Editoriale

I due populismi italiani, quello di destra rappresentato dalla Lega e quello qualunquista e incompetente del M5S, insieme al governo. Le aspettative non sono buone, non fosse altro che per le promesse aritmeticamente irrealizzabili con cui hanno vinto le elezioni e per i proclami di guerra che lanciano in direzione dell’Europa, dell’euro e quindi dei mercati. Tutto da vedere inoltre il posizionamento dell’Italia nello scacchiere del mondo e le scelte in materia di geopolitica. Ma occorre comunque giudicare i fatti e l’azione di questo governo, presieduto da Giuseppe Conte, un premier di cui non si sa quasi niente, probabilmente perché non c’è nulla da sapere.

Trovo che sia meraviglioso che le prossime elezioni politiche possano rappresentare un derby non più tra M5S e Lega ma tra queste due forze politiche e tutte le altre, tra il populismo mascherato da democrazia diretta di cui entrambe sono espressione e la democrazia rappresentativa, il rispetto delle istituzioni e la divisione dei poteri che vorrebbero annullare. Valori, questi, che dovrebbero costituire la piattaforma politica condivisa da tutti gli altri partiti e movimenti. Un derby tra la violenza e l’odio sociale che M5S e Lega da una parte incarnano e la libera espressione del pensiero, la libertà di parola, la tolleranza dall’altra. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha rivelato amore per l’Italia, coraggio, equilibrio, cultura, saggezza. Non gettiamo alle ortiche questo suo nobile esempio. Che le prossime elezioni politiche siano un derby tra la loro violenza demagogica e la nostra cultura liberale e democratica.

L’Europa e Mattarella non sono altro che un nemico e un alibi per il M5S e per la Lega. Perché il populismo di governo, costretto a passare dalla protesta alla proposta, dagli slogan ai provvedimenti legislativi, dalla semplificazione alla complessità, si scontra con le vere difficoltà nella gestione del potere che richiede mediazione, riflessione, equilibrio. Tutte doti che i populisti non possono permettersi perché perderebbero la propria identità. L’Europa – non esente da colpe e responsabilita’ – e’ per il duo populista un nemico sul quale scaricare tutto il male possibile. Sergio Mattarella, la Costituzione che tutela e le sue prerogative, rappresentano un alibi: ‘non siamo riusciti a formare un governo o a governare – potranno sempre dire – perché il Quirinale ce lo ha impedito e perché siamo ostili a questa Unione europea’. In questo modo viene mascherata l’incompetenza e l’inefficacia, oltre alla propria pochezza politica

E alla fine la montagna ha partorito il topolino. Un tecnico, Giuseppe Conte, dal curriculum di fantasia chiamato da Di Maio e Salvini alla guida del prossimo governo, con il solo argine rappresentato dal Quirinale. L’opposizione a questa diarchia é in condizioni pessime. Berlusconi comincia a realizzare di essere stato abbandonato da Salvini che pensa di avere già in tasca non solo la leadership del centrodestra, ma anche quella del Paese, forte di un successo su tutto il territorio nazionale e di un confronto con Di Maio che lo vede prevalere sotto ogni aspetto. ‘Il mondo – dice Giuliano Ferrara – già ride di noi’ e non si capisce perché non dovrebbe. Le premesse sono le peggiori, sia sul fronte dei conti, sia su quello del rispetto e della considerazione dell’Unione europea. La realtà ci dice che il Paese oggi é nelle mani della demagogia e della sostanziale incompetenza. Sergio Mattarella é solo e rappresenta il buon senso, il rispetto delle istituzioni e la buona politica. Lunga vita a Sergio Mattarella. Ne abbiamo davvero bisogno

La prima dote di un uomo politico é la credibilità che ispira. Un patrimonio che non può permettersi di rischiare perché ne va della fiducia dei cittadini. Il caso del curriculum vitae con molte imprecisioni del professore e avvocato Giuseppe Conte, candidato alla premiership del Paese dal duo Salvini-Di Maio é tutt’altro che un pretesto per inficiarne i meriti e la figura. E vale per la carriera politica come per quella professionale di qualsiasi persona: ciò che scriviamo nel nostro curriculum é il nostro passato ed é inciso nel libro dei fatti. Nulla può esservi di indefinito o di falso. Il passato ci dice chi siamo e ciò che siamo non può essere messo in dubbio da nessuno. Ne va della nostra credibilità e della nostra dignità di persone serie.

