magistrato

Un magistrato in servizio nella Procura di Enna, Giovanni Romano, di 39 anni, è morto in un incidente stradale mortale avvenuto sull’autostrada Palermo-Catania, nei pressi dello svincolo di Tremonzelli. Un camion che trasportava surgelati prima ha travolto l’auto del magistrato, poi è precipitato da un viadotto. L’autista del mezzo pesante è rimasto leggermente ferito mentre per il conducente della vettura non c’è stato nulla da fare. Sul posto sono intervenuti i sanitari del 118 con l’elisoccorso e due ambulanze. Le indagini sono condotte dalla polizia stradale. Il magistrato lascia la moglie e un figlio in tenera età. Questa la cronaca. Poi c’è la vita, perché aa strada si porta via un uomo nel pieno del suo percorso. E, con esso, i suoi progetti, il suo amore per la vita, il suo futuro. Piangono i suoi affetti più cari. La sicurezza sulle strade dovrebbe essere una priorità per tutti. Siamo ben lontani dal traguardo. Muoiono a migliaia, ogni anno. Ricordiamocene ogni qual volta ci mettiamo al volante o al manubrio. La prudenza non é mai troppa. Giovanni Romano, riposa in pace. Alla famiglia le condoglianza di 10notizie.it

E’ morto ieri sera a Catania il magistrato Giovanni Tinebra, aveva 75 anni. Era ricoverato all’ospedale Cannizzaro – come scrive La Sicilia – e stava male da tempo. Dal ’92 al 2001 era stato procuratore a Caltanissetta, da dove sono passate le inchieste sulle stragi di Capaci e via D’Amelio. Lasciato l’incarico, diresse il Dap fino al 2006, prima di essere nominato procuratore generale a Catania, ruolo che mantenne fino alla pensione, nel 2014.

“Non ho nulla contro i magistrati che scelgono di passare in politica, ma dovrebbero non tornare più nell’attività giurisdizionale una volta finita la vita politica, tornando nel settore pubblico e nella pubblica amministrazione, con ruoli diversi da quelli di giudice o pubblico ministero”. Lo ha detto il procuratore nazionale antimafia, Franco Roberti, in un’intervista a ‘Soul’, il programma-intervista di Tv2000 condotto da Monica Mondo in onda oggi alle ore 12.15 e alle 20.45 in occasione anche della Giornata per le vittime della mafia che si celebra il 21 marzo.

Quella del magistrato e’ una funzione sacerdotale. Molto piu’ di un mestiere, molto piu’ di una professione. Richiede, oltre alla competenza, doti umane e caratteriali precise: equilibrio, distacco, imparzialita’, terzieta’, riservatezza, buonsenso, moderazione, assenza di narcisismo, di protagonismo, di vittimismo, di complottismo. Proprio per questo figure come quella di Giovanni Falcone e di Paolo Borsellino sono da apprezzare ancora di piu’. E chi cerca di sembrare come loro, senza averne nulla in comune, fa solo sorridere.

In un mondo sempre più virtuale, il valore della coerenza assume una importanza maggiore. Questo giornale online vede la luce all’indomani di un anniversario, quello della morte di Giovanni Falcone, un eroe che ha fatto di tutto per non sembrarlo, in vita, e che non ha potuto evitare di diventarlo, per il modo in cui è morto e per l’intelligenzamaschere 1 profusa nel contrastare la criminalità organizzata. Chi era Giovanni Falcone? Una persona autentica e coerente. Un uomo onesto che credeva nel rispetto delle leggi, un magistrato servitore dello Stato. Io lo ricordo in una sua immagine precisa: il suo sorriso sornione, con cui sottolineava le ipocrisie delle tante maschere che lo attorniavano per rubargli un po’ di luce. Falcone per me era uno che lottava contro le maschere della mafia e dell’antimafia fasulla. Una persona coerente: in lui non vi era alcuno scarto tra il pensiero e l’azione. E, quando ciò accade, la forza di un uomo diviene incontenibile. Il vero nemico delle maschere e’ la coerenza, l’apparire ciò che si é, il dire ciò che si pensa, il comportarsi secondo i propri valori. Tutto il resto é miseria.