M5S

Lo scandalo delle firme false al Comune di Palermo viene vissuta dal M5S come un autentica spina nel fianco.Rappresenta infatti un esempio che lo accomunerebbe a certe pratiche messe in atto da altri partiti. E questo il Movimento, che ha fatto della propria diversità una mission, non può permetterselo. Le espulsioni dei responsabili rientrano in questa logica. Ora interviene Di Maio ‘le firme false, mentre “il Movimento non le tollera, non resta a guardare, ci sono esponenti di altre forze politiche che, condannati per questioni di firme false, restano nel partito e fanno carriera. Da noi vengono sospesi o gli viene chiesta l’autosospensione, e questa e’ la differenza”. Così Luigi Di Maio (M5S) a Rtl 102,5. “Perche’ in una forza politica, la prima forza politica del Paese in questo momento, il M5s, ci potra’ essere sempre chi sbaglia: l’importante e’ come reagiamo noi, senza stare a guardare o aspettare ipocritamente le sentenze di terzo grado. Noi agiamo dal punto di vista politico e poi la Magistratura faccia il suo corso”, conclude. M5S: Di Maio, noi non tolleriamo firme false, altri si’

“L’audizione di Maggioni e Campo Dall’Orto conferma quel che tutti sapevamo avendo letto i dati monitorati dall’Agcom: l’informazione Rai sul Referendum e’ corretta e imparziale, con la ripartizione dei tempi tra Si e No in equilibrio paritario come richiesto dal Regolamento approvato dalla Vigilanza. Oggi e’ stato chiaro come la richiesta di convocazione fosse strumentale. Brunetta, Gasparri e i parlamentari grillini nella loro ossessione contro Renzi l’hanno invece trasformata in un’appendice sguaita della campagna elettorale. E gravissime sono le dichiarazioni di Airola, che ha chiesto la ‘cacciata’ di alcuni giornalisti. Non e’ la prima volta che accade ed e’ particolarmente pericoloso. Grillo ed Airola la smettano di intimidire e stalkerizzare la Rai perche’ non gli vanno a genio alcune scalette dei Tg. E Fico smetta di coprirli. Il tempo delle epurazioni in Rai e’ una delle pagine piu’ buie della storia recente, il fatto che i grillini si atteggino a nuovi ‘Epurator’ e’ davvero inquietante”. Cosi’ Francesco Verducci, vice Presidente Commissione Vigilanza Rai, relatore del Regolamento sul Referendum costituzionale.

‘Tutti i nodi vengono al pettine. Quando c’e’ il pettine’. Cosi Leonardo Sciascia. E per il M5S quella dello scandalo delle firme false al Comune di Palermo e i primi interrogatori dei Pm sono di certo una bella pettinata. Sono giovani i seguaci di Grillo e i capelli li hanno tutti. Certo, trincerarsi nel silenzio e avvalersi della facolta’ di non rispondere e’ un loro diritto. Ma per chi si impegna in politica e ha fatto della diversita’ e del binomio trasparenza-onesta’ la propria ragione sociale, il silenzio appare come una ammissione di colpevolezza. La peggiore. Chissa’ che questa vicenda non possa agevolare per il M5S il percorso verso il garantismo e il rispetto nei confronti degli altri. Ce lo auguriamo.

Sale a tredici al momento il numero degli indagati nell’inchiesta della Procura sul caso delle presunte firme false nella lista del M5S alle amministrative di Palermo del 2012. Per l’accusa sarebbero centinaia le sottoscrizioni ricopiate dalle liste per un errore che per i grillini avrebbe rischiato di compromettere la presentazione delle candidature alle comunali. Oltre ai nomi resi noti nei giorni scorsi, risultano iscritti nel registro degli indagati Pietro Salvino, marito della deputata nazionale Claudia Mannino, la parlamentare Giulia Di Vita e Riccardo Ricciardi, marito della deputata nazionale Loredana Lupo, sentito come persona informata sui fatti. Ricciardi avrebbe materialmente portato in tribunale le firme raccolte. Oggi è iniziato il secondo giorno di interrogatori in Procura a Palermo. Sabato erano stati sentiti alcuni attivisti del Movimento 5 Stelle.

