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L’arcivescovo di Torino, monsignor Cesare Nosiglia, approfitta del tradizionale incontro di Natale con i giornalisti per tornare a spezzare una lancia in favore dell’accoglienza. Trasformare in clandestini i migranti finora accolti e accompagnati da chi si occupa di accoglienza, avverte, può essere pericoloso. “Con il Natale – afferma l’arcivescovo – Dio non ci ha dato dei regali o dei beni, ma un bambino, una persona da riconoscere e accogliere: il Natale deve essere quindi la festa dell’accoglienza, un valore che deve guidare le nostre azioni non solo in questo periodo ma sempre”. “Gli immigrati che noi abbiamo accolto, 300 a Torino e altrettanti fuori città – spiega – avevano tutti il permesso di soggiorno umanitario. Se non l’avranno più sara’ un grande problema, diventeranno clandestini, e questo e’ pericoloso”. “La difficoltà vera – aggiunge – non e’ tanto l’accoglienza, che in qualche modo si fa, ma il necessario percorso di accompagnamento verso l’indipendenza degli immigrati. Servono permessi di soggiorno adeguati e possibilità di lavorare. Non e’ una questione di carità ma di giustizia, e operare per un mondo piu’ giusto dovrebbe essere lo scopo della politica”.

Si è definito “inadeguato”, “non all’altezza” dell’incarico che Papa Francesco gli ha affidato e ha chiesto l’aiuto di tutti, monsignor Mario Delpini, nuovo Arcivescovo di Milano. Il successore del cardinale Angelo Scola ha parlato davanti ai giornalisti e alla Curia nella sede dell’Arcivescovado di Milano, subito dopo l’annuncio del Vaticano: “La mia attenzione si concentra sulla mia inadeguatezza al compito assegnato, ringrazio il Santo Padre e il cardinale Scola, tutti voi che siete qui, io sento soprattutto la mia inadeguatezza e già si vede dal nome” ha detto passando al tono scherzoso. “Io vorrei che tutti avessero la speranza di vita eterna e una certezza che Dio è padre, ci ama, ci vuole felici e su questa fiducia si possa impostare una convivenza fraterna che non contrapponga le religioni come se fossero dei nemici che si sfidano ma come dei cammini che portano a ritrovare le radici di umanesimo, dignità della persona e speranza che anima la persona”, è quanto si è augurato, aggiungendo che “Ci vorrebbe un Arcivescovo santo, io sono un uomo credo mediocre – ha continuato Delpini – se penso alle sfide che la città metropolitana e la regione devono affrontare, quanta intelligenza, cultura e innovazione c’è a Milano ci vorrebbe un vescovo che sia un genio”.