Editoriale

Migliore spot per gli euroscettici non poteva essere organizzato e soprattutto gratis. Si, perché l’assegnazione alla città di Amsterdan dell’Ema, l’agenzia europea per il farmaco costretta a lasciare Londra per effetto della Brexit, oltre ad avere il sapore della beffa per la città di Milano -molto più titolata e con requisiti appositi per ospitarla – a causa della modalità di assegnazione, ossia per sorteggio, la dice tutta sul grado di efficienza e di meritocrazia che sovrintende le scelte di Bruxelles. Appare ridicolo che una scelta cosi importante per le ricadute che ha, sia stata presa dalla sorte e non da chi é pagato per assumersene la responsabilità. Gli euroscettici segnano un punto a loro favore: la credibilità di Bruxelles e dell’Unione europea é ai minimi. Con l’affaire Ema é scesa ancora di più.

Un altro significativo passo in avanti nella lotta alla corruzione nella pubblica amministrazione ma non soltanto in essa. E’ stato approvato infatti il testo sul whistleblowing: il provvedimento tutela i dipendenti che segnalino illeciti (a partire dagli episodi di corruzione) nelle aziende, anche private. Tra le misure il divieto di sanzioni o demansionamenti e la protezione dell’identità. La legge era stata proposta dal Movimento Cinque Stelle ma è passata a larga maggioranza. Il presidente dell’Anac, autorità anticorruzione ha cosi commentato: “si tratta di una norma di civiltà”. Montecitorio ha approvato la legge sul whistleblowing per tutelare chi denuncia irregolarità e corruzione, con 357 sì, 46 voti contrari e 15 astenuti. Un sì definitivo dopo anni di attesa e di perplessità. Il whistleblower – letteralmente colui che soffia nel fischietto – è il dipendente che denuncia episodi di corruzione e irregolarità alla magistratura o all’Autorità nazionale anticorruzione (Anac), e non potrà essere punito per la sua iniziativa. In questo caso l’elenco delle punizioni è vario: si va dal cambio di funzione al trasferimento o dal mobbing al licenziamento. Ogni azione punitiva o discriminatoria a danno del whistleblower diventa nulla e l’ente presso il quale questo lavora può essere sanzionato fino a 30mila euro, cifra destinata a salire fino a 50mila euro nel momento in cui, dopo la segnalazione di irregolarità, l’ente non avesse approntato le dovute verifiche o fosse venuto meno alle procedure decise dall’Anac. Vige la segretezza assoluta. L’identità del whistleblower non verrà resa nota ma, nonostante ciò, le denunce anonime non verranno prese in considerazione. Il testo prevede anche l’annullamento di ogni tutela in favore di quei soggetti che effettuano la segnalazione e che sono stati condannati per calunnia, diffamazione o per colpe gravi. Rimangono comunque alcune lacune, soprattutto nel settore privato. Ogni azienda deve infatti prevedere una procedura per la segnalazione di abusi, in linea con i parametri fissati dall’Anac. Considerando la grande presenza di piccole e medie aziende sul territorio italiano (circa il 90% del totale) diventa difficile pensare che in ognuna queste possano essere allestite in modo rigoroso e in tempi brevi procedure che garantiscano gli adempimenti previsti dalla legge. Si tratta di una legge che migliora l’impianto previsto nell’articolo 1 comma 51 della legge Severino già applicata agli enti pubblici, nelle cui file si inseriscono ora anche gli enti di diritto privato sottoposti al controllo della cosa pubblica e che apre anche al settore privato, intervenendo sulla nullità di ogni atto discriminatorio o con il reintegro in caso di licenziamento.

La mancata qualificazione della nazionale di calcio al mondiale in Russia é la dimostrazione che nel nostro Paese non sono per nulla isolati i casi in cui al vertice di alcuni organismi ci si arriva non per meritocrazia ma per cooptazione e che, del loro comportamento, molti dirigenti non rispondono in prima persona. Quali meriti, quali titoli aveva il ct della nazionale Gian Piero Ventura per assumerne la guida? Chi lo designato, quali criteri ha seguito? Del suo fallimento epocale chi ne risponderà? Vi saranno dimissioni? Questo é ciò che si chiede il tifoso della nazionale di calcio dopo la disfatta contro la Svezia. Fino a quando nel nostro Paese i principi di meritocrazia e di responsabilità non saranno onorati, faremo a livello planetario figure meschine come quella che Ventura ci ha regalato.

In assenza di argomenti, l’ignoranza usa la forza, per uscire dal blocco in cui e’ prigioniera. Le domande del giornalista scavano in profondità. Il bruto non sa rispondere. Non ha come controbattere, e’ spalle al muro e per ‘vincere’ ricorre alla forza. In realtà sta perdendo e nel peggiore dei modi, grazie alla telecamera che tutto registra. Il giornalismo, quello migliore, ha vinto e con esso la verita’ che talvolta accarezza.

Dalle elezioni regionali in Sicilia si può trarre, tra gli altri, un dato incontrovertibile. 53 elettori su 100 hanno deciso di non esprimere il loro voto. Gli analisti attribuiscono a questo voto un carattere di protesta, di delusione, di disillusione. Si tratta di un fenomeno politico antisistema che il M5S non riesce a catturare. Una forma di protesta – quella dell’astensionismo – che non si fida dell’offerta politica del M5S: o perché la considera solo una protesta senza una capacità propositiva o perché non la ritiene una protesta credibile. La maggioranza dell’elettorato non crede nella politica e nella sua capacità di offrire risposte concrete. E’ questa l’amara realtà su cui tutte le forze politiche dovranno riflettere.

