M5S

Trovo che sia meraviglioso che le prossime elezioni politiche possano rappresentare un derby non più tra M5S e Lega ma tra queste due forze politiche e tutte le altre, tra il populismo mascherato da democrazia diretta di cui entrambe sono espressione e la democrazia rappresentativa, il rispetto delle istituzioni e la divisione dei poteri che vorrebbero annullare. Valori, questi, che dovrebbero costituire la piattaforma politica condivisa da tutti gli altri partiti e movimenti. Un derby tra la violenza e l’odio sociale che M5S e Lega da una parte incarnano e la libera espressione del pensiero, la libertà di parola, la tolleranza dall’altra. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha rivelato amore per l’Italia, coraggio, equilibrio, cultura, saggezza. Non gettiamo alle ortiche questo suo nobile esempio. Che le prossime elezioni politiche siano un derby tra la loro violenza demagogica e la nostra cultura liberale e democratica.

“E alla fine, dopo 80 giorni, ci siamo. Nel tempo necessario a fare un celebre giro del mondo letterario, l’alleanza tra Lega e Beppe Grillo ha piu’ modestamente scritto un contratto e partorito il governo delle larghe intese populiste. Giuseppe Conte e’ il presidente del Consiglio incaricato: gli ho fatto un grande in bocca al lupo. Opposizione dura e rigorosa, ma civile. E rispettosa delle istituzioni, sempre. Adesso loro diventano il potere, loro diventano l’establishment, loro diventano la casta. Non hanno piu’ alibi, non hanno piu’ scuse, non hanno piu’ nessuno cui dare la colpa. E’ finito il tempo delle urla: tocca governare. Ne saranno capaci? Auguri e in bocca al lupo a tutti noi”. Cosi’ il senatore del Pd Matteo RENZI nella enews. “Sarebbe estremamente facile per noi giocare sulle incoerenze che caratterizzano la nuova maggioranza. Ci hanno spesso rinfacciato le mie contraddizioni, a cominciare dal non aver abbandonato la politica dopo il referendum. Tutte cose alle quali ho risposto nel merito ma che i nostri avversari liquidavano con ‘Noi siamo coerenti, voi no’. Da oggi non se lo possono piu’ permettere. Perche’ devono governare l’Italia, non strillare su Facebook. E se cercate l’incoerenza, da oggi, la troverete davvero”, aggiunge RENZI.

Il presidente della societa’ di consulenza Eurasia Group, Ian Bremmer, in una intervista a “La Stampa” parla del nuovo governo gialloverde con molto scetticismo: “Non durera’ a lungo, per due motivi: primo, gli elettorati di M5S e Lega hanno interessi divergenti, e queste contraddizioni diventeranno ingestibili; secondo, gli obiettivi economici non sono realizzabili, perche’ mancano le risorse”. Bremmer, in una recente nota ai suoi clienti, ha scritto che la comune avversione per l’establishment non bastera’ a tenere insieme M5S e Lega: “Il loro approccio all’economia e’ la differenza piu’ significativa. Entrambi favoriscono l’espansione fiscale, la Lega tagliando le tasse, e M5S spendendo nel welfare. Ovviamente sono politiche che aiutano elettorati diversi. M5S, almeno in privato, e’ piu’ pragmatico e conscio dei limiti della politica fiscale; la Lega e’ piu’ bellicosa nella sfida all’Unione europea, che impone disciplina”. Le diverse demografie dei due partiti potrebbero far nascere una nuova coalizione populista, capace di governare l’Italia e diffondersi in altri Paesi europei: “E’ difficile, viste non solo le differenti strutture dei due partiti, ma anche i gruppi specifici e le persone che si aspettano benefici dalle loro politiche divergenti. Nel tempo, potrebbe accadere che uno dei due si adattera’, e avra’ piu’ successo. Ma e’ piu’ probabile che questi due elettorati finiscano per litigare sulle risorse sempre piu’ scarse, piuttosto che inventare un nuovo paradigma socioeconomico”.

“Siamo alla definitiva dissociazione tra parola e politica. In politica ormai la parola non conta più nulla. Si può andare in campagna elettorale dicendo mai alleanze e poi fare il contrario il giorno dopo. Si può dire che Alfano, eletto con la coalizione di centro destra, è un voltagabbana se governa con il Pd e dire che Salvini, eletto con la coalizione del centro destra, è un politico responsabile che avvia la terza Repubblica se governa con il M5s”. Lo scrive Matteo Richetti del Pd su Facebook. “Si può dire – aggiunge – che quando gli avversari formano un Governo il premier non è eletto dal popolo. Se con la stessa dinamica il Governo lo fai tu, allora è voluto e amico del popolo. Si può dire che la Lega nord è incompatibile con la tua forza politica per tutti i soldi che si è intascata e farci un Governo il giorno dopo perché limportante è arrivare al potere”. “Si può continuare a dire agli italiani che tutto sta cambiando, proprio nel momento in cui nulla, ma proprio nulla, è diverso dai peggiori giochini che la politica ci ha offerto in passato. Le parole non contano più nulla. Si possono usare a piacimento. Che tanto, in fondo, domani è un altro giorno. Con le sue nuove, incoerenti parole”, conclude.

