Editoriale

La strage di Genova con il crollo del ponte Morandi non fa eccezione alla logica che presiede le dinamiche politiche di un governo populista come quello M5S-Lega che oggi ci ritroviamo in Italia. Un governo di tale specie, che fa della demagogia e della semplificazione ignorante i propri principali strumenti, dinnanzi ad una catastrofe non può che individuare in modo grossolano un colpevole o dei responsabili, innanzitutto per eliminare ogni propria responsabilità ma anche e soprattutto per strumentalizzare l’evento negativo sui propri avversari politici, in dispregio di ogni elementare norma di civiltà giuridica. 

Carriere politiche che nascono da bufale mai smontate, proclami di segretari di partito che si fondano sul Nulla, numeri e dati che vengono snocciolati come se fossero passi del Vangelo e che si rivelano autentiche castronerie senza alcun fondamento. E’ la gara sempre aperta alla quale in Italia, ormai da anni, assistiamo senza reagire. Non è tempo per verità scomode, per i sacrifici che la realtà impone con la sua complessità. Gli elettori premiano chi li fa sognare, promettendo paradisi di ogni genere, riuscendo a nascondere la polvere della crisi sotto il tappeto delle convenzioni, del calcolo e dell’apparenza. Il mestiere del populismo, del resto, in questo consiste: sparare cazzate a intervalli regolari, alimentare complotti e prefigurare nemici agguerriti e catastrofi imminenti. In un contesto come questo, ci sarebbero praterie immense per una informazione libera, indipendente e autorevole che voglia sgranchirsi le gambe per percorrerle in tutta agilità, distruggendo quel castello di fake news che la demagogia populista ci propina quotidianamente, anche e soprattutto sul web e attraverso i social media. C’è inoltre ancora spazio oggi per una politica moderata, competente, che argomenti e proponga una ricetta vincente? Si, ma è una battaglia difficile che richiede impegno e una chiamata alle armi di tutti coloro che, al di là del colore politico, vogliano unirsi contro l’ignoranza al potere, i razzismi e gli autoritarismi 

Meglio di così al governo di Salvini e Di Maio non poteva andare. L’assenza di una opposizione in grado di smascherarne le contraddizioni favorisce infatti questo Esecutivo che si distingue per incompetenza e improvvisazione. I numeri dell’economia e dell’occupazione sono ancora più drammatici. Non è stato ancora adottato alcun provvedimento in grado di incidere sui meccanismi vitali del Paese. In compenso vengono agitati gli spettri dell’ondata migratoria, della conseguente invasione dei ‘neri’ e della pericolosità dei vaccini. Armi di distrazione di massa che servono per tirare a campare e per nascondere il fallimento di una esperienza governativa che rimarrà alla storia per somma inconcludenza. Della flat tax e del reddito di cittadinanza non vi sono tracce. Ma dov’è l’opposizione del Pd, di Forza Italia e delle altre forze politiche di sinistra e comunque antagoniste a questo governo? Che fine hanno fatto? Come trascorrono le giornate i loro esponenti?

Il nostro Paese sta scivolando rovinosamente in una tipologia di fascismo ignorante, stupido e razzista. Le regole democratiche e costituzionali che ci siamo dati fanno fatica a contenere l’entusiasmo beota e arrogante di un governo leghista-pentastellato che non ha alcuna cognizione o competenza persino per l’ordinaria amministrazione. Un Esecutivo che ha come armamentario solo slogan, selfie, fake news, minacce, ultimatum, social media, paure, invidie sociali, complotti, stupidità e strafalcioni. Un governo che si contraddice più volte al giorno, unito solo nell’occupazione del potere. E tutto questo avviene nella incredibile assenza di qualsivoglia forma di opposizione: Forza Italia e Berlusconi sono stati avvistati nei pressi del loro ombelico, il Pd persiste nel meschino regolamento di conti interno per la spartizione delle vettovaglie e dei vestiti logori di una sinistra in stato comatoso che ha smarrito se stessa, i suoi valori, il suo respiro, la dignità. Tutto il resto è routine, arte di arrangiarsi, sopravvivenza spicciola, decadenza piena. Qualche parola di buon senso arriva da Sergio Mattarella, più solo che mai e da Papa Francesco che non ha però trovato ancora la forza e il tempo per spiegare che Gesù Cristo è incompatibile con il verbo fariseo di Salvini e con i verbi sbagliati e ipocriti di Di Maio e dei somari grillini. Scivoliamo verso l’abisso. Inesorabilmente. I nuovi barbari, nuovissimi, sono al potere e distruggeranno tutto ciò che potranno. Povera Italia. Poveri noi, democraticamente governati dai nuovi fascisti ignoranti e stupidi.

