Rai

I contratti di collaborazione e consulenza di natura artistica della Rai sono al di fuori del tetto di 240 mila euro. Lo chiarisce il sottosegretario allo Sviluppo economico, Antonello Giacomelli, che ha spedito una lettera ai vertici dell’Azienda di Viale Mazzini. Un “atto formale”, in cui è spiegato – in forza di un parere dell’Avvocatura dello Stato sull’interpretazione della legge sull’Editoria in materia di limite ai compensi – “la piena legittimita’ della tesi che non include, nel perimetro di applicazione del limite i contratti caratterizzati da prestazioni di natura artistica”. Il Ministero dello Sviluppo economico ha richiamato un parere espresso qualche settimana fa dall’Avvocatura dello Stato che aveva espresso dubbi sull’applicabilità del limite di 240mila euro annui, introdotto dall’art. 9 della legge n. 198 del 2016, alle collaborazioni artistiche della Rai.

Sui media, sui quotidiani, nei giorni scorsi sono state riportate ricostruzioni dell’ultima seduta del Cda Rai decisamente non corrispondenti alla realta’, “ho visto raccontare sui giornali una seduta del Cda a cui non ho preso parte io…e nemmeno i miei colleghi. Non c’e’ stato un duello tra parti politiche avverse ma confronto tra persone serie. Ho letto di falsa rappresentazione di un Cda oggetto di trame della politica, non corrisponde al vero”. Lo ha detto Monica Maggioni, presidente Rai, nel corso dell’audizione in commissione di Vigilanza. Maggioni ha anche detto che “quando sentivo di un direttore generale asservito ad una parte politica era un parere che non ho mai condiviso, e questa cosa faccio anche oggi che il dg viene dipinto in tutt’altro modo” (riferimento al fatto che secondo alcuni commentatori il dg Campo Dall’Orto al contrario del recente passato non sarebbe piu’ nel gradimento di Renzi, ndr). Per la presidente Rai “quello che e’ successo in mezzo lo capisco forse da giornalista ma e’ frutto di una dinamica non dentro il Cda ma intorno al Cda che in questi mesi ha lavorato in condizioni non semplici”.

“Sarebbe gravissimo. Report non e’ di Sigfrido Ranucci, e’ dei cittadini che pagano il canone. Ci tirano per la giacchetta di qua e di la’, a seconda di dove tira il vento della politica”. Lo ha affermato l’autore-conduttore di Report Sigfrido Ranucci, commentando le indiscrezioni sul possibile stop della Rai alla trasmissione di inchieste di Raitre da lui ereditata da Milena Gabanelli, a seguito dell’ispezione avviata per la bufera scaturita dal servizio sui rischi del vaccino contro il papilloma virus e la querela ricevuta da Roberto Benigni per il servizio sui suoi studi cinematografici a Papigno. Su Benigni, Ranucci, intervistato da Repubblica, è lapidario. “Mi ha sorpreso. Non abbiamo mai detto che ha usufruito di finanziamenti pubblici per ristrutturare gli studi di Papigno. Abbiamo tutte le carte”. Quanto ai vaccini, “Io -afferma il giornalista di Report- ho fatto vaccinare mia figlia. Ma vogliamo parlare anche delle controindicazioni?. La cosa peggiore e’ non dare tutte le informazioni. C’erano dati che non collimavano e noi abbiamo cercato di capire perche´. Nessuno ha mai messo in discussione l’utilita’ dei vaccini, anzi, all’inizio della puntata ho detto esattamente il contrario. Chi ci accusa di questo non ha visto la trasmissione. Vogliamo registrare anche le reazioni di chi si e’ vaccinato ed e’ rimasto inchiodato sulla poltrona?». “La diffidenza – denuncia Ranucci- aumenta quando sei poco trasparente e fai la lotta alla corruzione. La confusione vera e’ sui dati dei decessi, sulle persone che si ammalano dopo la vaccinazione. Abbiamo fatto luce su come funziona la farmaco-vigilanza: entro 36 ore le eventuali reazioni avverse ai vaccini vanno segnalate, ma non sempre accade. Non ce lo siamo inventato noi: abbiamo raccolto le testimonianze. Vogliamo riflettere sui numeri? Abbiamo ripercorso tutta la vicen-da, abbiamo dato la parola a persone che non erano riuscite a segnalare la loro reazione avversa. Saranno anche pochi casi, ma per questo devono essere abbandonati? Credo di no. Il servizio pubblico deve seguirli”.

