Rai

Il cda della Rai ha nominato Mario Orfeo alla direzione generale, dopo l’intesa in assemblea con gli azionisti (Mef e Siae) . Sette i voti favorevoli, compreso quello della presidente Monica Maggioni, contrario solo il consigliere Carlo Freccero. Il nuovo dg prende il posto del dimissionario Antonio Campo Dall’Orto.

“La Rai rischia di perdere a favore di Mediaset i talenti che ha costruito in decenni, per una norma approvata in Parlamento in una delle ventate di demagogia. La Rai non può tornare a essere pallina da ping-pong nel tornado della politica. Invece è ancora la politica a decidere se l’amministratore delegato deve andarsene; e il criterio è il modo in cui ha gestito l’informazione. Ancora non si capisce che i grandi orientamenti di massa non sono determinati dai tg o dai talk-show, ma dal flusso culturale. Il successo di Berlusconi fu figlio di Dallas e di Dinasty, non di Emilio Fede. La Rai è un’azienda; senza autonomia, è morta”. Lo dice l’ex sindaco di Roma Walter Veltroni in una intervista al Corriere della sera.

“Io ho scelto Campo Dall’Orto e sinceramente mi dispiace che si sia dimesso”. Così Matteo Renzi in un’intervista al Messaggero commentando l’addio del dg della Rai. “Seguire la Rai non è mai stata la mia priorità, come del resto in tanti mi hanno contestato – ha spiegato l’ex premier – Il nuovo dg lo sceglierà il governo. A quelli che dicono che noi abbiamo cacciato il dg ricordo che la persona che conosco meglio nel cda, Guelfo Guelfi, è l’unico ad aver votato a favore del piano di Campo Dall’Orto. Mi spiace per la decisione di Antonio. Diciamo – ha osservato Renzi – che alla Rai è andata malaccio, peccato, mentre le nomine in Eni, Enel, Poste, Ferrovie e tante altre realtà aziendali e istituzionali sono andate decisamente meglio”.

Alla Rai “Antonio Campo Dall’Orto non è l’unico responsabile del fallimento di questi 2 anni di mandato. Pertanto dopo le sue dimissioni, dovrebbero arrivare quelle della Presidente e del Consiglio di Amministrazione”. Lo sostengono in una nota congiunta Fnsi e Usigrai auspicando che “ora l’azionista agisca con rapidità per restituire con urgenza alla Rai Servizio Pubblico una guida autorevole, sicura e stabile in grado di assicurare presto la necessaria riforma editoriale”. Il direttore generale della Rai, Antonio Campo Dall’Orto, nel pomeriggio di ieri si e’ recato al ministero dell’Economia e ha rimesso il mandato.
Per il sindacato “quanto accaduto in queste settimane dimostra ancora una volta che governo e parlamento sono chiamati a intervenire per modificare le norme sulla goverance per garantire alla Rai Servizio Pubblico autonomia e indipendenza dai partiti. Senza un chiaro percorso di riforma, che parta dalla necessaria separazione dei poteri di indirizzo dai poteri di gestione, l’indecoroso spettacolo degli ultimi mesi non potrà che riproporsi”, sostengono. Il direttore generale ora dovra’ scrivere – come ha fatto il consigliere Paolo Messa – una lettera al presidente Monica Maggioni, e per conoscenza al cda. Una comunicazione di preannuncio di dimissioni da ratificare al primo consiglio utile.

“La richiesta di diversi esponenti del Movimento 5 Stelle di valutare la chiusura di Porta a Porta e’ davvero assurda. Si tratta di un programma di straordinaria qualita’ che da anni e anni racconta agli italiani, in modo serio e professionale, la storia e la vita quotidiana del loro Paese. In merito alle polemiche sugli stipendi, e’ bene riflettere sempre sul fatto che i grandi giornalisti e artisti della Rai meritano retribuzioni all’altezza del loro lavoro e dei risultati conseguiti. La lettera di Vespa merita rispetto e merita di essere letta con attenzione”. Lo dichiara Alessandro Cattaneo, membro del Comitato di Presidenza di Forza Italia e Responsabile Formazione del partito.

“Quando la politica ha preteso di mantenere un controllo totale sulle aziende a livello nazionale, come a livello locale, i risultati mi sembrano decisamente meno lusinghieri”. Lo ha detto il ministro dello sviluppo economico Carlo Calenda, puntualizzando: “Ogni riferimento alla Rai e’ del tutto casuale”.

