Torino

La ‘voce’, l’autorevolezza e la credibilità della Cnn non si discutono. Come la forza del suo brand nel mondo. E quindi c’è da stare poco allegri se la storica e potente testata si mette a fare la lista delle mete turistiche da preferire in questa calda stagione estiva. E così accade, fra le altre cose, che Torino possa prevalere su Venezia. E chi lo avrebbe mai detto? Questo uno degli effetti della classifica delle venti più belle città europee da visitare stilata dal network a stelle e strisce. Così tra luoghi come Orange in Francia, Sarajevo in Bosnia, Ankara in Turchia, la Cnn inserisce anche Torino, considerata come un’alternativa a Venezia per tutti quei turisti che non amano i luoghi invasi da turisti. Questo il consiglio by Cnn “La vicina Torino è meno congestionata. Il capoluogo del Piemonte è anche la città dove si trovano i luoghi più sottostimati d’Italia, tra questi il museo di arte contemporanea del Castello di Rivoli, la Basilica di Superga e il Museo Egizio, con la sua fenomenale collezione di reperti egizi”. E sempre secondo la Cnn, oltre alle bellezze artistiche si può anche semplicemente sorseggiare un caffè all’aperto, deliziarsi con una delle migliori cucine italiane oppure godersi il semplice fatto di essere lontani dalle orde di turisti delle destinazioni più popolari d’Italia. Che dire? Torino-Venezia 1-0. Con buona pace per gli amanti delle gondole, degli amanti del Ponte di Rialto e di piazza San Marco.

L’arcivescovo di Torino, monsignor Cesare Nosiglia, approfitta del tradizionale incontro di Natale con i giornalisti per tornare a spezzare una lancia in favore dell’accoglienza. Trasformare in clandestini i migranti finora accolti e accompagnati da chi si occupa di accoglienza, avverte, può essere pericoloso. “Con il Natale – afferma l’arcivescovo – Dio non ci ha dato dei regali o dei beni, ma un bambino, una persona da riconoscere e accogliere: il Natale deve essere quindi la festa dell’accoglienza, un valore che deve guidare le nostre azioni non solo in questo periodo ma sempre”. “Gli immigrati che noi abbiamo accolto, 300 a Torino e altrettanti fuori città – spiega – avevano tutti il permesso di soggiorno umanitario. Se non l’avranno più sara’ un grande problema, diventeranno clandestini, e questo e’ pericoloso”. “La difficoltà vera – aggiunge – non e’ tanto l’accoglienza, che in qualche modo si fa, ma il necessario percorso di accompagnamento verso l’indipendenza degli immigrati. Servono permessi di soggiorno adeguati e possibilità di lavorare. Non e’ una questione di carità ma di giustizia, e operare per un mondo piu’ giusto dovrebbe essere lo scopo della politica”.

“Anche nel caso della Appendino indagata per falso in atto pubblico noi siamo e saremo sempre garantisti. Gli unici ad avere un problema in casa, con la propria coscienza e la propria credibilita’ politica sono i 5 stelle. Sono passati dalle parole lapidarie di Di Maio: ‘se un politico viene indagato si deve dimettere’, a ‘leggiamo le carte’, fino a ‘decidiamo dopo il primo grado di giudizio’. Per non parlare delle regole modificate apposta per la Raggi. L’asticella del presunto livello di moralita’ l’hanno fissata loro, peccato pero’ che tutte le volte la facciano cadere”. Lo dice Silvia Fregolent, parlamentare del Pd.

Sono 1527 le persone ferite, di cui tre gravi, che sono state medicate negli ospedali nella notte dopo quanto accaduto ieri sera in Piazza San Carlo a Torino durante la proiezione su maxischermo dell’incontro Juventus-Real Madrid, dove la folla in preda al panico da attentato terroristico, causato da eventi in corso di accertamento, ha lasciato precipitosamente la piazza con danni causati dalla calca. Lo riferiscono in una nota congiunta Prefettura, Questura, Comune di Torino, Comandi provinciali dei Carabinieri e della Guardiu di Finanza: 1142 i ricoverati a Torino i restanti infortunati negli ospedali limitrofi. La maggior parte delle persone è stata dimessa, “destano maggiori preoccupazioni le condizioni di salute di tre persone in codice rosso fra cui un bambino ricoverato al Regina Margherita”.

