M5S

L’idiosincrasia, la diffidenza, l’odio, la repulsione che il Movimento 5 Stelle ha sempre manifestato nei confronti della stampa, dei mass media, dei giornalisti e dei giornali é uno dei caratteri distintivi di quella che, sin dalle sue origini, si é manifestata come una vera e propria setta. Nessuna organizzazione segreta, benché sostenuta dal voto legittimo e democratico di milioni di persone, può permettersi l’analisi e l’osservazione del giornalismo. Ne va della sua compattezza, della sua segretezza, del suo stare in piedi. I pesanti insulti che Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista hanno proferito nei confronti della categoria dei giornalisti sono il frutto di questa impostazione: esiste solo una verità, esiste solo una prospettiva, quella grillina. Ogni versione che contrasti con questo impianto deve essere stigmatizzata, eliminata, messa alla gogna, contestata, derisa. Non a caso l’unica forma di comunicazione ammessa dal M5S é quella dei social media, di Facebook, di Twitter, dove é possibile eliminare qualsiasi forma di intermediazione giornalistica. E’ quello il terreno in cui prosperano le fake news, le bufale che sono state il terreno di coltura del M5S. La libertà di stampa e il pluralismo dell’informazione sono presupposto ineliminabile della democrazia ed é per questo che la natura settaria e totalitaria del M5S non può ammetterli.

Non c’è tempo da perdere: al M5S il reddito di cittadinanza o qualcosa che ci assomigli, serve prima delle Europee. I sondaggi confermano che il bluff interpretato dai seguaci di Grillo e di Casaleggio è stato ormai ampiamente smascherato. L’incompetenza e l’improvvisazione che hanno sin qui dimostrato molti dei suoi ministri, l’evanescenza e l’inconsistenza politica del premier Giuseppe Conte, l’arroganza del capo politico nonché vicepremier in coabitazione, Luigi Di Maio sono sotto gli occhi di tutte le persone dotate di buonsenso e decenza. Ciò che occorre, per non vedersi doppiati dalla Lega di Salvini è portare in dote il reddito di cittadinanza. Poco importa se nel frattempo il nostro Paese andrà a rotoli e se rimarrà isolato dall’Unione europea. La vita politica, la sopravvivenza del personale politico pentastellato, altrimenti destinato ai giardinetti, dipende dalla elargizione di un sussidio ai disperati del Mezzogiorno, che potranno prontamente ricambiare con il loro voto per il rinnovo del Parlamento europeo, sbarrando il simbolo del M5S.

Le minacce del portavoce Rocco Casalino all’indirizzo dei tecnici del Ministero dell’Economia, colpevoli di non reperire le risorse per il reddito di cittadinanza sono la conferma – qualora ve ne fosse ancora bisogno – della vera natura del M5S, una setta politica che ha fatto del fanatismo, del complottismo, e della comunicazione ad esse asservite, la propria cifra. In questa logica, tutti coloro che non si inchinano alle logiche e ai desiderata grillini, sono nemici da abbattere, con la calunnia, con le minacce, con l’infamia, con ogni mezzo.

La strage di Genova con il crollo del ponte Morandi non fa eccezione alla logica che presiede le dinamiche politiche di un governo populista come quello M5S-Lega che oggi ci ritroviamo in Italia. Un governo di tale specie, che fa della demagogia e della semplificazione ignorante i propri principali strumenti, dinnanzi ad una catastrofe non può che individuare in modo grossolano un colpevole o dei responsabili, innanzitutto per eliminare ogni propria responsabilità ma anche e soprattutto per strumentalizzare l’evento negativo sui propri avversari politici, in dispregio di ogni elementare norma di civiltà giuridica. 

Meglio di così al governo di Salvini e Di Maio non poteva andare. L’assenza di una opposizione in grado di smascherarne le contraddizioni favorisce infatti questo Esecutivo che si distingue per incompetenza e improvvisazione. I numeri dell’economia e dell’occupazione sono ancora più drammatici. Non è stato ancora adottato alcun provvedimento in grado di incidere sui meccanismi vitali del Paese. In compenso vengono agitati gli spettri dell’ondata migratoria, della conseguente invasione dei ‘neri’ e della pericolosità dei vaccini. Armi di distrazione di massa che servono per tirare a campare e per nascondere il fallimento di una esperienza governativa che rimarrà alla storia per somma inconcludenza. Della flat tax e del reddito di cittadinanza non vi sono tracce. Ma dov’è l’opposizione del Pd, di Forza Italia e delle altre forze politiche di sinistra e comunque antagoniste a questo governo? Che fine hanno fatto? Come trascorrono le giornate i loro esponenti?

Trovo che sia meraviglioso che le prossime elezioni politiche possano rappresentare un derby non più tra M5S e Lega ma tra queste due forze politiche e tutte le altre, tra il populismo mascherato da democrazia diretta di cui entrambe sono espressione e la democrazia rappresentativa, il rispetto delle istituzioni e la divisione dei poteri che vorrebbero annullare. Valori, questi, che dovrebbero costituire la piattaforma politica condivisa da tutti gli altri partiti e movimenti. Un derby tra la violenza e l’odio sociale che M5S e Lega da una parte incarnano e la libera espressione del pensiero, la libertà di parola, la tolleranza dall’altra. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha rivelato amore per l’Italia, coraggio, equilibrio, cultura, saggezza. Non gettiamo alle ortiche questo suo nobile esempio. Che le prossime elezioni politiche siano un derby tra la loro violenza demagogica e la nostra cultura liberale e democratica.

