Erdogan

Si susseguono le notizie dell’occupazione turca e dell’eccidio curdo. Le violenze e le uccisioni sono peraltro ampiamente documentate e fanno il giro del mondo sui social media e sul web in genere. Intanto, le truppe turche hanno iniziato insieme alle milizie arabe filo-Ankara l’offensiva su Manbij, località strategica controllata dai curdi a ovest del fiume Eufrate. E sul fronte Usa? Sanzioni annunciate da Trump al governo turco e dazi su acciaio. Donald Trump che a breve firmerà un ordine esecutivo “per imporre sanzioni contro dirigenti ed ex dirigenti del governo turco e qualsiasi persona che contribuisca alle azioni destabilizzanti della Turchia nel nordest della Siria”. Saranno inoltre aumentati i dazi sull’acciaio sino al 50% e fermati i negoziati per un accordo commerciale con Ankara da 100 miliardi di dollari. Basterà? Sicuramente no. Sanzioni economiche, forse, ritiri delle truppe certi: le forze speciali americane si sono ritirate dalla loro postazione a sud di Kobane, dove si trovavano a difesa delle milizie curde dall’offensiva turca nel nord-est della Siria. Lo riferisce la Cnn turca. Erdogan comunque mostra i muscoli “Andremo fino in fondo – minaccia il tiranno – siamo determinati. Finiremo quello che abbiamo iniziato”, confermando in questo modo l’intenzione di non interrompere l’offensiva contro i curdi nel nord-est della Siria. Dall’Unione europea solo indignazione e poco più ‘L’Ue condanna l’azione militare della Turchia che mina seriamente la stabilità e la sicurezza di tutta la regione”. Si legge nel testo di conclusioni del Consiglio esteri dell’Ue sull’offensiva militare di Ankara nel nord est della Siria, in cui si sancisce anche “l’impegno degli Stati a posizioni nazionali forti rispetto alla politica di export delle armi”. Inoltre nel documento si richiede un “incontro ministeriale della Coalizione internazionale contro Daesh”. Sostanzialmente, Bruxelles sta a guardare, ma Erdogan lo sa bene.

C’e’ anche la città turca di Erzurum nella lista delle possibili candidate per ospitare i Giochi olimpici invernali del 2026. Dopo aver ricevuto l’appoggio da parte del presidente della Turchia, Recep Tayyip Erdogan, Erzurum è entrata quindi in corsa presentando la manifestazione di interesse tramite il Comitato olimpico nazionale, probabilmente l’ultima visto che la scadenza fissata dal Cio è domani, 31 marzo, alla vigilia di Pasqua. Erzurum si trova nell’Anatolia orientale, vicino al confine con l’Armenia, e sorge a quasi 1800 metri di quota. E’ uno dei principali centri di sport invernali del Paese e ha ospitato nel 2011 le Universiadi invernali. Il 4 aprile ci sarà la comunicazione ufficiale delle città che hanno manifestato il proprio interesse. Le candidature ufficiali saranno comunicate ad ottobre e la scelta della città organizzatrice avverrà il 10 settembre 2019 nella sessione del Cio a Milano.

Centinaia di migliaia di persone hanno partecipato ieri agli eventi organizzati a Istanbul e Ankara per ricordare le vittime del fallito golpe del 15 luglio 2016. Migliaia di cittadini si sono riuniti sul Ponte dei Martiri del 15 luglio, che era stato occupato dai golpisti lo scorso anno ed era stato teatro di violenti scontri. Il presidente Recep Tayyip Erdogan ha sorvolato l’area in elicottero, prima di recarsi presso la sua residenza a Kisikli. L’Assemblea generale del parlamento turco si e’ riunita ad Ankara per un incontro speciale. Erdogan ha tenuto un discorso ad Ankara.

“In futuro la situazione politica interna turca si ripristinera’ il che creera’ condizioni aggiuntive per lo sviluppo dei rapporti fra la Russia e la Turchia”. Cosi’ il presidente Vladimir Putin accogliendo a Sochi il suo collega turco Recep Tayyip Erdogan. Putin inoltre si e’ congratulato con il ‘sultano’ per il risultato ottenuto al referendum costituzionale. Lo riporta la Tass.

Il presidente degli Stati uniti Donald Trump si è congratulato telefonicamente  con il suo omologo turco Recep Tayyip Erdogan per la  vittoria al referendum sulla riforma costituzionale in Turchia. Trump “ha parlato oggi con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan per congratularsi per la sua recente vittoria al referendum”, ha indicato la Casa Bianca in un comunicato. Secondo una nota diffusa dal governo di Ankara, Trump si e’ congratulato con Erdogan ed ha discusso con il presidente turco dei recenti sviluppi in Siria.

“Se i risultati dell’inchiesta Osce saranno confermati, dovremo mandare un segnale forte alla Turchia e a Erdogan”. Lo ha detto il presidente dell’Europarlamento, Antonio Tajani, in un’intervista a Repubblica riferendosi alle irregolarità denunciate dall’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, riguardo alle schede senza timbro ritenute valide al referendum presidenziale che si è tenuto domenica scorsa. Continua Tajani: “Se poi passasse la reintroduzione della pena di morte, allora Ankara si metterebbe completamente al di fuori di una prospettiva europea” e aggiunge che l’Ue dovra’ “lanciare un segnale di forte avvertimento, cosa che il Parlamento europeo e’ pronto a fare gia’ nel dibattito sulla Turchia che si svolgera’ in aula il 26 aprile”.

