ricorso

“Il ricorso va fatto”. Così il ministro della Salute Beatrice Lorenzin, ospite di Tgcom24, in merito al ricorso alla Corte Europea che il governo italiano sta presentando contro la decisione di assegnare a Amsterdam la nuova sede dell’Ema,Agenzia del Farmaco Europea.
“Noi stiamo facendo ricorso perché alcuni parametri” indicati dalla capitale olandese “si sono rivelati non veri” nei dossier per la candidatura, ha spiegato il ministro.
L’Italia sta per presentare ricorso riproponendo Milano come sede dell’Ema. Ieri in serata sulla facciata principale di Palazzo Pirelli, proposto per ospitare la sede dell’Ema, è comparsa, per iniziativa della Giunta regionale, la scritta “Ema a Milano”. La foto del grattacielo e’ stata postata dal governatore lombardo Roberto Maroni sui suoi profili social.

La Corte d’Appello ha respinto il ricorso presentato dal Dipartimento di Giustizia americano che chiedeva la sospensione della decisione del giudice federale di Seattle che aveva bloccato l’ordine esecutivo con cui il presidente Donald Trump vietava l’ingresso negli Stati uniti, per 90 giorni, a persone provenienti da 7 Paesi a maggioranza musulmana: Iran, Iraq, Libia, Somalia, Sudan, Siria e Yemen. La Corte ha chiesto al dipartimento di Giustizia e agli stati che si sono opposti al decreto Trump di fornire motivazioni a sostegno delle loro decisioni.

La Casa Bianca reagirà contro la decisione di un giudice federale di Seattle di bloccare temporaneamente il decreto del presidente Donald Trump, che vieta l’ingresso negli Stati Uniti ai cittadini di sette Paesi musulmani. La Casa Bianca, che in un primo momento aveva definito “scandalosa” questa decisione, ha diramato un testo comunicando che ritiene “legale e appropriato” l’ordine esecutivo del presidente Donald Trump e che il dipartimento di Giustizia Usa intende presentare un ricorso “nel più breve tempo possibile”.

E’ di nuovo scontro sul referendum. Sinistra Italiana ed M5s hanno fatto ricorso contro il quesito referendario che, a loro avviso, si tradurrebbe in “una sorta di spot”. I ricorrenti, tra l’altro, chiamano in causa il decreto della presidenza della Repubblica di indizione della consultazione popolare ma il Colle replica che la formulazione è stata ammesso dalla Cassazione. Parlano di uno ‘spot pubblicitario’, tanto suggestivo quanto incompleto e fuorviante, a favore del Governo che ha preso l’iniziativa della revisione e che ora ne chiede impropriamente la conferma ai cittadini, che non meritano di essere ingannati in modo così plateale”. Il ricorso al Tar Lazio è dunque contro il Decreto del Presidente della Repubblica con cui, indicendo il referendum per il prossimo 4 dicembre, “è stato tra l’altro stabilito il quesito che dovrebbe comparire sulla scheda di votazione”. A presentarlo sono stati gli avvocati Enzo Palumbo e Giuseppe Bozzi (che attualmente difendono i ricorrenti messinesi dinanzi alla Consulta nel giudizio per l’incostituzionalità dell’Italicum), nella loro qualità di elettori e di esponenti del Comitato Liberali x il NO e del Coordinamento per la Democrazia Costituzionale, e i senatori Vito Claudio Crimi (M5S) e Loredana De Petris (Sinistra Italiana-SEL). Intanto il Quirinale fa sapere che ‘In relazione a quanto affermato in una nota di ricorrenti al Tar Lazio, in cui impropriamente si attribuisce alla Presidenza della Repubblica la formulazione del quesito referendario, negli ambienti del Quirinale si precisa che il quesito che comparirà sulla scheda è stato valutato e ammesso, con proprio provvedimento, dalla Corte di Cassazione, in base a quanto previsto dall’art 12 della legge 352 del 1970, e riproduce il titolo della legge quale approvato dal Parlamento.