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Uomo semplice e spirituale, era il piu’ giovane dei Beatles. Il documentario “George Harrison Up Close and Personal – La rivoluzione dell’anima” che Rai Cultura propone mercoledi’ 1 febbraio alle 22.15 su Rai5, esplora la vita del piu’ solitario del quartetto di Liverpool attraverso interviste a coloro che gli sono stati piu’ vicini, dall’infanzia fino alla scomparsa avvenuta nel 2001. Lo chiamavano “The Quiet One” anche se aveva un grande senso dell’umorismo. Grande appassionato di automobilismo, dopo lo scioglimento del gruppo l’artista ha intrapreso la carriera individuale, non solo come musicista, ma anche come produttore musicale e cinematografico. Il documentario descrive gli anni dell’infanzia, la vita in famiglia, le scelte artistiche e spirituali. Alle interviste si alternano rari filmati che testimoniano il suo indubbio talento musicale, gli anni passati con i Beatles e le sue convinzioni spirituali, che gli sono state di conforto fino alla prematura scomparsa, avvenuta a soli 58 anni.

Letture pubbliche che hanno poco di accademico, pochissimo di convenzionale, esposizione di un prolungato movimento della mente. Non sono lezioni, e nemmeno uno spettacolo teatrale. Sono le “Mantova Lectures” di Alessandro Baricco che Rai Cultura propone in tre prime serate da domani su Rai5. Registrate al teatro dell’Opera di Roma ad ottobre 2016, le tre lezioni sono state portate per la prima volta su un palcoscenico in occasione dei vent’anni del Festivaletteratura, nel settembre 2016. Tre monologhi in cui Baricco per un’ora e mezza attraversa storia, arte, musica, antichità e presente. Si parte con “Alessandro Magno. Sulla narrazione”, in onda sabato 14 gennaio alle 21.15 su Rai5. Seguono “La Mappa della Metropolitana di Londra. Sulla verità” sabato 21 gennaio, e “La Deposizione di Van Der Weyden. Sulla felicità” sabato 28 gennaio. Le lezioni d’autore s’ispirano alle “Palladium Lectures” tenute dallo scrittore nel 2013 nel teatro del quartiere romano Garbatella. Allora Baricco si divertiva ad accostare “miti” tra loro molto distanti come Kate Moss, Luigi XVI, Tucidide e Proust; ora invece, con la sua fervida capacità di legare armoniosamente l’alto e il basso, la cultura pop con quella “alta”, ricama una narrazione efficace e affascinante sulle ragioni del racconto, della verità e della felicità, esplorando anche i territori attigui della rappresentazione e dell’astrazione. Quando a narrare una storia è Alessandro Baricco, maestro di storytelling e sorprendente affabulatore, non stupisce che l’analisi letteraria, l’interpretazione di un quadro o la lettura di una mappa topografica si trasformino in veri e propri viaggi trasversali alle discipline artistiche, in cui, senza soluzione di continuità, coesistono coerentemente i sonetti di Dante, la quinta di Beethoven, l’estetica kantiana e l’Infinito di Leopardi, Brahms e Rilke, passando per Mozart. In ognuna delle tre Lectures Baricco racconta un percorso intellettuale, attraverso sentieri cognitivi inaspettati, lavorando sulle analogie emotive, sulle suggestioni ma anche su dati di fatto storico-critici. Lo scrittore applica insomma il suo metodo: “Provare a imparare qualcosa emozionandosi”.

Scrittore, giornalista, drammaturgo e sceneggiatore napoletano, è divenuto celebre per la vena surreale sempre presente nei suoi testi letterari. A quarant’anni dalla scomparsa Rai Cultura ricorda Achille Campanile con una programmazione speciale, in onda lunedì 2 gennaio su Rai5. Si parte alle 22.15 con lo spettacolo del 1977 “Amleto in trattoria”, un popolarissimo spettacolo curato da Giuseppe Di Leva e Pasquale Guadagnolo per lo Stabile di Genova, diretto da Ivo Chiesa e andato in scena subito dopo la morte dell’autore, Achille Campanile, nel 1977. Nel cast alcuni grandi della prosa come Eros Pagni e Camillo Milli, una brillantissima Magda Mercatali e il giovane Massimo Lopez che ruberà segreti e tecniche da Campanile per la sua futura esperienza con il Trio. In un’atmosfera da tabarin vengono riproposte freddure, le famose “tragedie in due battute”, atti unici, testi parodistici e siparietti musicali, una sorta di riscrittura del varietà teatrale da cui sarebbe nato poi quello televisivo. C’è, tra l’altro, “Visita di condoglianze”, tragicommedia dove a un funerale i convenuti vanno per un morto e ne piangono un altro, ci sono gli approcci d’amore con gli accenti sbagliati, i paradossi sui rapporti rovesciati tra impiegati e datori di lavoro e uno strepitoso “Festival della canzone napoletana” che esalta tutti i luoghi comuni su spaghetti e mandolino. Campanile fa ridere anche sulla sua fine nella famosa scenetta in cui l’autore immagina il suo arrivo nell’aldilà accolto da Eschilo e Sofocle che in lacrime gli sussurrano: “Anche tu giungi nella valle oscura” e lui, sereno, replica: “Colleghi, non facciamone una tragedia!”. Alle 23.30 è la volta della commedia “Delitto a villa Roung” del 1968. Il divertente atto unico di Achille Campanile si apre col ritrovamento di un cadavere in una villa di una ricca famiglia borghese. Un gioco di società o un vero delitto? Cominciano così le indagini del Commissario Brown con il suo particolarissimo metodo di risolvere il caso: “Tirare ad indovinare!”. Regia di Flaminio Bollini con Gianna Giachetti, Raffaele Pisu.

Sono il giovane direttore francese Lionel Bringuier, attualmente alla testa dell’orchestra della Tonhalle di Zurigo, e la star del pianoforte Yuja Wang, i protagonisti del concerto con l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia che Rai Cultura trasmette su Rai5 oggi alle 21.15. Il concerto si apre con le Danze di Galanta di Zoltán Kodály, pagina sinfonica dai ritmi infuocati e dai colori sfavillanti, nonché felice connubio tra la tradizione popolare ungherese e il gusto mitteleuropeo degli inizi del XX secolo.

E’ considerato il Re Mida dell’arte olandese del XXVII secolo, capace di trasformare in oro tutto quello che toccava: ogni mostra che esponga i suoi lavori diventa un successo; il romanzo ispirato a “La ragazza con l’orecchino di perla” e’ diventato un best seller internazionale, il film omonimo e’ stato il trampolino di lancio per Scarlett Johansson. E’ Johannes Vermeer, protagonista del documentario “Vermeer, l’occhio del pittore” che Rai Cultura propone venerdi’ 26 agosto alle 21.15 su Rai5. Di questo pittore oggi ci restano 36 dipinti, ma molti artisti dei nostri giorni ammettono di essersi ispirati al maestro olandese, da Tracy Chevalier, autrice di un best seller ispirato alla “Ragazza con l’Orecchino di Perla”, al grande fotografo Steve McCurry che ha fatto tesoro delle ‘inquadrature’ del maestro del 17° secolo olandese. Proprio attraverso la testimonianza di pittori, uomini d’affari, galleristi, scrittori e fotografi contemporanei (oltre a Tracy Chevalier e Steve McCurry, figurano anche Alain de Botton, Otto Naumann, Thomas Kaplan, tra gli altri), il documentario cerca di mettere a fuoco cosa renda Johannes Vermeer tanto speciale ai nostri occhi.