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Usa, Obama torna sulla scena e critica “politiche di divisione”

L’ex presidente americano Barack Obama è tornato a tuonare contro le divisioni in politica, dopo aver evitato da quando ha indossato i panni del comune cittadino un confronto diretto con il suo successore alla Casa Bianca. L’occasione sono stati due comizi, in New Jersey e in Virginia, per sostenere i candidati democratici – Phil Murphy e Ralph Northam – alle elezioni di governatore nei due Stati. “Quello che non possiamo permetterci sono le stesse politiche di divisione che abbiamo visto così tante volte in passato, che risalgono a secoli fa”, ha detto Obama ad un evento a Newark per Phil Murphy. “La politica che vediamo adesso, credevamo di averla messa a letto da lungo tempo. La gente ha 50 anni di ritardo!”, ha aggiunto Obama. “Siamo nel 21esimo secolo, non nel 19esimo”, ha esclamato ancora il predecessore di Trump. Obama più tardi è apparso ad un altro evento a Richmond per sostenere Ralph Northam, candidato a governatore della Virginia, nel corso del quale ha criticato, senza fare nomi ma neppure tanto velatamente, il modo in cui Trump ha scalato la Casa Bianca. “Se devi vincere una campagna dividendo la gente, non sarai in grado di governarla. Non sarai in grado di unirla dopo”, ha tuonato Obama. I due scrutini si svolgeranno il 7 novembre, un anno dopo la vittoria, per molti, a sorpresa, di Donald Trump alle presidenziali americane dell’8 novembre 2016.

La cancellazione totale dell’accordo sul nucleare iraniano e’ una possibilita’ reale: lo ha detto Donald Trump parlando con i media prima di un incontro con i suoi ministri. Il presidente degli Usa ha detto di “sentirsi sicuro” della decisione presa e che la possibilità che si arrivi alla fine dell’accordo “è una possibilità reale, per alcuni una possibilità più grande”

Solo il 24% degli americani pensa che il Paese stia andando nella giusta direzione dopo un periodo tumultuoso del presidente Donald Trump alla Casa Bianca che ha gia’ visto la minaccia di una guerra nucleare con la Corea del Nord, forti critiche sugli aiuti alle popolazioni colpite dagli uragani e le polemiche sulle sue dichiarazioni riguardo ai suprematisti bianchi. E’ quanto emerge da un sondaggio Associated Press-NORC Center for Public Affairs Research. Il nuovo dato rappresenta un calo di 10 punto rispetto al giugno scorso e il declino in ottimismo sulla traiettoria del Paese e’ particolarmente pronunciato tra i Repubblicani: in giungo il 60% dei repubblicani dichiaravano che il Paese andava nella direzione giusta, mentre ora siamo al 44%. Quanto allo stesso Trump, il 70% degli americani pensa che il presidente non sua equilibrato e la maggioranza ritiene che non sia un leader onesto o forte. Inoltre, piu’ del 60% disapprova la sua gestione dei rapporti razziali, della politica estera e dell’immigrazione.

Quanto successo a Las Vegas, dove oltre 50 persone sono state uccise da Stephen Paddock, “è un atto di pura malvagità”, per il quale proviamo “tristezza, dolore e shock”. Lo ha detto il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, in una dichiarazione dalla Casa Bianca. La sparatoria di Las Vegas conquista il triste primato di strage piu’ sanguinosa della storia americana. Sanguinosa sparatoria ad un concerto country a Las Vegas: almeno 50 i morti e 400 i feriti. A sparare un uomo, Stephen Paddock, che si è ucciso prima dell’arrivo della polizia: il killer ha aperto il fuoco dal 32mo piano dell’hotel Mandalay Bay verso la folla che assisteva a un concerto per il festival country “Route 91 Harvest”, nelle immediate adiacenze. Testimoni affermano di aver visto i bagliori degli spari. Fra i morti ci sono due agenti di polizia fuori servizio: erano tra il pubblico ad assistere al concerto. La polizia di Las Vegas aveva detto che sembrava “più un’azione di un lupo solitario” escludendo un atto di terrorismo. Ma l’Isis ha rivendicato con un comunicato sul web la strage a Las Vegas, ha reso noto il Site, il sito che monitora le attività jihadiste sul web. “L’esecutore dell’attacco a Las Vegas è un soldato dell’Isis – si legge nella rivendicazione dello Stato islamico -. Ha eseguito l’operazione in risposta all’appello a prendere di mira i Paesi della coalizione”. Fonti dell’amministrazione statunitense hanno detto che “non c’e’ alcun segnale che indichi un legame del killer di Las Vegas con gruppi del terrorismo internazionale”.

