Lelio Lagorio

E’ morto Lelio Lagorio, primo presidente della Regione Toscana. Il presidente dell’associazione Toscana Sandro Benucci, i componenti del consiglio direttivo e di tutti gli organismi dirigenti dell’Associazione Stampa Toscana si stringono commossi alla famiglia ricordandolo come “un collega, iscritto storico al sindacato dei giornalisti e sempre orgoglioso e appartenere alla categoria”. Lagorio lascia la moglie, due figli e tanti nipoti. L’Ast, in particolare, abbraccia con affetto la figlia, la cara Silvia, giornalista responsabile della comunicazione della prefettura di Firenze, giustamente fiera degli insegnamenti, anche professionali, del suo ‘babbo’. Lagorio, 91 anni, e’ stata una figura fulgida di politico e di giornalista, un grande esempio per tutti nei momenti in cui la politica era rispettata e rispettabile. Era nato a Trieste, ma si considerava fiorentino da sempre. Di questa citta’ era stato anche sindaco, sia pure per pochi mesi, nel 1965, prima di diventare primo presidente della Regione Toscana, e addirittura acclamato, soprattutto dai colleghi giornalisti, come il nuovo Granduca di Toscana. Era stato, inoltre ministro della difesa  dall’80 all’ 83. Durante il fascismo venne diffidato per azioni di contestazione nella scuola, e segnalato due volte all”Autorita’. Dopo l’8 settembre, renitente al servizio militare della Repubblica sociale italiana, entro’ in clandestinita’. Finita la guerra si laureo’ in giurisprudenza all”Universita’ di Firenze, dove poi insegno’ per nove anni diritto processuale civile come assistente di Piero Calamandrei, iniziando anche la carriera di avvocato prima di aderire al Psi e iniziare il suo lungo percorso politico. “Ci mancheranno – si legge in una nota – il suo sorriso e la visione della politica da uomo di altri tempi: rispettava gli avversari, dai quali, a sua volta, era rispettato e assai considerato”