Sergio Marchionne é stato un grande manager, e un italiano di successo. Non era un benefattore ma di certo non meritava lo sciacallaggio che si é sviluppato sui social media. Viviamo purtroppo nel nostro Paese un clima di odio, di paura, di violenza verbale e di invidia sociale, alimentato da formazioni politiche che su questi elementi, oltre che sulle fake news, hanno costruito il loro consenso. Questa é l’aria che si respira e in questo contesto vi é chi ha gioito per la morte di Marchionne di cui vogliamo ricordare alcune sue frasi. Un modo per ricordarlo. Un uomo lo si giudica dalle sue azioni e dalle sue parole. Il suo operato lo conosciamo. Ecco le sue parole. Per farci una ulteriore idea della persona.
La leadership non è anarchia. In una grande azienda chi comanda è solo. La collective guilt, la responsabilità condivisa, non esiste. Io mi sento molte volte solo
Il carisma non é tutto. Come la bellezza nelle donne: alla lunga non basta
Se continuiamo a vivere di soli diritti, di diritti moriremo
La lingua italiana è troppo complessa e lenta: per un concetto che in inglese si spiega in due parole, in italiano ne occorrono almeno sei
Dopo la prima laurea in filosofia mio padre aveva già scelto il colore del taxi che voleva farmi guidare perché diceva che non sarebbe servita a nulla
Io in politica? Scherziamo? Faccio il metalmeccanico, produco auto, camion e trattori
Io non sono nato in una casta privilegiata, mi ricordo da dove vengo, so perfettamente che mio padre era un maresciallo dei carabinieri
Voglio che la Fiat diventi la Apple dell’auto. E la 500 sarà il nostro iPod
Dobbiamo evitare di essere arroganti. Il successo non è mai permanente, ma deve essere guadagnato giorno per giorno
Noi italiani siamo da sempre il Paese dei Gattopardi. A parole vogliamo che tutto cambi, ma solo perché tutto rimanga com’è
L’Italia è un Paese con una delle più grandi ma inespresse potenzialità che io conosca, è un Paese che non si vuole bene. Sulle prime quattro o cinque pagine dei giornali si legge solo di litigi e di discussioni che non hanno impatto sull’Italia e sul futuro dei giovani. Se non smettiamo di portare avanti questi dibattiti, non faremo molta strada
Qualche emiro che compra una Ferrari lo troverò sempre. Ma se il ceto medio finisce in miseria, chi mi comprerà le Panda?
Ho grande rispetto per gli operai e ho sempre pensato che le tute blu quasi sempre scontino, senza avere responsabilità, le conseguenze degli errori compiuti dai colletti bianchi.

I due populismi italiani, quello di destra rappresentato dalla Lega e quello qualunquista e incompetente del M5S, insieme al governo. Le aspettative non sono buone, non fosse altro che per le promesse aritmeticamente irrealizzabili con cui hanno vinto le elezioni e per i proclami di guerra che lanciano in direzione dell’Europa, dell’euro e quindi dei mercati. Tutto da vedere inoltre il posizionamento dell’Italia nello scacchiere del mondo e le scelte in materia di geopolitica. Ma occorre comunque giudicare i fatti e l’azione di questo governo, presieduto da Giuseppe Conte, un premier di cui non si sa quasi niente, probabilmente perché non c’è nulla da sapere.