È guerra aperta tra il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e le stelle dello sport americano. Ieri Trump ha scioccato l’opinione pubblica ritirando l’invito a visitare la Casa Bianca a Stephen Curry, il leader dei Golden State Warriors campioni Nba, colpevole di averlo criticato. “Essere invitati alla Casa Bianca dovrebbe essere considerato un grande onore. Stephen Curry esita. Invito ritirato!”, ha twittato il presidente. Curry aveva già annunciato la sua volontà di non andare alla Casa Bianca e ha ricevuto la solidarietà del campione dei Cleveland Cavaliers, Lebron James, che su Twitter ha definito Trump un “pezzente” e ha chiarito che “andare alla Casa Bianca era un onore prima che arrivasse lei” e che “Curry aveva già detto che non sarebbe venuto, quindi non c’è nessun invito da ritirare”. Nella serata di sabato i Golden State Warriors hanno annunciato la rinuncia a visitare la Casa Bianca: “Non c’è niente di più americano che poter esprimere liberamente le proprie opinioni”, ha scritto la franchigia in una nota dicendosi “delusa” da quanto accaduto. “Al posto di visitare la Casa Bianca – si legge ancora – a febbraio quando ci recheremo nella Capitale troveremo il modo per celebrare l’uguaglianza, la diversità e l’inclusione. Valori che come organizzazione sosteniamo”.La polemica però non si è placata. A rilanciare la rivolta ci ha pensato anche la leggenda Kobe Bryant, twittando che “un presidente il cui nome da solo basta a creare divisioni e rabbia, le cui parole ispirano dissenso e odio, non potrà mai fare grande l’America”, con un riferimento allo slogan elettorale ‘Make America Great Again’. In serata lo stesso Curry ha parlato di una “giornata surreale” e ha detto di non sapere perché Trump “senta il bisogno di prendere di mira alcune persone piuttosto che altre”. Anche LeBron è tornato a commentare la vicenda, dicendosi “frustrato” dal comportamento del presidente, che dopo i fatti di Charlottesville, e le polemiche sulla sua mancata presa di distanze dall’estrema destra razzista, “sta usando lo sport per dividere ancora di più il popolo americano”.Le critiche su Trump sono piovute su Trump anche per la sua richiesta alla National Football League di “licenziare” i giocatori che, per protesta, si rifiutano di cantare l’inno nazionale. Il caso più noto è quello di Colin Kaepernick, quarterback afroamericano che per primo, nel 2016, si inginocchiò durante l’inno per protestare contro le violenze della polizia nei confronti delle minoranze. “Non sarebbe bello se i proprietari delle squadre dicessero: ‘figli di buona donna, siete licenziati’?” ha suggerito Trump venerdì nel corso di un comizio. E ieri è tornato all’attacco twittando che “giocatori con il privilegio di guadagnare milioni di dollari nella Nfl o in altri campionati” non dovrebbero essere autorizzati a “mancare di rispetto” alla bandiera e al Paese. “Vuole che siano cacciati solo perché esercitano un loro diritto, e questo non è giusto” ha commentato LeBron. E il primo effetto ‘boomerang’ dell’offensiva di Trump si è visto sabato sera, quando è andata in scena la prima protesta nel anche nella Major League di baseball: Bruce Maxwell degli Oakland Athletics si è inginocchiato durante l’inno prima della partita contro i Texas Rangers, mentre il compagno Mark Canha gli ha messo una mano sulla spalla. “Non lo faccio per mancare di rispetto alla Costituzione e al Paese”, ha spiegato, “ma per dare voce alle persone che non ne hanno”. La squadre di Oakland in una nota si è detta “orgogliosa di essere inclusiva” e di “rispettare il diritto costituzionale alla libertà di espressione di tutti i giocatori”.

Mosca ha il diritto di ridurre ulteriormente il numero dei diplomatici americani in Russia, anche se per il momento non lo farà. E’ quanto ha detto il presidente russo Vladimir Putin, parlando con i giornalisti al termine del vertice dei Brics a Xiamen, in Cina. “Se parliamo in termini di piena parità, non ci dovrebbero essere 455 diplomatici americani a Mosca, ma piuttosto 155 in meno – ha chiarito il presidente, riferendosi al fatto che dei 455 diplomatici russi rimasti negli Stati Uniti, 155 sono accreditati alle Nazioni Unite – Così, ci riserviamo il diritto di prendere una decisione anche sul numero dei diplomatici americani, ma al momento non lo faremo. Terremo gli occhi aperti su come la situazione si sviluppa ulteriormente”. Secondo Putin, è nel diritto degli americani di ridurre il personale nelle missioni diplomatiche russe, “ma quello che c’è di diverso in questo caso è che stato fatto in un modo incivile e questo non mette i nostri partner americani in buona luce”. “E’ difficile – ha continuato nella sua reprimenda contro Washington e, pur senza nominarlo, contro Donald Trump – avere un dialogo con chi confonde l’Austria con l’Australia. Non c’è niente che possiamo fare al momento, questo è il livello di cultura politica di una certa parte dell’establishment americano”.

