Editoriale

Proclamarsi diversi e migliori degli altri è molto facile. Un po’ più difficile e’ esserlo e dimostrarlo. La gara che i dirigenti del M5S disputano è sempre al rialzo: loro hanno sempre un modo per ribattere allo scempio delle loro nefaste prassi. ‘Noi ci mettiamo la faccia’, oppure ‘noi le mele marce le buttiamo fuori dal cesto’, o ancora ‘gli altri sono peggiori di noi’ ecc ecc. Ciò’ che stupisce e indigna è il fatto che i vertici del M5S abbiano sempre una spiegazione e una risposta per tutto. E molto spesso questa risposta risiede nel complottismo ai loro danni. C’è tutto un universo che cospira contro il M5S. E’ quasi sempre colpa dell’evidenza dei fatti contro i quali non hanno nulla da ribattere. Come accade ai fanatici, come succede nelle sette.

Che il web abbia dato la possibilità a sprovveduti e a psicopatici in servizio permanente effettivo di pontificare e di minacciare personalità politiche e celebrità è un fatto contro cui poco si può fare. Certo, oggi i loro messaggi razzisti, violenti e squilibrati possono raggiungere milioni di persone e fare proseliti. Ebbene, come si può combattere questo pernicioso fenomeno? Con le leggi, da una parte e con la cultura dell’indifferenza dall’altra. Ai servizi di intelligence e alla polizia postale – ossia quella che si occupa dei reati informatici e della loro repressione – devono essere destinate nuove e più importanti risorse. Sull’altro versante, si proceda con la catalogazione e con la diffusione di tutti quei siti web promotori di violenza, di messaggi farneticanti e di fake news seriali. In questo modo offriremo un’arma in più a coloro che possono esserne preda. Una informazione è sbagliata si contrasta con una informazione e corretta e vera. L’incivilta la si combatte con le armi della indifferenza.

Eurispes con il suo 30mo rapporto Italia non solo ci consegna una fotografia puntuale della situazione in cui versa il Paese,un elenco dei vizi e delle virtù italiche, ma individua le tendenze e ci indica un percorso virtuoso da intraprendere, tra molte luci e moltissime ombre. Per il presidente e fondatore di Eurispes, Gian Maria Fara, ‘la mancanza di responsabilità é diventata un elemento distintivo del vivere quotidiano ed il principale comune denominatore di una serie di vicende che hanno caratterizzato la vita pubblica italiana su diversi fronti. Una caduta del senso di responsabilità che dai piani alti della società si trasferisce a livello dei singoli soggetti rendendo sempre più difficile la tenuta degli stessi rapporti sociali e interpersonali’. In questa ottica, secondo Fara ‘continuare a parlare di ‘Sistema Paese’ é ormai improprio. Sarebbe più corretto parlare di Sistema e di Paese, in maniera distinta’. Un elemento che segnala mancanza di coesione e individualismo, un’altra delle tendenze sottolineate nel rapporto Eurispes. ‘Il matrimonio tra Sistema e Paese- spiega Fara – si é sciolto: convivono separati in casa, faticosamente sotto lo stesso tetto, spesso guardandosi in cagnesco, diffidenti l’uno dell’altro, in una atmosfera di freddezza, fra reciproci rimproveri. L’Italia ha molte frecce al suo arco, enormi potenzialità, ma ha grandi difficoltà a trasformare la sua potenza in energia. Un Paese confuso sul piano politico, che ondeggia tra conservazione e cambiamento, tra desiderio di stabilità e spinte populiste, tra ragionevolezza e nichilismo. Si confrontano in questo assetto, due tendenze fondamentali: l’etica della responsabilità e l’etica della convinzione. Ragione contro Fede. Un’etica della responsabilità che impone riflessione, calcolo, capacità previsionale, confronto dei dati e dei mezzi e che sfocia nel metodo democratico nella scelta delle azioni, e dall”altra parte l’etica della convinzione di chi si affida ad una fede qualsivoglia, ad una mera visione di carattere messianico-religioso, interpretata da un capo carismatico, che non può essere messa in discussione se non attraverso un’eresia. Segnali di rispresa ve ne sono, come quello della crescita del Pil e della riduzione del carico fiscale, come quello della crescita dell’occupazione, ma manca un progetto, una visione politica a lungo respiro. Occorrono strategie a lungo termine, serve un’idea di futuro e in quest’ottica permane, nonostante gli scetticismi motivati e la sfiducia, la speranza in una Europa dei popoli, antitetica ad una Europa della finanza e della burocrazia. Alfonso Lo Sardo

