partito democratico

Per Vannino Chiti “Il Partito Democratico non ha saputo pensarsi come forza politica collegata alla società, in grado di promuovere partecipazione, creatività, innovazione culturale. La vocazione al governo è necessaria ma non a prezzo di smarrire se stessi, un’identità collettiva che sostenga, con la coerenza delle scelte, la speranza di una società più giusta e più uguale”. Lo scrive il senatore nel suo nuovo libro “La democrazia nel futuro. Le nuove sfide globali, il caso ‘Italia’ e il ruolo del centrosinistra” che verrà presentato venerdì 23 marzo a Milano, alle 18.00, alla Casa della Cultura. “”Né la presenza nelle istituzioni – aggiunge Chiti – può essere l’unica dimensione della vita di un partito; la leadership la sola ragione di coesione; la fedeltà, anziché la lealtà, una virtù dei gruppi dirigenti e il criterio per il loro avanzamento nelle responsabilità. Si tratta di definire, nel centrosinistra italiano, quale ruolo ci si disegni e quale contributo si intenda dare nella realizzazione di una democrazia globale”. Queste alcune delle osservazioni del senatore.

“Penso che ci sono dei momenti in cui la leadership deve esprimere la sua generosità. Da questo punto di vista è generoso quel leader che antepone, se è uno statista, gli interessi del paese agli interessi di sé stesso, ed è generoso il leader politico che antepone l’interesse della sua parte all’interesse personale”. Lo dice Gianni Cuperlo a proposito di Matteo Renzi a Radio Capital spiegando che sarà il segretario Pd a decidere quale mossa fare.
“Quello che spero il segretario non voglia fare -continua Cuperlo- è di tornare a sfidare in modo muscolare il paese: abbiamo già visto come va a finire questo film, lo abbiamo visto in particolare nel referendum costituzionale. Penso che dopo il risultato della Sicilia sarebbe stato saggio avere un atteggiamento diverso anche rispetto ai commenti della prima ora, invece di attaccare nella prima riflessione pubblica il presidente del Senato per una presunta pavidità nel non aver accettato quella sfida”.

“Non ho mai cambiato partito: sono entrato giovanissimo in un partito, il Pci, magari ho contribuito nella mia vita a cambiare o migliorare qualche partito, ma non ho mai cambiato partito e non lo cambiero’ mai”. Marco Minniti, ministro dell’Interno, ha risposto cosi’ a chi gli chiedeva un commento sulla scissione di Mdp e di Massimo D’Alema, al quale e’ stato in passato molto vicino, in particolare. “La prima cosa che mi dicevano quando ero giovane dentro il partito – ha raccontato Minniti – e’ che non bisognava mai dire ‘meglio pochi ma buoni’, perche’ l’obiettivo di una grande forza politica e’ governare un paese”.

Matteo Renzi si riprende il partito Democratico e la ribalta nella politica nazionale. Chi scrive lo considera un talento e una risorsa del Paese. I suoi errori? Ci sono stati e per quelli e’ stato punito. Ma tutti coloro che, al di la’ della loro appartenenza politica, lo criticano, guardino alle possibili alternative, al livello bassissimo dei suoi competitori.

Sono piu’ di uno i pretendenti alla guida del partito Democratico. Enrico Rossi e Michele Emiliano sicuramente. Lo hanno fatto intendere piu’ o meno velatamente nei mesi scorsi e ora vogliono approfittare di questo passo falso di Renzi. “Nessuno vuole andare al voto: Pd, Centrodestra e nemmeno M5S”. Lo dice ad Agorà su Rai3 il Governatore della Regione Puglia Michele Emiliano. “Renzi e’ andato a schiantarsi contro un muro a 300 all’ora, ma milioni di italiani hanno scelto di fermare il suo progetto”. Se Renzi vuole gestire la transizione al congresso, dopo le dimissioni da premier dovrebbe presentare anche quelle da segretario del Pd”.

Non ci saranno scissioni nel Pd con la vittoria del no al referendum, ma il partito “sara’ di nuovo contendibile”. E in quel caso “dovremo arrivarci con una forza organizzata, non in ordine sparso come le attuali minoranze”. È il monito di Massimo D’Alema, impegnato a Bologna per un’iniziativa in favore del no al referendum del prossimo 4 dicembre. D’Alema precisa pero’ di non avere intenzione di tornare ad assumere ruoli dirigenziali. Dopo il referendum “tornero’ ai miei studi – assicura – non ho una poltrona da difendere, l’ho gia’ lasciata, e non aspiro ad altre poltrone. Ma nessuno potra’ impedirmi di partecipare alla lotta politica”. E in questo senso, “sono contento di aver raccolto un grido di dolore” nel partito attraverso la mobilitazione per il no al referendum.