconto di questi anni”. Emiliano dice che tra Berlusconi e Grillo lui sta con il secondo… “È un’alternativa da evitare. Tra Grillo e Berlusconi preferisco Pisapia. Il centrosinistra può essere maggioritario, ma per bisogna cambiare l’impostazione su alcuni temi e la legge elettorale. A partire dal lavoro, dalla lotta alla povertà e alla disuguaglianza sociale, dal Mezzogiorno”. E aggiunge: “Mettere insieme Forza Italia e il Pd significherebbe costruire una proposta che sarebbe letta come espressione dell’establishment. Invece l’obiettivo è costruire un centrosinistra che sia in grado di prendere voti anche nell’elettorato populista, ma che sappia dare a questi settori uno sbocco di governo, saldamente europeista, di profonda cultura democratica e di rispetto istituzionale”. Se vince Renzi c’è il rischio di un’accelerazione del voto? “Non mi affascina il dibattito sulla data delle elezioni. Invece mi appassiona il tema della legge elettorale. Se si va con questa legge per il Pd è un disastro, perché rischia di arrivare terzo e perché, in tal caso, sarebbe inevitabile costruire un’alleanza con Berlusconi”.

“Le primarie sono lo strumento indispensabile per superare il frazionismo e l’irrilevanza del centro italiano. Dobbiamo con tanti amici acquisire la consapevolezza che partiamo da zero: per noi ‘uno vale uno'”. Lo ha detto il coordinatore dei “Centristi per l’Europa” Gianpiero D’Alia all’iniziativa “Insieme per le Primarie” in corso al Tempio di Adriano. “Oggi – ha spiegato D’Alia – siamo stretti tra il populismo di Salvini e Grillo che ha saldato massimalismo della sinistra, sovversivismo di destra, il disagio del sud, dei disoccupati, piu’ aree radical chic : una miscela unica, inedita per l’Italia. Dall’altra parte c’e’ una sinistra in crisi permanente di identita’. Il centro – ha aggiunto il parlamentare – e’ in difficolta’ per tante ragioni: e’ complicato introdurre elementi di buonsenso quando il dibattito politico e’ governato dall’insulto e dall’esasperazione”. “L’area centrista popolare di questo Paese – conclude l’ex ministro – deve fare sul serio, organizzare una risposta incisiva senza timidezze: siamo dentro una lotta politica dura e dobbiamo farla con coraggio”.

“E’ diventato impossibile rinnovare il centrodestra, quindi noi creiamo un’area liberale e moderata. Il giorno 8 abbiamo appuntamento al Tempio di Adriano con coloro che vogliono organizzare le primarie liberal-popolari. Lo ha annunciato Angelino Alfano, ministro degli Esteri e leader di Alternativa Popolare, a Porta a Porta. “Oltre a noi – ha detto Alfano – ci sara’ Casini e hanno gia’ dato disponibilita’ Flavio Tosi e Enrico Zanetti. Da li’ partiremo per organizzare quest’area e faremo delle primarie dove si individuera’ una squadra e un portabandiera”.