Google

Google starebbe per provare le auto autonome su strade con neve e ghiaccio. Lo ha annunciato Waymo, il braccio di Big G, che si occupa dei veicoli hi-tech. Secondo quanto riferisce l’Ansa, che riprende un post pubblicato dal Ceo di Waymo, John Krafcik sulla piattaforma Medium, le sperimentazioni si estenderanno al Michigan, nel Nord degli Stati Uniti, al confine con il Canada.
Le Crhysler Pacifica ibride, che hanno un software per la guida autonoma, inizieranno a circolare a Detroit nei prossimi giorni, in vista delle prime nevicate.
Le auto autonome hanno già percorso 5,6 milioni di chilometri in varie città in California, Nevada, Texas, Arizona e Washington.
Krafcik insegue l’obiettivo di perfezionare i software per garantire una guida sicura nelle varie condizione di neve, nevischio e ghiaccio.

Inviare soldi con lo smartphone sfruttando un riconoscimento sonoro tra i dispositivi: lo permette Tez, la nuova applicazione di Google realizzata e lanciata esclusivamente per l’India. Tez di Google, come riporta l’Ansa, è disponibile per iPhone e dispositivi Android e consente di scambiare soldi tra gli utenti e di pagare per acquisti fatti in negozi e locali che permettono transazioni digitali. L’app, il cui nome traduce “veloce” in Hindi, funziona tramite l’Upi, il sistema interbancario indiano, che consente il trasferimento istantaneo di fondi a costo zero. In un giorno si possono trasferire fino a circa 1500 dollari ed effettuare 20 transazioni.
Tra le opzioni di Tez c’e’ anche quella del trasferimento di soldi “cash” che sfrutta una tecnologia chiamata “Audio QR” che consente di trasferire somme usando dei suoni per far comunicare due smartphone vicini. Il mercato indiano dei pagamenti digitali, secondo un rapporto di Bcg e Google raggiungera’ un volume di 500 miliardi di dollari all’anno entro il 2020.

“Non basta sgranare gli occhi quando si legge che le multinazionali del web fanno profitti miliardari nel mondo ma le tasse che pagano nel nostro Paese sono inferiori a quelle di un commerciante di provincia. Chi fa politica e non interviene è corresponsabile di questa voragine che danneggia i Paesi e i contribuenti onesti. Serve immediatamente ridefinire una volta per tutte in Europa l’intelaiatura fiscale al tempo del digitale”. Così Francesco Boccia, presidente della commissione Bilancio della Camera, autore della norma italiana sulla webtax interviene da Bari nel dibattito sulla tassazione dei giganti del web.

L’Italia è ancora al penultimo posto della classifica Ue di utilizzo di Internet, nonostante la percentuale della popolazione che usa il web sia cresciuta di 3 punti percentuali nel 2016, arrivando al 60%. Lo sottolinea il presidente dell’Agcom, Angelo Cardani, nella relazione annuale dell’Autorità. La piattaforma è utilizzata meno della media Ue per acquisti, servizi bancari e video on demand), nella media per social network, mentre unico indice sopra la media è il consumo di contenuti digitali (musica, video, giochi online). Finiscono sotto la lente Agcom anche le fake news un fenomeno “di estrema gravità è la diffusione voluminosa, istantanea e incontrollata di notizie deliberatamente falsificate o manipolate”, spiega l’Autorità. Cardani, nella Relazione al Parlamento, si schiera a favore di “un intervento normativo” e contro l’autoregolamentazione dei colossi web, che promettono “di sviluppare algoritmi per rimuovere le informazioni false e virali”, ma sono anche “i principali ‘utilizzatori’ gratuiti. Nella relazione Agcom rileva poi che Google e Facebook insieme “detengono ben oltre il 50% dei ricavi netti da pubblicità online”, che complessivamente per il 2016 si attestano su un valore stimato pari a 1,9 miliardi di euro. La ripartizione degli investimenti in pubblicità online per device a livello mondiale negli ultimi cinque anni – segnala l’Autorità – indica una crescita della spesa riferibile agli apparecchi mobili, rispetto alla pubblicità veicolata attraverso desktop, che è passata dal 25% nel 2014 al 42% nel dato previsionale per il 2016.