Nomine Rai, compensi e piano per il rilancio dell’azienda. Carlo Freccero ne parla in un’intervista al Corriere della Sera. Su chi sostiene che il dg della Rai, Antonio Campo Dall’Orto, sarebbe politicamente sotto attacco: “I segnali sono molti – osserva Freccero, componente del Cda dell’azienda di viale Mazzini – Per esempio, la pronuncia dell’Istat nell’ottobre scorso che colloca la Rai nell’ambito della pubblica amministrazione”. E su una Rai che sarebbe anti-renziana : “Io penso che il direttore generale abbia ceduto, con la politica, sulle nomine per i tg. Io capisco che il Tg1 sia, per esempio, una sorta di Messa cantata. Ma e’ bene che ci siano anche spazi aperti al confronto: ed e’ cio’ che ha fatto Campo Dall’Orto”. Domani è prevista l’audizione del Cda in commissione Vigilanza dove si parlerà di anticorruzione, informazione e tetto ai compensi. “Da amministratore dell’azienda e non da massmediologo o da teorico della tv, diro’ una cosa veramente importante alla Vigilanza, cioe’ al Parlamento”, dichiara Freccero, “cioe’ che il tetto ai compensi significa “far passare l’azienda da un sistema pubblico-privato, finanziato da canone e pubblicita’, a un sistema solo pubblico sorretto unicamente dal canone. Cioe’ puntare a una Rai destinata a uscire dal mercato, non piu’ interessata a produrre audience”. Per Freccero questo punto in particolare c’entra con Campo dall’Orto, “perche’ questa Rai sarebbe in aperta contraddizione con l’attuale condizione del direttore generale, che e’ un amministratore delegato di una vera azienda destinata alla competizione sul mercato. Il tetto solo apparentemente genera risparmio: in realta’ distrugge economicamente la Rai perche’ taglia via le risorse pubblicitarie”. Aggiunge l’autore televisivo e direttore in passato di palinsesti Rai e Mediaset: “Io sono d’accordo col ruolo pedagogico dell’azienda ma il messaggio deve essere destinato al pubblico piu vasto possibile, garantito dal sistema pubblico privato”.

La camera ardente di Gianni Boncompagni sarà allestita martedì 18 aprile a Roma, alle 12, nella sede Rai di via Asiago 10. Il popolare autore, e conduttore di storici successi radiofonici e televisivi, si è spendo ieri a Roma all’età di 84 anni. Nato ad Arezzo il 13 maggio 1932, è stato tra i grandi innovatori dello spettacolo italiano con Renzo Arbore. Tra i successi, si ricordano Bandiera gialla e Alto gradimento, Pronto Raffaella?, Domenica In, Non è la Rai, Carramba.

“Il Consiglio d’Amministrazione delle Rai, anche nell’ultima riunione pre pasquale, ha tenuto il punto, adesso se il governo è davvero intenzionato a sostenere un’eccezione per i compensi delle star, si assuma le sue responsabilità, senza trucchetti e pasticci vari, con l’approvazione di una nuova legge in materia. Vedremo se Renzi, Gentiloni e Padoan, dopo la manovrina di tasse e dopo il Def da presa in giro faranno questo ulteriore affronto ai cittadini italiani. Campo Dall’Orto, la Maggioni, Fazio, Vespa, Giletti, la Clerici, Conti, se ne facciano una ragione. Il Parlamento scrive le leggi, le aziende serie e le pubbliche amministrazioni rispettano le norme vigenti, le norme prevedono un tetto ai maxi compensi nella P.A. e la Rai, che fa parte del pubblico impiego, dovrà adeguarsi, senza se e senza ma, senza prese in giro e senza inganni. Che tutti questi signore e signori vogliano continuare a far di testa loro fuori dalla legge non ha senso giuridico, morale ed etico. Nei confronti del Parlamento e delle istituzioni, nei confronti dei cittadini che con stipendi normali e tra mille difficoltà quotidiane pagano il canone e permettono che la più grande azienda culturale d’Italia, la Rai, vada avanti e sia più forte di tutti e tutto”. Così Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia, in un suo intervento pubblicato su Affaritaliani.it.

