Renzi

‘Dopo qualche ora di riflessione e di analisi, con il confronto dei dati locali e delle situazioni territoriali, il segretario del Pd e premier Matteo Renzi, commenta il voto alle amministrative che lo vede perdente. ‘Confermiamo che il voto ha ragioni di forte valenza territoriale ma c’è un elemento nazionale: una vittoria netta e indiscutibile nei comuni dei 5 stelle contro di noi. Non è un voto di protesta ma di cambiamento non solo nei comuni in cui ha vinto M5S. Ha vinto chi ha interpretato meglio l’ansia di cambiamento. Se c’è una cosa che il governo deve dire è un caloroso buon lavoro a tutti gli eletti. Il governo aiuterà tutti a cercare di fare bene. E noi andiamo avanti ad occuparci delle priorità istituzionali”. Da piu’ parti e non solo dentro il suo partito, Renzi viene indicato come il vero sconfitto di questa tornata elettorale. E questo nonostante avesse precisato che questo voto non poteva avere ripercussioni sul governo e non doveva essere ritenuto come un giudizio sul suo operato. Non é servito: la sconfitta del Pd a Roma e a Torino ha scardinato questa impostazione, consolidando il M5S sul piano nazionale e aprendo nuovi scenari.

Alessandro Di Battista, uno dei cinque membri del direttorio del M5S commenta le parole del Premier Renzi e rilancia su uno dei temi politici ed economici che piu’ stanno a cuore al Movimento, sottolineando le difficoltà economiche di buona parte degli italiani, alle prese con una crisi economica e sociale che non accenna a stemperarsi e con una disoccupazione molto alta “Oggi Renzi ha detto che non siamo protesta, ascolterei allora i milioni di cittadini che appoggiano i 5 stelle. Subito farei, al suo posto, una legge sul reddito di cittadinanza. Renzi ha fallito al di là della sconfitta elettorale . Ha fallito perché 10 milioni di famiglie hanno difficoltà a curarsi, ha fallito sui problemi economici del paese”.

“Le elezioni le ha perse il Pd, siamo tutti sulla stessa barca. Ma Renzi, in questi due anni, ha goduto di potere assoluto, come segretario e premier, e quindi, evidentemente, ci sono delle responsabilità maggiori”. Così il senatore della minoranza Pd, Miguel Gotor, a ‘Otto e Mezzo’, su La7. “Ci sarebbe stato bisogno di più umiltà, capacità di ascolto, ad esempio per studenti e operai che hanno subito la nostra azione – ricorda Gotor, riferendosi alla buona scuola e al Jobs Act. il cambiamento per il cambiamento è il modo per conservare le cose come stanno. Renzi deve lasciare? Serve congresso per risolvere il problema del doppio incarico, che non riguarda solo Renzi, ma anche la Serracchiani, che è vicesegretario e anche presidente del Friuli Venezia Giulia, che ha visto le sconfitte di Trieste e Pordenone”.

Il Premier Matteo Renzi, segretario del Partito Democratico, ammette la sconfitta. Aveva cercato in tutti i modi di non legare il suo nome a queste elezioni amministrative, che non lasciavano presagire nulla di buono. Ma queste elezioni comunali non possono non avere – per il successo del M5S – anche e soprattutto un significato politico. ‘Abbiamo perso – ammette il primo ministro – ho rottamato troppo poco. Non mi dimetto, non ci penso nemmeno. Ora via la vecchia guardia del partito. Non é un risultato contro di me’. La minoranza del Pd adesso gli chiederà conto e ragione. La direzione del partito, prevista per venerdi, si annuncia una vera e propria resa dei conti.