Per il presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, la divisione tra Milano e Torino in materia di editoria, con ciascuna città che organizza quest’anno una propria fiera, non rischia di indebolire il settore, ma “al contrario credo che sia una sana competizione”. Lo ha detto a margine del taglio del nastro della rassegna milanese, Tempo di libri. “D’altronde la scelta l’ha fatta l’associazione degli editori e noi è stata una scelta fatta dalla politica. Quindi che ci sia una sana competizione. La presenza de ministro Franceschini qui dopo le polemiche lo dimostra. Credo sia un bene parlarne anche in un modo un po’ polemico perché parlare di cultura e di libri da bene alla cultura” ha osservato. D’altra parte per Maroni Tempo di libri è “Un’altra medaglia che ci appendiamo sulla giacca. D’altronde la Lombardia è la Regione che ha il 20 per cento di tutte le case editrice italiane ed è la Regione dove si legge di più. Ed è Milano la città del futuro. Siamo molto impegnati come Regione suol cultura e ci crediamo. Il 29 maggio festa della Lombardia partirà l’anno della cultura lombarda” ha ricordato.

“Noi stiamo tentando di dare un’alternativa a tutti quelli che hanno vissuto male questi tre anni dentro il Pd e che rischiano di strappare la tessera e andare via”. Lo ha detto Michele Emiliano a Torino inaugurando il comitato ‘Torino per Emiliano’ in via Carena 2. “Siamo un’alternativa – ha aggiunto- anche per coloro che sono rimasti fino ad oggi legati per senso di partito, per disciplina e anche perche’ credevano in quella ipotesi politica che ormai tutti chiamano ‘renzismo’ e che in realta’, dopo questi mille giorni di governo, ha perso il suo contenuto; cioe’, ormai nessuno sa piu’ in che cosa consiste il ‘renzismo’, visto che quasi tutte le ipotesi avanzate in questi mille giorni sono state smontate o dalla corte costituzionale o dal popolo italiano. Noi vorremo ricominciare con pazienza dalla ricostruzione del partito come soggetto della partecipazione popolare che ci consenta di rimettere mano alla questione ambientale, del lavoro, della giustizia e dell’uguaglianza, secondo quella che e’ la nostra tradizione politica”. “Ieri, qui a Torino- ha poi detto Emiliano- abbiamo cominciato dalle periferie perche’ il nostro posto e’ questo e non lo sono i consigli di amministrazione dell’ Enel o dell’Eni. Sono tutte cose importanti, intendiamoci, pero’ il nostro posto non e’ quello. Ma quello di costruire l’interesse generale o il bene comune, a seconda delle culture di ispirazione. Partendo da chi non conta niente, da chi ha maggiore difficolta’, da quelli che hanno bisogno di un partito per sopravvivere, far sentire la propria voce. E penso che questo non valga solo per quelli che vengono da una tradizione politica di sinistra, ma anche per quelli che vengono da una tradizione cattolico-democratica, liberale, socialista. Tutti sanno che un partito della sinistra o sostiene la parte debole del mercato, del mondo, oppure non ha nessun senso”. Ancora, “noi non possiamo essere, neanche a Torino, il partito che si occupa solo di grandi interessi, di finanza, di battaglie di retroguardia sull’ambiente. Non possiamo essere il partito di chi guarda alla produzione di beni e servizi senza rispettare l’ambiente. Quindi, dobbiamo essere il partito che decarbonizza le imprese italiane ed europee. La Gran Bretagna ha gia’ iniziato con una legge nazionale e la decarbonizzazione e’ un modo fondamentale col quale proteggere la salute delle persone ed evitare le morti impreviste da pm10”. “Noi- ha concluso Emiliano- dobbiamo anche essere un partito concreto che risolve i problemi degli altri, non solo quelli dei suoi militanti. Vedo che il Pd, i problemi dei suoi militanti, almeno di quelli piu’ importanti che fanno parte dei ‘cerchi magici’, li risolve benissimo. Gente che, fino al giorno prima di fare politica, non aveva nessun ruolo nella societa’, e’ diventata importantissima, senza avere nessun esame di merito reale. E quindi, il Pd non puo’ essere il partito in cui il merito non conta piu’ niente. Il merito, il sacrificio, il curriculum deve essere il centro della vita del partito”.

