autonomia

“L’Italia deve ritrovare coesione sociale a partire dai sindaci che sono gli altoparlanti della popolazione. Come primi cittadini non chiediamo soldi allo Stato ma la possibilita’ di governare in autonomia. E rispetto”. Lo ha detto il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, intervenendo ad Aosta ad una tavola rotonda organizzata nell’ambito della Scuola per la Democrazia, promossa da Consiglio regionale della Valle d’Aosta e dall’associazione ItaliaDecide. “Oggi per fare il sindaco – ha aggiunto – ci vuole coraggio, passione, competenza e amore per il proprio territorio. Per applicare la Costituzione ci vuole coraggio. A Napoli in sei anni siamo riusciti a recuperare importanti spazi senza avere risorse a disposizione”. Riguardo alle disposizioni introdotte per le manifestazioni, il sindaco di Napoli ha osservato: “Il nostro Paese non puo’ rinunciare alla cultura, alle feste popolari, e quindi la ricaduta politica finisce sugli amministratori che devono assumersi enormi responsabilita’”. Infine parlando delle Citta’ Metropolitane, Luigi de Magistris ha portato l’esempio delle sua citta’ “che ha soldi in cassa ma che non puo’ spenderli: cosi’ abbiamo deciso di sfidare il Governo svincolando l’avanzo libero per mettere in sicurezza strade e scuole, coinvolgendo tutte le forze politiche”.

“Io credo che un indipendentista possa giocare nella selezione spagnola. Noi non siamo contro la Spagna, perché un indipendentista non potrebbe giocare con la Spagna? Siamo tutti uguali, vogliamo tutti giocare e vincere”. Gerard Piqué, difensore del Barcellona e della nazionale spagnola, parla in conferenza stampa alla vigilia del match di qualificazione mondiale contro l’Albania ma, ovviamente, l’argomento è un altro. “Sono qui da 15 anni – dice – considero la nazionale una famiglia. Sono molto orgoglioso di essere nella squadra spagnola e mi fa male che qualcuno dubiti del mio impegno”. I fischi dei suoi stessi tifosi non sono nuovi, ma quelli ricevuti negli ultimi due giorni lo hanno segnato. Domenica si è recato alle urne per votare al referendum, come hanno fatto anche altri ex campioni del Barcellona, Xivi Fernandez e Carles Puyol. “Il primo giorno – aggiunge – è stato difficile perché non ti piace che le persone siano contro di te. Ricevere fischi e insulti non è bello per nessuno. Ma se me ne andassi per questo significherebbe cedere”. Insomma si può indossare la maglia della Spagna pur essendo un indipendentista catalano. “Non mi pento di quello sento. Siamo nel mondo e siamo persone. E’ impossibile che tutti la pensiamo allo stesso modo. Sono a favore del fatto che la gente possa votare sì o no o scheda bianca”, insiste Piqué. “Voglio dire a tutta la Spagna che tramite il dialogo, il rispetto e la coerenza tutto può risolversi. Sono qui perché il ct e i miei compagni vogliono che resti con loro, perché posso aiutarli a raggiungere un obiettivo che inseguiamo da un anno. Se battiamo l’Albania saremo qualificati al Mondiale”. Il difensore blaugrana dice anche di avere “rispetto” per chi non la pensa come lui, come l’altro simbolo dello sport spagnolo, Rafael Nadal. Il tennista ritiene che i catalani non abbiano il diritto di votare: “Siamo giocatori, ma prima di tutto siamo persone. Ma capisco anche quelli che non vogliono parlare della politica”. Tuttavia, sottolinea, “Spagna e Catalogna sono come padre e figlio, dove il figlio a 18 anni chiede di andare via di casa… È come se non venisse considerata la realtà della Catalogna. Potete non essere d’accordo con noi, ma la nostra opinione va rispettata. Perché noi esistiamo. Molta gente ci appoggia anche se non viene detto. La gente segue solo una comunicazione in tv, la gente non capisce cosa stiamo passando. Ho parenti e amici, la mia famiglia, lì che soffre per questa situazione”. Quanto al re e al suo messaggio, è meglio glissare: “Non l’ho ascoltato, mi stavo allenando”.