«La Sicilia offre la rappresentazione di tanti problemi, di tante contraddizioni, non solo italiani ma anche europei, al punto di poter costituire la metafora del mondo odierno». Sono parole di Leonardo Sciascia, nel libro intervista di Marcelle Padovan, ‘La Sicilia come metafora’. Può, la Sicilia oggi essere ritenuta una metafora per la comprensione delle odierne contraddizioni del mondo contemporaneo? A chi scrive la Sicilia appare oggi come una rappresentazione del caos, causato dall’assenza di cultura, intesa come visione di una società imperniata su valori predominanti. Manca una concezione di sviluppo, la politica arranca, la borghesia non solo non é illuminata ma é spenta, i valori della cittadinanza e della polis, dell’appartenenza e e del vivere sociale se ne stanno da parte, coltivati come hobby da una minoranza avveduta. Dove sono i maestri? Dove sono i poeti? Si naviga a vista e il presente é l’unica dimensione. L’abolizione del futuro é stata sancita. Si vive dell’attimo, non per scelta ma per bisogno e per assenza di un domani.

Lotito, presidente della Lazio, si reca alla sinagoga per deporre una corona di fiori. E’ il suo modo per rimediare allo scandalo di Anna Frank con maglietta giallorossa. Lo fa perché cosi decide la legge non scritta dell’ipocrisia e della comunicazione di oggi che tutto decide, carriere, ascese politiche, cadute verticali nella classifica della simpatia e del consenso. Gesti teatrali rhe ubbidiscono al politically correct, imposti dalle tavole del conformismo e della moda imperante. La telecamera lava le coscienze e restituisce credibilità, anche per un momento, a chi l’aveva persa attraverso la medesima telecamera. Il guaio é che talvolta il rimedio si rivela peggiore del danno provocato. Una farsa che persiste perché il senso comune ha le sue regole e non rispettarle pone il trasgressore fuori dal recinto dell’apparire

E’ un classico del giocatore che sente odore di sconfitta quello di accusare il vincitore di irregolarità. Non fa difetto in tal senso il M5S che tenta il tutto per tutto, alimentando il senso di sfiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni e della politica. E’ per questo e non per altro che Luigi Di Maio e Giancarlo Cancelleri, del M5S, hanno chiesto all’Osce l’invio degli osservatori internazionali in Sicilia per monitorare il corretto svolgimento delle elezioni, per il rischio di voto di scambio. Il ministro degli Interni Minniti ha risposto che l’organismo internazionale non si occupa di elezioni locali. Ma il punto non é questo: il M5S non accetta di perdere, e quando ciò accade, é tutta colpa di complotti ai loro danni e di accordi trasversali poco leciti. Non é ancora scritto da nessuna parte che il M5S, il prossimo 5 novembre, perda le elezioni regionali in Sicilia, ma intanto loro, seguendo l’atteggiamento che li contraddistingue, alzano il dito e accusano il mondo intero di tramare contro di loro. Calunniante, calunniate, qualcosa resterà.

La democrazia non é un sistema perfetto, ma rimane il migliore dei sistemi di governo. Tutte le volte in cui si vota una riforma elettorale, si assiste al piagnisteo di quelle formazioni politiche che, dalla approvazione della legge elettorale, ne riceveranno un danno. Da qui le proteste e le minacce. Sarebbe bello che tutti i partiti trovassero un accordo su una legge elettorale funzionale alla governabilità e alla rappresentanza delle forze in Parlamento, ma ciò accade raramente. La dura realtà della politica e della democrazia ci dice invece che una legge elettorale passa solo se i partiti che la votano la riterranno confacente agli interessi propri. E si tratta di interessi legittimi. La democrazia é la legge del più forte, della maggioranza, nel rispetto delle minoranze. Così é in democrazia. Anche perché non esiste una legge elettorale migliore di un’altra. Ogni legge elettorale vale per il paese nel quale vige e nel contesto storico-politico nel quale matura.

E’ piaciuto a pochissimi il discorso del re Filippo VI, Felipe figlio di Juan Carlos, trasmesso in tv. Nessun riferimento agli scontri e alle violenze che si sono avute a Barcellona tra la Guardia Civil e i manifestanti pro indipendenza della Catalogna. Felipe ha parlato di ‘slealta’ inaccettabile dalle autorita’ catalane’ e non ha ammesso alcuna possibilita’ per la concessione dell’indipendenza che verra’ comunque proclamata dagli ideatori e sostenitori del referendum. Lo stesso primo ministro spagnolo Rajoy si e’ dimostrato inflessibile. Il re ha insistito sui concetti di Costituzione, unita’ dello Stato e democrazia. Un vero e proprio muro contro muro quello tra Madrid e Barcellona, che non lascia presagire nulla di buono e che puo’ portare ad altre violenze, a scontri e sangue per le strade. Difficile se non impossibile una mediazione. La stessa Unione Europea, che parteggia per Madrid e per il governo centrale, se ne e’ lavata le mani, con un generico richiamo all’autodeterminazione dei popoli. In questo clima infuocato si sono succeduti gli inviti al dialogo e alla pace, ma questo match non prevede un pareggio bensi’ solo la vittoria dell’una parte o dell’altra. Non si doveva arrivare a questo punto. La vera sconfitta e’ quella della politica e della diplomazia e la vittoria dell’oltranzismo e della violenza. Alfonso Lo Sardo