Belotti illude il Toro, Higuain lo stende con una doppietta, poi Pjanic completa l’opera. La Juventus vince 3-1 il derby e si porta momentaneamente a +7 sulle seconde, Roma e Milan, che domani sera si sfideranno all’Olimpico. Nelle altre gare del pomeriggio l’Udinese vince a Bergamo, Bologna ed Empoli pareggiano, il Chievo passa a Palermo alla nona sconfitta consecutiva e sempre piu’ ultimo. Il derby della Mole non tradisce le grandi aspettative della vigilia. Il Toro se la gioca alla pari, in campo la solita grinta, ma anche la qualita’ che lo stesso Allegri aveva riconosciuto ai “cugini” nella conferenza stampa di ieri. Juve pericolosa, ma Hart e’ bravo su Mandzukic, mentre Buffon, al 17′, nulla puo’ sul colpo di testa di Belotti che su assist di Baselli fa esplodere lo stadio “Grande Torino”. Non ci sta la Juve e al 28′ Higuain, servito da un colpo di tacco (forse non voluto) di Mandzukic, batte Hart con un bel diagonale destro. La partita resta equilibrata oltre che ben giocata da entrambe le squadre. Toro pericoloso con Ljajic, Juve con Khedira, entra Dybala, ma al 37′ e’ ancora Gonzalo Higuain a spostare gli equilibri e a segnare il gol dell’1-2. A chiudere la partita ci pensa Pjanic fissando il risultato sull’1-3.

“Una grande esperienza, fare il sindaco e’ il ruolo migliore a cui si possa aspirare in politica. Questi saranno cinque anni molto impegnativi ma poi spero di tornare ad avere piu’ tempo da dedicare alla mia famiglia “. Il sindaco di Torino Chiara Appendino nell’ ambito del road show Agenda Italia promosso dal Corriere della sera, ha parlato cosi’ del suo futuro. Appendino ha aggiunto che “da sindaco la vita cambia molto. Quella da consigliera di opposizione e’ stata un’esperienza importante e formativa, forse dormivo sonni piu’ tranquilli, e – ha scherzato – non a causa di mia figlia”. Infine, sulla sua vittoria ha osservato: “ci ho sempre creduto, cosi’ come chi era al mio fianco. Credo che nella vita – ha concluso – ci voglia un pochino di incoscienza che non significa non sapere quello che si fa, ma buttare il cuore oltre l’ostacolo e noi l’abbiamo fatto”.

E’ in corso una vasta operazione della Polizia di Stato contro la Federazione anarchica informale (Fai). La Digos di Torino, coordinata dal Servizio centrale antiterrorismo della Direzione centrale della Polizia di prevenzione, su disposizione della Procura della Repubblica del capoluogo piemontese sta dando esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare con il contributo operativo delle Digos di Pescara, Roma e Viterbo. La Polizia di Stato sta dando corso all’operazione La Digos di Torino sta eseguendo un’ordinanza di custodia cautelare che ha permesso di arrestare sette anarchici e indagarne altri otto nell’ambito dell’operazione denominata ‘ScriptaManent’ nei confronti della Federazione anarchica informale (Fai). Nell’ambito della vasta operazione, i poliziotti, con l’ausilio di unità cinofile antiesplosivo, hanno sottoposto a perquisizione oltre 30 anarchici e 29 abitazioni dislocate in Piemonte, Liguria, Lazio, Emilia Romagna, Lombardia, Sardegna, Abruzzo, Campania e Umbria. L’operazione della Polizia di Stato contro gli anarchici della Federazione anarchica informale (Fai) contesta agli arrestati il reato di associazione con finalità di terrorismo e attribuisce agli stessi l’esplosione di tre ordigni: uno presso il quartiere Crocetta di Torino del 5 marzo 2007 e due presso la Caserma allievi Carabinieri di Fossano del 2 giugno 2006. Gli ordigni in entrambi i casi erano programmati per esplodere a breve distanza l’uno dall’altro, per arrecare danno all’incolumità delle forze dell’ordine intervenute sul posto. L’operazione della Digos trae origine dal procedimento penale instaurato presso la Procura di Torino a seguito del ferimento di Roberto Adinolfi, ad dell’Ansaldo Nucleare, per mano di appartenenti al cosiddetto ‘Nucleo Olga’, espressione del cartello eversivo Fai.

Il neo sindaco di Torino, coerentemente con la linea del M5S cui appartiene, insiste sulla necessità di una nuova stagione per la politica italiana “Occorre una nuova concezione della politica, come più volte ho affermato in questi mesi, nella quale le componenti del servizio, della partecipazione e dell’ascolto siano i pilastri di un rinnovato edificio sociale”. Così il neo sindaco di Torino, Chiara Appendino, prendendo la parola in Sala Rossa al termine della cerimonia di proclamazione dei eletti. “Ciascuno di noi non può, infatti – ha proseguito – considerarsi privo di responsabilità per ciò che accade anche a migliaia di chilometri di distanza dalla città nella quale viviamo”.