La Commissione Ue ha deciso di imporre a Google una multa record da 2,42 miliardi di euro, la più alta mai comminata dalla Ue, perché ha abusato della sua posizione dominante nel campo dei motori di ricerca, dando un vantaggio illegale al suo servizio di comparazione degli acquisti. L’azienda ha ora 90 giorni per mettere fine alla pratica, oppure dovrà affrontare una nuova ammenda: fino al 5% del fatturato giornaliero di Alphabet.Secondo la Commissione, Google ha sistematicamente dato maggior risalto al suo servizio di comparazione degli acquisti: quando un utente cerca su Google un prodotto, il suo servizio di shopping gli propone le varie possibilità accanto ai risultati in alto, quindi molto visibili. I servizi di comparazione degli acquisti dei suoi rivali, sono invece lasciati nella colonna dei risultati generici, selezionati dagli algoritmi generici. “Le prove dimostrano che il competitor messo maggiormente in risalto compare soltanto a pagina 4 dei risultati”, scrive la Commissione. Il problema è che i consumatori cliccano molto più spesso sui prodotti più visibili, e quindi su quelli sponsorizzati da Google. I numeri non lasciano dubbi, spiegano i regolatori europei: i risultati sulla prima pagina guadagnano il 95% di tutti i click, quelli sulla seconda solo l’1%. “La strategia usata da Google per i suoi servizi shopping non era solo attrarre gli utenti rendendo i suoi prodotti migliori di quelli dei rivali. Google ha invece abusato della sua posizione dominante sul mercato della ricerca per promuovere il suo servizio di comparazione dello shopping nei suoi risultati, declassando quelli dei suoi concorrenti. Quello che ha fatto è illegale per le regole antitrust”, ha detto la commissaria alla concorrenza Margrethe Vestager. Per la commissaria ha “negato alle altre aziende la possibilità di competere sui loro meriti e di innovare”, e “più importante ancora ha negato ai consumatori Ue una scelta genuina di servizi”. La multa della Commissione di 2,42 miliardi, “tiene in considerazione la durata e la gravità dell’infrazione”, ed è calcolata sulla base del valore dei ricavi che Google ha fatto sul servizio shopping. Inoltre Bruxelles chiede di mettere fine all’infrazione entro 90 giorni, rispettando il principio dell’ “equo trattamento dei rivali e dei loro servizi”. “Non siamo rispettosamente d’accordo con le conclusioni annunciate oggi” da Bruxelles che impongono una multa record da 2,42 miliardi a Google, “rivedremo la decisione della Commissione in dettaglio in quanto stiamo considerando di fare ricorso, e continueremo a perorare la nostra causa”. Lo ha dichiarato il vicepresidente senior e consigliere generale di Google Kent Walker, sostenendo che “quando si fa shopping online, si vogliono trovare i prodotti che si stanno cercando in modo veloce e facile”.

Google si conferma il posto migliore per lavorare. Mountain View per il quarto anno consecutivo, dal 2013, domina la classifica delle multinazionali dove si lavora meglio stilata da ‘Great Place to Work’. Al secondo posto SAS Institute, seguita da W. L. Gore & Associates. Al quarto Dell. La classifica stilata dall’istituto vede il netto dominio delle societa’ tecnologiche, anche se mancano alcuni grandi nomi, quali Facebook e Apple. E sono assenti le banche: le uniche istituzioni finanziarie fra le 25 multinazionale dive si lavora meglio sono Daimler Financial Service e American Express. Ecco le prime cinque multinazionali dove si lavora con il sorriso sulle labbra. Google, SAS Institute W. L. Gore & Associates, Dell, Daimler Financial Service.