dimissioni

L’assessore all’Ambiente del Campidoglio, Paola Muraro, si e’ dimessa dall’incarico, rimettendo le sue deleghe nella mani del sindaco, Virginia Raggi, dopo aver ricevuto un avviso di garanzia. Lo si apprende dal Campidoglio con un comunicato inviato in piena notte al termine della riunione tra il sindaco e la maggioranza a 5 Stelle. “Oggi, tramite il mio legale, la Procura di Roma mi ha notificato un avviso di garanzia in riferimento all’articolo 256 del Testo unico sull’ambiente. Contestualmente sono stata informata che verro’ ascoltata dalla Procura il prossimo 21 dicembre. Sono tranquilla e convinta di riuscire a dimostrare la mia totale estraneita’ ai fatti. Tuttavia, per senso di responsabilita’ istituzionale e per rispetto verso questa amministrazione, ho deciso di dimettermi in attesa di chiarire la mia posizione”, comunica l’assessore Muraro”. Il sindaco Virginia Raggi commenta: “In nome della trasparenza comunichiamo tempestivamente la notifica ricevuta da Paola Muraro, rispettando pienamente quanto abbiamo sempre assicurato ai cittadini. Attendiamo con fiducia che l’assessora chiarisca nel dettaglio la sua posizione e, nel frattempo, saro’ io ad assumere le sue deleghe”.

“Stasera alle 19 formalizzo le mie dimissioni. Il Presidente della Repubblica farà le consultazioni. Toccherà ai gruppi parlamentari decidere che cosa fare” io “sono pronto a cedere il campanello al mio successore, con un abbraccio e l’augurio di buon lavoro. Stiamo scrivendo un dettagliato report da consegnare e stiamo facendo gli scatoloni”. Lo scrive il premier dimissionario Matteo Renzi nella e-News. “Vorranno andare subito a elezioni? – scrive – Nel caso si dovrà attendere la Sentenza della Consulta di martedì 24 gennaio e poi votare con le attuali leggi elettorali, come modificate dalla Corte. Dico leggi elettorali perché come è noto non siamo riusciti ad abrogare il ‘bicameralismo paritario’ che dunque vedrà continuare a eleggere due rami del parlamento con elettorati diversi e leggi elettorali diverse, sperando che non arrivino due maggioranze diverse”. “Ma questa – prosegue – è una delle conseguenze del bicameralismo, ahimè. Se i gruppi parlamentari vorranno invece andare avanti con questa legislatura, dovranno indicare la propria disponibilità a sostenere un nuovo Governo che affronti la legge elettorale ma soprattutto un 2017 molto importante a livello internazionale: i 60 anni dell’Unione Europea, i vari G7 a cominciare da quello di Taormina, la presidenza del consiglio di sicurezza dell’Onu. Sarà interessante capire cosa pensano anche i partiti del Fronte del No al referendum, non solo i partiti dell’attuale maggioranza”. “Non sono io a decidere ma devono essere i partiti – tutti i partiti – conclude – ad assumersi le proprie responsabilità. Il punto non è cosa vuole il presidente uscente, ma cosa propone il Parlamento”.

Il presidente del Consiglio Matteo Renzi, salito ieri al Colle per presentare le proprie dimissioni dopo la sconfitta incassata col referendum costituzionale, congelerà la decisione fino all’approvazione della Legge di bilancio che ora è al Senato. La decisione è maturata dopo l’invito del presidente della Repubblica Sergio Mattarella a rinviare le dimissioni per mettere in sicurezza la scadenza della manovra economica, unico modo per evitare l’esercizio provvisorio. Il capo dello Stato, riferisce una nota, “considerata la necessità di completare l’iter parlamentare di approvazione della legge di bilancio onde scongiurare i rischi di esercizio provvisorio, ha chiesto al Presidente del Consiglio di soprassedere alle dimissioni per presentarle al compimento di tale adempimento”. Renzi avrebbe detto ai suoi di avere accettato per “senso di responsabilita’ e per evitare l’esercizio provvisorio”.

In democrazia vince la maggioranza. Numeri che decidono la bonta’ di un’idea e di un programma quando non anche di un candidato. E’ innegabile: il premier Matteo Renzi ha perso ma gli si riconosce il coraggio o forse l’incoscienza: ha puntato tutte le sue fiches su questa mano. Avra’ una rivincita? Forse. Intanto Renzi preannuncia le dimissioni in un discorso che ne conferma le capacita’ di politico di spessore. Cosa accadra’ adesso? L’alternativa a lui e al suo governo sono i famelici populismi di Grillo da una parte e di Salvini dall’altra. Il centrodestra sta cercando ancora se stesso nei pressi dell’ombelico di Berlusconi, il Pd presentera’ il conto al suo segretario-premier. Un panorama inquietante che non lascia presagire nulla di buono. La speculazione finanziaria e’ dietro l’angolo. Positiva la partecipazione al voto, da dimenticare la tracotanza di una campagna referendaria violenta e volgare. La Costituzione rimane invariata. Anche il Cnel e il Senato: gli italiani hanno voluto cosi. Evviva l’Italia, evviva gli italiani.

