Dda

Il pm della dda di Caltanissetta Stefano Luciani ha chiesto la condanna a 5 anni e 9 mesi di Massimo Ciancimino, accusato di calunnia. Secondo l’accusa, Ciancimino avrebbe incolpato falsamente l’ex funzionario del Sisde Lorenzo Narracci di avere avuto un ruolo di intermediario tra il padre Vito, ex sindaco mafioso di Palermo, il boss Bernardo Provenzano e il fantomatico “signor Franco”, ovvero il personaggio dei servizi segreti che sarebbe coinvolto nella presunta trattativa Stato-mafia. Ciancimino, sempre secondo l’accusa, avrebbe anche incolpato l’ex capo della polizia Gianni De Gennaro di avere avuto rapporti con il conte Romolo Vaselli fornendogli informazioni riservate da fare arrivare al padre Vito Ciancimino. E per l’imputato c’e’ anche l’accusa di violazione del segreto istruttorio per avere rivelato notizie riservate ad alcuni giornalisti. Ciancimino, superteste del processo sulla trattativa, e’ al momento detenuto.

Il Consiglio dell’Ordine dei giornalisti di Sicilia ha cancellato dall’elenco dei pubblicisti Filippo Siragusa, corrispondente – oggi sospeso – del Giornale di Sicilia da Castelvetrano, coinvolto in una inchiesta della Dda di Palermo sui presunti fiancheggiatori del boss superlatitante Matteo Messina Denaro. E’ quanto si legge in una nota dell’Ordine dei Giornalisti di Sicilia. Era stato lo stesso Siragusa, indagato con l’ipotesi di fittizia intestazione di beni, non aggravata dall’agevolazione della mafia, a chiedere la cancellazione temporanea, dopo essere stato sottoposto all’obbligo di dimora, misura cautelare che per legge non consente la sospensione dall’Ordine. “Nel ribadire la gravita’ delle accuse rivolte a Siragusa – si legge in una nota – e nel rispetto della presunzione di innocenza, il Consiglio da’ atto della sua scelta, adottata con l’auspicio di chiarire la propria posizione con i magistrati, ma tenendo l’Ordine e i giornalisti siciliani fuori da un contesto in cui l’attivita’ professionale non c’entra per niente”. “Auguriamo a Filippo di riuscire a dimostrare la sua estraneita’ ai fatti – conclude la nota dell’Ordine – e gli diamo atto che decisioni forti come la sua non sono state adottate da molti, all’interno della nostra categoria e non solo”.