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Semplificazione degli adempimenti burocratici, abbattimento del carico fiscale e tutela del Made in Italy, ma anche sostegno ai giovani per avviare un’impresa agricola e tanto supporto per innovare e internazionalizzare il settore. E’ quanto chiedono oggi gli agricoltori alla rappresentanza dell’epoca digitale che deve essere concreta, connessa con il reale, vicina alle necessita’ degli imprenditori associati e stare al passo con i tempi. Un ‘pacchetto’ di fatti reali, che emerge dall’indagine realizzata dal Censis per la Cia- Confederazione italiana agricoltori, presentata oggi nell’ambito delle celebrazioni per il quarantennale della Confederazione. ”La Cia di oggi guarda alle sue radici, ma vive nel presente ed e’ proiettata nel futuro connessa alle necessita’ degli imprenditori associati”, ha detto il presidente nazionale Dino Scanavino, nel tracciare l’identikit della nuova organizzazione agricola professionale. Secondo lo studio del Censis, la spinta all’iscrizione a un’associazione oggi dipende oggi da due fattori: l’idea che ci sia qualcuno in grado di rappresentare in sede politica interessi ed esigenze degli imprenditori agricoli (76,6%) e la possibilita’ di avvalersi di servizi ad hoc che l’associazione mette a disposizione dei propri iscritti (93,6%).

”La sentenza della Corte di giustizia europea risponde a questioni pregiudiziali che riguardano un procedimento antecedente al nuovo quadro normativo comunitario sulla coltivazione di Ogm, visto che dal 3 marzo 2016 in Italia, cosi’ come in altri 21 Stati membri dell’Unione, e’ vietata la coltivazione di mais geneticamente modificato MON 810”. Cosi’ la Cia-Agricoltori Italiani sulla sentenza emessa sul caso dell’agricoltore Giorgio Fidenato del 2014. Una novita’ all’interno del dibattito, precisa il presidente della Cia, Dino Scanavino, e’ anche il fatto che la Corte sottolinei che gli Stati membri non possono adottare misure di emergenza provvisorie sulla base del solo fondamento del principio di precauzione, senza che i rischi sulla salute siano manifesti alla luce di un parere dell’Autorita’ scientifica. Secondo la Cia non si puo’ ignorare la posizione di importatore netto che l’Italia ha rispetto ad alcune produzioni che, nel resto del mondo, possono essere coltivate come Ogm, come la soia che si importa per l’alimentazione animale e che, per l’85% della produzione mondiale, e’ geneticamente modificata. ”Tutto cio’ apre degli interrogativi – osserva Scanavino – e rende urgente l’apertura di un dibattito costruttivo sul futuro di alcune produzioni agricole. Sminuire la sentenza della Corte europea e analizzarne i contenuti solo rispetto agli Ogm, vorrebbe dire continuare a concentrare l’attenzione politica su una tecnologia sempre piu’ datata e sottovalutare la spinta evolutiva della ricerca in agricoltura che sta aprendo a nuove frontiere sempre piu’ sostenibili dal punto di vista ambientale e della sicurezza alimentare come, per esempio, la cisgenetica”.

Il Senato federale Usa ha confermato la nomina del repubblicano Mike Pompeo a direttore della Central Intelligence Agency (Cia), nonostante le obiezioni di alcuni democratici in merito alle posizioni poco trasparenti del politico riguardo la tortura, la sorveglianza e l’interferenza nelle elezioni presidenziali Usa imputate alla Russia. Pompeo assume la direzione della Cia in una fase di transizione assai delicata, che ha visto la comunita’ d’intelligence statunitense svestire i panni di attore bipartisan e gettarsi nell’arena politica, ingaggiando dure polemiche con il presidente neoeletto, Donald Trump.

Le prime nomine di Donald Trump per la sicurezza nazionale sono “pericolose”. Lo afferma un editoriale del Washington post, secondo il quale la scelta di Michael Flynn come Consigliere per la Sicurezza Nazionale e Mike Pompeo come direttore della Cia lasciano presagire “un approccio duro e controproducente al mondo musulmano, una pericolosa svolta verso la Russia e la ripresa di tattiche anti terrorismo che violano la legge internazionale”. Il loro arrivo alla Casa Bianca e alla Central intelligence Agency, nota il quotidiano, potrebbero provocare “un esodo di quel personale capace ed esperto necessario per una politica estera funzionante”.