“Io voglio lo statuto speciale per la Lombardia, voglio tenermi i soldi delle tasse dei lombardi. Voglio competenze in particolare sulla sicurezza e sull’ordine pubblico, le stesse che ha il mio collega governatore della Sicilia, lo stesso status giuridico”. Cosi’ il governatore lombardo, Roberto Maroni, ha parlato del referendum per l’autonomia che si terra’ il 22 ottobre in Lombardia e Veneto. Oggi la Lega ha radunato in un hotel alla periferia di Milano i suoi amministratori locali per un confronto sul tema. “Questo e’ il significato politico del referendum: vuol dire che si parte per ottenere l’autonomia dal 23 di ottobre ma io non mi pongo limiti – ha detto -. Non voglio solo una piccola competenza in piu’, voglio trasformare la Regione Lombardia verso lo statuto speciale. Ad esempio avendo competenze di ordine pubblico, saprei io come gestire l’immigrazione clandestina”. I comitati “sono gia’ partiti e stiamo facendo un’intensa campagna di comunicazione, sono lieto che abbia aderito anche il Pd – ha concluso -. Ha capito che era ‘da Tafazzi’ non farlo, del resto il Pd non ne azzecca una e si e’ visto anche alle amministrative. Ben vengano i sindaci dem, questa e’ una battaglia lombarda”.

Sara’ Roberto Castelli a presiedere per la Lega Nord in Lombardia il Comitato per il Referendum consultivo sull’autonomia della Regione, di portata storica e senza precedenti, a cui potranno partecipare tutti i cittadini lombardi. Lo rende noto un comunicato della Lega. Forte di una trentennale attivita’ politica con numerosi incarichi di primo piano sia in Parlamento che di Governo, viene ora chiamato dalla Lega Nord a guidare con la sua esperienza le attivita’ rivolte alla formazione e informazione dei cittadini su questo passaggio storico del referendum del 22 ottobre 2017. “Abbiamo combattuto tanti anni per l’autonomia e l’indipendenza delle nostre terre con alterne fortune. Non abbiamo mai cessato di lottare ha dichiarato Castelli -. Quest’anno si presenta un’occasione a tutti gli effetti storica, perche’ per la prima volta nella storia della Repubblica il popolo lombardo potra’ pronunciarsi nei confronti del governo centrale per la liberta’ e l’autogoverno”.

“In un Paese libero vanno preservate le autonomie di tutti, della magistratura, della politica e della stampa. Sono i principi della nostra Costituzione a ricordarcelo”. Così il presidente del Csm Giovanni Legnini in un’intervista a La Repubblica. “Valuto positivamente il fatto che ormai tutte le forze politiche siano orientate a decidere in autonomia e senza automatismi le conseguenze di un’iscrizione al registro degli indagati o di un’informazione di garanzia. Fa bene alla politica, alla giustizia e alla democrazia. Naturalmente esulo da considerazioni politiche, ma in generale penso che non sia positivo prendersela con i giornali e i mezzi d’informazione”, ha aggiunto. Secondo Legnini “il superamento dell’automatismo ‘avviso di garanzia uguale dimissioni’, che da anni ha interessato il dibattito pubblico, fa bene ai partiti perché li aiuta a riappropriarsi di una delle loro principali funzioni, quella di meglio selezionare la classe dirigente e allontanare coloro che si siano resi responsabili di fatti incompatibili con l’esercizio di funzioni pubbliche. Ciò non può significare un’attenuazione della tensione etica e morale che deve animare l’impegno politico, ma al contrario può accrescere la responsabilità dei partiti nel regolamentare sempre più in autonomia il rapporto con i loro dirigenti ed eletti”.