“Finalmente Bruno Vespa ammette quello che sosteniamo da anni: in Rai fa l’artista e il suo programma è di intrattenimento. Adesso sarebbe opportuno che l’azienda ne prendesse atto e smettesse di considerare Porta a Porta come un programma di informazione”. Lo affermano Alberto Airola e Dalila Nesci, parlamentari 5stelle in commissione di Vigilanza Rai. “Al netto della questione degli stipendi e dalla valutazione sul modo in cui Porta a Porta racconta la politica italiana adesso emerge un problema serio. Vespa rinnega definitivamente velleità giornalistiche, che in effetti mal celava. Chiediamo adesso alla Rai di valutare la chiusura del programma”.

Tra i tanti dilemmi che ci affliggono la vita, speravamo di non dover subire anche questo, se Bruno Vespa faccia informazione o spettacolo, se sia e faccia il giornalista o l’artista. La questione non é di poco conto perché a seconda dell’una o dell’altra interpretazione, il risultato cambia, soprattutto sotto il profilo economico e i soldi della Rai, come sappiamo, sono nostri. Da giornalista percepirebbe un compenso più basso, da artista invece ben altre cifre. Questo il parametro fissato. Infotainment é la formula che coniuga giornalismo e spettacolo ma in questo caso le due cose non possono che essere separate: questione di soldi e basta. E al bravo e immarcescibile Bruno Vespa conviene sembrare, essere e definirsi un artista. Per la gioia di chi lo ha sempre sostenuto, che facesse solo show e cabaret, ma per fargli uno sgarbo e screditarlo. Ora i due fronti, per motivi diversi, la pensano allo stesso modo. All’incirca.

Il Cda Rai ha bocciato il piano dell’informazione presentato dal direttore generale Antonio Campo Dall’Orto. Progetto voluto dal dg per rilanciare in primo luogo il digitale. Cinque i voti contrari, tra cui quello, della presidente della Rai Monica Maggioni e dei consiglieri Franco Siddi, Rita Borioni, Giancarlo Mazzuca e Arturo Diaconale che hanno detto di aver “votato nel merito”. Guelfo Guelfi, consigliere vicino all’ex premier Matteo Renzi, ha votato a favore del piano, mentre Carlo Freccero e Marco Fortis si sono astenuti. Prima del voto aveva lasciato la riunione del Cda il consigliere Paolo Messa. perche’ erano “venute meno le condizioni per il rapporto di fiducia con il direttore generale”. Ora sara’ il dg dovrà decidere se e come andare avanti. I consiglieri d’amministrazione della Rai al termine della riunione hanno convocato una conferenza stampa. “Nessuno è contro il digital ma deve essere dentro un disegno coerente con l’informazione complessiva della Rai. Non si può prima pensare a dei nomi e poi al progetto”. Così il consigliere dl cda Rai Franco Siddi ha spiegato, il suo “no” in conferenza stampa. “Il piano da lui proposto e’ stato respinto – ha osservato Arturo Diaconale – non si puo’ non tenerne conto. Certo, se si dicesse disponibile a cambiarlo e ci chiedesse di proseguire la collaborazione nessuno lo ostacolerebbe”. Ha dichiarato Carlo Freccero: “Il direttore generale secondo me deve continuare. Quello dell’informazione e’ un terreno estremamente delicato, forse quello che e’ mancato e’ stato qualche momento di astuzia. Il cda andava coinvolto di piu'”.

“Lavoriamo perché non sia solo un anniversario, perché il ricordo di quel giorno si traduca in futuro e in un modo diverso di essere cittadini e di offrire, ad esempio, ai giovani la possibilità di riviverlo anche attraverso l’aspetto emotivo”. Così la presidente Rai Monica Maggioni, alla presentazione della programmazione Rai per i 25 anni dalla strage di Capaci, il prossimo 23 maggio.”Quel giorno ha rappresentato un giorno di non ritorno e Rai cerca di rappresentare anche questo: dalla violenza degli attentati, alla forza del rito collettivo che è stato il maxi processo contro Cosa nostra – prosegue Maggioni – La Rai c’era e oggi può restituire sia i giorni della tragedia sia i giorni del riscatto”.