Mezzogiorno

Il Sud e’ in grado di ripartire a patto che la sua classe dirigente, troppo spesso votata alla rassegnazione e al disfattismo, cambi mentalita’. Magari aiutata da uno Stato centrale meno votato ai pregiudizi. Matteo Renzi indica la strada per un rilancio della questione meridionale dinanzi alla platea raccolta a Napoli per l’assemblea nazionale sul Mezzogiorno promossa dal governatore campano Vincenzo De Luca. Il premier spiega che i soldi per il Sud ci sono “se c’e’ la volonta’ della classe dirigente del Mezzogiorno di cambiare”. “Il Sud – spiega il premier – deve tornare al centro del dibattito ma non con i vecchi schemi. No a un Mezzogiorno che chiede. O che fa ricorso a vecchie soluzioni come la Cassa per il Mezzogiorno. Si’, invece, a un Sud che si mette in moto con la sua classe dirigente che ha diritto di chiedere allo Stato centrale di non voltarsi dall’altra parte e di non vivere di pregiudizi”. Il ragionamento del premier e’ chiaro: in questi anni non sono mancate le risorse quanto un disegno organico. Non sono mancate neanche quelle che il premier chiama ‘porcherie’, riferendosi a certe pratiche clientelari e al ruolo svolto da alcune imprese. “Alle aziende dico che si dividono tra imprenditori e prenditori. In molti, infatti – accusa – hanno preferito portare a casa incentivi e risorse piuttosto che investire”. Renzi punta il dito contro quel Sud che si racconta male: “C’e’ un problema di narrazione – osserva – il Mezzogiorno ha tutto ma si racconta come una realta’ piena di sfighe. Bisogna raccontare la realta’ in modo diverso, non si puo’ vendere la propria merce dicendo che fa schifo”. E basta anche “con una visione distruttiva per cui qui va tutto male”. “Chiariamoci, qui le cose vanno cambiate, ma le bellezze del Sud non hanno pari”. E il premier cita l’esempio di Pompei: “Era nota per i suoi crolli, ora sta diventando una storia di successo con 3 milioni di biglietti”. Prima di concludere prospettando investimenti localizzati proprio al Sud nei prossimi anni e concentrati nei settori della difesa, dell’innovazione tecnologica e della ricerca. Mostrandosi invece cauto sulla provocazione di De Luca per un piano da 200 mila assunzioni nella Pubblica Amministrazione. “Le uniche sfighe che ha il Meridione sono un governo distratto che non lo considera una priorita’”, risponde a distanza Mara Carfagna, parlamentare di Forza Italia, che aveva associato il Premier alla sfiga.

Nel 2015, per la prima volta dopo la crisi, al Sud si e’ arrestata la recessione. Lo scorso anno nelle regioni del meridione si e’ registrata un’inversione di tendenza piu’ marcata che nel resto del Paese: il Pil dell’area, secondo le stime che emergono dalle anticipazioni dei principali andamenti economici e sociali dal “Rapporto Svimez 2016 sull’economia del Mezzogiorno”, e’ cresciuto dell’1% contro lo 0,7% del resto del Paese. La ripartenza del Mezzogiorno, dopo anni di fortissima caduta, e’ dovuta alla crescita di alcuni settori. Primo fra tutti, quello dell’agricoltura (+7,3%), segue il turismo e, in misura piu’ contenuta, il settore delle costruzioni (+1,1%). Si registra anche una significativa ripresa del mercato del lavoro, che ha visto una crescita di 94.000 occupati, pari al +1,6%, in parte frutto di alcuni provvedimenti del Governo. Ma il dato positivo del 2015, in ogni caso, non deve far perdere di vista la voragine che si e’ aperta con la crisi nel mercato del lavoro meridionale. Mentre il Centro-Nord, infatti, con questo andamento dell’anno passato ha recuperato quasi completamente i livelli occupazionali pre-crisi, il Sud resta assai distante, di quasi mezzo milione (482.000) di occupati sotto il livello del 2008, che peraltro faceva segnare un rilevantissimo divario con il resto del Paese e dell’Europa. Il presidente Svimez, Adriano Giannola, parla di una “svolta” e di una inversione di tendenza per il Mezzogiorno, ma per far si’ che questa performance del 2015 non resti di carattere eccezionale raccomanda “la necessita’ di rafforzare gli aspetti strutturali alla base di questa svolta. Possiamo interpretare questi dati come una schiarita tra le nubi o come qualcosa di diverso, ma – avverte – sta anche alla politica credere ad una scelta piuttosto che un’altra”.

Il 2015 è il primo anno in cui al Sud si è arrestata la recessione “registrando una inversione di tendenza più marcata che nel resto del Paese”. Lo rileva la Svimez che ha fissato al 28 luglio le anticipazioni del Rapporto 2016. “Il Pil dell’area, secondo le stime di consuntivo della Svimez  è cresciuto dell’1% contro lo 0,7% del resto del Paese. La ripartenza del Mezzogiorno, dopo anni di fortissima caduta, è dovuta ai settori dell’agricoltura (+7,3%), del turismo e (seppur in misura più contenuta) al settore cruciale delle costruzioni (+1,1%). A trainare la dinamica economica è stata la significativa ripresa del mercato del lavoro (una crescita di 94 mila occupati, pari al +1,6%)”.