Non possono di certo passare inosservate le parole intelligenti e disarmanti di Massimo D’Alema che, se non suonano come una resa, di certo rappresentano l’ammissione del fallimento di un’area politico-culturale, dello smarrimento della sua linea e della sua mission. Si, perché é stato proprio l’arrogante e intelligente lider Maximo D’Alema a dire che “Papa Francesco al momento è il miglior leader della sinistra anche perché la sinistra fatica”. E non é un caso che lo abbia detto nel corso della presentazione del libro ‘Cattolici senza partito?’ di Giorgio Merlo. D’Alema, oggi dirigente di Liberi e Uguali, parla del uovo progetto messo in piedi assieme al presidente del Senato Pietro Grasso ‘non vogliamo essere un club esclusivo di ex comunisti, ma un progetto aperto che deve accogliere anche i principi cattolici”. Nel vuoto e nelle divisioni della sinistra, Papa Francesco, con la sua difesa degli ultimi, con la sua critica al turbocapitalismo che crea disuguaglianze, con la sua lotta per il riconoscimento dei diritti sociali e civili, viene a colmare un vuoto politico lasciato dalla sinistra storica ma anche da quella più moderna e secolare. D’Alema ammette la sconfitta e lancia un appello a quel mondo cattolico sensibile ad alcuni temi. Un leader della sinistra di certo non inconsapevole, Bergoglio, che continua a svolgere un ruolo importante nella denuncia dei mali sistemici di oggi. Non si può non sottolineare il coraggio e l’onestà di D’Alema che ha molti difetti ma che sa chiamare le cose con il loro nome e assumersi la responsabilità di ciò che dice, di ciò che ha fatto e, soprattutto, di ciò che non ha fatto.

I vescovi italiani dicono no al clima preelettorale con le promesse che molti partiti hanno lanciato e che sono impossibili da mantenere. Un richiamo forte alla realtà delle cose, al disagio reale di molti cittadini, in un momento particolarmente difficile sotto il profilo economico e sociale. I vescovi sentono la necessità di ‘ricostruire, ricucire, pacificare»: questi i verbi scelti dal presidente della Conferenza Episcopale Italiana, il cardinale Gualtiero Bassetti, per indicare la difficile via pastorale di questi tempi e per invitare la classe dirigente a parlare la lingua della verità sostanziale delle cose. Non tutti i partiti e non tutti i leader hanno promesso cose assurde. La credibilità di una formazione politica, la sua responsabilità e la sua serietà nei programmi e nella possibilità di realizzarli, crediamo debbano essere uno dei motivi principali per preferirla rispetto alle altre.

Silvio Berlusconi non ha usato mezzi termini: il M5S é una setta. 10notizie lo spiega da tanto tempo e quindi questa affermazione non suscita alcuna sorpresa. Il movimento di Grillo e Casaleggio non garantisce alcuna democrazia al suo interno se non una di tipo formale che serve a mascherare la supremazia indiscussa dei vertici. In seconda analisi, il movimento e i suoi rappresentanti non osano nemmeno mettere in discussione le posizioni dei capi e chi lo ha fatto ne é stato estromesso. La guida carismatica di Beppe Grillo e di Casaleggio senior prima e quella del figlio Davide in un secondo tempo, rivela che le dinamiche, la segretezza, l’assenza di dissenso e l’uniformità di pensiero che viene richiesta a quanti aderiscono al movimento ne fanno proprio una setta nei confronti della quale non si mettere in discussione nulla. Altra caratteristica delle sette é quella di additare tutti coloro che non ne fanno parte come dei nemici. Extra ecclesiam nulla salus, verrebbe da dire. La purezza é garantita solo a chi fa parte della setta, a quanti fanno parte del M5S. Tutti gli altri sono nemici che tramano e complottano contro la missione sacra del movimento. Per il M5S ci sono complotti dovunque, e tutti a loro danno. Ci sarebbe da riderne e invece c’é da esserne preoccupati.

E’ successo a Pinerolo, in Piemonte. Un parcheggiatore di sessantuno anni conservava in tasca il biglietto vincente della lotteria Italia: un milione di euro. ‘Il mio tempo l’ho già fatto – e’ stato il suo commento a caldo. ‘Daro’ la vincita a mia figlia’. Non e’ difficile immaginare gli stenti della vita di un parcheggiatore, la difficoltà di immaginare non solo un futuro a lungo termine ma anche quello dietro l’angolo, la scadenza di bollette e i debiti, i sogni, anche quelli più ingenui, chiusi in un cassetto in una scrivania che non e’ mai esistita, l’aver condotto una vita umile ma dignitosa ed onesta e non volerla cambiare. Per fortuna c’e una figlia a cui donare questo denaro. Una giovane donna che potrà programmare il proprio futuro in modo diverso. Il padre il ‘suo tempo lo ha già fatto’. Perché forse aveva ragione Enzo Biagi ‘la lotteria di Capodanno è opportunamente stata ribattezzata Italia perché da queste parti e’ consigliabile puntare tutto sulla fortuna’. Le possibilità di cambiare e di migliorare, nel nostro Paese, sono riservate a pochi fortunati.