 

Si dice che i clienti abbiano sempre ragione. Lo stesso dovrebbe valere, mutatis mutandis, per gli elettori. E allora, in base a questo principio, possiamo lecitamente affermare che Grillo e i suoi adepti conquistano a ragion veduta Roma e Torino, con i sindaci Virginia Raggi e Chiara Appendino e che il premier Matteo Renzi incassa una sonora sconfitta politica, accontentandosi di una risicata vittoria di Sala su Parisi a Milano. Le elezioni comunali hanno sempre avuto valore politico, piaccia o meno. Da un voto di protesta si passa ad un voto di delusione: gli elettori o se ne stanno a casa o votano per le forze politiche antisistema. Vedremo se i 5Stelle saranno capaci di amministrare: sinora, laddove lo hanno fatto, hanno lasciato a desiderare. Chi scrive non si fida né del M5S né delle sue ricette salvifiche, diffidando di un movimento-partito che non ha democrazia interna e che ha la presunzione sciocca di lanciare una ruffiana offerta pubblica di acquisto (Opa) sull’onesta’. Il quadro politico è quantomai confuso e l’appuntamento del referendum può’ schiarirlo solo parzialmente. Il segretario del Pd nonché Premier, Renzi, esce ridimensionato da questa tornata elettorale, e può contare solo sul fatto che, ad oggi, una vera alternativa politica a lui e alla sua rabberciata maggioranza, non si intravede.

Ballottaggi: aperti i seggi per secondo turno delle comunali. Andranno al voto quasi 9 milioni di italiani in 126 città
Per l’esattezza, i cittadini che oggi andranno al voto sono 8.610.142, distribuiti in 126 comuni, di cui sei capoluogo di regione (Roma, Milano, Torino, Napoli, Bologna e Trieste) e 14 di provincia (Benevento, Brindisi, Carbonia, Caserta, Crotone, Grosseto, Isernia, Latina, Novara, Olbia, Pordenone, Ravenna, Savona e Varese). Lo scrutinio avrà inizio questa sera al termine delle operazioni di voto e dopo il riscontro del numero dei votanti. Riflettori puntati su Milano e Roma, dove rispettivamente si affronteranno Sala e Parisi, Raggi e Giachetti. Come in ogni tornata elettorale amministrativa che si rispetti il motivo ricorrente, strumentalmente usato da vincitori e vinti per opposte ragioni, é quello relativo alla valenza politica del voto, ossia se attribuirgli un significato politico al di la’ di quello eminentemente amministrativo. C’é da giurarci che anche stavolta sarà cosi: se dovessero perdere i candidati del Pd gli oppositori di Renzi diranno che é un test contro il governo. E viceversa.

Renato Brunetta, Forza Italia, si appella all’Agcom “Renzi e i suoi occupano le televisioni e le radio, distorcendo così la corretta informazione sul referendum costituzionale del prossimo ottobre, e nessuno batte ciglio. Da settimane assistiamo alla violazione delle più basilari regole della par condicio senza che nulla accada. Si stanno gettando le basi per la più imponente e sofisticata opera di disinformazione che un governo abbia mai condotto nel corso della storia della nostra Repubblica. La presenza asfissiante nei media del presidente del Consiglio e di altri membri del governo sta di fatto impedendo agli italiani di farsi un’idea corretta sulla riforma della Costituzione voluta da Matteo Renzi.Non è tutto oro quello che luccica, anzi tante sono le ombre e i piani inclinati dove la libertà e la piena democrazia possono scivolare qualora prevalessero i sì alla consultazione popolare. Gli italiani hanno il diritto a essere informati correttamente senza che qualsivoglia posizione di privilegio possa inficiare il diritto alla conoscenza. Per questo abbiamo presentato un esposto all’AgCom, affinché vigili sulla correttezza dell’informazione sulla Rai e sulle emittenti private e affinché fornisca i dati in suo possesso in merito alla presenza sui media delle ragioni del sì e del no”.

