Trump

La Casa Bianca vorrebbe cambiare i criteri di retribuzione per oltre 1,5 milioni di dipendenti federali, privilegiando gli aumenti legati agli obiettivi raggiunti piuttosto che all’incarico. Lo scrivono i media Usa che citano i dirigenti dell’amministrazione. Questa ‘rivoluzione’ si troverebbe nel piano di bilancio 2019 che il presidente degli Usa Donald Trump illustrerà lunedi’ prossimo.

“Stiamo costruendo un’America sicura, forte e orgogliosa”. lo ha detto il presidente degli Usa Donald Trump nel suo primo discorso sullo Stato dell’Unione. “Questo e’ il nuovo momento americano: non c’e’ mai stato un momento migliore per vivere il sogno americano”, ha dichiarato il presidente nel discorso in cui ha toccato i temi dell’economia e dell’occupazione. Trump ha ricordato l’attuazione dei “piu’ imponenti tagli alle tasse della storia” e ha sottolineato come, dall’approvazione della riforma fiscale, “circa tre milioni di lavoratori hanno gia’ ottenuto bonus, molti dei quali per migliaia di dollari”.
Nel dettaglio, ha riferito l’inquilino della Casa Bianca, “dall’elezione sono stati creati 2,4 milioni di nuovi posti” e la disoccupazione “ha toccato il minimo da 45 anni anni”. Trump è intervenuto anche sulla riforma dell’immigrazione, indicando tra i vari punti, l’apertura solo ai parenti più stretti degli immigrati legali.

I norvegesi ed i loro cugini scandinavi esprimono la loro solidarieta’ ad Haiti ed ai Paesi africani sui social media dopo le controverse affermazioni del presidente americano Donald Trump: ‘Perche’ dovremmo andare in un Paese senza copertura sanitaria gratuita e con una criminalita’ dilagante?’, si chiedono su Twitter, riporta il quotidiano britannico Independent. Continua cosi’ la polemica sulle parole di Trump, riportate la settimana scorsa dal Washington Post, secondo cui il presidente avrebbe definito Haiti, El Salvador ed alcune nazioni africane “cesso di Paesi”, aggiungendo che “sarebbe molto meglio per gli Usa portare piu’ persone da Paesi come la Norvegia”. Christian Christensen, un professore americano basato a Stoccolma, ha scritto con ironia: “Naturalmente, i norvegesi amerebbero trasferirsi in un Paese in cui si rischia molto di piu’ di essere colpiti da un’arma da fuoco, vivere in poverta’, ricevere zero assistenza sanitaria se si e’ poveri, zero congedo parentale pagato o asilo nido sovvenzionato e vedere meno donne in politica”. Un altro utente, Christian Gerhard, ha scritto: “Sono norvegese, il Paese da cui Trump vorrebbe gli immigrati. Io non considererei neanche di emigrare nel cesso degli Usa finche’ Trump e’ presidente”. E Kathinka Froystad ha definito il governo Trump un “regime di cesso, razzista e misogino”

Il procuratore speciale Robert Mueller avrebbe concordato con i legali del presidente Donald Trump di sentire il presidente nell’ambito dell’inchiesta conosciuta come Russiagate sulle presunte interferenze russe sulla campagna elettorale per le presidenziali.
Lo riferisce il quotidiano “Washington Post”, come riportano le agenzie, precisando che Mueller aveva chiesto di poter interrogare Trump nel dicembre 2017. I legali di Trump starebbero negoziando per ottenere che il presidente risponda per iscritto a parte delle domande degli investigatori. La Casa Bianca ha rifiutato di commentare le informazioni secondo cui il presidente Trump, potrebbe essere ascoltato dal procuratore speciale Mueller.

Usa, Obama torna sulla scena e critica “politiche di divisione”