“Le parole del consigliere M5s del Comune di Mirandola (Mo), Nunzio Tinchelli, che avrebbe detto di voler ‘lubrificare la doppietta’ contro Pier Ferdinando Casini per il suo SI’ al referendum, sono gravissime e inaccettabili”. A dirlo e’ Gian Luca Galletti, ministro dell’Ambiente, che conclude: “Gli esponenti del M5s utilizzano espressioni pericolosissime che li avvicinano, per contenuti e modi, a movimenti violenti e facinorosi e li allontanano dal dibattito democratico. Tutto questo e’ preoccupante, inaccettabile e contrario alla cultura politica del nostro Paese. A Pier Ferdinando Casini giunga la nostra solidarieta’”.

 

 

Silvio Berlusconi non si fida dell’impegno di Renzi a modificare l’Italicum. Ha spiegato il perché a Bruno Vespa nella trasmissione Porta a Porta su RaiUno: “Se questo accadrà benissimo, ma oggi è soltanto una promessa e questo governo di promesse ne ha fatte tante e non le ha mantenute – ha detto l’ex cavaliere –  Magari l’intenzione c’è, ma poi possono succedere tante cose. Magari uno scioglimento delle camere, si andrebbe a votare con questa legge, e ci troveremmo dentro una dittatura, di Renzi e del Pd o di Grillo e del M5s”. L’ex presidente del Consiglio ha rilanciato la necessità del proporzionale: “Serve una legge proporzionale con sbarramento, per esempio al 5% per i partiti più piccoli”. Berlusconi dichiara di essere di nuovo alla ricerca di un successore dopo la ‘separazione’ da Stefano Parisi che ha scelto una strada diversa da quella immaginata per lui dal Cavaliere per rilanciare il centrodestra.  “Occorre che il centrodestra trovi qualcuno che contrasti Renzi”, ha ribadito.

Si attesta al 61% (+3% in 7 giorni) l’attuale affluenza alle urne in vista del referendum costituzionale del 4 dicembre, mentre si allarga a 3 punti la forbice tra Si’ e No, a vantaggio di chi e’ contro la riforma voluta dal governo (40% a  37%). Una settimana fa la situazione era 39% a 38% per il No). E’ quanto emerge da un sondaggio dell’Istituto Ixe’, illustrato oggi  ad Agora’ (Raitre). Gli elettori del Pd rimangono fortemente propensi a votare si’ (71%), quelli M5S e Lega Nord a votare no (71% e 61%). Il Pd guadagna (+0,1%) e il M5S perde (-0,6%) nelle intenzioni di voto dell’Istituto Ixè, presentate oggi ad Agorà (Raitre). Il partito di Matteo Renzi, in una settimana, passa dal 33,4% al 33,5%, mentre il M5S passa dal 29,1% al 28,5%. La Lega Nord cala di mezzo punto (12,9%). Balzo di 1,3% Forza Italia, che sale dal 9,5% al 10,8%. Sale di un punto, in una settimana, la  fiducia sia in Matteo Renzi (33%) sia nel governo (31%). Lo dice l’Istituto Ixe’, che ha fatto un sondaggio illustrato oggi ad Agora’ (Raitre). Tra i leader politici, da segnalare il 21% di fiducia per Grillo e Meloni. Secondo un sondaggio Ixe’, andato in onda oggi ad Agora’ (Raitre), il 45% degli italiani e’ preoccupato dalla vittoria di Donald Trump alle elezioni americane. Il 47%, invece, non ha paura del nuovo presidente Usa. Lo scrive in una nota la redazione di Agora’.

 

“Sarò impegnato con molti altri nel nostro World tour. Farò tutte le tappe europee. Cercheremo di spiegare ai cittadini all’estero perché questa riforma non li farà più tornare a casa, che rischi comporta per la corruzione e inviteremo anche i cittadini e le istituzioni europee ad assistere ai nostri incontri”. Lo ha annunciato, in una intervista al Corriere della Sera, il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio spiegando la campagna per il No al referendum del Movimento 5 Stelle. “Esiste anche un altro tour”, aggiunge Di Maio, che è quello che viene lanciato oggi sul blog di Beppe Grillo: “Un tour sui treni dei pendolari che vede coinvolti tutti i nostri parlamentari”. “Se vince il Sì perdiamo un diritto, quello di votare i senatori e si creerà un rischio, quello di avere tanti casi Albertini”, spiega, “ossia tanti senatori che ottengono l’immunità per opinioni espresse da amministratori”. Con il No, invece, “vince la possibilità di cambiare il Paese, possiamo dare uno schiaffo alla vecchia politica che ci ha governato e che ora si identifica con il Pd”. Il rinvio della consultazione? “Alfano ha provato a rinviare la data perché hanno paura, Renzi ha dovuto mettere una pezza”.

