Fassino

“C’e’ un buco nella legge elettorale pero’ al di la’ delle regole, c’e’ la politica. Pd e +Europa sono due forze europeiste per cui l’alleanza e’ una tendenza naturale. Ci impegneremo affinche’ i candidati per la quota uninominale vengano scelti in maniera tempestiva e poi, per quanto riguarda la raccolta firme, ci impegneremo per raccogliere le firme necessarie a favore di +Europa entro i tempi indicati. Spero che oggi non ci chiudano la porta. I candidati una volta che li hai scelti non li cambi. Abbiamo davanti una campagna elettorale di 5 settimane una delle piu’ corte di sempre”. Cosi’ Piero Fassino, tessitore per il PD della coalizione del centrosinistra intervenendo a Rai Radio 1 a Radio anch’io sul tema delle elezioni politiche.

“Il Pd continua a essere l’unico argine vero alle due insidie che ha di fronte il Paese: l’insidia populista dei Cinque stelle e il ritorno della destra alla guida dell’Italia”. Lo ha detto Piero Fassino, al suo arrivo nel Museo di Pietrarsa, a Portici (Napoli), per la conferenza programmatica del Pd. “In questo scenario l’unica forza che e’ in grado di garantire stabilita’ e prospettive al Paese e’ il Pd – ha affermato – Consapevoli di questa responsabilita’, noi vogliamo lavorare a costruire intorno a noi uno centro sinistra largo, competitivo, e che realizzi l’obiettivo che ci poniamo, cioe’ vincere le elezioni del prossimo anno, con un programma credibile di governo”. “Abbiamo approvato una legge elettorale che favorisce le coalizioni – ha aggiunto – e in ogni caso e’ evidente che il panorama politico italiano ha una geografia politica piu’ larga”. “Cosi’ come il centrodestra lavora per lo strutturarsi in coalizione – ha concluso – deve farlo anche il centrosinistra”.

“La stragrande maggioranza della gente di sinistra apprezza quello che sta facendo. Se facessimo un referendum tra gli elettori di centrosinistra Minniti prenderebbe una barca di voti. Ci siamo liberati da tempo dell’idea che la sicurezza sia di destra”. Lo dice l’ex sindaco di Torino, Piero Fassino in un’intervista al “Giorno” nella quale affronta i punti di contrasto tra partiti dell’area di governo e opposizione, su sbarchi, salvataggi in mare e politica dell’accoglienza. “Ci vuole razionalità. Il dibattito – commenta Fassino – è intossicato da affermazioni senza fondamento, per esempio quella secondo cui basterebbe una gestione più dura per rispedire a casa 6 milioni di migranti che vivono da anni regolarmente in Italia e si fa finta di non vedere che questa moltitudine si ritrova in ogni attività economica. Lega e M5S continuano a far credere che se ne possa fare a meno: è disonestà intellettuale”. Ma anche nel Pd sono emerse sensibilità diverse sull’argomento. “Non credo – obietta l’ex segretario Ds – siamo alle solite, bisogna dire che il Pd è diviso”. Minniti ha parlato di rischi per la tenuta della democrazia… “Non è che ogni parola di un dirigente debba essere sottoposta a esame. Se dovessi giudicare tutte le parole di Grillo e Salvini… Minniti non ha detto che c’è il colpo di stato, suvvia. Ha voluto dire: se non governiamo un fenomeno che suscita inquietudine il rischio è che ci sia qualcuno che pensi che si possano mettere in discussione principi e legalità. Sono sicuro che Orlando e Delrio condividono questo ragionamento”.