L’ex presidente americano Barack Obama è tornato a tuonare contro le divisioni in politica, dopo aver evitato da quando ha indossato i panni del comune cittadino un confronto diretto con il suo successore alla Casa Bianca. L’occasione sono stati due comizi, in New Jersey e in Virginia, per sostenere i candidati democratici – Phil Murphy e Ralph Northam – alle elezioni di governatore nei due Stati. “Quello che non possiamo permetterci sono le stesse politiche di divisione che abbiamo visto così tante volte in passato, che risalgono a secoli fa”, ha detto Obama ad un evento a Newark per Phil Murphy. “La politica che vediamo adesso, credevamo di averla messa a letto da lungo tempo. La gente ha 50 anni di ritardo!”, ha aggiunto Obama. “Siamo nel 21esimo secolo, non nel 19esimo”, ha esclamato ancora il predecessore di Trump. Obama più tardi è apparso ad un altro evento a Richmond per sostenere Ralph Northam, candidato a governatore della Virginia, nel corso del quale ha criticato, senza fare nomi ma neppure tanto velatamente, il modo in cui Trump ha scalato la Casa Bianca. “Se devi vincere una campagna dividendo la gente, non sarai in grado di governarla. Non sarai in grado di unirla dopo”, ha tuonato Obama. I due scrutini si svolgeranno il 7 novembre, un anno dopo la vittoria, per molti, a sorpresa, di Donald Trump alle presidenziali americane dell’8 novembre 2016.

La cancellazione totale dell’accordo sul nucleare iraniano e’ una possibilita’ reale: lo ha detto Donald Trump parlando con i media prima di un incontro con i suoi ministri. Il presidente degli Usa ha detto di “sentirsi sicuro” della decisione presa e che la possibilità che si arrivi alla fine dell’accordo “è una possibilità reale, per alcuni una possibilità più grande”

Solo il 24% degli americani pensa che il Paese stia andando nella giusta direzione dopo un periodo tumultuoso del presidente Donald Trump alla Casa Bianca che ha gia’ visto la minaccia di una guerra nucleare con la Corea del Nord, forti critiche sugli aiuti alle popolazioni colpite dagli uragani e le polemiche sulle sue dichiarazioni riguardo ai suprematisti bianchi. E’ quanto emerge da un sondaggio Associated Press-NORC Center for Public Affairs Research. Il nuovo dato rappresenta un calo di 10 punto rispetto al giugno scorso e il declino in ottimismo sulla traiettoria del Paese e’ particolarmente pronunciato tra i Repubblicani: in giungo il 60% dei repubblicani dichiaravano che il Paese andava nella direzione giusta, mentre ora siamo al 44%. Quanto allo stesso Trump, il 70% degli americani pensa che il presidente non sua equilibrato e la maggioranza ritiene che non sia un leader onesto o forte. Inoltre, piu’ del 60% disapprova la sua gestione dei rapporti razziali, della politica estera e dell’immigrazione.

Quanto successo a Las Vegas, dove oltre 50 persone sono state uccise da Stephen Paddock, “è un atto di pura malvagità”, per il quale proviamo “tristezza, dolore e shock”. Lo ha detto il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, in una dichiarazione dalla Casa Bianca. La sparatoria di Las Vegas conquista il triste primato di strage piu’ sanguinosa della storia americana. Sanguinosa sparatoria ad un concerto country a Las Vegas: almeno 50 i morti e 400 i feriti. A sparare un uomo, Stephen Paddock, che si è ucciso prima dell’arrivo della polizia: il killer ha aperto il fuoco dal 32mo piano dell’hotel Mandalay Bay verso la folla che assisteva a un concerto per il festival country “Route 91 Harvest”, nelle immediate adiacenze. Testimoni affermano di aver visto i bagliori degli spari. Fra i morti ci sono due agenti di polizia fuori servizio: erano tra il pubblico ad assistere al concerto. La polizia di Las Vegas aveva detto che sembrava “più un’azione di un lupo solitario” escludendo un atto di terrorismo. Ma l’Isis ha rivendicato con un comunicato sul web la strage a Las Vegas, ha reso noto il Site, il sito che monitora le attività jihadiste sul web. “L’esecutore dell’attacco a Las Vegas è un soldato dell’Isis – si legge nella rivendicazione dello Stato islamico -. Ha eseguito l’operazione in risposta all’appello a prendere di mira i Paesi della coalizione”. Fonti dell’amministrazione statunitense hanno detto che “non c’e’ alcun segnale che indichi un legame del killer di Las Vegas con gruppi del terrorismo internazionale”.