“Una decisione storica di cambiamento e trasformazione” per la Turchia, che “tutti devono rispettare, compresi i Paesi che sono nostri alleati”. Queste le prime parole del presidente turco Recep Tayyip Erdogan, nel suo discorso dopo la vittoria di misura (51,2%) del ‘sì’ al referendum sul presidenzialismo. Con la riforma costituzionale oggetto della consultazione popolare, aumentano i poteri del Presidente e si restringono notevolmente quelli del Parlamento. “La Turchia ha preso la sua decisione con quasi 25 milioni di cittadini che hanno votato sì, con quasi 1,3 milioni di scarto”, ha detto Erdogan. Il capo della commissione elettorale turca Sadi Guven ha dichiarato che le schede senza timbro, contestate dall’opposizione, sono valide, come avvenuto in passato. Lo ha riferito la Cnn turca.
Le opposizioni, che sostenevano il No alla riforma costituzionale, hanno annunciato ricorsi ufficiali al risultato. Alta la partecipazione al voto, con un’affluenza dell’84%. Record all’estero, con il 45%. Il ‘sì’ all’estero ha sfiorato il 60%, anche oltre in Germania e Olanda. In Svizzera a dire di “sì” è stato il 41,16%, secondo gli ultimi dati pubblicati dopo lo spoglio di meno di 2/3 delle schede di voto registrate. “I risultati finali definitivi del referendum costituzionale saranno resi noti entro 11-12 giorni”, ha riferito la commissione elettorale all’agenzia di stampa turca Anadolu.

Quale significato può assumere la Santa Pasqua in una congiuntura come quella di oggi, in cui soffiano venti di guerra e si consolidano tensioni sociali ed economiche di enorme portata? Il monito di Papa Francesco contro le ingiustizie e le disuguaglianze nel mondo é sempre di più un grido nel silenzio e nella indifferenza generale. Il contesto politico globale si contraddistingue per incertezza, instabilità, scontri e minacce di guerra atomica. Le grandi agenzie internazionali segnano il passo e rivelano la propria inefficacia. L’Unione europea non é in grado di affermare con credibilità un progetto di dialogo e di interazione. Gli Usa devono fare i conti con la megalomania di un presidente, Trump, che deve rispondere ai propri istinti primordiali e agli interessi delle lobby che lo hanno sostenuto. La crisi mediorientale, con un Assad che ha fatto della Siria un palcoscenico di guerra, e la questione turca con un Erdogan che fa prove di dittatura con tanto di referendum di conferma, i venti di guerra nordcoreani e la furia imperialista della Cina, non lasciano presagire nulla di buono per il 2017. Pensare, del resto, che Putin possa rappresentare un mediatore tra le grandi potenze, o un facilitatore di intese al ribasso, fa capire come siamo messi male. Se a ciò aggiungiamo il terrorismo di matrice islamica e gli attentati ‘mordi e fuggi’ dei lupi solitari in franchising con l’Isis, il quadro diventa drammatico. La Pasqua, in questo momento, appare come un timido segnale di speranza al quale aggrapparsi nonostante la ragione e la real politik. Contro ogni logica e previsione ottimistica.

La Turchia domani vota il più importante referendum della sua storia. In ballo c’è l’abolizione dell’attuale sistema parlamentare che ha accompagnato la tradizione politica – e democratica – del paese per 94 anni. Al suo posto verrebbe introdotto un controverso sistema presidenziale, definito “alla turca” perchè non simile a nessun altro modello al mondo e che secondo i critici della riforma segnerebbe l’inizio del governo di un solo uomo al potere. La riforma è stata perseguita già a partire dal 2007 dal presidente Recep Tayyip Erdogan. Ma i seggi parlamentari del partito della giustizia e dello sviluppo (Akp, al governo) sono sempre rimasti insufficienti per raggiungere il numero minimo di 330 voti a favore per portare l’emendamento costituzionale a referendum. L’obiettivo è stato raggiunto solo lo scorso gennaio, dopo che il nazionalista Mhp (quarto partito del parlamento) ha deciso di approvare la riforma. Da quando è giunto al potere nel 2002, l’Akp non ha mai perso una elezione – fatta eccezione per le sole consultazioni del giugno 2015 dove ha avuto il 40,8% dei voti – ed ha mantenuto sempre il 50% delle preferenze. Anche per questo referendum i sondaggi indicano un simile risultato, ma le possibilità di superare il 50% delle preferenze – quale condizione per l’adozione della riforma – non risulta ancora data per certa, visto che anche il fronte del “no” si mantiene sulla stessa percentuale.

“La retorica di Erdogan mi lascia attonito. Ha distrutto in poco tempo e senza motivo gli obiettivi raggiunti in molti anni in termini di politica di integrazione. E per rimediare a questo danno ci vorranno anni”. Lo ha dichiarato il ministro tedesco dell’Economia, Wolfgang Schäuble, in un’intervista al Die Welt in cui ha accusato il presidente turco di aver danneggiato l’integrazione dei cittadini turchi che vivono in Germania con la sua “retorica aggressiva contro la Germania e il resto dell’Europa”. Schauble ha fatto riferimento alle reiterate accuse di “azioni naziste” lanciate dallo stesso Erdogan a Berlino e ad altri Paesi europei dopo che è stato vietato un raduno in diverse città di politici turchi a sostegno della riforma costituzionale voluta dal presidente. La riforma, destinata ad ampliare i poteri presidenziali, verrà sottoposta a referendum il prossimo 16 aprile.