“Penso che il ministro Luca Lotti, che io conosco e reputo una persona perbene, abbia diritto come tutti i cittadini italiani a essere riconosciuto innocente fino a prova contraria quindi non c’e’ nessuna ragione per cui si debba dimettere”. Cosi’ l’ex ministro alla Giustizia ed ex sindaco di Torino, Piero Fassino (Pd), parlando a margine di un incontro politico a Montelupo Fiorentino (Firenze), paese di origine di Lotti, dove in platea sedeva anche il padre del ministro, Marco. “Bisogna separare nettamente giustizia e politica – prosegue Fassino – i magistrati sono chiamati a compiere il loro lavoro, la politica invece deve occuparsi dei problemi del Paese. Nel Pd ognuno ha diritto di sostenere le opinioni che ritiene, ma a mio avviso il ministro Lotti non deve lasciare l’incarico. Tra l’altro le vicende di cui parliamo sono note da mesi e mesi, quindi non si capisce perche’ adesso si dovrebbe dimettere, visto che ha proseguito la sua attivita’ ministeriale con scrupolo e impegno, e nessuno ha avuto obiezioni su questo”.

“A questo punto il congresso ci sara’ di qui a quattro mesi. Perche’ lo statuto vincola”, dice Piero Fassino, parlando all’assemblea del Pd. “Ma non e’ la temporalita’ del congresso a fare la qualita’ del congresso”, dice l’ex segretario dei Ds. Fassino si e’ ritagliato in queste settimane il ruolo di pontiere tra la maggioranza renziana del Pd e la minoranza rappresentata da Emiliano, Rossi e Speranza.

“Sono stato per sette anni segretario dei Ds, so cos’e’ il valore dell’unita’. Non ha senso fare una scissione, creare un partito della sinistra, che dovrebbe poi fare cosa? Certamente non potrebbe allearsi con il Pd che ha spaccato. Lo dico a D’Alema e alla minoranza dem”. Lo afferma Piero Fassino, ex sindaco di Torino, in un’intervista al quotidiano La Repubblica. L’ipotesi di un listone da Alfano a Pisapia e’ la strada maestra? “Non credo che la prospettiva sia il listone, a meno che rimanga il premio alla lista vincente. Ma se si va verso un sistema elettorale che sollecita le coalizioni, allora la coalizione e’ caratterizzata da una pluralita’ di liste. Il premio appunto potra’ andare alla coalizione”, sottolinea Fassino, che sul voto anticipato afferma: “Se guardiamo al calendario dei prossimi mesi, c’e’ una sequenza di scadenze impegnative, dal referendum sui voucher, alle amministrative, alla legge di stabilita’ alle elezioni regionali in Sicilia, al congresso del Pd. C’e’ da chiedersi se un’agenda cosi’ impegnativa non esponga in ogni caso il governo a un logoramento. Nel centrosinistra questa esperienza l’abbiamo vissuta con il governo Monti, nato per un atto di responsabilita’. Ma e’ stato un passaggio che ha reso poi difficile un vincitore certo alle elezioni del 2013. Per questo c’e’ da chiedersi se non sia preferibile anticipare il voto a giugno e poi affrontare quelle scadenze con un quadro politico definito”.

Amministrative 2016. Vincone le donne a Roma e a Torino e sono entrambe del M5S. Una chiara vittoria per Grillo e i suoi. Perde il Pd che conquista solo Milano con Sala, Affluenza in calo: affluenza, ha votato il 50,54%Trionfo del M5S a Roma e Torino, quindi: Virgina Raggi sarà la prima sindaca della capitale mentre Chiara Appendino conquista il capoluogo piemontese nonostante il distacco iniziale del primo turno da Piero Fassino. Le urne mostrano una sconfitta dei candidati Pd con l’eccezione di Bologna dove Merola è pronto a diventare il primo cittadino della città, lasciando indietro il centrodestra. L’alleanza Berlusconi-Salvini non sembra riuscire neanche nell’impresa di Milano dove Beppe Sala, dopo un iniziale testa a testa con Stefano Parisi, conquista la vittoria, facendo tirare un sospiro di sollievo ai Democratici. Senza sorpresa invece Napoli, dove si conferma la vittoria di De Magistris.

.