E alla fine la montagna ha partorito il topolino. Un tecnico, Giuseppe Conte, dal curriculum di fantasia chiamato da Di Maio e Salvini alla guida del prossimo governo, con il solo argine rappresentato dal Quirinale. L’opposizione a questa diarchia é in condizioni pessime. Berlusconi comincia a realizzare di essere stato abbandonato da Salvini che pensa di avere già in tasca non solo la leadership del centrodestra, ma anche quella del Paese, forte di un successo su tutto il territorio nazionale e di un confronto con Di Maio che lo vede prevalere sotto ogni aspetto. ‘Il mondo – dice Giuliano Ferrara – già ride di noi’ e non si capisce perché non dovrebbe. Le premesse sono le peggiori, sia sul fronte dei conti, sia su quello del rispetto e della considerazione dell’Unione europea. La realtà ci dice che il Paese oggi é nelle mani della demagogia e della sostanziale incompetenza. Sergio Mattarella é solo e rappresenta il buon senso, il rispetto delle istituzioni e la buona politica. Lunga vita a Sergio Mattarella. Ne abbiamo davvero bisogno

“Sulle questioni piu’ delicate, piu’ difficilmente realizzabili, stanno annacquando un po’ i contenuti della proposta. Si parla di aliquote fisse invece che la flat tax, e mi chiedo, rispetto alla situazione attuale, cosa cambi sulla fiscalita’. Si parla di un reddito di cittadinanza che non si realizza fino a quando non c’e’ la riforma per i centri per l’impiego. Mi pare che gradualmente ci sia la consapevolezza che tutto cio’ che si era promesso costituisce indebitamento importante e quindi si alleggerisce, e cio’ che puo’ diventare bandiera viene messo come contenuto principale. È una feroce operazione di potere, questo e’ evidente”. Lo ha detto a Sky TG24 Mattina il responsabile della comunicazione del Pd Matteo Richetti, in merito all’accordo di governo tra M5S e Lega. Rispondendo alla domanda se il Pd abbia fatto bene a interrompere il dialogo con il M5S per la formazione di un nuovo esecutivo, Richetti ha spiegato: “La discussione di questi giorni sembra sempre piu’ una discussione tra aziende che devono costruire un piano industriale e non una discussione tra forze politiche che devono condividere un’alleanza su valori e proposte. Anche questo e’ un elemento che allontana la nostra parabola politica, che spero sia di ripresa al piu’ presto, da quello che stiamo vedendo”.

“Secondo il sondaggio Index per Piazzapulita, il 40% degli italiani pensa che la colpa dello stallo in cui da oltre 60 giorni si trova l’Italia sia di Luigi Di Maio, seguito da Berlusconi (30%). E’ il leader M5s il principale responsabile della palude che blocca il parlamento da due mesi, con mille deputati pagatissimi per non fare nulla”. Lo scrive su Facebook il deputato del Partito democratico Michele Anzaldi. “La credibilità di Di Maio – prosegue Anzaldi – da giorni processato sui social dai suoi militanti e in caduta libera nel gradimento dei sondaggi, è stata spazzata via oltre che dalle continue bugie anche da settimane di riti da Prima Repubblica, tra politica dei due forni, inciuci mascherati, spartizioni e arrivismo di chi è pronto a rinunciare a tutto, anche alle idee del proprio programma elettorale, pur di arrivare alla poltrona di Palazzo Chigi. Dopo il fallimento totale della sua strategia, in un partito normale e democratico avrebbe dovuto rassegnare le dimissioni”.

“Dicono che perdiamo voti viste le amministrative. Nessuno dice che a giugno 2017 abbiamo preso alle amministrative l’8% di media. Dopo pochi mesi in Sicilia il 35%. A marzo 2018 il 32,5%. A Trapani in 8 mesi siamo passati dal 12% delle comunali al 54% delle politiche”. Così Luigi Di Maio in una lettera inviata agli eletti 5 Stelle in Parlamento. “Questa storia delle amministrative è vecchia. Tutti sanno che a livello locale agiscono altre logiche e che il Movimento non ha decine di liste a supporto ma, coerentemente si presenta da solo. In Molise, nonostante l’accozzaglia di partitini contro di noi, siamo la prima forza politica con il 37% dei voti”, rivendica il leader M5S.

“Non si e’ mai trattato di decidere con un si’ o un no, se fare un’alleanza o votare la fiducia a un governo Di Maio. Si trattava di lanciare con il confronto una sfida politica e culturale diretta a quel Movimento che tanto ha eroso il nostro consenso anche il 4 marzo”. Lo ha detto il segretario reggente del Pd, Maurizio Martina, aprendo la direzione nazionale del Pd. “Dovevamo sfidarli proprio sul terreno del cambiamento – ha aggiunto Martina -. Nessuna rinuncia ai nostri valori, non una resa ma un rilancio”. Martina si fa cosi promotore di quella iniziativa sostenuta da parte del Pd di un confronto con il M5S, in contrapposizione ai renziani che hanno detto no a qualsiasi forma di dialogo con i grillini

“Io e Beppe Grillo siamo stati entrambi aiutati nelle nostre prime esperienze politiche di comunicazione di massa da Casaleggio. Era una persona estremamente competente nel campo dell’informazione. Ha visto l’errore che ho fatto io e non l’ha fatto fare a Beppe Grillo”. Così Antonio Di Pietro è intervenuto questa mattina ai microfoni di ECG, il programma condotto da Roberto Arduini e Andrea Di Ciancio su Radio Cusano Campus, l’emittente dell’Università degli Studi Niccolò Cusano.”L’esperienza con l’Italia dei Valori – continua – è stata fondamentale per Casaleggio e quindi anche per il Movimento Cinque Stelle, perché io dalla sera alla mattina mi sono ritrovato ad avere un consenso incredibile, ero arrivato al 10%, avevo la necessità di costruire una classe dirigente e feci la scelta di trovare sul territorio persone che avevano già fatto politica. Così ho trovato tante persone perbene, ma anche tanti faccendieri. Avendo visto la mia esperienza, Casaleggio ha consigliato Grillo dicendogli che chi aveva già fatto politica in altri partiti non poteva iscriversi al Movimento Cinque Stelle”.