“E alla fine, dopo 80 giorni, ci siamo. Nel tempo necessario a fare un celebre giro del mondo letterario, l’alleanza tra Lega e Beppe Grillo ha piu’ modestamente scritto un contratto e partorito il governo delle larghe intese populiste. Giuseppe Conte e’ il presidente del Consiglio incaricato: gli ho fatto un grande in bocca al lupo. Opposizione dura e rigorosa, ma civile. E rispettosa delle istituzioni, sempre. Adesso loro diventano il potere, loro diventano l’establishment, loro diventano la casta. Non hanno piu’ alibi, non hanno piu’ scuse, non hanno piu’ nessuno cui dare la colpa. E’ finito il tempo delle urla: tocca governare. Ne saranno capaci? Auguri e in bocca al lupo a tutti noi”. Cosi’ il senatore del Pd Matteo RENZI nella enews. “Sarebbe estremamente facile per noi giocare sulle incoerenze che caratterizzano la nuova maggioranza. Ci hanno spesso rinfacciato le mie contraddizioni, a cominciare dal non aver abbandonato la politica dopo il referendum. Tutte cose alle quali ho risposto nel merito ma che i nostri avversari liquidavano con ‘Noi siamo coerenti, voi no’. Da oggi non se lo possono piu’ permettere. Perche’ devono governare l’Italia, non strillare su Facebook. E se cercate l’incoerenza, da oggi, la troverete davvero”, aggiunge RENZI.

Il presidente della societa’ di consulenza Eurasia Group, Ian Bremmer, in una intervista a “La Stampa” parla del nuovo governo gialloverde con molto scetticismo: “Non durera’ a lungo, per due motivi: primo, gli elettorati di M5S e Lega hanno interessi divergenti, e queste contraddizioni diventeranno ingestibili; secondo, gli obiettivi economici non sono realizzabili, perche’ mancano le risorse”. Bremmer, in una recente nota ai suoi clienti, ha scritto che la comune avversione per l’establishment non bastera’ a tenere insieme M5S e Lega: “Il loro approccio all’economia e’ la differenza piu’ significativa. Entrambi favoriscono l’espansione fiscale, la Lega tagliando le tasse, e M5S spendendo nel welfare. Ovviamente sono politiche che aiutano elettorati diversi. M5S, almeno in privato, e’ piu’ pragmatico e conscio dei limiti della politica fiscale; la Lega e’ piu’ bellicosa nella sfida all’Unione europea, che impone disciplina”. Le diverse demografie dei due partiti potrebbero far nascere una nuova coalizione populista, capace di governare l’Italia e diffondersi in altri Paesi europei: “E’ difficile, viste non solo le differenti strutture dei due partiti, ma anche i gruppi specifici e le persone che si aspettano benefici dalle loro politiche divergenti. Nel tempo, potrebbe accadere che uno dei due si adattera’, e avra’ piu’ successo. Ma e’ piu’ probabile che questi due elettorati finiscano per litigare sulle risorse sempre piu’ scarse, piuttosto che inventare un nuovo paradigma socioeconomico”.

“Siamo alla definitiva dissociazione tra parola e politica. In politica ormai la parola non conta più nulla. Si può andare in campagna elettorale dicendo mai alleanze e poi fare il contrario il giorno dopo. Si può dire che Alfano, eletto con la coalizione di centro destra, è un voltagabbana se governa con il Pd e dire che Salvini, eletto con la coalizione del centro destra, è un politico responsabile che avvia la terza Repubblica se governa con il M5s”. Lo scrive Matteo Richetti del Pd su Facebook. “Si può dire – aggiunge – che quando gli avversari formano un Governo il premier non è eletto dal popolo. Se con la stessa dinamica il Governo lo fai tu, allora è voluto e amico del popolo. Si può dire che la Lega nord è incompatibile con la tua forza politica per tutti i soldi che si è intascata e farci un Governo il giorno dopo perché limportante è arrivare al potere”. “Si può continuare a dire agli italiani che tutto sta cambiando, proprio nel momento in cui nulla, ma proprio nulla, è diverso dai peggiori giochini che la politica ci ha offerto in passato. Le parole non contano più nulla. Si possono usare a piacimento. Che tanto, in fondo, domani è un altro giorno. Con le sue nuove, incoerenti parole”, conclude.

E alla fine la montagna ha partorito il topolino. Un tecnico, Giuseppe Conte, dal curriculum di fantasia chiamato da Di Maio e Salvini alla guida del prossimo governo, con il solo argine rappresentato dal Quirinale. L’opposizione a questa diarchia é in condizioni pessime. Berlusconi comincia a realizzare di essere stato abbandonato da Salvini che pensa di avere già in tasca non solo la leadership del centrodestra, ma anche quella del Paese, forte di un successo su tutto il territorio nazionale e di un confronto con Di Maio che lo vede prevalere sotto ogni aspetto. ‘Il mondo – dice Giuliano Ferrara – già ride di noi’ e non si capisce perché non dovrebbe. Le premesse sono le peggiori, sia sul fronte dei conti, sia su quello del rispetto e della considerazione dell’Unione europea. La realtà ci dice che il Paese oggi é nelle mani della demagogia e della sostanziale incompetenza. Sergio Mattarella é solo e rappresenta il buon senso, il rispetto delle istituzioni e la buona politica. Lunga vita a Sergio Mattarella. Ne abbiamo davvero bisogno