“Renzi vuole cacciare il direttore Dall’Orto: ogni parvenza di liberta’ di espressione in Rai e’ scomparsa, in confronto all’imposizione del pensiero unico renziano nel servizio pubblico, la lottizzazione partitica era acqua fresca. Fra le varie ‘colpe’ di Dall’Orto c’e’ quella di aver mandato in onda la puntata di Report in cui c’era un’inchiesta sullo scandaloso salvataggio dell’Unita’, nonostante le minacce dell’ex premier, che si crede padre-padrone dell’azienda”. E’ quanto scrive in un post pubblicato sulla sua pagina Facebook il capogruppo M5S in commissione Vigilanza Rai, Alberto Airola. “Il Pd, insieme al centro destra uniti – aggiunge l’esponente pentastellato – attaccano quindi Report e ogni spazio residuo di giornalismo vero in Rai, un fatto inaudito che fa precipitare l’informazione a livelli di Corea del Nord. Nelle prossime ore scateneranno la furia aggressiva dei mastini di Renzi come Anzaldi, Verducci, Peluffo, Boccadutri, cercando di sostituire Campo Dall’Orto con la super fedelissima presidente Maggioni-Bildelberg. In Vigilanza pero’ troveranno pane per i loro denti: io e i miei colleghi siamo pronti alla battaglia. Una cosa rattrista profondamente: il silenzio e il servilismo di quei finti intellettuali e giornalisti che, dieci anni, fa salivano sulle barricate per difendere il servizio pubblico e ora strisciano ai piedi del padrone zitti e muti. Una cosa e’ certa: il loro tempo sta per finire, hanno perso tutto, la faccia, l’onore e la reputazione e devono cominciare a fare le valigie”, conclude.

Il caso ‘Report’ sarà tra gli argomenti del prossimo Cda della Rai, fissato per giovedì e impegnato probabilmente sulla questione dei tetti ai compensi degli artisti. Ad annunciarlo all’AdnKronos è il consigliere d’amministrazione Arturo Diaconale, commentando le polemiche sulla puntata di ieri del programma di Rai3, rispetto alla quale si sono registrate minacce di azioni legali sia da parte di Eni che di Pessina Costruzioni: “La libertà dei giornalisti deve essere sacrosanta e quindi va garantita e va difesa – premette Diaconale, che è lui stesso giornalista – nello stesso tempo – aggiunge – mi auguro che questa libertà non abbia portato a degli errori di diffamazione rispetto ai quali ognuno si dovrà assumere le proprie responsabilità”. “Io comunque – annuncia Diaconale – chiederò giovedì in Cda di chiarire la posizione dell’azienda rispetto a ‘Report’ e cioè fino a che punto c’è la manleva dell’azienda rispetto al lavoro di ‘Report'”.

“Stando alle informazioni ufficiose che ho ci sarà una circolare del ministero che avalla il parere dell’Avvocatura dello Stato sui tetti ai compensi artistici. La mia posizione è chiara: o c’è una assunzione di responsabilità chiara e netta, così chiara da non prestarsi a nessun tipo di equivoco oppure io voto contro e quindi voto per l’applicazione del tetto anche ai compensi degli artisti”. Parola di Arturo Diaconale. Il consigliere Rai è convinto infatti che non si possa “correre il rischio che ci siano delle rivalse sul consiglio di amministrazione della Rai che su questa faccenda sta semplicemente applicando la legge voluta da governo e parlamento. La strada più corretta – spiega all’Adnkronos Diaconale – sarebbe un decreto legge che modifichi la legge. Un tema posto dalla politica – scandisce – deve essere risolto dalla politica”. “Un fatto è certo – dice Diaconale – il giorno in cui il Cda dovesse liberare il Dg Rai dal vincolo del tetto ai compensi artistici, saremmo bombardati da esposti che scaricherebbero su di noi il danno erariale. Intanto – conclude il consigliere – chi vuole seguire la linea Fazio, si faccia la propria casa di produzione e stia sul mercato”.

“Ribadisco: ho espresso la mia opinione dopo il parere dell’Avvocatura dello Stato: il tetto ai compensi Rai non c’è già più”. Fabio Fazio torna con un tweet sul tema del tetto ai compensi Rai esteso al comparto artistico. Tre giorni fa il conduttore, nel giorno in cui è diventato di pubblico dominio il parere dell’Avvocatura dello Stato contro il tetto dei compensi, aveva scritto su Twitter: “In una tv che cambia, bisogna assumersi responsabilità e nuovi rischi. D’ora in poi, ovunque sarà, vorrei essere produttore di me stesso…”. Poi, in un’intervista uscita ieri su Repubblica, aveva spiegato di essere rimasto negativamente colpito dall’eccessiva ingerenza della politica sulle vicende della Rai. I tweet di Fazio sono tempestati di commenti, divisi tra coloro che lo attaccano per il suo compenso giudicato eccessivo e chi sottolinea come Fazio guadagni in realtà in proporzione alla pubblicità che catalizza sulla Rai, come accade in ogni situazione di mercato, visto che il suo programma non è tra quelli finanziati con il canone.