I magistrati parlano di un ‘sistema Montante’ per indicare quella rete di potere che da Confindustria si estendeva alla Regione siciliana, condizionando in modo illecito l’azione di governo e manipolando le informazioni, ottenute con ogni mezzo, per ricattare chi non si sottometteva. Questo l’impianto dell’accusa, tutto da verificare, che vede sulla posizione di comando Antonello Montante. Una indagine che apre nuovi fronti e che arriva fino a quelli che erano i vertici della politica regionale. Oltre a Montante anche Giuseppe Catanzaro, suo successore sulla poltrona di Confindustria Sicilia, indagato dalla procura di Caltanissetta. Nell’indagine sono finiti anche l’ex governatore Rosario Crocetta, due ex assessori regionali alle Attività produttive, Linda Vancheri e Mariella Lo Bello,  l’ex presidente dell’Irsap (l’ente regionale per lo sviluppo delle attività produttive) Mariagrazia Brandara. L’ex presidente della Regione è accusato di  associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e al finanziamento illecito. Una lobby molto potente che si era professata nemica della mafia e paladina della legalità e che ora apparirebbe in una veste molto diversa. Una ennesima dimostrazione che in Sicilia il professionismo antimafia professato da loschi figuri sarebbe servito essenzialmente alla costruzione di carriere e di fortune economiche. Una manovra diabolica: fingersi antimafia per tacciare di mafiosità chi non faceva parte del sistema. La patente di antimafia rilasciata agli amici degli amici, per circolare indisturbati sulle autostrade della politica e degli affari.

La politica e’ sempre lo specchio fedele del Paese che la esprime? Si. Finiamola una volta per tutte: abbiamo una classe dirigente litigiosa e con scarso senso istituzionale perché così è l’Italia, litigiosa, divisa, pervasa da odio e invidia sociale. A due mesi dal voto nessuna prospettiva di un governo politico e questo a causa di una legge elettorale bislacca, sì, ma soprattutto a causa del trionfo di leader politici senza esperienza, senza cultura, senza competenze. I populismi questo sono: reazioni istintive e irrazionali, diktat, veti e ripicche, proteste sterili, slogan e nessuna proposta vera. La moral suasion di Sergio Mattarella non poteva avere successo perché molti dei suoi interlocutori durante le consultazioni hanno dimostrato di non conoscere l’arte del compromesso e della mediazione, del buon senso e della ragionevolezza. Se la credibilità della politica scende sempre di più la colpa è della cosiddetta società civile. Nessun alibi. La terza repubblica? Ridateci subito le prime due.

Una politica a favore di telecamera, il trionfo della comunicazione ai danni della politica, della mediazione, del compromesso, del dialogo. I leader politici che non possono mollare la presa di un centimetro per non perdere un punto percentuale nei sondaggi interni, e il teatrino della politica ripete la sua scena all’infinito, con un pubblico sempre attento e sempre annoiato. Lo stallo in cui si trova il Paese é anche un effetto del prevalere delle logiche populistiche e della comunicazione che le sostiene. Non conta ciò che si fa ma solo ciò che si comunica e il modo in cui lo si comunica. Una lotta tra duri e puri, tra chi deve sostenere il peso della propria coerenza e delle promesse lanciate in campagna elettorale. I veti, i diktat, gli ultimatum, questo sono e non altro: la prevalenza degli attributi sulla capacità di sintesi. Assistiamo, inermi, alla continua ‘dichiarazia’ (dal titolo del bel saggio di Mario Portanova. edizioni Bur Rizzoli) dei politici, alla loro ineluttabile propensione alle dichiarazioni, ai commenti, alle riflessioni, a favore di telecamera. Il dire conta più di tutto il resto, il fare non porta consensi e crea problemi. Il populismo cerca il consenso sull’emozione e per questo basta la parola ad effetto, lo slogan, la minaccia, l’aut aut. I fatti non servono più anche perché, in tempo di fake news, possono sempre essere artatamente smentiti. Non formare un governo porta più consensi che formarne uno.

La capacità di governo e quella di mediazione tra le parti, utile per reggere le sorti di un paese, non sono doti che una forza politica può mutuare dal semplice consenso elettorale. Si tratta infatti di quel bagaglio culturale e politico che ogni partito politico può o meno detenere in ragione della sua esperienza amministrativa. Non é un caso che il M5S e la Lega non riescano a trovare una sintesi per la composizione del governo e che si debba assistere al proliferare di veti e di diktat. Governare, cosi come raggiungere un compromesso per la formazione di una giunta di governo, richiede la capacità di andare oltre i propri interessi di parte, rinunciando ad una parte di essi, ed é questo un elemento che deve riguardare tutti i soggetti coinvolti. La situazione di empasse alla quale assistiamo, non é casuale ed é il risultato di una certa politica, incapace di ascoltare le ragioni dell’altro.

Il tempo che sembra arrestarsi per un tratto interminabile, il corpo di un atleta sospeso nell’aria, che volteggia al ritmo silenzioso per coordinare il respiro, i movimenti, in uno slancio elegante e rischioso, con l’intuito di chi ha solo una frazione di secondo per capire ciò che accadrà un istante dopo, l’impatto con il pallone che plana, la forza da imprimere alla sfera e l’angolazione da dare per spiazzare il portiere avversario. Il pubblico sugli spalti che trattiene il respiro, testimone di uno dei gesti più azzardati e più poetici che il football conosca. E poi il pallone che si insacca, con premeditazione scientifica. Grazie Cristiano Ronaldo. Lo sport ti é riconoscente. Standing ovation per te da tutti coloro che amano il calcio, e un plauso ai tifosi della Juventus che ti hanno tributato i dovuti onori. Onore a Cristiano Ronaldo, giocatore del Real Madrid , per un attimo, come per magia, idolo di tutte le squadre di calcio e di tutti i loro tifosi.