Vince il no. Matteo Renzi annuncia le sue dimissioni, dopo la vittoria del No al referendum, con voce rotta dalla commozione, in una conferenza stampa a Palazzo Chigi che conclude con un ringraziamento a moglie e figli. Il popolo italiano “ha parlato in modo inequivocabile chiaro e netto”, ha detto il premier Matteo Renzi. “Questa riforma è stata quella che abbiamo portato al voto, non siamo stati convincenti, mi dispiace, ma andiamo via senza rimorsi. Come era chiaro sin dall’inizio l’esperienza del mio governo finisce qui”, ha detto ancora Renzi. “Nel pomeriggio riunirò il consiglio dei ministri e poi salirò al Quirinale per consegnare al presidente della Repubblica le dimissioni”.

‘Speravo di aiutare il giornalismo della Rai a liberarsi dalla soffocante dipendenza della politica. Vado via perche’ questa missione e’ impossibile”. Sono le parole con cui Francesco Merlo, chiamato sei mesi fa alla Rai da Carlo Verdelli e dal direttore generale Antonio Campo dall’Orto, annuncia oggi le sue dimissioni sul quotidiano La Repubblica. La lettera e’ partita ieri mattina. Collaboratore della direzione editoriale per l’offerta formativa, l’editorialista di Repubblica che alla Rai era arrivato a giugno non nasconde la sua amarezza: “Il clima – spiega – si e’ fatto irrespirabile e il progetto di Verdelli, ricchissimo e innovativo nella progettazione del futuro, e’ stato sporcato e sabotato nei sottoscala dei poteri della Rai”. “Me ne vado – aggiunge – perche’ con tenacia viene ingiuriato e calunniato il nostro lavoro, senza repliche, senza creare attorno a noi una minima solidarieta’ di squadra, con il silenzio dei vertici aziendali che dovrebbero invece rivendicare con orgoglio il nostro lavoro di questi mesi e quel progetto bandiera che e’ stato pensato al servizio della crescita culturale del paese”. “Non posso stare – continua Merlo – in un posto nel quale non ci sono piu’ le condizioni per portare a termine il lavoro che mi era stato offerto. Dico di piu’: ora temo che quelle condizioni non ci siano mai state e che il mio nome sia stato utilizzato per coprire una operazione gattopardesca, una foglia di fico sulla Rai delle clientele politiche contro la quale tanto avevo scritto”. Merlo ricorda anche gli attacchi che ha subito in questi mesi: “Non solo quelli scontati dei politici che stanno in Commissione di vigilanza, forse risentiti per gli articoli che in passato ho loro dedicato, ma soprattutto quelli pregiudiziali e sistematici, incredibili in un’azienda normale, di alcuni membri del consiglio di amministrazione, sia di maggioranza come Siddi, sia di opposizione come Diaconale”.

“Stiamo lavorando per individuare delle personalità di rilievo che possano contribuire al rilancio della città. Non ci fermiamo”, ha detto Virginia Raggi. La giunta a 5 stelle del sindaco di Roma, a tre mesi dalle elezioni, è nel caos. In poche ore si sono dimessi il capo di gabinetto Carla Romana Raineri e l’assessore al Bilancio Marcello Minenna. E hanno lasciato gli incarichi anche i vertici di Atac, municipalizzata dei trasporti, e di Ama, società municipalizzata che gestisce i rifiuti. Su tutte le nomine fatte dalla giunta era stato richiesto il parere dell’Anac, l’Autorità Nazionale Anticorruzione, che ha espresso perplessità sulle procedure.

Caos nella giunta capitolina a guida Virginia Raggi. Si dimettono: capo di gabinetto, assessore al Bilancio, il direttore generale e amministratore unico di Atac e l’amministratore unico di Ama. In sostanza, l’ente Anticorruzione, l’Anac, avrebbe ritenuto sbagliata la procedura adottata per le nomine e l’entita’ dello stipendio assegnato ai nuovi vertici. Un caso che conferma l’inadeguatezza amministrativa e gestionale dei grillini nelle citta’ che governano. Travolti dalla ricerca di una purezza assoluta e dal confronto continuo con una base del movimento puritana che chiede l’impossibile, per distinguersi da tutte le altre amministrazioni e per ubbidire ad un elettorato che vuole non solo trasparenza ma immobilismo: perche’ solo chi sta fermo non sbaglia, perche’ solo chi tiene le mani in tasca non corre il rischio di sporcarsele. I pentastellati, nella protesta antisistema sono bravissimi. Nel governo della cosa pubblica, sinora, si sono rivelati ridicoli e grotteschi.