Matteo Renzi e’ a San Pietroburgo dove trascorrera’ la giornata di chiusura di campagna elettorale per le elezioni amministrative. Il premier visitera’ in mattinata un cantiere Astaldi aperto nella citta’ russa poi si trasferira’ al business forum, una sorta di Davos russa che ogni anno riunisce migliaia di imprenditori da tutto il mondo e dove quest’anno l’Italia e’ ospite d’onore. Renzi interverra’ all’assemblea plenaria e poi incontrera’ Vladimir Putin. Dopo il bilaterale Putin e Renzi assisteranno alla firma di una decine di accordi tra imprese russe e italiane. Al Forum di Pietroburgo è giorno di Renzi, tra sanzioni e accordi. Il presidente del Consiglio, è atteso al Forum Economico Internazionale. Al centro del dibattito sulle prospettive economiche del Paese e su quelle globali il tema delle sanzioni che gravano sul Paese delle sanzioni: il presidente della Commissione UE Jean-Claude Juncker ha già chiarito che le misure varate oltre due anni fa per la crisi ucraina non saranno revocate sino alla “completa applicazione degli accordi di Minsk”. Curiosità per il discorso che terrà Renzi e che potrebbe alleggerire la posizione assunta nei confronti di Putin e della Russia. Il premier ha insistito sulla necessità di un consolidamento dei rapporti con Mosca ed ha ribadito il ruolo centrale della Russia nello scacchiere internazionale.

E’ tutto falso: Massimo D’Alema non voterà per Virginia Raggi al ballottaggio di domenica  a Roma. E’ il suo portavoce a smentire le voci.  “L’articolo pubblicato da ‘Repubblica’ e’ falso. I numerosi virgolettati riportati, a cominciare dal titolo, corrispondono a frasi mai pronunciate. D’altra parte, l’autore non precisa ne’ dove, ne’ quando, ne’ con chi sarebbero state dette. Le riunioni di cui si parla non si sono mai svolte. La ricostruzione e’ frutto della fantasia del cronista e della volonta’ dei suoi mandanti. D’Alema, che e’ quasi sempre all’estero, non ha avuto modo di occuparsi della campagna elettorale di Roma”. E’ questo quanto si legge in un comunicato della portavoce di Massimo D’Alema, Daniela Reggiani. Il retroscena, con un richiamo in prima pagina, e’ intitolato “La sfida di D’Alema: ‘Pur di cacciare Renzi sono pronto a votare anche Raggi'”. E il sommario virgoletta: “Direi di si’ anche a Lucifero per mandarlo via. Dopo di lui possibile ricostruire il campo della sinistra”. Nell’articolo si parla di diversi incontri, nonche’ di contatti in Puglia, in particolare con Emiliano, e a Roma, dove Bray e l’ex sindaco Marino sarebbero tra i “piu’ assidui interlocutori” di D’Alema.

Il Partito Democratico, giovedì 16 giugno, scenderà in piazza per incontrare i cittadini e spiegare la riduzione delle tasse. La decisione strategica, – a soli tre giorni dal ballottaggio -, viene spiegata dal premier Matteo Renzi. “Giovedì 16 milioni di italiani non pagheranno la Tasi sulla prima casa. Come pure non pagheranno Imu e Irap agricola, vedranno finalmente lo sconto sull’Irap. Una riduzione di tasse che non ha precedenti per qualità e intensità nella storia degli ultimi vent’anni. Per questi motivi il Partito Democratico scende in piazza incontrando i cittadini, mostrando concretamente i risultati di queste scelte”. Ciò che è stato fatto è oggettivamente impressionante ma non lo valorizziamo bene neanche noi. Una grande giornata di mobilitazione del Pd per raccontare cosa stiamo facendo in concreto. Perché criticare è facile, ma cambiare è bello. E noi siamo la dimostrazione che cambiare concretamente si può. Chi dice sempre di no, chi mette veti su tutto condanna il Paese alla palude. Dai diritti civili alla pubblica amministrazione, dalle riforme istituzionali fino agli investimenti su scuola, cultura e ricerca, la musica è cambiata rispetto agli anni in cui si rinviava sempre e comunque. E in cui sulla scuola e sulla cultura si tagliava. Ho chiesto ai parlamentari del mio partito, agli amministratori territoriali e ai militanti che possono dedicare mezza giornata a questo impegno di scendere in piazza e di andare incontro alle persone. Con orgoglio, senza timidezza”.