Rifiuti Roma

“Tutto quello che si sta facendo in questi giorni”, l’accusa di conflitto di interesse, “che non ho capito dove sta”, la richiesta “di dimissioni dell’assessore… ma lasciateci lavorare. Ci siamo insediati venti giorni fa”. Cosi’ Luigi Di Maio sul problema dei rifiuti nella citta’ di Roma e di quanto sta avvenendo intorno alla giunta guidata dal sindaco Raggi. Il vicepresidente della Camera, e componente del direttorio di M5S, e’ convinto che l’attenzione mediatica intorno al sindaco Raggi sia “doverosa, e’ il sindaco di Roma. Ma non ci sto – ha proseguito a margine di un appuntamento a Festambiente – a questa narrazione per la quale veniamo incolpati di non aver risolto in venti giorni i problemi che nessuno ha risolto negli ultimi venti anni a Roma. Se qualcuno pensa che per questo siamo colpevoli, ce lo dica e ci andiamo a costituire”. A proposito delle polemiche sui presunti contatti tra l’assessore Paola Muraro e alcuni esponenti di mafia capitale, Di Maio ricorda che “c’e’ un comunicato della Procura di Roma che dice che non c’e’ nessun coinvolgimento dell’assessore in mafia capitale. E ci mancherebbe altro”. Per il vicepresidente della Camera, che precisa di non fare “dichiarazioni sui ‘se'”, a chi gli chiede cosa succederebbe se all’assessore arrivasse un avviso di garanzia, il problema dei rifiuti a Roma ha dentro “tutte le varie questioni della politica italiana: gli impianti dati ai privati, i carrozzoni politici con 1.200/1.500 assunti in due anni, le societa’ partecipate come bancomat. Lasciateci lavorare”.

Aumentare la differenziata con l’estensione della raccolta porta a porta a tutta la citta’; costruire gli impianti di trattamento e riciclo dell’organico con la tecnologia della digestione anaerobica per produrre compost e biometano (ne servono 15 da 30mila tonnellate all’anno); realizzare centri di raccolta e di riuso per ognuno dei 15 municipi; pianificare l’attivazione della tariffa puntuale come gia’ fatto a Parma da un anno. Sono questi per Legambiente i quattro punti fondamentali sui quali il Comune di Roma deve scommettere e puntare se vuole veramente uscire dall’ennesima situazione critica sui rifiuti, riducendo ai minimi termini lo smaltimento negli inceneritori e nelle discariche e l’esportazione fuori regione. Per farlo e’ fondamentale che il Comune e la Regione concretizzino le scelte in tale direzione che fino ad oggi sono mancate, e in particolare dopo la chiusura di Malagrotta ottenuta grazie alle forti pressioni dell’Europa. “La situazione che vive oggi Roma – dice Stefano Ciafani – direttore generale di Legambiente – e’ il risultato di una ‘non politica’ dei rifiuti che ha contraddistinto le amministrazioni comunali e regionali degli ultimi 20 anni. Una situazione critica che deve essere affrontata una volta per tutte”. Ciafani sottolinea che “ogni giorno escono da Roma 160 Tir pieni di organico differenziato che vanno negli impianti di compostaggio e digestione anaerobica in provincia di Padova e Pordenone, mentre almeno due terzi dei rifiuti romani vanno fuori regione in discarica, in primis in Emilia Romagna, e negli inceneritori, soprattutto a Colleferro (Roma) e San Vittore (Frosinone)”. Secondo Ciafani, “a causa dell’assenza degli impianti di riciclo a Roma si raddoppiano i costi e alimentiamo una follia economica ed ambientale, che produce immensi consumi di gasolio e un pesante inquinamento, facendo spendere inutilmente agli abitanti di Roma, che pagano la tariffa sui rifiuti, tanti soldi che arricchiscono la categoria degli autotrasportatori e che potrebbero essere utilizzati piu’ utilmente per realizzare gli impianti di riciclo”.