La Cina ha difeso oggi il ruolo del Pakistan, Paese con cui ha strette relazioni, nella crisi afghana, dopo l’avvertimento rivolto ad Islamabad dal presidente americano Donald Trump nel discorso in cui ha illustrato la sua nuova strategia per l’Afghanistan. Interrogata oggi dai giornalisti a Pechino, riferisce GEO Tv, la portavoce del ministero degli Esteri cinese, Hua Chunying, ha sostenuto che il Pakistan e’ in prima linea nella lotta contro il terrorismo e che ha fatto “grandi sacrifici” ed ha dato “importanti contributi” nella lotta per contrastarlo. Riteniamo, ha sottolineato nel corso dei suo briefing quotidiano a Pechino, che “la comunita’ internazionale dovrebbe riconoscere pienamente l’impegno del Pakistan nel contrasto del terrorismo”. “Siamo comunque contenti – ha aggiunto – di vedere il Pakistan e gli Usa cooperare sulla base del rispetto reciproco, e lavorare insieme per la sicurezza e la stabilita’ nella regione e nel mondo”. Hua ha concluso di sperare che “una politica di rilievo statunitense possa promuovere la sicurezza, la stabilita’ e lo sviluppo dell’Afghanistan e di tutta la regione”.

Il Secret service ha aperto un’indagine sulla senatrice democratica del Missouri, Maria Chappelle-Nadal, per un post su Facebook in cui diceva di sperare che Trump sia assassinato. Il post e’ stato poi cancellato ma questo non ha fermato le polemiche. “Non intendevo cio’ che ho scritto – ha detto la senatrice in un’intervista – assolutamente no. L’ho cancellato”. Tuttavia, membri del suo stesso partito hanno chiesto le sue dimissioni. “Dovrebbe vergognarsi – ha detto Gina Walsh, capo del caucus democratico del Senato del Missouri – per aver aggiunto anche la sua voce ad un ambiente gia’ tossico”. “Lo condanno. E’ scandaloso – le fa eco Claire McCaskill, altra senatrice democratica del Missouri – dovrebbe dimettersi”. Anche il governatore repubblicano del Missouri, Eric Greitens, ha chiesto le sue dimissioni e ha aggiunto che si possono avere delle divergenze ma nessuno dovrebbe incoraggiare la violenza politica. Da parte sua Chappelle-Nadal ha fatto sapere che non intende affatto dimettersi e ha invocato il Primo Emendamento, ossia il diritto alla liberta’ di parola.

Gli Stati Uniti sono interessati al dialogo con il leader della Corea del Nord Kim Jong, ma Trump attende un segnale di interesse anche da parte di Pyongyang. Lo ha detto il segretario di Stato americano Rex Tillerson. “Continuiamo ad essere interessati a cercare un modo per dialogare, ma spetta a lui”, ha detto Tillerson ai giornalisti da Washington. Intanto Pyongyang ha annunciato di non voler procedere subito ad un nuovo test missilistico vicino a Guam.

Potrebbe essere l’ultima speranza della presidenza Trump. Secondo molti analisti il nuovo capo di gabinetto – John Kelly, 67 anni – sarebbe stato scelto dal presidente americano Donald Trump per tentare di rimettere in riga una West Wing tormentata da fughe di notizie, guerre intestine ed incessanti turnover. “Una nuova era della Casa Bianca di Donald Trump, che potrebbe essere la migliore, se non l’ultima, chance di successo” cosi’ il settimanale Time definisce l’insediamento di Kelly, dedicando all’ex generale stellato la copertina del 21 agosto. Lasciato il posto di ministro della sicurezza nazionale, Kelly e’ ora il filtro – potentissimo – tra Trump e la sua squadra di governo. La prima testa a saltare, a pochissime ore dall’accettazione del nuovo incarico, e’ stata quella del capo della comunicazione, ilAnthony Scaramucci. Cometa politica dal destino assai breve, e’ rimasto in carica per soli undici giorni, prima di essere spazzato via da Kelly, complice una vergognosa intervista – dai toni scurrili al di la’ di ogni immaginazione – rilasciata al New Yorker. Tra i primi provvedimenti del generale, la sostanziale limitazione dell’accesso al presidente. Le porte dello studio ovale potranno aprirsi solo previa autorizzazione. Pare che da questa regoletta non sia esente nessun membro del cerchio magico.