“Per riformare l’Italia, Renzi dovrebbe dimettersi”. E’ il titolo di una analisi, firmata dallo storico argentino Pierpaolo Barbieri e pubblicata dal Wall Street Journal nella pagina delle ‘Opinioni’, in cui l’autore, enunciando un paradosso, afferma: “Vinca o perda il referendum di dicembre, il primo ministro dovrebbe ricordare agli elettori che vale la pena tenerlo”. Barbieri, direttore esecutivo di Greenmantle, societa’ di consulenza e analisi macroeconomica e geopolitica, e consulente presso l’Institute for New Economic Thinking ed il Berggruen Institute of Governance, parte dall’appello di Obama affinche’ il premier resti in carica indipendentemente dal risultato del 4 dicembre affermando che al contrario “dovrebbe dimettersi in ogni caso”. Dopo aver illustrato il contenuto della proposta di referendum costituzionale, Barbieri osserva che “gli oppositori sono molti” e tra questi elenca Mario Monti, Beppe Grillo e Massimo D’Alema che pero’ “non sono uniti da una avversione per la proposta messa al voto ma piuttosto da una profonda antipatia per Renzi”. “Nessun dubbio che ci voglia del tempo per apprezzare il giovane ed esuberante riformista. Ma le riforme del lavoro, dell’economia e del sistema giudiziario che il suo governo ha approvato dal suo arrivo al potere sono la cosa piu’ vicina ad una profonda riforma strutturale cui l’Italia sia mai arrivata da decenni. Qualcosa che ricorda la ‘agenda 2010’ che nel 2004 ha trasformato la Germania da ‘malato d’Europa’ alla potenza economica che e’ oggi” scrive Barbieri sul Wsj. Osservando che “il pasticcio fatto dal M5S con la giunta a Roma serve a ricordare che quello di governare non e’ un lavoro per dilettanti”. Barbieri poi afferma, portando una serie di motivazioni, che “l’Italia ha bisogno di Renzi” e che “anche l’Europa ha bisogno di Renzi” prima di sostenere che “paradossalmente e’ per questo che Renzi dovrebbe annunciare l’intenzione di dimettersi indipendentemente dal risultato del referendum”, un modo per “cristallizzare negli elettori il fatto che la scelta e’ tra riforme e stasi”. Barbieri conclude che “molti osservatori stranieri guardano con trepidazione” al referendum ipotizzando, in caso di vittoria del no, “la fine del riformismo in Italia”. “Ma non necessariamente e’ cosi’. Rendendo chiaro che intende dimettersi comunque vada, Renzi puo’ indebolire chi lo critica e alla fine rafforzare la sua posizione. In America un prsidente puo’ ‘resistere ancora un po” solo conquistando un secondo mandato. In Italia un primo ministro riformista per resistere deve, temporaneamente, lasciare”.

Oggi in Aula alla Camera approda il disegno di legge sulla riduzione degli stipendi ai parlamentari. Il testo taglia-stipendi è del Movimento 5Stelle, ed è stato inviato in Aula con un centinaio di emendamenti che fanno immaginare un rinvio in commissione Affari costituzionali. I pentastellati sostengono che, se passasse il testo, si risparmierebbero 61 milioni dalle indennità e 26 milioni dalle spese, ovvero più dei 58 milioni stimati dalla riforma di Renzi. Grillo ha convocato i militanti in piazza e nella tribuna di Montecitorio a sostegno del disegno di legge e anche lui sarà presente a Roma per spingere all’approvazione della norma. Intanto ieri il presidente del Consiglio e segretario del Pd, Matteo Renzi, ospite di Lucia Annunziata sui RaiTre, ha rilanciato una proposta. “Il Pd è favorevole a ridurre gli stipendi – ha detto – il problema è come. Perché ai parlamentari invece di dare l’indennità piena non la diamo in base alle persone?”. E ha continuato: “Di Maio ha il 37% di presenze e prende il doppio di me che non sono parlamentare: alla fine del mese gli si dia il 37% dello stipendio”.