Mancano solo due mesi al voto delle Politiche e il quadro che ne emerge non é dei migliori. La sfiducia dei cittadini-elettori nei confronti del Parlamento é più alta che nel passato, unitamente alla convinzione che la politica, oggi, decida poco o niente e che non non incida realmente nelle scelte e nella realtà del Paese. Le spinte populiste e demagogiche sembrano prevalere sui tatticismi e sulle strategie delle formazioni politiche. I partiti, o ciò che di essi rimane, non riescono più ad entusiasmare e a coinvolgere, e si limitano a dialogare in modo più o meno felice sui social media e molto male in tv, dove l’agonia dei talk show politici ne ha sancito la sconfitta mediatica. Da cosa si potrebbe ripartire? Dalla concretezza, dalla vita reale, dai nodi reali del Paese, dalle difficoltà che i cittadini hanno nell’usufruire dei servizi sul territorio, dai diritti negati, dalla pubblica amministrazione autoreferenziale e sorda. L’Italia e la politica ripartano dalla realtà della vita di ogni giorno. E’ l’unico modo per recuperare credibilità e autorevolezza.

Su una cosa la sinistra sembra ritrovarsi unita, dimenticandosi delle divisioni e delle lacerazioni politiche che la caratterizzano: l’antifascismo, fondato o meno che sia. Ha lanciato il grido di allarme qualche giorno fa Walter Veltroni e gli hanno fatto eco un po’ tutti i leader della sinistra ideologica e parlamentare. E’ bastato che alcune parate folkloristiche riprendessero in parte la scena mediatica perché si tuonasse contro il pericolo di una destra estrema con le teste rasate, incivile e becera, nostalgica, violenta, razzista e xenofoba. Ovviamente, la condanna nei confronti di manifestazioni simili non puo’ che essere condivisa, ma da qui a indicarla come una emergenza sociale, culturale e politica ce ne passa. Lo studioso Franco Cassano, su questo argomento si è pronunciato proprio oggi su Il Fatto Quotidiano con queste parole ‘è sbagliato sottovalutare i rigurgiti neri, ma lo è pure rispondere con i canoni classici. Il quadro e’ finito: anche l’antifascismo si rinnovi. La sinistra arretra perché e’ venuta a mancare l’idea di futuro. E’ per questo che vincono la paura è la conservazione’. Altri analisti politici sostengono invece che quella dello spauracchio della destra nazista alle porte altro non è che un’arma di distrazione di massa. Un modo per distogliere l’attenzione dei cittadini dai veri problemi economici e sociali oltre che un modo per compattare la sinistra e porre un freno ai populismi di destra, legittimati dal voto, che sembrano avere il vento a favore. Di sicuro c’è che il quadro politico del Paese appare alquanto frammentato e che le imminenti elezioni e la campagna elettorale porteranno l’agenda politica su temi secondari, ma strumentali ad un partito piuttosto che ad un altro.

Il dibattito incessante sulle fake news, quantunque stressante e ripetitivo, pone l’accento su una questione cruciale per la politica, per il giornalismo e quindi per il buon funzionamento di una democrazia, ossia quello della veridicità delle notizie e della credibilità di chi le dà. Il tema ha una diretta ripercussione anche sui partiti e su quegli esponenti della politica che piu’ di altri – allo scopo di screditare l’avversario e di magnificare la propria azione e il proprio impegno – fornisce informazioni false. Si tratta di una questione antichissima che ha mantenuto la sua centralità. Il confine tra vero e menzogna, tra verosomiglianza e verità, affonda le radici nell’antichità e non é mai stato risolto. Il punto nodale é la credibilità, la reputazione, ossia quel patrimonio di affidabilità e di serietà che una formazione politica, un giornalista, una testata giornalistica, un dirigente politico acquisiscono con il tempo e nel tempo e che consiste nel rispetto dei fatti, nel resoconto circostanziato e obiettivo, nella verifica delle fonti. Tutto il resto é propaganda, mistificazione, e il web ha solo amplificato gli effetti di un fenomeno che si conosce molto bene e contro il quale, per fortuna, anche i rimedi sono ben noti.