È guerra aperta tra il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e le stelle dello sport americano. Ieri Trump ha scioccato l’opinione pubblica ritirando l’invito a visitare la Casa Bianca a Stephen Curry, il leader dei Golden State Warriors campioni Nba, colpevole di averlo criticato. “Essere invitati alla Casa Bianca dovrebbe essere considerato un grande onore. Stephen Curry esita. Invito ritirato!”, ha twittato il presidente. Curry aveva già annunciato la sua volontà di non andare alla Casa Bianca e ha ricevuto la solidarietà del campione dei Cleveland Cavaliers, Lebron James, che su Twitter ha definito Trump un “pezzente” e ha chiarito che “andare alla Casa Bianca era un onore prima che arrivasse lei” e che “Curry aveva già detto che non sarebbe venuto, quindi non c’è nessun invito da ritirare”. Nella serata di sabato i Golden State Warriors hanno annunciato la rinuncia a visitare la Casa Bianca: “Non c’è niente di più americano che poter esprimere liberamente le proprie opinioni”, ha scritto la franchigia in una nota dicendosi “delusa” da quanto accaduto. “Al posto di visitare la Casa Bianca – si legge ancora – a febbraio quando ci recheremo nella Capitale troveremo il modo per celebrare l’uguaglianza, la diversità e l’inclusione. Valori che come organizzazione sosteniamo”.La polemica però non si è placata. A rilanciare la rivolta ci ha pensato anche la leggenda Kobe Bryant, twittando che “un presidente il cui nome da solo basta a creare divisioni e rabbia, le cui parole ispirano dissenso e odio, non potrà mai fare grande l’America”, con un riferimento allo slogan elettorale ‘Make America Great Again’. In serata lo stesso Curry ha parlato di una “giornata surreale” e ha detto di non sapere perché Trump “senta il bisogno di prendere di mira alcune persone piuttosto che altre”. Anche LeBron è tornato a commentare la vicenda, dicendosi “frustrato” dal comportamento del presidente, che dopo i fatti di Charlottesville, e le polemiche sulla sua mancata presa di distanze dall’estrema destra razzista, “sta usando lo sport per dividere ancora di più il popolo americano”.Le critiche su Trump sono piovute su Trump anche per la sua richiesta alla National Football League di “licenziare” i giocatori che, per protesta, si rifiutano di cantare l’inno nazionale. Il caso più noto è quello di Colin Kaepernick, quarterback afroamericano che per primo, nel 2016, si inginocchiò durante l’inno per protestare contro le violenze della polizia nei confronti delle minoranze. “Non sarebbe bello se i proprietari delle squadre dicessero: ‘figli di buona donna, siete licenziati’?” ha suggerito Trump venerdì nel corso di un comizio. E ieri è tornato all’attacco twittando che “giocatori con il privilegio di guadagnare milioni di dollari nella Nfl o in altri campionati” non dovrebbero essere autorizzati a “mancare di rispetto” alla bandiera e al Paese. “Vuole che siano cacciati solo perché esercitano un loro diritto, e questo non è giusto” ha commentato LeBron. E il primo effetto ‘boomerang’ dell’offensiva di Trump si è visto sabato sera, quando è andata in scena la prima protesta nel anche nella Major League di baseball: Bruce Maxwell degli Oakland Athletics si è inginocchiato durante l’inno prima della partita contro i Texas Rangers, mentre il compagno Mark Canha gli ha messo una mano sulla spalla. “Non lo faccio per mancare di rispetto alla Costituzione e al Paese”, ha spiegato, “ma per dare voce alle persone che non ne hanno”. La squadre di Oakland in una nota si è detta “orgogliosa di essere inclusiva” e di “rispettare il diritto costituzionale alla libertà di espressione di tutti i giocatori”.

Mosca ha il diritto di ridurre ulteriormente il numero dei diplomatici americani in Russia, anche se per il momento non lo farà. E’ quanto ha detto il presidente russo Vladimir Putin, parlando con i giornalisti al termine del vertice dei Brics a Xiamen, in Cina. “Se parliamo in termini di piena parità, non ci dovrebbero essere 455 diplomatici americani a Mosca, ma piuttosto 155 in meno – ha chiarito il presidente, riferendosi al fatto che dei 455 diplomatici russi rimasti negli Stati Uniti, 155 sono accreditati alle Nazioni Unite – Così, ci riserviamo il diritto di prendere una decisione anche sul numero dei diplomatici americani, ma al momento non lo faremo. Terremo gli occhi aperti su come la situazione si sviluppa ulteriormente”. Secondo Putin, è nel diritto degli americani di ridurre il personale nelle missioni diplomatiche russe, “ma quello che c’è di diverso in questo caso è che stato fatto in un modo incivile e questo non mette i nostri partner americani in buona luce”. “E’ difficile – ha continuato nella sua reprimenda contro Washington e, pur senza nominarlo, contro Donald Trump – avere un dialogo con chi confonde l’Austria con l’Australia. Non c’è niente che possiamo fare al momento, questo è il livello di cultura politica di una certa parte dell’establishment americano”.