Trovo che sia meraviglioso che le prossime elezioni politiche possano rappresentare un derby non più tra M5S e Lega ma tra queste due forze politiche e tutte le altre, tra il populismo mascherato da democrazia diretta di cui entrambe sono espressione e la democrazia rappresentativa, il rispetto delle istituzioni e la divisione dei poteri che vorrebbero annullare. Valori, questi, che dovrebbero costituire la piattaforma politica condivisa da tutti gli altri partiti e movimenti. Un derby tra la violenza e l’odio sociale che M5S e Lega da una parte incarnano e la libera espressione del pensiero, la libertà di parola, la tolleranza dall’altra. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha rivelato amore per l’Italia, coraggio, equilibrio, cultura, saggezza. Non gettiamo alle ortiche questo suo nobile esempio. Che le prossime elezioni politiche siano un derby tra la loro violenza demagogica e la nostra cultura liberale e democratica.

L’Europa e Mattarella non sono altro che un nemico e un alibi per il M5S e per la Lega. Perché il populismo di governo, costretto a passare dalla protesta alla proposta, dagli slogan ai provvedimenti legislativi, dalla semplificazione alla complessità, si scontra con le vere difficoltà nella gestione del potere che richiede mediazione, riflessione, equilibrio. Tutte doti che i populisti non possono permettersi perché perderebbero la propria identità. L’Europa – non esente da colpe e responsabilita’ – e’ per il duo populista un nemico sul quale scaricare tutto il male possibile. Sergio Mattarella, la Costituzione che tutela e le sue prerogative, rappresentano un alibi: ‘non siamo riusciti a formare un governo o a governare – potranno sempre dire – perché il Quirinale ce lo ha impedito e perché siamo ostili a questa Unione europea’. In questo modo viene mascherata l’incompetenza e l’inefficacia, oltre alla propria pochezza politica

E alla fine la montagna ha partorito il topolino. Un tecnico, Giuseppe Conte, dal curriculum di fantasia chiamato da Di Maio e Salvini alla guida del prossimo governo, con il solo argine rappresentato dal Quirinale. L’opposizione a questa diarchia é in condizioni pessime. Berlusconi comincia a realizzare di essere stato abbandonato da Salvini che pensa di avere già in tasca non solo la leadership del centrodestra, ma anche quella del Paese, forte di un successo su tutto il territorio nazionale e di un confronto con Di Maio che lo vede prevalere sotto ogni aspetto. ‘Il mondo – dice Giuliano Ferrara – già ride di noi’ e non si capisce perché non dovrebbe. Le premesse sono le peggiori, sia sul fronte dei conti, sia su quello del rispetto e della considerazione dell’Unione europea. La realtà ci dice che il Paese oggi é nelle mani della demagogia e della sostanziale incompetenza. Sergio Mattarella é solo e rappresenta il buon senso, il rispetto delle istituzioni e la buona politica. Lunga vita a Sergio Mattarella. Ne abbiamo davvero bisogno

La prima dote di un uomo politico é la credibilità che ispira. Un patrimonio che non può permettersi di rischiare perché ne va della fiducia dei cittadini. Il caso del curriculum vitae con molte imprecisioni del professore e avvocato Giuseppe Conte, candidato alla premiership del Paese dal duo Salvini-Di Maio é tutt’altro che un pretesto per inficiarne i meriti e la figura. E vale per la carriera politica come per quella professionale di qualsiasi persona: ciò che scriviamo nel nostro curriculum é il nostro passato ed é inciso nel libro dei fatti. Nulla può esservi di indefinito o di falso. Il passato ci dice chi siamo e ciò che siamo non può essere messo in dubbio da nessuno. Ne va della nostra credibilità e della nostra dignità di persone serie.